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Saggio breve - Emergenza ambiente

Saggio breve di Italiano di ambito tecnico scientifico dal titolo Emergenza dell'ambiente, il funerale della terra.

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Saggio breve Ambito tecnico scientifico - Emergenza ambiente

Il funerale della Terra


Terra venduta

La questione dell’Ilva, azienda siderurgica tarantina dalle emissioni a forte impatto ecologico, riaccende l’interesse per l’emergenza ambientale. Di nuovo colossi industriali, governi locali corrotti ed organismi finanziari internazionali attentano l’ecosistema. Interessi di milioni di dollari si scontrano contro le proteste e l’opposizione di associazioni ambientaliste e comunità private in difesa del proprio habitat e le sue risorse.
Perciò, è necessario restituire al problema ambientale tutta la sua densità politica, sociale e morale. L’abuso delle risorse naturali, lo sviluppo tecnologico, la sovrappopolazione aprono uno scenario completamente nuovo, che non è più regolato dall’etica, ma dai poteri forti della politica e della criminalità organizzata. Emblematiche le parole dell’attore Toni Servillo nel ruolo dell’imprenditore malavitoso Franco, in Gomorra di Matteo Garrone, riprese dal giornalista Manin nell’articolo pubblicato nel Corriere della Sera il 19 maggio 2008: “Quelli che parlano di moralità, che dicono che l’economia deve avere dei limiti, obbedire a delle regole, sono quelli che non sono riusciti a prendere il potere, che sono stati vinti dal mercato. L’etica è la scusa dei perdenti.”.

La crisi del debito ambientale

Dalla prima rivoluzione industriale ad oggi, l’uomo ha radicalmente alterato il rapporto vitale tra individuo e Terra. Il Premio Nobel della pace, Al Gore, organizzatore del concerto evento Live Earth, conosciuto per gli sforzi volti a costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo e porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali stravolgimenti, nell’opera “La terra in bilico”, edita Bompiani nel 2008, afferma che l’emergenza ambientale “è imputabile a una combinazione di fattori diversi. Primo: in un solo secolo la popolazione umana sul pianeta è quadruplicata. (…) Secondo: la potenza delle nuove tecnologie oggi disponibili ha moltiplicato di migliaia di volte l’impatto che ciascun individuo può avere sul mondo naturale. (…) Terzo: l’insolita attenzione che riponiamo pensando sul breve periodo e perseguendo una gratificazione immediata ha portato a un’esclusione sistematica delle conseguenze sul lungo periodo dalle nostre decisioni e dalle politiche che adottiamo.”.
Terremoti, alluvioni ed enormi siccità sono i sintomi di un pianeta che si sta ammalando incessantemente a causa dell'attività umana sempre più sconsiderata e irrazionale. Il territorio e le sue risorse, comprese le specie animali terrestri, diventano strumenti di arricchimento o divertimento, con buona pace del prezzo da pagare, che tanto sarà pagato da un'altra generazione. Gli esempi più eclatanti sono rintracciabili anche nella nostra piccola Italia. Quanti furbetti, arrampicatori sociali e avidi uomini d'affari cercano ogni giorno di depredare sempre di più il nostro territorio, di costruire nel più remoto angolo di verde, di buttare altro cemento tra le nostre case, di intossicare i nostri campi con i loro veleni. Appunto per questo, tutto è riconducibile, come illustra il Centro Nuovo Modello di Sviluppo nel saggio “Lettera a un consumatore del Nord”, pubblicato dall’Editrice Missionaria Italiana nel 1998, “a una serie di convenienze economiche”.

Crisi, etica e ambiente

All'inizio del nuovo millennio è ormai chiaro che, per la prima volta dall'estinzione dei dinosauri, il nostro pianeta sta vivendo enormi trasformazioni ambientali: la fascia dell'ozono ha cominciato a scomparire, la superficie occupata da foreste si è dimezzata in soli trent'anni, la maggior parte delle specie animali si sono estinte nello stesso periodo. Viviamo, dunque, un vero e proprio ecocidio che produce i più incredibili cataclismi nella storia della Terra. Acot, nel saggio “Catastrofi climatiche e disastri sociali”, edito Donzelli nel 2007, si chiede: “E se il riscaldamento del pianeta, annunciato dai climatologi come un evento gravissimo e ineluttabile, fosse prima di tutto una catastrofe sociale e politica? L’uragano Katrina (…) non spiega, per esempio, la mancanza di solidità degli edifici, delle infrastrutture urbane e di alcune dighe.”. Il problema assume, così, una valenza completamente nuova, sottolineando l’incapacità dell’uomo di fronteggiare l’emergenza ecologica e salvaguardarsi. La morale acquista una posizione di rilievo, compenetrando la ricerca delle soluzioni per attenuare e contrastare le conseguenze dell’emergenza ambientale.
L’etica, nondimeno, rimane la triste protagonista di altre vicende legate all’inosservanza della salvaguardia dell’ecosistema, quali il business dei rifiuti. Impossibile non ricollegare tale fenomeno alla criminalità organizzata. Emblema di ciò è la Scampia descritta dal romanzo di Roberto Saviano, il pluriosannato “Gomorra”. Tra le vele di cemento del quartiere napoletano, la mafia si accorda, commercia, avvelena il territorio senza alcuna esitazione o remore. Sempre il giornalista Manin, nell’articolo pubblicato nel Corriere della Sera, il 19 maggio 2008, afferma: “I boss ragionano come manager e la camorra gestisce un impero del crimine di cui i rifiuti sono uno dei settori più redditizi e in maggiore espansione. (…) Grazie ai suoi prezzi concorrenziali, la camorra ha acquisito il monopolio del traffico dei rifiuti tossici.”. E’ necessario, perciò, non ignorare il gravoso problema dei rifiuti, come ricorda il “Nuovo dizionario del cittadino europeo”, edito Bruno Mondadori nel 2008: “Enormi cumoli di rifiuti occupano spazi sempre più vasti: solo nelle città italiane se ne producono ogni anno circa 30 milioni di tonnellate. Una direttiva comunitaria ha imposto anche all’Italia la raccolta differenziata di alcuni materiali. (…) Ma ai rifiuti solidi urbani si aggiungono materiali inerti e scarichi industriali, spesso tossici, sul cui trasporto e deposito fiorisce un vero e proprio mercato, incurante della salute pubblica e incline a usare paesi poveri come vere e proprie pattumiere del pianeta.”. E mentre l’Aereonautica Americana sperimenta la gassificazione dei rifiuti tramite la torcia al plasma, il problema etico e i costumi di fondo non scompaiono. “Consuma o muori. Questo è il dettato della cultura. E finisce tutto nella pattumiera. Noi creiamo quantità stupefacenti di spazzatura, poi reagiamo a questa creazione, non solo tecnologicamente ma anche con il cuore e con la mente. Lasciamo che ci plasmi. Lasciamo che controlli il nostro pensiero. Prima creiamo la spazzatura e dopo costruiamo un sistema per riuscire a fronteggiarla.”. Tuona in tal modo Don DeLillo nel saggio “Underworld”, edito Einaudi nel 2000.
Per di più, ultime conseguenze dell’emergenza ambientale sono le agitazioni e i conflitti legati al cambiamento del clima e all’attuale necessità di ricercare nuove fonti di energia; perciò, come esposto nell’articolo “Zone ad alta tensione” della rivista Internazionale nel numero del 30 maggio / 5 giugno 2008, nasce una nuova rissa “per la conquista delle risorse minerarie e dei diritti di navigazione attraverso le nuove acque nate dallo scioglimento dei ghiacci. Questo conflitto, finora essenzialmente simbolico, potrebbe diventare più serio quando le acque si riscalderanno ulteriormente e il traffico militare aumenterà.”.

Un cerotto per il buco dell’ozono

L’umanità corre ai ripari. Nato un nuovo senso di responsabilità nell’ultimo decennio del novecento, sono plurimi i tentativi di ridimensionare l’emergenza ecologica. La conferenza di Kyoto del 1997 rappresenta il più alto esempio con la costituzione di un protocollo, entrato in vigore nel 2005. Le finalità del documento sono volte a limitare le conseguenze delle attività di tutti i Paesi sul Globo, perciò, come avvisa “Il nuovo dizionario del cittadino europeo”, edito Bruno Mondadori nel 2008, “alla luce del nuovo processo di delocalizzazione industriale, la mancata applicazione delle misure decise a Kyoto dai paesi di recente e intenso sviluppo economico fa si che l’emissione di gas industriale continui a essere un gravissimo problema per la salvaguardia dell’equilibrio ambientale del pianeta.”.
Quindi per il secolo appena cominciato occorre un modello culturale nuovo per rappresentare il rapporto tra uomo e ambiente; l’ambiente inteso non come luogo di sfruttamento o di dominio, ma come cooprotagonista dell’individuo e del suo sviluppo. Nello stesso tempo, proprio in ordine all’armonia dell’eco-sistema, l’uomo ha una peculiare responsabilità a motivo del suo intelletto e della sua libertà. Una corretta educazione ambientale deve portare al rispetto dei cicli naturali, ad apprezzare le bellezze della natura, deve essere fondata sulle conoscenze scientifiche degli effetti del deterioramento dell’ambiente e deve considerare i diversi aspetti del problema ecologico. Lo sviluppo di una coscienza ecologica a livello personale e comunitario deve essere accompagnato da adeguati interventi sul piano politico, testimoniati dallo stesso protocollo di Kyoto, per assicurare le condizioni per uno sviluppo sostenibile mediante il controllo e la gestione dell’ambiente. La sopravvivenza dell’uomo e la qualità di vita delle generazioni future dipendono da una gestione culturale dell’ambiente, sostenuta da adeguate normative internazionali, guidata da una coscienza planetaria e dal senso di responsabilità di ogni individuo.
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