Intervista immaginaria a Galileo Galilei

Così, in queste pagine immaginerò di tornare indietro al 1600 per intervistare il più grande scienziato di tutti i tempi: Galileo Galilei.

Mi trovo in Toscana, più precisamente ad Arcetri, nella villa residenziale di Galilei. Lo scienziato vive qui da qualche anno, dopo la sentenza di condanna all’isolamento risalente al 1633.
Io: Buongiorno Signor Galilei, sono qui per intervistarla. Ha un po’ di tempo per me?
G: Cara, entra pure. Ho tutto il tempo che vuoi! Nessuno viene più a trovarmi da quel giorno di giugno quand’io fui esiliato tra queste mura.
Io: Bene, come prima domanda vorrei chiederle di parlarmi della sua vita.
G: Che domanda difficile! Ci vorrebbe un’altra vita per raccontarle tutto! Dunque, la mia vita inizia il 15 febbraio 1564, settant’anni or sono. Da ragazzo, mio padre voleva che studiassi Medicina. Dopo alcuni anni capii però che il mio interessa era rivolto a quella scienza esatta che tutto spiega: la matematica. Ero così curioso da ragazzo, mi piaceva osservare, analizzare la realtà, costruire strumenti. Non volevo imparare leggendo, ma imparare guardando. Quanto odiavo quei maledetti libri! Tutta retorica e pochi contenuti. Quello che io volevo era guardare da vicino il mondo.

Io: Quindi, ripercorrendo la sua vita si può dire soddisfatto o c’è qualcosa che vorrebbe cambiare?
G: Vorrei cambiare tante cose, tuttavia ho seguito il mio cuore nel fare ciò che amavo fare, e credo di averlo fatto bene. Questo mi rende soddisfatto, anche se nessuno, se non pochi, apprezzano il mio lavoro.
Io: Signor Galilei, perché crede che pochi apprezzino ciò che ha fatto?
G: Perché il mondo non era e non è ancora pronto per ascoltare ed accettare ciò che io ho da dire. Gli uomini hanno bisogno di metabolizzare questi grandi cambiamenti, non ce la fanno a mandarli giù tutti in una volta. E intanto mi attaccano, mi accusano, mi distruggono, sperando che distruggere me possa farli sentire meglio, possa cancellare quel loro senso di smarrimento di fronte a un mondo che cambia, che si evolve, che è sempre diverso ogni secondo che passa e che non ha confini.
Io: Ma lei si è mai sentito solo combattendo contro le convinzioni e le teorie degli antichi?
G: Sempre! Avverti una gran solitudine se sai di camminare solo e controvento, se sai d’esser circondato da persone che non ti capiscono, che anzi fanno di tutto per denigrarti.
Io: Io nutro comunque una grande stima verso di lei perché lei ha cambiato il mondo. Si rende conto di aver inventato un metodo per la scienza? Di aver posto le basi per il rinnovamento e il progresso?
G: Non esageriamo! Una persona non può cambiare da sola il mondo! Io sono la prova vivente di questo. I miei successori hanno colto i miei insegnamenti e li hanno utilizzati in modo proficuo. Questa è la cosa che mi rende più orgoglioso di me stesso: l’essere stato utile. La scienza è utilità, praticità, se nessuno la utilizza non serve a niente.
Io: Qual è l’opera di cui va più fiero?
G: Essa fu sicuramente Il Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo. Quanta cura nell’esporlo con obiettività, senza far trapelare ciò che veramente pensavo. Tuttavia non è bastato. Proprio a causa di quell’opera mi hanno condannato. Ma io non mi fermo. Sto già lavorando ad un’altra opera: i Discorsi sopra due nuove scienze. Voglio studiare la meccanica. Il movimento mi affascina: è grazie a quello che il mondo si muove, che la vita va avanti.
Io: E il processo com’è stato?
G: Umiliante. Ho dovuto ritrattare ogni cosa. Non ho resistito alla vista di quegli strumenti di tortura. Macchine del demonio! Sono forte della mia scienza, ma non abbastanza da subire una morte così atroce. Questo è stato forse il mio più grande limite. Ma ho lottato abbastanza. Un martire per la scienza, vi pare possibile? È assolutamente improbabile. Un giorno si accorgeranno che ho ragione, chissà forse un giorno molto lontano. Ma allora io avrò vinto.
Io: Quindi il processo è stata una pura formalità?
G: Assolutamente. Non rinnegherò mai le mie teorie. Eppur si muove e negarlo è impossibile.
Io: Grazie per il tempo che mi ha dedicato signor Galilei.
G: Grazie a lei per aver dato voce ad un uomo come me, che nessuno ha mai voluto ascoltare e che da tutti è considerato un nemico.

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