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-La Russia nel XVII secolo-

Con l’elezione di Michele Romanov nel 1613, in Russia terminò una lunga fase di disordini e conflitti interni, iniziata dopo la morte di Ivan IV il Terribile.
Michele Romanov proveniva da una famiglia di Boiardi e col suo regno lo stato di tensione si attenua.
Nella prima metà del XVII secolo la nobiltà, composta dai Boiardi e dai funzionari statali, si ricompatta; lo Zemsky Sobor, ossia l’assemblea dei ceti (Boiardi, Pomesciki, Mercanti e Clero), istituita da Ivan il Terribile, divenne il modo attraverso il quale i nobili esprimevano i loro intendimenti.
Nel 1649, durante il regno dello Zar Alessio, lo Zemsky Sobor approvò un Codice Civile e Penale, che esprimeva tutti gli interessi di ogni gruppo nobiliare; esso introduceva in modo rigido la Servitù della Gleba per i contadini e stabiliva limiti alla libertà di movimento dei mercanti e degli artigiani.
Questo irrigidimento delle strutture sociali, accompagnato da un aumento della pressione fiscali, necessaria per potenziare gli apparati dello Stato e l’esercito, causò tra il 1670 e il 1671 una grande rivolta di cosacchi e di contadini. Questa ribellione venne sedata e portò ad una maggiore alleanza tra lo Zar e i Ceti Nobiliari.

Nel 1682, quando aveva solo dieci anni, venne incoronato Zar Pietro I il Grande, che assunse il potere effettivo nel 1689.
Egli intraprese una politica di rinnovamento della società russa e di rafforzamento delle strutture dello Stato, cercando di imitare i modelli comportamentali e istituzionali dell’Europa Occidentale, zona che Pietro aveva visitato nell’ultimo decennio del 1600.
Egli impose inizialmente l’adozione obbligatoria di acconciature occidentali, cosa che suscitò polemiche poiché andava a toccare le tradizioni religiose cristiano-ortodosse, per poi occuparsi principalmente al rinnovamento delle strutture statali russe, infatti Pietro il Grande:
• Ristrutturò, ampliò e rafforzò l’intero Esercito russo;
• Riorganizzò le modalità di prelievo fiscale, aumentando anche di cinque volte le richieste ai suoi contribuenti;
• Riorganizzò la Chiesa Ortodossa sul territorio russo, infatti abolì la figura del Patriarca, per farla sostituire da un sinodo (ossia un’assemblea ecclesiastica) di dieci vescovi.
• Abolì la Duma dei Boiari, che era l’assemblea della più alta nobiltà, ormai rimasta priva di potere;
• Non convocò più lo Semxky Sobor;
• Governò libero dal controllo delle Assemblee Cetuali, con la collaborazione di un Senato di nove membri da lui eletti;

• Eliminò la distinzione tra i ceti nobiliari dei Boiari e dei Pomesciki attraverso una riorganizzazione degli apparati burocratici, culminata con l’emanazione nel 1722 della Tavola dei Ranghi, un regolamento che obbligava la nobiltà a prestare servizio nella pubblica amministrazione e apriva anche ai non nobili competenti la possibilità di far carriera burocratica; inoltre la Tavola in tre categorie e in quattordici gradi le carriere dei funzionari, i quali dovevano tutti iniziare la propria carriera dal primo livello per poi ricevere compiti e retribuzioni maggiori passando ai livelli superiori;
• Conferma le norme che regolano la Servitù della Gleba a disposizione dei Nobili e conferma i diritti di amministrazione della giustizia ai proprietari terrieri nell’area di loro proprietà;
• Sposta la Capitale da Mosca a San Pietroburgo, città sulle rive del Mar Baltico, molto più vicina all’Europa Occidentale.

Queste innovazioni statali non avvennero senza lo spargimento di sangue, infatti avvennero migliaia di esecuzioni di oppositori; anche lo stesso figlio di Pietro il Grande, Alessio, avvicinatosi ai gruppi di opposizione, venne rinchiuso in prigione, dove poi morì.

Alla morte di Pietro I il Grande si riaprì un periodo di crisi per quanto riguarda la successione, così come era avvenuto alla morte di Ivan IV il Terribile.

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