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Culto dei morti e magia

Età paleolitica: l'uso di dare sepoltura ai morti, l'uso di disporre gli scheletri nella tomba, con il capo rivolto verso Oriente.

E io lo dico a Skuola.net
Le origini del culto dei morti e della magia

L’uso di dare sepoltura ai morti, praticato già dall’Uomo di Neadertal, ha lasciato tracce sin dalle più antiche fasi della storia umana. Nelle tombe preistoriche infatti sono stati trovati corredi funerari (cibo, ornamenti, utensili) che dovevano servire al defunto per la sua “nuova” vita dopo la morte. Talvolta gli scheletri erano disposti rannicchiati nella tomba, con il capo rivolto a Oriente (forse per simboleggiare una seconda nascita), e spesso le ossa erano colorate con ocra rosse (come per ridare vita al cadavere, restituendogli magicamente il sangue che la morte gli aveva sottratto).
La sepoltura dei morti in questa fase assolveva dunque diversi scopi: oltre che adempire alle ovvie funzioni pratiche, era forse anche un rito magico, inteso a impedire che l’anima del defunto potesse ritornare a turbare l’esistenza dei vivi.
Alcune pitture rupestri, che raffigurano scene di caccia o uomini travestiti da animali, sembrano attestare l’esistenza di rituali e di credenze magiche. La raffigurazione di branchi di cervi e bufali, infatti, non aveva un semplice significato decorativo, ma costituiva un’ evocazione di questi animali, una specie di “trappola” magica con cui prima della caccia il gruppo attirava simbolicamente gli animali a portata delle proprie armi.
Queste raffigurazioni potevano anche costruire una specie di compensazione magica, con la quale si restituivano alla natura, attraverso un disegno, gli animali uccisi nel corso della caccia.
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