SteDV di SteDV
Habilis 4202 punti

Il XVI secolo tra economia e sviluppo

La “rivoluzione dei prezzi”

La conquista del Nuovo Mondo fu alla base di un radicale cambiamento economico, i cui effetti sull’Europa si apprezzarono a partire dal XVI secolo. Prodotti come il mais, la patata, il pomodoro, il tabacco, la vaniglia e il cacao rivoluzionarono la vita materiale dell’Occidente, mentre anche l’America risentì delle colture e delle specie animali introdotte dai conquistadores.

Nel Cinquecento l’Europa fu interessata da un netto aumento demografico, per cui diminuì la disponibilità di merci e beni alimentari. L’importazione di metalli pregiati dal Perù e dal Messico (oro, argento) generò una forte inflazione sul valore dei metalli stessi e sul denaro, che con essi era coniato. Ciò produsse il fenomeno della “rivoluzione dei prezzi”, ossia l’aumento drastico del valore dei beni e la conseguente crisi economica di molti paesi europei. La Spagna fu la prima a risentirne, seguita dall’Italia, dalla Francia, dall’Inghilterra, dai Paesi Bassi e dagli stati feudali dell’Europa orientale. La reazione al problema avvenne in modo disparato: alcuni stati elaborarono tecniche produttive più efficaci e si distinsero in zone di sviluppo, altri mantennero l’antico assetto feudale e furono perciò zone di arretratezza.

La nascita del capitalismo moderno

Nei territori europei orientati allo sviluppo delle tecniche produttive si diffuse una nuova mentalità imprenditoriale ed ebbe origine il concetto economico di capitalismo. Specialmente nel settore agricolo, si tese ad intensificare lo sfruttamento dei terreni a scopo di profitto ed oltre i limiti dell’economia di sussistenza. La nascita di nuove rotte commerciali incoraggiò i traffici internazionali da parte delle società capitaliste. In particolare, crebbe il ruolo produttivo dell’Europa Nord-occidentale, che sostituì così il Mediterraneo come centro degli scambi via mare. Il nuovo gioco di interessi coincise con l’aumento della circolazione monetaria, per cui si svilupparono gli strumenti di credito e nuovi istituti bancari. L’esercizio bancario divenne un’attività estremamente redditizia, diffusa in Italia (Genova, Milano, Venezia) ma soprattutto in Germania con la dinastia dei Fugger di Augusta. Questi ultimi trassero notevoli profitti dal prestito alle monarchie regnanti, che solitamente acconsentivano a tassi d’interesse elevatissimi.

La produzione industriale

Naturalmente, la diffusione del capitalismo coincise con una serie di innovazioni tecnologiche a livello produttivo. Si adottarono i primi altoforni per la fusione dei metalli e si ricorse a nuove tecniche di lavorazione dei tessuti. In sostanza, l’aumento di ricchezza consentì di migliorare i metodi di produzione dei beni e di ridurne il costo. Per questo i mercati capitalisti come l’Inghilterra e i Paesi Bassi poterono imporsi sulla concorrenza artigianale di paesi come l’Italia, che producevano merci di qualità ma in tempi lunghi e a costi maggiori.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email