Bannato 0 punti

I giovani e la crisi: la disoccupazione.

Numerose sono le circostanze che concorrono e hanno concorso alla determinazione del problema della disoccupazione, che oggi giorno si verifica soprattutto tra i giovani e la crisi economica contribuisce ad aumentare il numero dei disoccupati.
I motivi più comuni sono i continui cambiamenti nei modi di produzione, che oggi vedono l'avanzare della automazione e della tecnologia informatica in molti settori e la razionalizzazione della produzione che si concentra sulla quantità del profitto e sulla riduzione dei costi. Si intende quindi dimostrare il problema costituito dalla difficoltà di trovare un lavoro tra i giovani e con quali strumenti e soluzioni si intende risolvere il problema.
Numerose persone finiscono così per non trovare lavoro o per perderlo, perché per età o grado di istruzione non riescono ad adeguarsi alle nuove tecnologie. Come F.Colombo cita, nel quotidiano “La Repubblica”, è giusto che i giovani siano preparati per sfruttare le nuove tecnologie, però si rischia che essendo di pochi, questa preparazione, la maggior parte dei lavoratori rimanga esclusa arrecando fenomeni rivelanti. Si è così creata una disuguaglianza tra la classe dirigente e quella operaia: i salari infatti sono fissi e in crescita per la classe dirigente che amministra e decide quelli per la classe operaia. Questo si ripercuote sulla qualità della vita di gran parte della popolazione, che si vede diminuire i redditi e comunque si sente minacciata perché i ricchi continuano ad arricchirsi mentre i poveri vivono a stento nella società e il ceto medio rimane circa quello che è (J.Rifkin, la fine del lavoro, Milano, Baldini/Castaldi,1995).

Il problema della disoccupazione tenderà ad essere permanente, ma davvero la nostra esistenza sarà modificata anche negli anni a venire da questa piaga, malgrado i continui progressi raggiunti dalla scienza e dalla tecnica?
Si spera di no perché bisogna dare la possibilità a tutti di riuscire ad entrare nel mondo del lavoro, soprattutto ai giovani che fanno sempre più fatica ad inserirsi, ma che sono il futuro della società.
La disoccupazione non è un problema nuovo, ma avendo la rivoluzione industriale cambiato il volto dell'Occidente, si ripresenta ad ogni significativo cambiamento tecnologico.
Bisogna svincolarsi dall'idea che i posti di lavoro siano una quantità fissa che non permette l’entrata di nuove menti perché molto dipende dalla decisione di individui e società e dalla loro capacità di allontanare nuove necessità. Il numero di posti di lavoro dipende quindi anche dalla buona volontà e dalla cultura dell’individuo. “Lavoro e mercati” del dicembre 1999 esprime che il lavoro fisso è ormai superato perché le nuove generazioni avranno tecnologie superiori applicate ai processi di produzione e si potranno avere mutamenti di lavoro durante il corso della vita. Da qui la necessità che il lavoratore si riqualifichi sempre e in breve tempo. La scuola deve dare ai giovani una preparazione ampia e flessibile per essere considerata il futuro dell’uomo. Per fronteggiare il problema della disoccupazione bisogna considerare il lavoro in modo diverso, non una condanna, ma un impegno serio e soprattutto creativo, dove ciascuno esprima la propria personalità. Non ci dovrebbe essere più la cultura ad oltranza del posto fisso, a cui si accedeva per diritto, senza avere magari nessun requisito, ma maggiori flessibilità e impegno, maggiore volontà di raggiungere dei risultati, di porsi al servizio di individui e comunità, in modo intelligente e utile. Soprattutto sarà necessario responsabilizzare gli individui, far sì che facciano propria l'idea di formazione continua nello sviluppo di adeguati percorsi formativi.
Importante sarà una scolarizzazione diffusa, ma ancora più importante la disponibilità a imparare in autonomia nell'intero arco della vita, anche fuori dal normale contesto scolastico.Il lavoratore necessita di occupazioni sufficientemente attraenti, pagate adeguatamente, di alternare periodi di lavoro a periodi di studio e di un tempo libero flessibile. Sarà necessario attutire gli squilibri sociali affinché impediscano lo sviluppo della povertà e offrano a tutti opportunità di formazione e di cambiamento.
Il problema più importante è quello dei giovani che costituiscono, tra i 15 e 24 anni, il maggior numero di disoccupati; questi riescono ad introdursi nel lavoro solo con incarichi temporanei e a orario ridotto perché è richiesta esperienza che non può essere acquisita senza lavoro. Quindi bisognerebbe dare maggiori opportunità ai giovani di entrare nel mondo del lavoro per crearsi cosi una vita propria e redditizia.

Registrati via email