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Machiavelli e Guicciardini - Uno spazio, due menti: tra utopia e realtà
Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini nacquero nella stessa città a differenza di qualche decennio (1469-1527,1483-1560), ma, nonostante questo, presentano delle diversità di pensiero date dalle condizioni storiche e culturali.
In ambito politico ad esempio il Machiavelli ne studiò la natura e le caratteristiche fino a considerare la storia come qualcosa di immobile,delineata da leggi fisse che potevano essere conseguite solo in presenza della virtù.
Considerato fondatore della scienza politica osservò la realtà in quanto tale, nella sua concretezza spostando poi la sua attenzione sull'importanza del singolo uomo, delineando la figura del perfetto principe,che agisce per il bene collettivo. Quest'ultimo,come fondatore di uno stato,deve essere capace di simulare e dissimulare, deve possedere l'arte della guerra,essere forte come un leone e astuto come una volpe. La virtù è un insieme di tutte queste qualità e la capacità di saperle usare nelle giuste circostanze. "...è necessario a uno principe, volendosi mantenere, imparare a poter essere non buono, et usarlo e non usarlo secondo la necessità".
Secondo Gramsci, l'opera politica più importante del Machiavelli, "Il Principe", deve essere vista come una creazione fantasiosa su come rimettere in piedi uno stato,un popolo ormai distrutto e messo in ginocchio. Non deve essere visto come un'utopia, ma come qualcosa di realizzabile, dal momneto che la figurate delineata per il principe è qualcuno di realmente esistente.
Quindi, secondo il Machiavelli basta aver appreso la 'lezione delle istorie' per arrivare ai proprio obiettivi.
Per il Guicciardini invece la visione politica è completamente diversa. Innanzi tutto sostiene che non si possa fare teoria politica "...perché quasi tutte le cose del mondo hanno distinzione a eccezione per la varietà delle circustanze, le quali non si possono fermare con una medesima misura: e queste distinzioni e eccezioni non si trovano scritte in su libri, ma bisogna le insegni la discrezione".

Il Guicciardini chiarisce quanto ogni singola azione è unica e può essere superata solo grazie all'esperianza,ed è inutile cercare delle teorie, ma si deve passare al setaccio della ragione.

Entrambi gli autori fanno un'analisi sull'uomo.
Secondo il Guicciardini, l'uomo cerca di conseguire alla felicità senza danneggiare gli interessi altrui. Quindi sono tanti quelli che operano il bene, poiché gli uomini sono istintivamente portati al bene,ma sono gli eventi esterni, il caso (fortuna) a portare gli uomini alla malvagità. L anatura dell'uomo è quindi buona, ma la fragilità gli fa perdere la 'retta via'. Questa sua affermazione è data dal fatto che ogni fiducia nell'umanità è morta dopo le sue esperienze di vita.

"[...]è tanto fragile la natura degli uomini e si spesso nel mondo el occasioni che invitano al male,che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene".
La visione pessimistica del Machiavelli lo induce ad affermare che l'uomo ha una dedizione assoluta all'interesse della collettività e della patria. Quindi sono pochi quelli che operano per il bene i istintivamente sono portati al male.

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