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SCIENZA E TECNICA - LE PRIME CIVILTA’
La storia dell’uomo può essere considerata, da un certo punto di vista, una storia della tecnica. La formazione di strutture sociali sempre piú complesse è infatti strettamente legata alla diversificazione delle tecniche di produzione di cibo (costruzione di strumenti per la caccia, la raccolta e successivamente l’agricoltura) e allo sviluppo delle altre tecniche volte a preservare la sopravvivenza (costruzione delle abitazioni etc.).
Le tecniche elaborate dalle comunità primitive nel corso di centinaia di migliaia di anni costituiscono la base e il presupposto di tutto il successivo sviluppo dell’umanità. Esse si intrecciano spesso a pratiche magiche: un evento fondamentale come la scoperta del fuoco, per esempio, venne inteso in chiave mitica e diede vita a varie forme di magia.
Tappa fondamentale per lo sviluppo tecnologico fu l’introduzione della metallurgia. Al 3500 a.C. risale l’invenzione della ruota: dapprima usata per il lavoro dei tornitori e dei vasai, venne poi impiegata per il trasporto. Fondamentali innovazioni tecniche connesse alla rivoluzione agricola furono aratri piú progrediti e, successivamente, complessi sistemi di irrigazione che favorirono lo sviluppo delle civiltà mesopotamiche. Le tecniche di calcolo, necessarie allo sviluppo delle tecniche idrauliche mesopotamiche, permisero la formazione tra i sumeri di una complessa astronomia. Lo studio degli astri e dei fenomeni celesti, affidato a sacerdoti, aveva un carattere religioso, spesso legato a pratiche magiche e forme di divinazione. La previsione dei fenomeni celesti era infatti di grande importanza nelle civiltà agricole.

Esigenze commerciali spinsero i fenicia perfezionare gli strumenti relativi alla navigazione e questi d’altronde consentirono loro importanti imprese esplorative.
Gli egizi, da parte loro, migliorarono il rendimento della terra con canali e altri metodi irrigativi. Le loro conoscenze tecniche e scientifiche raggiunsero un livello elevato, specialmente nei settori dell’astronomia, della medicina, della matematica e della geometria.
I micenei approfondirono determinati aspetti dell’ingegneria per scopi bellici: ne è singolare esempio il sistema di condutture idrauliche del muro di cinta di Micene.

Le prime civiltà
I primi agglomerati umani di qualche consistenza sono i villaggi, che iniziano a comparire durante la fase neolitica, in stretta connessione con lo sviluppo dell’agricoltura. La nuova economia stanziale, infatti, rende possibile forme abitative piú stabili.
Le città nascono quando l’economia agricola consente la produzione di adeguate eccedenze: le aumentate risorse alimentari a disposizione della comunità permettono, infatti, una differenziazione delle varie attività, portando alla formazione di rapporti sociali ed economici piú complessi. Non a caso le prime città si sviluppano in zone fertili, lungo grandi fiumi e in vaste pianure agricole, o in punti che costituiscono passaggi obbligati delle vie commerciali.

L’insediamento urbano piú antico, di cui sinora siano state ritrovate tracce, risale all’8000 a.C., ben 4500 anni prima della nascita delle grandi civiltà fluviali della Mesopotamia ed Egitto. Si tratta della città di Gerico, probabilmente sorta in relazione con le attività mercantili collegate allo sfruttamento del sale e dei minerali della vicina zona del Mar Morto. Le possenti mura e i resti di una torre testimoniano una logica difensiva che permette di pensare la città in un complesso sistema di rapporti con il territorio circostante.
Il primo centro urbano di cui restano tracce consistenti è Catal Huyuk, nell’odierna Turchia (6000 a.C.): un agglomerato ordinato di piccole case in mattoni che occupa un’intera collina. I vicini giacimenti di ossidiana hanno indotto a pensare che la cittadina controllasse l’estrazione e la lavorazione di questo materiale vulcanico. Pitture e rilievi murali ci restituiscono testimonianze importanti della cultura dei suoi abitanti: cacciatori, avvolti in pelli di leopardo, inseguono le loro prede; enormi avvoltoi si cibano delle teste di cadaveri; imponenti leopardi stilizzati dominano le pareti, proteggendo cosí la città e propiziando la caccia; complesse e coloratissime decorazioni geometriche abbelliscono gli interni delle abitazioni. Ritroviamo, insomma, in embrione gli elementi costitutivi fondamentali della civiltà urbana: diversificazione produttiva (agricoltura, caccia, commercio), presenza di attività specializzate (artigianato, pittura), valore polifunzionale degli spazi (nucleo abitativo, santuario, magazzino). Non esiste però ancora una vera concezione dello «spazio urbano»: le case sono costruite l’una sull’altra, mancano le strade, la città non si divide in «zone funzionali» dedicate in modo esclusivo al culto, o alle attività produttive, o alla vita comunitaria. Per ritrovare questi elementi bisogna attendere la formazione di una società piú complessa, diversificata nei ruoli produttivi e stratificata gerarchicamente.

Primi villaggi neolitici
L’economia neolitica, basata prevalentemente sull’agricoltura e sull’allevamento, imponeva all’uomo, piú di quella paleolitica, una vita comunitaria stabile e una collaborazione stretta fra i membri del gruppo sociale.
L’uomo doveva attendere la maturazione dei prodotti seminati, custodire gli animali nei recinti, raccogliere e conservare in un luogo sicuro le eccedenze agricole. Per tutte queste ragioni, la vita diviene sedentaria e si organizza secondo modelli di convivenza piú articolati.
Nascono cosí i primi villaggi neolitici, insediamenti umani costituiti da un agglomerato di capanne, in legno, fango, o anche in altri materiali, e abitati da alcune decine di famiglie. La loro estensione media era di due o tre ettari.
Inizialmente questi villaggi erano privi delle recinzioni che in seguito saranno costruite per difendersi dagli attacchi di animali feroci o dalle razzie di popolazioni nomadi.

Catal Huyuk

Uno dei piú antichi insediamenti abitati che conosciamo è sicuramente l’agglomerato urbano di Çatal Hüyük, un antichissimo villaggio nell’Anatolia meridionale, presso la città di Konia, nell’odierna Turchia, risalente al periodo del secondo Neolitico (7000 a.C. circa). L’estensione di Çatal Hüyük era di circa dieci ettari: le case, in mattoni essiccati al sole, formavano un blocco compatto, quasi come cellette di un alveare. Il villaggio era protetto da un muro periferico che lo difendeva dalle bestie feroci e dai nemici. Le abitazioni erano composte da una camera unica, nella quale si svolgevano tutte le attività quotidiane, o anche da una stanza principale affiancata da una o due altre camere, piú piccole, utilizzate come magazzino. Non esistevano porte o finestre, l’ingresso di queste case perciò era curiosamente sul tetto. Si faceva uso di una scala in legno, che poteva essere rimossa in caso di pericolo, e si utilizzava un’apertura che serviva anche per l’uscita del fumo del focolare (elemento presente in ogni abitazione).
Le pareti di queste abitazioni erano decorate da splendidi affreschi colorati e da altorilievi: il soggetto che compariva piú spesso era una divinità femminile, frequentemente associata ad animali, per simboleggiare il dominio della Dea Madre sulle bestie selvatiche. La divinità maschile era quasi sempre raffigurata sotto forma di toro, durante scene di caccia o danza armata.

Mesopotamia e la nascita della civiltà urbana
Lo sfruttamento agricolo della pianura mesopotamica crea gradualmente condizioni propizie all’insediamento di centri urbani. Dal 3500 a.C. prende avvio una prima fase di urbanizzazione, che vede la città di Uruk

al centro di una complessa opera di organizzazione del territorio: la ricchezza, accumulata attraverso la produzione agricola, consente di avviare scambi con altri centri che producono materie prime e avere specialisti che rafforzano l’organizzazione e il potere della città sul territorio circostante (soldati, fabbri, contabili, artigiani, ingegneri). In breve, si crea una rete di piccole città dipendenti da centri piú importanti. I rapporti gerarchici che si formano all’interno delle città si ricreano in ogni piccolo nucleo abitativo.
I piccoli agglomerati urbani si ingrandiscono e divengono sempre piú complessi: alte mura difendono la città e, soprattutto, le riserve di cibo. Le zone residenziali si separano dagli edifici centrali (templi e palazzi). Nel palazzo del re sono concentrate le attività direttive: scribi e funzionari registrano il traffico delle merci e organizzano il lavoro produttivo e commerciale. La complessità e la molteplicità delle funzioni direttive fa sí che il palazzo reale rappresenti l’edificio piú grande della città: la sua imponenza deve anche manifestare la potenza e la ricchezza del gruppo dirigente. Talvolta accade, come nella fase piú antica di Uruk, che sia il tempio a ricoprire questo ruolo direttivo: riccamente decorato, è innalzato solitamente in posizione elevata, simbolicamente piú vicino agli dei. Lentamente lo spazio urbano comincia ad avere una sua unitarietà e specificità: la città non è piú un insieme casuale di edifici, ma una struttura ordinata, con funzioni e luoghi precisi.
Lo sviluppo delle tecniche architettoniche, ingegneristiche e contabili si accompagna a uno sviluppo della capacità di «pensare» la città: lo testimonia una tavoletta d’argilla del 3000 a.C. (la piú antica pianta di città che si conosca) che rappresenta l’aggregato sumerico di Nippur. In essa sono riconoscibili con chiarezza il corso del fiume Eufrate, il tempio e i canali artificiali.

Cittaà sumere
I sumeri costruirono lungo due fiumi (il Tigri e l’Eufrate) una serie di grandi città, circondate da spesse muraglie di difesa, capaci di ospitare una numerosa popolazione: la principale fu Uruk (che raggiunse forse il numero di cinquantamila abitanti) e poi Ur (la città d’origine, secondo la Bibbia, del patriarca Abramo), Umma e Lagash. Ogni città costituiva, insieme alla parte di campagna a cui era strettamente collegata, uno stato indipendente, ed era considerata di proprietà di un dio, in onore del quale veniva eretto un tempio di mole imponente, di solito a forma di piramide a gradinate, lo ziqqurat. Il tempio era non soltanto il centro della vita religiosa, ma anche di quella economica: infatti, esso era abitato e gestito da sacerdoti, la cui autorità, ritenuta di origine divina, li investiva della funzione di distribuire ai contadini le terre da coltivare, di accumulare derrate alimentari e di organizzare anche le altre forme della vita cittadina. In altre parole, il tempio era il centro organizzativo di tutto il lavoro della popolazione, il luogo di raccolta e di ridistribuzione dei beni prodotti e degli utensili necessari alle diverse attività. I lavoratori consegnavano il frutto della loro fatica nel tempio, cioè al dio di cui erano considerati i servitori, e ne ricevevano in cambio dai sacerdoti il necessario per vivere.

Civiltà dell'Indo
Nella valle dell’Indo il primo centro urbano importante si sviluppa attorno al 2500 a.C.: Mohenjo-Daro si presenta come un grande centro amministrativo (la popolazione raggiunse i 40 000 abitanti) dotato di terme, magazzini e fognature. Le abitazioni sono a due piani, spesso con pozzi e bagni privati. È forse la prima città moderna, con una struttura ordinata e soluzioni ingegneristiche d’avanguardia, che ritroveremo solo nei centri romani piú grandi e piú ricchi (Roma o Pompei) o, a partire dall’inizio di questo secolo, nelle principali città europee (Londra e Parigi).

Mohenjo - Daro
Fu all’inizio del nostro secolo, durante i lavori per la costruzione di una ferrovia, che vennero casualmente scoperte le rovine di due grandi e antiche città, Mohenjo-Daro e Harappa, risalenti al III millennio e già altamente progredite attorno al 2500 a.C. I ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che la vita cittadina di questi centri urbani era intensa, tale da potersi paragonare con quelle delle civiltà egiziana e mesopotamica che fiorivano contemporaneamente in un lontano ambito geografico, ma con le quali le città dell’Indo avevano già intessuto rapporti commerciali: infatti alcuni sigilli identici a quelli indiani sono stati trovati a Ur, in Sumeria.
La struttura urbanistica era notevolmente avanzata: le case erano costruite con muri di mattoni cotti; le strade erano tagliate ad angolo retto, secondo un preciso disegno; lungo le vie principali si trovavano botteghe, mentre agli angoli di alcune vie sorgevano edifici pavimentati nei quali erano stati praticati fori per sostenere grossi recipienti ricolmi di liquidi: si è supposto che fossero luoghi di ristoro dove venivano serviti pasti comuni. Pozzi e canali provvedevano ai rifornimenti idrici. Le città non erano cinte da mura di difesa, ma in posizione elevata sopra le altre case sorgeva una cittadella fortificata all’interno della quale si trovavano edifici pubblici: un granaio per la conservazione delle derrate, una sala per le assemblee e una grande piscina che serviva probabilmente per il bagno rituale (cerimonia di purificazione praticata anche dalla successiva civiltà indiana).

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