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Articolo di giornale: Ultimi in Europa?


Scaletta

1)Situazione scolastica italiana: poca voglia di studiare, rapporto difficile con i professori, voglia di recarsi all’estero.
2)Tesi: la colpa è di tutti e di nessuno.
3)Argomenti a favore: ruolo degli insegnanti; ruolo della famiglia; ruolo degli studenti stessi; ruolo della società e della politica (studio dell’Ocse); incoraggiamento all’uscita dall’Italia (intenzioni buone dell’Erasmus, ma conseguenze spesso negative).
4)Antitesi: non c’è una regola, le situazioni sono varie e particolari.
5)Argomenti a favore: esperienze quotidiane di studenti con voglia di imparare e contribuire allo sviluppo del Paese (esempio degli scienziati italiani dell’articolo del “Fatto”); rapporti positivi con i professori.
6)Conclusione: più motivi per restare piuttosto che per fuggire-->impegno collettivo a livello sociale, economico e politico.

Titolo La seduzione dell’ignoranza

Pubblicazione Il Fatto Quotidiano

È un fatto ormai dichiarato che gli studenti italiani in generale abbiano poca voglia di studiare: sempre più studenti asseriscono di ottenere voti scarsi a causa di pigrizia ed indifferenza, di non intrattenere un buon rapporto con i professori, di avere scarsa fiducia nel proprio futuro in Italia e di vivere le giornate a scuola come una vera e propria prigionia. Ma a chi deve essere attribuita la colpa di questo atteggiamento negativo nei confronti dell’istruzione? Probabilmente non esiste una risposta reale, poiché tutti sono colpevoli e quindi nessuno può assumersi una vera responsabilità. Innanzitutto, il ruolo degli insegnanti è fondamentale: uno studente è portato ad emulare l’atteggiamento del proprio insegnante, sia nei confronti delle persone, sia nei confronti della materia, perciò, ad un insegnante svogliato ed irrispettoso, corrisponderà uno studente con le medesime caratteristiche. È un fatto che Lodoli ha ben argomentato nel suo articolo, tuttavia ciò che manca nella sua critica è un riferimento al ruolo della famiglia e degli studenti stessi. Lungi da noi puntare il dito contro i soli docenti! La famiglia, soprattutto per quanto riguarda i genitori e gli eventuali fratelli maggiori, ha un ruolo forse ancora più importante di quello degli insegnanti, poiché è la famiglia che forma lo studente, che lo plasma fin dalla nascita secondo determinati valori che possono essere, purtroppo, sia di spinta verso la conoscenza, sia di indifferenza. L’ignoranza, come dice Lodoli, ha grandi capacità seduttive, in quanto offre una beatitudine facilissima, per la quale non serve alcuno sforzo. Crescendo, tuttavia, lo studente assume capacità intellettive proprie, ossia pensa con la propria testa, ed è sua la responsabilità maggiore, ossia la scelta tra l’ignoranza “imposta”, “capitata” o voluta e la conoscenza, magari già acquisita, ma da coltivare. Non è possibile, inoltre, trascurare il background di questo fenomeno di declino, che è costituito dalla società e dalla politica italiana. Il ruolo di queste due componenti è infatti altrettanto essenziale. In un rapporto dell’Ocse viene evidenziato come a Paesi al top delle competenze quali Belgio, Giappone, Singapore e Cina, corrispondano studenti felici di andare a scuola. Come studentessa e cittadina, posso confermare che se i politici dei nostri giorni offrissero modalità di istruzione e di costruzione delle scuole mirate non tanto all’ultra-modernità, quanto all’acquisizione di quei valori di conoscenza e rispetto per la cultura e per l’ambiente (inteso come persone e strutture) che già dovrebbero essere trasmessi dalle famiglie e dai professori, e se la società di oggi non penalizzasse, per assurdo, gli studenti seri e i cittadini onesti, come di fatto avviene, mi sentirei sicuramente più invogliata a contribuire al successo culturale ed economico del mio Paese, oltre che a studiare per mio interesse personale.

Si può fare infine un riferimento ad iniziative come l’Erasmus, che hanno sicuramente intenzioni positive, in quanto dovrebbero stimolare nuove conoscenze negli studenti, che potrebbero tornare poi in Italia per arricchirla e migliorarla, non solo non garantiscono una reale ricchezza culturale dello studente, che spesso si trova in situazioni di puro divertimento e sospensione dal dovere, ma incoraggiano spesso lo studente ad andarsene dall’Italia, in quanto venuto a contatto con una realtà migliore di quella italiana. Ovviamente non si può individuare una regola in questo campo, le situazioni sono molto varie: gli Italiani non sono certo un branco di individui incapaci di ragionare e di imparare nonostante le difficoltà presenti nel Paese. Ne sono l’esempio molti studenti con i quali quotidianamente si interagisce in ambiente scolastico che presentano, al contrario, moltissima voglia di imparare e disponibilità all’impegno e alla serietà; otto ricercatori italiani rientrano nella classifica dei migliori quattrocento al mondo in campo biomedico. Perfino i rapporti con gli insegnanti non sono necessariamente disastrosi, anzi, in molti casi sono volti alla comunicazione e al rispetto reciproco. L’Italia è ricca di cervelli e povera di risorse. Forse, per evitare la fuga di questi cervelli e sprofondare agli ultimi posti delle classifiche europee e mondiali, sarebbe il caso di valorizzare l’Italia, modificare le attuali risorse dell’istruzione, e porgere agli studenti dei motivi per restare, piuttosto che fuggire.

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