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Maya - La civiltà

Appunto dettagliato sulla civiltà Maya

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La civiltà Maya

La storia

La storia dei Maya si divide in vari periodi storici:

IL PERIODO CLASSICO

La civiltà classica dei Maya è l'unica cultura dell'America precolombiana che abbia usato la scrittura. Nelle pianure del Petén e dello Yucatàn per sei secoli fiorirono grandi centri monumentali con torreggianti piramidi-templi di pietra rivestiti di stucco, con edifici di molte stanze definiti "palazzi", con camere coperte da volte a "falso arco", con strade rialzate che collegavano vari edifici, con sferisteri in muratura, con iscrizioni monumentali, con sepolture molto curate sotto gli edifici, accompagnate da ricche offerte e, in qualche caso, da sacrifici umani. Durante il periodo classico (300-900) i maya delle alte terre si differenziarono notevolmente dagli altri perché non usarono più la scrittura e l'architettura in pietra.

IL PERIODO TARDO-CLASSICO

Il sistema politico dei maya rappresentava uno scenario di grande frazionamento, paragonabile alle città stato etrusche, sumere o greche. Sembra che i Maya fossero in uno stato di guerra continua e che l'obiettivo principale fosse la cattura di prigionieri di rango elevato per sacrificarli dopo prolungate torture. Per la classe dominante Maya formata da aristocrazie era importante la devozione alle divinità protettrici delle famiglie che avevano dato vita alle dinastie principesche. Anche per i Maya, i sovrani discendevano direttamente dagli dei. Nel tardo periodo classico la civiltà Maya raggiunse il suo apogeo nell'area centrale del Petén, nel bacino dell'Usumacinta e, infine nell'Honduras occidentale. I centri si formano per successiva aggregazione ed è difficile stimare la densità demografica, in continuo cambiamento.

IL CROLLO DELLA CIVILTÀ MAYA

Alla fine del IX secolo d.C., una straordinaria trasformazione, di carattere catastrofico, determinò l'estinzione della civiltà Maya nella zona centrale: i centri vennero abbandonati e solo nel settentrione, nel Puuc, continuarono ad essere occupati. Varie ipotesi sono state formulate per spiegare questo improvviso e totale crollo, ma risultano per ora insoddisfacenti. Sembra che alcuni gruppi di aristocratici provenienti dall'area centrale si siano insediati nello Yucatàn settentrionale: con essi incominciò in questa area l'ultima fase della civiltà Maya, notevolmente trasformata. Nell'area centrale rimasero solo piccoli gruppi regrediti a forme nomadi che, mentre nell'area meridionale si erano ormai infiltrate da molto tempo i Pipil, genti messicane.

I TOLTECHI E LA FINE DEI MAYA

Mentre sopravvivevano i centri Maya nello Yucatàn, verso la fine del X secolo le lotte civili dei Toltechi di Tula spinsero la parte vinta ad emigrare; arrivò così il re Quetzalcoatl, che fece di Chichén Itza la propria capitale, dando vita ad una città ibrida maya-tolteca. Le vicende successive videro la formazione di nuove città e il formarsi di una lega: per due secoli fiorì una cultura che recuperava aspetti delle due civiltà, quella Maya e quella Tolteca. Flagelli naturali ed epidemie si susseguirono nel corso del XV secolo nello Yucatàn, fino a quando apparvero i conquistadores che decretarono la fine dell'antica civiltà Maya.

La religione dei Maya e la sua influenza sociale e politica

Un condottiero spirituale degli Spagnoli nello Yucatàn, il fanatico vescovo Diego de Landa, ordinò che i documenti, trattandosi di scritti pagani e quindi di parole del diavolo, dovevano essere distrutti. E così fu fatto un grande falò in una pubblica piazza della città di Mani e questi manoscritti preziosissimi furono dati alle fiamme. Un cronista spagnolo che registrò la scena per conoscenza dei connazionali di là dal mare ingenuamente scrisse che quando i manoscritti furono buttati nel fuoco il popolo "emise un grande grido di dolore". Ciò non è motivo di meraviglia, disse Edward Thompson, un archeologo che lavorò molto tra i primi in quella zona, perché il popolo vide " non soltanto le sue cose incenerite nel fuoco ardente, ma anche le testimonianze scritte, la saggezza accumulata dalla loro razza andare in fumo e cenere". La distruzione delle testimonianze scritte di questo popolo industrioso privò i futuri studiosi di un tesoro non rimpiazzabile. Ci sono comunque pervenuti tre testi sacri maya, da cui poter ricavare informazioni sulla loro civiltà. Questi sono: il Popol Vuh (“libro del pascolo”), che narra la storia del popolo maya dei Quiché (venne pubblicato nel 1721 dal frate domenicano F. Ximenez col titolo Historia del origen del los Indios de ésta provincia de Guatemala), gli scritti dei Chilam Balam (“sacerdoti aruspici del giaguaro”), che si riferiscono alle tradizioni del popolo dei Tutul Xiu della città di Mani e alle vicende della famiglia Xahila, e i libri dei Quiché e dei Kakchiquel.
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