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Nozioni fondamentali sulla datazione e le fonti della storia e la preistoria, l’evoluzione della specie, le origini della cultura

Introduzione
La storia viene divisa in cinque ere principali:
• Preistoria (dalla comparsa dei primi ominidi all’invenzione della scrittura 3000 a.C.);
• Età antica (dal 3000 a.C. alla caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.);
• Medioevo (dal 476 all’arrivo in America di Cristoforo Colombo 1492);
• Età moderna (dal 1492 all’inizio della Rivoluzione Francese 1789);
• Età contemporanea (dal 1789 ad oggi).

Per studiare la storia sono state di fondamentale importanza le fonti che ci hanno permesso di ricostruire e spiegare gli avvenimenti del passato. Le fonti vengono divise in:
• fonti primarie (o dirette) costruite nello stesso periodo dell’epoca interessata;

• fonti secondarie (o indirette) costruite in un periodo successivo all’epoca interessata.
Le fonti primarie, a loro volta, vengono suddivise in fonti scritte e fonti non scritte. Le fonti scritte, come può suggerire il nome, sono i testi, i documenti, etc.
Le fonti non scritte, invece, sono i reperti trovati dagli archeologi e sono importantissime perché senza di esse non si potrebbe studiare nessuna epoca storica perché la cultura di un popolo non è costituita solamente di scritti.
Oltre a questa prima distinzione, le fonti primarie si possono suddividere in:
• letterarie (ovvero costituite da opere di letteratura, storia, religione, filosofia e scienza);
• epigrafiche (se si tratta di iscrizioni su pietra, metallo, argilla, etc.);
• iconografiche (se costituite da immagini come disegni, dipinti, pitture rupestri, etc.);
• monumentali (ovvero resti di edifici e siti);
• orali (ovvero testimonianze di persone che hanno vissuto direttamente gli avvenimenti studiati);
• reperti (ovvero oggetti usati in quell’epoca come utensili, monete, armi, arredi, monili, etc.).

Per utilizzare efficacemente le fonti occorre:
• datarle nel modo più preciso possibile;
• individuarne la tipologia tra i parametri precedenti;
• determinarne l’autore o gli autori;
• rilevarne gli scopi;
• dedurne informazioni utili a comprendere il periodo storico interessato.

La preistoria:
Come tutti gli organismi, la specie umana è soggetta all'evoluzione e per ricostruire questo continuo percorso si ha bisogno dell’aiuto dei fossili.

Cosa sono i fossili?
I fossili sono dei resti di esseri viventi che, depositatisi in terreni favorevoli, impediscono la decomposizione e, col passare del tempo vengono sottoposti al cosiddetto “processo di fossilizzazione” venendo sostituiti da minerali o pietre e rimanendo conservati per lunghissimi periodi. Questo processo, solitamente, conserva solamente le parti dure come le ossa. Esistono tuttavia casi particolari in cui l’organismo viene inglobato rapidamente nei materiali che ne bloccano la composizione conservando anche le parti molle.
Sono considerati fossili anche le impronte lasciate da esseri viventi pur non contenendo resti organici.
Gli antichi, non sapendo spiegare i fossili, crederono che essi fossero scherzi della natura, aborti, errori, oppure crederono che fossero dovuti ad una “forza vitale” nelle rocce perché a volte la loro forma non corrispondeva a nessuna specie allora conosciuta.
I primi fossili vennero studiati da Leonardo da Vinci nel XV secolo ma non ebbero seguito fino al Settecento perché si credeva che le specie viventi non potessero mutare nel tempo e che inoltre la Terra esistesse da 6000 anni (età ricavata dalla Bibbia): era la “teoria fissista”.
Verso la fine del Settecento si ebbe la consapevolezza che la Terra dovesse essere molto più antica di quanto si pensasse e che, come la Terra, le specie viventi erano cambiate nel tempo.
Nell’Ottocento si stabilì una definizione convenzionale sulla suddivisione della storia: fu definita preistoria il periodo compreso tra la comparsa dei primi ominidi e l’invenzione della scrittura (3000 a.C.) e storia il periodo compreso tra l’invenzione della scrittura (3000 a.C.) e oggi.
Oggi, la distinzione tra preistoria è accettata solamente per convenzione perché il periodo della preistoria è assai più ampio della periodo etichettato come storia ed è restrittivo un titolo per un’epoca così vasta.
Inoltre, i progressi scientifici hanno permesso di acquistare molte più informazioni di quante se ne potevano acquisire secoli fa anche senza la presenza di fonti scritte.
Oltre a ciò, la scrittura non si diffuse in tutto il mondo contemporaneamente ma comparve prima in Mesopotamia, nella cosiddetta “mezzaluna fertile”. Perciò il confine tra preistoria e storia non è identico in tutto il mondo ma varia da zona a zona.
La storia è la scienza che studia le vicende umane nel loro sviluppo temporale cercando di stabilire i rapporti di causa-effetto. Possiamo affermare che tutto ciò che riguarda l’uomo fa parte della storia.
Per lo studio della preistoria si ha a disposizione solamente le cosiddette fonti mute e per “leggerle” bisogna avere l’ausilio di altre scienze come la paleoantropologia, la chimica, la fisica, la geologia, etc.
Tra datare i reperti è molto utile la stratigrafia, ovvero lo studio delle rocce sedimentarie perché sapendo che gli strati più profondi sono i più antichi, il geologo può ricostruire un ordine cronologico tra i vari reperti. Un reperto, tuttavia, può anche essere datato in maniera assoluta grazie alla datazione radiometrica. In natura, esistono degli elementi instabili, gli isotropi radioattivi che, col passare del tempo, cedono energia trasformandosi in elementi sempre più stabili (si dice che “decadono”) e ogni isotopo ha una velocità caratteristica e costante: si può allora stabilire l’età di un reperto determinando la percentuale di un certo isotopo e del corrispettivo elemento stabile che contiene. Un esempio famoso è quello del carbonio-14.

L'ominazione:
Il naturalista svedese Carlo Linneo fu il principale sostenitore della teoria errata dell’immutabilità delle specie e dell’idea che nella Terra ci fossero tante specie quante sono narrate nella Bibbia.
Tra i primi sostenitori della nuova teoria dell’evoluzionismo vi fu Lamarck. Secondo Lamarck, i caratteri acquisiti da un individuo si trasmettono ai discendenti cosicché col passare del tempo, è possibile che nascano nuove specie. Oggi, naturalmente, sappiamo che si trasmettono solamente i caratteri determinati dai geni ma il merito di Lamarck fu quello di intuire che l’ambiente influisce sui caratteri degli esseri viventi.
Tra i più importanti libri su questo argomento vi è “L’origine delle specie” di Charles Darwin dove espone la sua teoria dell’evoluzione per selezione naturale.
I primati, sono una specie di mammiferi di cui noi facciamo parte e comparvero circa 60 milioni di anni fa.
Essi erano di piccole dimensioni e vivevano sugli alberi.
Circa 10 milioni di anni fa, però, ci furono grandi mutamenti climatici che ridussero la presenza di foreste e crearono perciò un ambiente poco adatto ai primi primati. Una parte di essi diventò antropomorfa mentre un’altra parte intraprese un lento processo di adattamento al nuovo ambiente: furono i primi ominidi, di cui noi siamo l’unica specie ancora in vita. Affermare che l’uomo derivi dalla scimmia è pertanto sbagliato: uomo e scimmia hanno avuto progenitori comuni che milioni di anni fa hanno intrapreso percorsi evolutivi diversi creando due famiglie separate.

L’ambiente della savana favorì lo sviluppo della stazione eretta, cioè il saper reggersi su due gambe. Questa fu una conquista evolutiva molto lenta.
Circa 4,2 milioni di anni fa comparvero i primi esemplari di australopiteco, un ominide proveniente dall’Africa centro-orientale dove si pensa che sia la “culla dell’umanità”.
Erano alti fino a un massimo di un metro e mezzo ed erano dotati di una capacità cranica di circa 400-450 cm3, lontana rispetto a quella dell’uomo moderno (1400 cm3) ma più sviluppata di quella delle scimmie antropomorfe.
Nel 1974 una spedizione scientifica statunitense ritrovò i reperti di un australopiteco femmina alto circa 1,30 m e pesante circa 30 kg. Le venne dato il nome di “Lucy”.
Lucy apparteneva alla famiglia denominata “Australopithecus afarensis“ , era vissuta circa 3,2 milioni di anni fa. Si pensa che sia morta per malattia o vecchiaia perche le sue ossa non riportano segni di traumi vicino ad un corso d’acqua; i sedimenti l’avevano coperta fossilizzandone i resti.
Gli “afarensis” sapevano stare eretti ma si trattava di un bipedismo ancora imperfetto.
Né l’ “afarensis” né altre specie di australopitechi più antiche, tuttavia, esauriscono la ricerca del momento nel quale si dividono i destini evolutivi delle scimmie antropomorfe e dei primi ominidi.
Tuttavia, si è sicuri che la risposta a questo dilemma non può prescindere da un fatto.
Circa 2,5 milioni di anni fa, comparve in Africa centro-orientale l’Homo habilis, una specie con caratteristiche più evolute rispetto agli australopitechi. Aveva una capacità cranica di 600-800 cm3 ed era capace di costruire rozzi strumenti . Questa specie elaborò anche una suddivisione dei compiti dove i maschi si dedicavano alla caccia mentre le femmine all’allevamento dei figli e alla raccolta di vegetali.
Risalgono a 1,5 milioni di anni fa i resti più antichi della specie “Homo erectus” che scoprì il fuoco ed è probabile che fosse in grado di comunicare attraverso un linguaggio rudimentale. Questa specie è il tipo appartenente alla famiglia “Homo” che è rimasti in vita più a lungo.
Contemporaneamente alla presenza dell’ “Homo erectus” altre specie del genere “Homo” si differenziarono dando origine all’uomo di Neanderthal comparso circa 300 000 anni fa.
L’uomo di Neanderthal aveva una corporatura tozza ma aveva una capacità cranica uguale a quella dell’uomo attuale. Gli appartenenti a questa specie vivevano in caverne dove si trovarono numerosi utensili. Vivendo in tribù, consolidarono i legami socio-familiari e usavano seppellire i morti. Il ritrovamento di scheletri con ossa fracassate testimonia l’inizio di scontri armati fra gruppi diversi, probabilmente per la conquista e la difesa delle risorse.
Dopo la scomparsa degli ultimi neanderthaliani, in Europa, si diffuse un’altra popolazione, circa 40 000 anni fa, si tratta dell’ “Homo sapiens”, o uomo di Cro-Magnon. Questa specie fece delle pitture rupestri con raffigurazioni di animali e scene di caccia. Si pensa che anche questa specie sia nata in Africa.
Si pensa che tutte le popolazioni attuali discendano da un unico gruppo formatosi tra 100 000 e 200 000 anni fa in Africa orientale dove attualmente abitano i boscimani e che poi siano migrate in tutto il mondo.
Se si pensa alle distanze coperte dai nostri antenati questa migrazione assume i caratteri di un impresa grandiosa.
Dal punto di vista della genetica il concetto di “razza” risulta inapplicabile e del tutto falso perché il patrimonio genetico di tutti i gruppi umani si è dimostrato sostanzialmente identico indipendentemente da tratti secondari sviluppatisi a seconda delle condizioni ambientali.

La cultura della preistoria:
La preistoria viene convenzionalmente divisa in periodi sulla base del materiale principalmente usato. Il materiale più usato nella preistoria è la pietra ed è anche il materiale meglio conservato.
La fase più antica della preistoria è l’età della pietra che, a sua volta, è divisa in Paleolitico (“età della pietra antica”), Mesolitico (“età della pietra di mezzo”) e Neolitico (“età della pietra nuova”).
Queste tre fasi ebbero durata diversa e il passaggio tra l’una e l’altra è stato molto graduale e, come è successo per la scrittura, non è avvenuto contemporaneamente in tutto il mondo.
Il Paleolitico inizia dalla comparsa dell’ “Homo habilis”, il primo capace di lavorare la pietra e finisce circa nel 10 000 a.C.
Gli ominidi vissuti prima del Paleolitico, non lavoravano gli oggetti ma li usavano come si trovavano in natura. Nel Paleolitico, incominciarono a lavorare la pietra rendendola tagliente e veniva usata per tagliare la carne, per scavare ma anche come arma. Questo antenato del coltello affilato da un solo lato venne chiamato “chopper”.
Con l’ “Homo erectus”, la pietra veniva scheggiata da entrambi i lati. Le pietre “bifacciali” ritrovate vennero chiamate “agmigdala”. Il materiale più usato fu la selce, una roccia dura ma facilmente scheggiabile.
Anche il passaggio dai chopper alle amigdale è il risultato di lunghissimi tempi. Quando le tecniche si tramandavano praticamente immutate, si alternavano a periodi più creativi e innovativi.
Gli studiosi hanno così catalogato diverse industrie litiche, ovvero che usavano la pietra.
Per industria non si intende il significato per noi abituale ma la tecnica con cui i nostri progenitori trasformavano la materia e anche l’insieme degli oggetti fabbricati.
Circa 200 000 anni fa fu scoperta la tecnica di Levallois che consentiva di ricavare da uno stesso blocco di pietra diverse schegge, ciascuna delle quali veniva poi lavorata. Con l’ “Homo sapiens” la tecnica di Levallois venne perfezionata così che dal blocco di pietra non si ottennero più schegge ma lame, accuratamente lavorate e di forma diversa.
L’uomo, è sempre stato superiore rispetto agli animali per l’intelligenza nell’uso delle mani che migliorarono le capacità cerebrali.
Gli uomini del Paleolitico ricavavano il loro nutrimento dalla caccia e dalla raccolta di frutti e vegetali, limitatamente, dalla pesca. Vivevano in piccoli gruppi ed erano composti da un minimo di venti individui e con un massimo di cento individui. In questi primi nuclei di cacciatori-raccoglitori nomadi erano già capaci di crearsi delle strategie di caccia o di raccolta. In questi primi gruppi non c’erano gerarchie sociali ma solamente delle divisioni del lavoro in base al sesso: i maschi si dedicavano alla caccia mentre le femmine si dedicavano alla raccolta di vegetali spontanei e all’allevamento dei figli.
Con l’ “Homo erectus” si ebbe una delle più importanti conquiste del Paleolitico: la scoperta del fuoco, circa 500 000 anni fa. L’uomo imparò a controllare e conservare il fuoco divampato grazie ai fulmini e, molto tempo dopo, divenne capace di accenderlo a suo piacimento.
La scoperta del fuoco fu una vera e propria rivoluzione perché permise di cuocere il cibo, scaldarsi, tenere lontane le bestie feroci, di indurire le punte delle lance e combattere il buio della notte.
Le attività dell’uomo del Paleolitico, risultano impossibili senza l’ausilio di una comunicazione verbale. Ciò permise la creazione di organi dediti a articolare ed emettere il suono perciò possiamo affermare che ogni essere umano nasce privo di conoscenze linguistiche ma perfettamente predisposto al linguaggio.

- - - Forme di culto e forme d'arte:
L’uomo di Neanderthal praticava il culto dei defunti seppellendoli. Nelle tombe si sono trovati resti di fiori, utensili e cibo. Il defunto veniva messo rannicchiato verso est in base ad una credenza magica. Secondo essa, il defunto messo in posizione errata sarebbe tornato a turbare i vivi.
Questi elementi fanno pensar che già nel Paleolitico ci fosse la credenza di un’altra vita dopo la morte.
Nel tardo Paleolitico venivano sacrificati animali verso una forma magico-religiosa.
In seguito a ritrovamenti di crani con uno strano allargamento del foro occipitale, si pensa che gli appartenenti alla specie dell'“Uomo di Neanderthal”, estrassero il cervello per poi mangiarlo perché si credeva che così si sarebbe assorbito il valore e la potenza del defunto. Questa pratica è ancora oggi attuata in alcune popolazioni della Nuova Guinea.
Si pensa che gli uomini del Paleolitico non fossero in grado di riprodurre la realtà come si imparò quando venne introdotta la “civiltà”.
Si pensa tuttavia che quelle pitture rupestri avessero un carattere simbolico e una funzione ben precisa come quella di creare un fatto che avverrà oppure potrebbero avere anche una funzione mnemonica, ossia conservare un ricordo che altrimenti andrebbe perso.
E’ molto probabile che ci fossero dipinti anche all’aperto, in seguito cancellati dagli agenti atmosferici.
Essendo che spesso i dipinti erano in delle posizioni poco favorevoli alla vista, si esclude che l’arte avesse lo stesso scopo che ha per noi oggi.
Dal punto di vista della storia della Terra, noi viviamo nel periodo quaternario iniziato con la comparsa dell’ “Homo erectus”. Durante il periodo quaternario si sono succedute quattro lunghe fasi di clima freddo, le glaciazioni. Questo mutamento climatico influenzò cambiamenti nella fauna e nella flora.
Il periodo fra il 10 000 e l’8000 a.C. è detto Mesolitico. Si tratta di una fase di transizione, dove la riduzione delle risorse alimentari provocò la riduzione degli esseri umani.
In quell’epoca, gli oggetti venivano creati col manico e ciò ne aumentò la maneggevolezza.
Una grande invenzione del Mesolitico fu l’arco che permise di cacciare prede piccole e veloci.
Il ritrovamento di numerosi ami e arpioni testimonia un ricorso più intenso della pesca.
Nel Mesolitico si imparò, sempre tramite un lento processo, l’addomesticamento degli animali. Il primo animale a essere addomesticato fu il cane che venne utilizzato soprattutto come aiuto nella caccia. Successivamente vennero addomesticati capre e bovini che fornivano riserve di cibo sicure e permettevano di ridurre gli spostamenti in ricerca di prede.

Agricoltura e vita sociale, il Neolitico:
Intorno all’8000 a.C. cominciò l’ultima fase della preistoria, il Neolitico (“età della pietra nuova”).
In questo periodo la pietra non veniva più scheggiata ma levigata. Il Neolitico finisce convenzionalmente intorno al 3000 a.C. con la comparsa della scrittura in Mesopotamia.
L’avvenimento più importante del Neolitico è stata la scoperta dell’agricoltura e la conseguente capacità di coltivare le piante. Questa fu la prima grande rivoluzione della storia che portò enormi conseguenze nei millenni a venire.
L’agricoltura, ovviamente, non nacque in un giorno e, come la scrittura, non si sviluppo in tutte le parti del mondo contemporaneamente.
Il primo vegetale coltivato fu il pyrolimax, una sorta di cereale.
Con lo sviluppo dell’allevamento e dell’agricoltura, i popoli si poterono stanziare anche in terreni pianeggianti come la Mesopotamia o la valle del Nilo dove non pioveva spesso ma le ingenti risorse d’acqua bastavano per tutte le necessità primarie.
Si pensa che il motivo per cui la coltivazione si sia sviluppata proprio in Mesopotamia è che lì sorgevano spontaneamente 32 delle 56 piante utili all’alimentazione dell’uomo oltre che per il clima favorevole.
Prima dell’arrivo dei colonizzatori spagnoli, l’America aveva sviluppato una sua coltivazione diversa sviluppata principalmente sul mais.
Gli uomini, dove poterono sviluppare sia l’agricoltura sia l’allevamento, divennero sedentari. Anche questo processo, come molti altri detti in precedenza, impiegò diverso tempo.
Il terreno però, impoverendosi delle risorse necessarie per la coltivazioni di quelle piante, fece risultati sempre meno soddisfacenti. Per risolvere questo grave problema, l’uomo scoprì successivamente la concimazione del terreno, la rotazione delle colture e il maggese. Aiutò anche l’invenzione di mezzi come l’aratro e la ruota.
Le comunità agricole crescevano più velocemente delle comunità nomadi.
Inoltre, le comunità agricole sedentarie, producendo più del necessario, davano il diritto di sfamarsi anche a persone che non coltivavano; in questo modo un individuo si poteva specializzare in altri mestieri come la difesa, il culto degli dei o l’artigianato. In questo modo, nacquero comunità permanenti, più numerose che vivevano in villaggi.
I villaggi avevano un modello standard: le case erano costruite in mattoni di fango e i detriti formavano una specie di rialzo sul terreno.
Sono state ritrovate due città particolari: Gerico (in Palestina) e Çatal Hüyük (nell’Anatolia sud-orientale) che sembrano prefigurare una struttura urbana: per le loro dimensioni (circa 2000 abitanti per la prima e più di 5000 per la seconda). La “città”, inoltre, presentava opere difensive. Oltre a queste caratteristiche fisiche avevano un livello culturale e socio-economico diverso dalle altre.
Si trovarono statue che si pensano risalenti all’ultima fase del Paleolitico, si tratta delle cosiddette Veneri paleolitiche che si pensa che non siano realistiche ma che siano una forma di religiosità, di culto verso la dea madre ovvero la Terra che decideva il destino degli uomini. Un esempio è la Venere di Willendorf rappresentante la fertilità.
Creando statuette d’argilla, l’uomo si rese conto che vicino al fuoco essa si induriva. Con la necessità di conservare il cibo e il conseguente bisogno di servirsi di contenitori, l’uomo scoprì la ceramica che era facilmente modellabile e impermeabile.
Intorno al 6000 a.C. si incominciò a filare il lino per ottenere i primi tessuti servendosi da un telaio rudimentale.

- - - L'età dei metalli:
Con l’espressione età dei metalli si indica, convenzionalmente, il periodo compreso tra la fine del V e gli inizi del IV millennio a.C. durante il quale l’uomo scopre l’estrazione e la lavorazione dei metalli. Probabilmente furono scoperti dalle persone che lavoravano nei forni per essiccare i granelli di cereale che, vedendo al calore che alcune pietre si liquefacevano, crearono i primi forni costruiti in piccole buche o depressioni (fornaci a pezzetto).
Già le persone contemporanee alla scoperta dei metalli ne capirono subito l’importanza tanto che Esiodo, poeta greco, si serviva dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro per designare le età dell’uomo.
Nella prima metà dell’Ottocento, l’archeologo danese Thomsen suddivise la preistoria in base al materiale principalmente usato: età della pietra, del bronzo e del ferro. Successivamente venne introdotta l’età del rame.
L’età del rame è l’età che comprende le prime esperienze con i metalli mentre veniva ancora usata la pietra infatti venne chiamata anche età calcolitica.
L’età del bronzo, invece, è il periodo in cui l’uomo fuse il rame con quantità variabili di stagno ottenendo una nuova lega: il bronzo.
Così, due materiali fragili (rame e stagno), trasformandosi in bronzo, acquistavano durezza e compattezza. Questo processo è detto “alligazione”.
Con questa lega furono realizzati utensili migliori e armi più efficaci.
L’età del ferro è l’era più “moderna” dell’età dei metalli. In seguito ad un approvvigionamento di rame e stagno, il bronzo subì un duro calo. Nella ricerca di metalli alternativi, si utilizzò il ferro battuto.
La produzione ed il ferro, insieme alla ruota e all’aratro, è stata la più importante innovazione tecnologica del mondo antico. La lavorazione del ferro, inoltre, permise la nascita di un nuovo mestiere: il fabbro.
I giacimenti di stagno erano rari e la diffusione del bronzo testimonia l’esistenza di una grande rete commerciale già nel III millennio a.C. Ciò significa che la lavorazione dei metalli è legata allo sviluppo delle città urbane. Le transazioni commerciali avvenivano sotto forma di baratto.
Successivamente nacque una nuova forma di pagamento: veniva valutato il peso di una barretta di metallo che aveva la stessa funzione di una moneta.

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