Articolo giornalistico: Le stragi di giovani negli incidenti automobilistici del sabato sera


È vero, la temerarietà, quel senso tragico che è presente nel nostro tempo e lo percorre come un ineluttabile demone, ci stanno abituando a tutto, anche alla perdita di ogni sentimento di dolore. Ma ormai questa condizione deve avere un limite, soprattutto di fronte a quelle stragi che vanno sotto il nome del sabato sera, che non possono essere esorcizzate o archiviate sotto la frettolosa dicitura dello scotto da pagare a una società in crescita e purtroppo non sempre contenibile nelle sue intemperanze e nei suoi eccessi. È tempo di liberarsi da questo senso di terribile rassegnazione e di sollecitare una serie di provvedimenti che servano a recuperare, contro i moloch del consumismo, i valori della vita. Perché non fare, come accade sul fronte della prevenzione della droga, una campagna articolata? Certo, tale inversione non si può ottenere con la bacchetta magica o il varo di una normativa più rigorosa, che pur serve e non deve essere frenata da motivi di convenienza, ma occorre incidere sulla formazione, sull’educazione dei giovani e soprattutto degli adulti che sono i principali imputati. Scriveva Luigi Salvatorelli che le rivoluzioni giovanili, il destino dei giovani, sono sempre ispirati dall’alto. Per analogia quindi tutto il mondo giovanile, pur con quel confidente ingegno, di cui parlava Manzoni, finisce per diventare schiavo e succube di una volontà superiore rappresentata da altri e più spregiudicati soggetti sociali. Ecco lo snodo cruciale sul quale occorre intervenire senza altre perdite di tempo per sanare modelli di vita impazziti. Intanto vanno subito variati provvedimenti che, in una strategia complessiva, servano a porre una drastica disciplina non solo ai gestori di discoteche, ma a tutto quel mondo che prospera intorno alle illusioni dei giovani e che ne intorbidisce, per giochi e tornaconti spietati, idee e divertimenti. Ma lo ribadiamo, non debbono avere il carattere di provvedimenti tampone che lasciano il tempo che trovano, senza risolvere a monte le ragioni di un’ecatombe, ormai cronica, pagata al nuovo e vischioso olimpo del profitto.
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