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Origine e sviluppo della cultura giovanile

La cultura giovanile si è sviluppata percorrendo strade differenti ma con un elemento comune, un fattore basilare e che Tomasi definisce come “intrinseca capacità che i giovani hanno di autodefinirsi nei loro comportamenti valoriali all’interno della società nella quale sono parte”. Una ricerca del limite che si è espressa nei vari aspetti del vivere sociale, un bisogno di capire fino a dove ci si può spingere, scoprire cosa c’è oltre ai freni o ai divieti che la società sembra imporre e che alle nuove generazioni appaiono come insopportabili, una necessità di liberarsi dalla rete troppo stretta delle convenzioni. Questo senso di privazione esplose nei giovani con l’avvento della cultura americana negli anni ‘60, trasmessa ai giovani europei dalla cultura inglese. Infatti, grazie alle tecnologie dell’epoca quali dischi, cassette e soprattutto la radio, i giovani comunicavano tra essi con appositi segnali, vie di sfogo e di ribellione. La musica ebbe un valore non indifferente, in quanto l’affermarsi di gruppi come i The Beatles e cantanti come Elvis Presley lanciarono mode memorabili. I Beatles esaltavano valori fondamentali quali la bellezza, l‘amore e l’immaginazione: tutti temi che i giovani trovarono in se stessi. Il rifiuto della “brillantina”, in gergo comune, e il capello spettinato esplosero negli adolescenti come un segno di riconoscimento e di personalizzazione. Tuttavia con l’avvento del famoso musical Grease la cui traduzione italiana è proprio “brillantina”, la moda dei Beatles svanì, in quanto il protagonista Danny Zuko ne faceva un uso esagerato. Nel musical compaiono chiaramente indumenti simbolo con cui i giovani amavano rappresentarsi. Si pensi infatti alla minigonna, inventata da Mary Quant, con la quale le ragazze varcavano la linea immaginaria della casta gonna al ginocchio, i Blue-Jeans inventati da Levi Strauss e soprattutto un elemento chiave: le giacche di pelle indossate dalle Pink-Lady, tutte le ragazze del gruppo le portavano, ad indicare l’appartenenza dello stesso e simbolo di riconoscimento per gli altri. L’appartenenza al gruppo sembrava e sembra tutt’oggi accumunare tanti giovani e avviene in svariati modi: chi ascolta un genere musicale in particolare come ad esempio i Punk, chi ha interessi in comune, e chi si veste in modo particolare come i Paninari di un tempo e gli Emo di oggi. La cultura giovanile si è ramificata in svariate vie spingendosi spesso ai margini del pericolo: “l’esperienza eccitatoria della musica techno e d’alcune situazioni a rischio, il grande spazio onirico aperto dalle droghe e dalla realtà virtuale” cita Miscioscia, riferendosi senza dubbio all’avvento dei Rave Party. Queste festicciole abusive, svolte per lo più all’aperto in svariate zone del mondo, sono un lampante campanello di allarme: i giovani, sotto l’effetto di droghe e ascoltando musica a tutto volume, sembrano abbandonare il mondo reale entrando in una realtà virtuale parallela che fa dimenticare loro i problemi e le angosce della vita di tutti i giorni. Pericolo non indifferente per i letali mix di droghe e alcool spesso fatali come raccontano i telegiornali. La droga c’è sempre stata, sin dai primi anni 60’ con la diffusione della “cultura Hippy” ma l’uso di stupefacenti non si è di certo arrestato; i nuovi figli dei fiori hanno trovato una diversa location per esprimersi: non più distesi al sole su campi verdi con una chitarra in mano e un fiore tra i capelli, ma masse di giovani riuniti in rave party al ritmo di musiche forti, decise. E tutti, come in passato, con una comune convinzione e consapevolezza: la società è complicata, è necessario districarsi tra problemi che non sempre riescono ad affrontare e questo bisogna urlarlo. Forse è proprio in questa necessità di non sentirsi soli che risiede il successo di social network e community virtuali, per soddisfare una esigenza di comunicare. Ed è così che, inoltre, la difficoltà di esprimersi apertamente viene bypassata grazie alla possibilità di celarsi dietro un nickname o un avatar: non è, in fondo, questo un modo per essere veramente se stessi ed esprimere la propria “cultura giovanile”?

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