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Il debito pubblico e l’impossibilità di una ripresa finanziaria in Italia

Per debito pubblico si intende il debito accumulato da uno Stato e dai suoi diversi enti nei confronti di determinati creditori. Il 15 dicembre 2012 la Banca d’Italia ha annunciato che il debito ha sfondato i 2 mila miliardi, ma analizziamo le cause che hanno portato il rapporto tra debito e Pil al 126,4 %. La Banca d’Italia afferma che la perdita di quest’anno (71 miliardi circa) è stata raggiunta a causa di aiuti alla Grecia, al Portogallo e all’Irlanda per salvare questi dalla bancarotta. È vero? Davvero è solo a causa del debito che l'Italia è sotto attacco? Sicuramente gli aiuti economici resi a Irlanda, Grecia e Portogallo pesano sull’Italia, ma il debito non è l’unico motivo per cui l ‘Italia da anni attraversa la crisi: infatti gli USA hanno un debito del 140% e il Giappone addirittura del 230%, eppure il dollaro e lo yen non sono sotto attacco, perché gli Stati Uniti, il Giappone e anche la Gran Bretagna sono possessori di una loro moneta sovrana, non convertibile e non agganciata ad altre più forti, e questo significa che i loro governi possono emettere moneta nel loro paese per risanarsi, possono prenderla in prestito da se stessi e anche se si indebitano, possono produrre più banconote e rifinanziare il loro debito.

Al contrario, il debito pubblico italiano, come quello greco, è nelle mani di soggetti stranieri, sui quali l’Italia non ha controllo e, cosa più importante, l’Italia, come gli altri Stati europei ha adottato una moneta che non ha nessuno Stato che la regoli e soprattutto non la possediamo, possiamo solo usarla, perché ci viene prestata. Infatti la situazione si è aggravata con l’entrata in vigore dell’euro: prima che l’Italia facesse parte dell’Unione Europea, stampare moneta era una prerogativa della Banca d’Italia, in questo modo il debito quindi era contratto con lo stesso Stato Italiano che poteva gestire tale debito autonomamente, aveva un potere decisionale, autonomia, libertà finanziarie e poteva rifinanziare il debito semplicemente con l’emissione di altre monete o con titoli di debito che erano in mano agli Italiani, non alle grandi banche internazionali. Le cose cambiano nel 2002: a stampare moneta è la Banca Centrale Europea, che presta denaro alle banche di ogni governo europeo che pian piano si indebitano. A questo punto, però, i governi non possono più chiedere che si stampino più monete perché la Germania non vuole aumentare il denaro in circolazione, altrimenti si verificherebbe l’inflazione, cosa di cui la Germania, dopo il 1920, ha timore. Quindi il governo è costretto a chiedere prestiti agli investitori, tra cui la Deutch Bank, tramite l’emissione i titoli di Stato (BOT, BTP, CCT), il cui interesse aumenta ogni volta che le agenzie di rating declassano il nostro paese. Tra l’altro, i funzionari delle agenzie di rating sono collegati alle grandi banche di affari che hanno comprato il nostro debito, quindi, coloro che comprano i nostri titoli sono anche coloro che inducono gli altri paesi a non investire su di noi; da cui si capisce come si tratti di una truffa ai danni dei PIIGS ( Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna).
A tutto questo bisogna aggiungere un processo di deindustrializzazione del nostro paese, che è iniziato a partire dagli anni ’80, quando l’Italia è entrata nel mercato comune europeo che ha preceduto l’entrata vera e propria nell’UE.
La Bce è la monopolista della moneta, solo questa la può creare, mentre gli Stati europei possono solo usarla, a differenza della Gran Bretagna, degli USA e del Giappone, che non la possono emettere; quindi i governi non hanno alcuna libertà finanziaria.
In conclusione, Stati che posseggono e possono emettere la propria moneta non sono sotto attacco perché possono rifinanziare il loro debito. Paesi, come l’Italia, invece, sono in mano a banche estere che richiedono sempre più interessi. Una possibile soluzione per l’Italia sarebbe dichiarare default o annunciare ai creditori che, se non riducono le loro richieste, non daremo loro più nulla. Diversamente, se non si rinegozia il debito, sarà pressoché molto improbabile che i PIIGS riusciranno a fronteggiare la crisi e a uscirne: la deindustrializzazione riduce il Pil, l’aumento di tasse soffoca l’economia e le risorse dei cittadini e l’incremento degli interessi sul debito sono elementi che non danno scampo e speranza per un futuro migliore. Inoltre, per risanare l’economia, lo Stato potrebbe finanziare delle opere pubbliche e imprese per dare lavoro ai disoccupati, come fece Roosevelt nel 1933 dopo la grande depressione americana.

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