Ominide 50 punti

I nostri eroi nazionali

Funerali di Stato dei militari italiani morti a Kabul
Roma: lunedì 18 settembre
Funerali dei sei soldati morti a Kabul:l'ultimo addio solenne e commovente ai nostri "eroi nazionali".
C'è però chi non vuole dar loro questo appellativo, uno fra questi è il parroco Giorgio Pisano "non si sta svolgendo una missione di pace, c'è una realtà in cui sei costretto a sparare per evitare che il
nemico spati a te, sono morti non in nome di Dio, ma a
causa delle loro scelte di guerra"ha detto.
D'altra parte il vescovo Gennaro Pascarella ha ribadito:"questa deve essere anche l'ora della gratitudine verso questi fratelli che non
si sono tirati indietro".
Durante la celebrazione del funerale un immagine che ha commosso tutta l' Italia è quella di Martin, il figlio del capitano Antonio Fortunato che piange accarezzando la fotografia del padre e sussurrando l'ultimo "ciao papà". Ha in testa un basco troppo grande come il dolore che

lo accompagnerà per tutta la vita; lui rimane un bambino che
avrebbe voluto vedere il viso del padre e non una bara. Davanti a fatti del genere non c'è altro da fare che restare in silenzio e pregare, ma durante il funerale c'è un fuori programma: un uomo sale sull'altare e urla"pace subito". C'è,dunque,chi reagisce così,chi non riesce a stare in silenzio.E' un lutto nazionale,un intero Paese si inchina davanti ai sei parà tornati da Kabul in una bara,avvolta da una bandiera tricolore.
Il ministro si pente di averli mandati a Kabul, ma è anche consapevole
che è stata una loro scelta; erano ragazzi coraggiosi che si sono recati li no avendo paura della morte, e hanno ,infatti, pagato con la propria vita. La giornata del dolore e del lutto inizia verso le 10, quando le salme dei soldati, ognuna a bordo di un autocarro,vengono
portate verso la basilica.
Durante il percorso 2.500 bandiere,sistemate dal comune di Roma,
vengono sventolate - Applausi,negozi chiusi in segno di rispetto,il traffico si blocca fino a quando le salme fanno ingresso nella basilica
portate dagli altri parà. Sopra ogni bara una foto del caduto e il suo basco. Non sono mancanti al funerale il maresciallo dell'Aeronautica
e i tre parà rimasti feriti. Il luogo tenente Cappai
ribadisce "erano ragazzi straordinari disposti a tutto; si davano da fare per qualsiasi cosa, anche quando non era di loro competenza,facevano parte di una squadra affiatata, per me se ne sono andati dei figli".
Anche nella cattedrale di Palermo hanno onorato il ricordo dei sei parà in contemporaneamente con i funerali di stato.
un'occasione per ricordare che quei sei parà continueranno a vivere.
Lo testimonia la risposta dei parà palermitani che hanno urlato "presente" dopo che veniva pronunciato il nome di ognuno dei sei
soldati. L'Italia intera perciò si ferma per rendere loro gli onori che meritano. In eventi come questi non dobbiamo e non possiamo sentirci
estranei a questo lutto, per un giorno è giusto mettere da parte la nostra opinione che può essere favorevole o sfavorevole all' intervento
militare italiano all'estero.

Registrati via email