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Mafia, tra cultura e identità

Ogni concetto apparentemente semplice serba nella propria definizione numerose sfaccettature di se stesso, e la cultura ne è un esempio lampante. Credo sia una parola particolare, dotata di una finezza etimologica affascinante. Cultura deriva infatti dal verbo latino còlere, coltivare, aver cura. Un occuparsi di qualcosa con preoccupazione e fatica, un po’ come si governa un orto. Che la porzione di terra su cui dedicarsi sia piccola o grande, infatti, la premura nell’occuparsi di essa sarà identica: i tempi dello sboccio dei fiori, della maturazione dei frutti e della raccolta sono i medesimi sia che una pianta sia coltivata in qualche metro quadrato, sia che venga impiegata in una coltura massiva in vasti appezzamenti. Cultura può essere intesa come sviluppo delle facoltà intellettuali dell’individuo e della capacità di relazione al progresso; cultura può essere patrimonio artistico, folkloristico e morale; cultura può essere vita come può essere morte. In breve, noi siamo braccianti e la cultura è terra lavorata col sudore della fronte, nel tempo. Quello siciliano è un suolo che è stato arato da molti coloni, i quali, succedendosi nei secoli, non hanno fatto altro che arricchire di storia, credenze ed usi il folklore della nostra isola, senza dubbio una realtà complessa. La natura etnica della Sicilia è radicata nei nostri comportamenti fin dalla più tenera età, rappresentando quasi una sorta di “codice genetico” dei costumi popolari. L'identità regionale è tanto forte da rappresentare essa stessa un valore, probabilmente speculare all'immagine che i siciliani hanno della famiglia. Questa, difatti, non solo è fonte di principi e tradizioni, ma è proprio un concetto valoriale; concetto da cui si è sviluppato il fenomeno mafioso. La mafia è così radicata nella cultura siciliana poiché è la distorsione di tutti quei valori legati all'affettività e all'appartenenza, come famiglia, amicizia, lealtà, onore. Ciononostante, da ciò non si deve essere indotti alla falsa convinzione che la Sicilia sia mafia. Elementi come gli antichi codici comportamentali, i riti d'iniziazione (si veda la punciuta) e il rispetto per donne e bambini appartengono ad un sistema mafioso già sorpassato che risale agli anni del suo primordiale sviluppo, quando l'ambiente mutevole del risorgimento determinava nella famiglia unica fonte di aiuto. E' per questa ragione che la mafia possiede anche una forte componente psicologica. Dall'iperbole dei cardini familiari si è sviluppata una sub-cultura criminale ambivalente che contiene i caratteri sociologici del padre, quelli punitivi, e quelli della madre, protettivi. E' proprio per questo che la criminalità organizzata offre inizialmente “sostegno” destinato a degenerare nella punizione quando l'individuo non sottostà alle regole. Un esempio chiaro è lo strozzinaggio: il mafioso presta il denaro, concede del tempo per restituirlo; ma all'ovvia insolvenza del debitore segue la minaccia e a ruota la violenza. Riosservando il modello patriarcale della famiglia, possiamo notare come l'identità stessa del malavitoso si assimili a quella dell'intera cosca rappresentata dal boss, il capofamiglia. Si viene dunque a creare un processo per il quale lo sviluppo psicologico individuale viene soffocato, così come l'autonomia di pensiero. E' infatti comune notare come l'ignoranza giochi un ruolo fondamentale nella cultura mafiosa, che è bene ribadire essere un'esacerbazione di quella Siciliana. Lampante è il paragone con 1984, il romanzo scritto da George Orwell, e in particolare con una citazione ricorrente nell'opera: “l'ignoranza è forza”. Ogni ferreo sistema comunitario rappresenta una minaccia per la libertà individuale, senza contare l'alto rischio d'estremizzazione che ideologie apparentemente non censurabili corrono. Come scorporare, dunque, la mafia dall'affascinante cultura siciliana? Disse Paolo Borsellino: “Se la mafia attira consensi è compito della scuola rovesciare questo processo perverso.” Il futuro e la dignità del nostro popolo e della nostra Terra stanno dunque alle menti giovani ed elastiche degli studenti, unica speranza della giustizia culturale ed unica voce capace di urlare che l'ignoranza è la forza della mafia e la morte del progresso.

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