Daniele di Daniele
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Difesa dei diritti umani
Destinatario: giornalino della scuola

La Dichiarazione internazionale dei diritti dell'uomo, firmata nel 1948, sancisce i diritti dell'essere umano in quanto tale. Nero su bianco, senza possibilità di interpretazioni: ogni uomo ha il diritto di vivere in libertà e di esprimere le sue opinioni, il suo pensiero, la sua fede religiosa, la sua appartenenza politica; ha il diritto di migliorare, attraverso un lavoro sicuro ed equamente retribuito, le condizioni di vita proprie e della sua famiglia, potendo anche fruire dei ritrovati della tecnologia. Ha il diritto di non essere emarginato dalla società, magari solo perché ha la pelle di un altro colore, professa un'altra religione o ha contratto una malattia particolarmente contagiosa. Ha, infine, il diritto di vivere in un mondo senza guerre né disuguaglianze economiche e sociali.
Ma c'è di più: lo Stato, a fonte del pagamento da parte dei cittadini delle imposte in maniera equa in base al reddito, deve tutelarli garantendo l'assistenza previdenziale e quella sanitaria, nonché la difesa da qualsiasi forma di violenza.

Questi ed altri diritti sono previsti dalla Costituzione italiana, che dedica molti articoli al riconoscimento delle libertà individuali (libertà di parola, di stampa, di fede religiosa, di riunione, di domicilio, di circolazione) e ribadisce l'uguaglianza di tutti gli uomini "davanti alla legge", senza alcuna distinzione di sesso, razza, lingua, religione ed opinioni politiche (art. 3).
Il diritto al lavoro e gli altri diritti sociali vengono riconosciuti fin dal primo articolo della Carta Costituzionale, dove si afferma che "l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro".
Ampio rilievo viene dato anche al dovere dello Stato italiano di tutelare la salute dei cittadini mediante la prevenzione delle malattie e la salvaguardia dell'ambiente. Fondamentale è pure il diritto allo studio, che si può esercitare tramite l'istruzione pubblica, ma anche quella privata purché senza oneri per lo Stato. Quest'ultimo, infine, deve garantire la sicurezza dei cittadini, combattendo le grandi organizzazioni malavitose (mafia, camorra, 'ndrangheta), la criminalità quotidiana e il terrorismo, sia quello interno (come già avvenuto negli "anni di piombo") sia quello internazionale.
Il riconoscimento e la difesa dei diritti umani sono necessità inderogabili che non appartengono alla sola società contemporanea. Si può affermare infatti che gli uomini di ogni epoca hanno sentito l'esigenza di rivendicare i propri diritti, dando la priorità ad alcuni anziché ad altri in base al contesto storico. Ad esempio, è ovvio che nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, sottoscritta nel 1789 nel clima della Rivoluzione francese, oltre all'affermazione della libertà e dell'uguaglianza degli uomini, fosse sottolineato il diritto di tutti i cittadini a partecipare, personalmente o mediante rappresentanti, all'elaborazione delle leggi dello Stato. Ed è altrettanto ovvio che, al tempo della guerra di secessione americana, il diritto più impellente fosse quello della libertà di tutti, da realizzare mediante l'abolizione della schiavitù dei neri e nel rispetto di quella Dichiarazione d'indipendenza americana che, proclamata quasi un secolo prima, aveva accompagnato la nascita degli Stati Uniti d'America: un documento che riconosce il diritto dell'uomo alla vita, alla libertà, all'uguaglianza e perfino alla ricerca della felicità. Così come non bisogna meravigliarsi se, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, il desiderio di pace del mondo intero fosse tra le principali aspirazioni della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, proclamata il 10 dicembre 1948 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite ed alla quale ancora oggi si fa generalmente riferimento.
Dopo oltre cinquant'anni sarebbe lecito aspettarsi che la convenzione internazionale abbia ricevuto una piena applicazione. E invece sono tanti gli episodi in cui questo non si è verificato: dall'Iraq ai tanti Paesi "dimenticati" dell'Africa e dell'Asia, per non parlare della grande contraddizione della Cina.
Sono poi sotto gli occhi di tutti i grandi scandali perpetrati nei paesi più poveri molto spesso a causa dell'indifferenza o peggio della complicità dei paesi più ricchi: pensiamo ai tanti bambini di alcuni Paesi poveri del Terzo Mondo, costretti alla denutrizione o addirittura ridotti a lavorare in schiavitù dalle condizioni d'indigenza delle loro famiglie; alle persone, soprattutto giovani, extracomunitari, ma anche minori che sono sfruttati nel lavoro; all'inquinamento ambientale, che rischia di mettere a repentaglio la vita sull'intero Pianeta; alla intolleranza che discrimina le minoranze etniche e sociali; al crescente divario tra il Nord del mondo, ricco ed industrializzato, ed il Sud povero, dove tanti Paesi sono attanagliati dalla fame e all'indebitamento.
Proprio quest'ultimo aspetto rappresenta la grande sfida per la difesa dei diritti umani, soprattutto per quei paesi che si definiscono civilizzati: la loro "civilizzazione" è molto spesso legata a fattori economici e di benessere che non si riscontrano altrove. Anzi, è proprio questa mancanza a determinare spesso una negazione dei diritti umani. E' un'ipocrisia difendere un valore se poi questo non può essere condiviso perché va contro i propri interessi economici. L'auspicio è che non si debba aspettare il centenario della Dichiarazione Universale per festeggiare questo traguardo.

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