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Si è conclusa stasera alle 20:00 la giornata di commemorazione dei caduti nella Grande Guerra


I DOTTI CORRANO ALLE ARMI (O LE GETTINO)


Il tema del dibattito ha avuto un enorme successo. Accesa la discussione.


ROMA - Oggi 4 Novembre si è svolta la giornata di commemorazione dei caduti nella Prima Guerra Mondiale: alla presenza delle più alte autorità dello Stato si è discusso, davanti al Milite Ignoto presso l'Altare della Patria, del ruolo degli intellettuali nelle guerre. Si è voluto cambiare il tema del dibattito dell'ormai troppo obsoleto "GUERRA SI O NO" verso uno nuovo e di più ampio interesse. Sono stati scelti gli intellettuali perché, essendo modelli di imitazione da parte del popolo ed essendo comunque abili detentori dell'ars oratoria, sono capaci di trascinare con il loro parere anche quello di molte altre persone.
Fin dall'affermazione della borghesia si è insediata la figura dell'intellettuale moderno, che era partecipe contemporaneamente nella vita politica e in quella letteraria, esprimendo nelle opere le proprie opinioni sulla politica, e non dovendo più temere di contrariare il re o comunque il suo protettore. E così nel corso del tempo gli intellettuali hanno anche affrontato il problema guerra, in particolare nel 1900, secolo in cui questa materia era particolarmente "calda".
Molti intellettuali erano in disaccordo con l'intraprendere una guerra, in quanto la ritenevano un inutile spargimento di sangue, che non giova a nessuna delle parti. A. Malatesta, ne "I socialisti italiani durante la guerra" scrive a proposito del risultato finale della guerra: "nè vincitori nè vinti; o piuttosto tutti vinti, cioè dissanguati, rovinati, esausti." Anche il papa in carica agli inizi del '900, Benedetto XV, parlava della guerra come "un vero e proprio suicidio". A prescindere dalla religione cristiana comunque, qualunque altro ordinamento etico/religioso è contrario a una tale forma di violenza gratuita.
Sull'altro braccio della bilancia si schiera la parte interventista degli intellettuali, ossia coloro che invece erano a favore, e che mossero tra la popolazione l'interesse al combattimento. Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti dà i natali al movimento futurista, e nel suo Manifesto esalta la guerra e la definisce "sola igiene del mondo". Un parere simile ha G. Papini che in un suo articolo scrive: "La guerra leva di torno un'infinità di uomini che vivevano perché erano nati".
Quasi un secolo dopo lo schieramento di questi pareri, si vede come la situazione sia cambiata: la bilancia non è più equilibrata, ma pende dalla parte dei "pacifisti". Alla luce dei risultati catastrofici ottenuti nel corso delle due Guerre Mondiali infatti, la maggior parte degli intellettuali si è convinta della necessità di cessare i conflitti. Del resto, molti di quelli che erano a favore del combattimento, lo erano solo ideologicamente, senza aver fatto esperienza sul campo; Giuseppe Ungaretti, noto poeta del '900, era schierato dalla parte interventista, ma dopo che andò in prima persona a combattere e a vedere un tale orrore, nelle sue poesie parlò della guerra con acuta sofferenza.
Ma questa è la situazione italiana, perchè in molti altri paesi la bilancia, se non è in equilibrio, tende dalla parte della guerra. Ecco che quindi si rivela la missione dell'intellettuale moderno, di "svegliare" la popolazione da un torpore schiavizzante, di far capire alle persone che non esistono gli ideali di conquista o di "guerra per finire una guerra", ma solo le volontà dei giganti economici che traggono immensi profitti da tali azioni belliche. In conclusione, l'intellettuale deve far valere poche parole più di mille proiettili.
Alla fine del dibattito, il Presidente della Repubblica, ringraziando a nome di tutto il Paese i caduti in guerra, ha chiuso la giornata con la lettura solenne dell'articolo 11 della Costituzione Italiana: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; (...)".

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