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Regno di Carlo II, l’ascesa dei partiti politici e la dinastia degli Hanover

Carlo II, memore della fine del padre, accettò almeno apparentemente le condizioni poste dal Parlamento, che vietavano al re di avere un esercito permanente, risorse sufficienti a governare anche in assenza del Parlamento, e tribunali riservati. Il tacito accordo tra re e parlamento fu un atto di reciproca comprensione. In realtà, almeno nei primi tempi, il parlamento era padrone di fatto, se non di diritto.

Carlo II sperimentò fallimenti anche nei suoi tentativi di far andare in porto il suo programma sul piano religioso. Egli aveva già tentato di far accettare l’emancipazione dei cattolici insieme a quella dei dissidenti, ma il parlamento aveva respinto il provvedimento, e gli stessi dissidenti si erano ribellati all’idea di venire accomunati ai cattolici. Rimaneva così in vigore la legge che escludeva da ogni funzione pubblica chi non giurava fedeltà alla supremazia del re e alla confessione anglicana. I pari cattolici dovettero così abbandonare la Camera dei Lords, e lo stesso fratello del re si trovò in una condizione difficile.

Intanto l’interesse per gli affari pubblici, e dunque per la politica, si diffondeva nel Paese, e cominciavano a definirsi due diverse tendenze, incarnate in due diversi gruppi. Gli uni, come i cavalieri della guerra civile (cavaliers) erano amici del re. Costoro furono battezzati Tories, briganti irlandesi, per insinuare che erano solo papisti camuffati. Quel soprannome diventò per loro un appellativo di cui andar fieri. Gli altri furono battezzati Whigs, ed erano nemici del re. Whig era l’abbreviazione di whigamore, un gruppo di contadini puritani della Scozia. I Whigs erano dei ribelli, e si schierarono dalla parte dei dissidenti e dei mercanti di Londra. I Tories erano attaccati alla proprietà terriera e alla Chiesa anglicana.

Nel 1679, dopo 17 anni, il re convocò le elezioni, e i Whigs ottennero la vittoria. Il loro successo fu dovuto ad un rinnovato timore del cattolicesimo, timore che si era diffuso a tal punto che essi miravano ad escludere dalla successione il fratello del re, cattolico, mentre i Tories pensavano che bastasse limitarne il potere.
Nel 1681 Carlo sciolse il Parlamento, che aveva riunito a Oxford proprio per evitare che potesse essere sostenuto dalle folle di Londra. Lo scioglimento del parlamento fu in gran parte dovuto al fatto che il re non ne aveva bisogno per i suoi sussidi, poiché il re di Francia Luigi XIV era intervenuto personalmente per finanziarlo.

Alla sua morte Carlo II lasciò al fratello un potere che aveva di nuovo assunto le caratteristiche del dispotismo. Nonostante i divieti del parlamento, egli aveva ricominciato a crearsi un esercito permanente, e a tale tentativo il paese non si oppose, tanto era il suo desiderio di pace. Anche il cattolicesimo del nuovo re, Giacomo II, non sollevò un’opposizione violenta. Veniva ammesso che egli praticasse la sua religione, purché non pretendesse di convertire il paese. Se Giacomo fosse stato un buon mediatore, come suo fratello, avrebbe potuto regnare in pace. Invece era poco intelligente, ostinato, ed energico al punto che sia in Inghilterra sia in Scozia la repressione religiosa cominciò a farsi sentire pesantemente. Per molti sembrava tornato il tempo di Maria Tudor. Stava rinascendo l’antico conflitto tra gli Stuart e il popolo, che tuttavia pazientò, ma solo finché il re non ebbe eredi maschi. Fino a quel momento, infatti, l’erede al trono era stata la principessa Maria, buona protestante, e moglie di Guglielmo d’Orange. Ma quando il re, nelle seconde nozze con la cattolica Maria di Modena, ebbe un erede maschio, si tentò di tutto per evitare la successione di un cattolico. Da parte loro, Maria e Guglielmo d’Orange non esitarono a schierarsi contro il rispettivo padre e suocero, e mantennero contatti costanti con i partiti inglesi. Bastava un invito preciso e sarebbero intervenuti a modificare la situazione.

Il 5 novembre 1688 Guglielmo sbarcò con il suo esercito in Inghilterra, ed ebbe dalla sua parte i grandi signori, la Chiesa, l’Università. La stessa Anna, seconda figlia del re, si unì ai ribelli. Giacomo si sentì abbandonato da tutti. Invece che catturare il re, i suoi avversari preferirono lasciargli aperta una via di fuga. Giacomo partì per la Francia, gettando nel Tamigi il “gran sigillo” d’Inghilterra, sperando di impedire lo svolgimento di tutti gli affari. Ma ovviamente questo gesto non servì a nulla, perché i sigilli si sostituiscono. Il re fuggiasco fu considerato un re che aveva abdicato, e questo rendeva possibile la proclamazione di Maria come regina. Ma Maria rifiutava di regnare senza il suo sposo, che da parte sua non voleva essere un semplice principe consorte. Una convenzione, finalmente, li riconobbe entrambi, e ebbe così inizio il “regno di Guglielmo e Maria”, nel febbraio 1689. Dopo questo vero e proprio compromesso non fu più possibile parlare di diritto divino per i re d’Inghilterra, ma fu proprio grazie al compromesso che questa rivoluzione fu possibile senza spargimento di sangue, senza guerra civile.

Con l’avvento al trono della regina Anna la successione inglese era sembrata discretamente sicura, perché la sua era una famiglia numerosa. Sfortunatamente tutti i suoi figli morirono prima di lei, cosicché nel 1701 fu necessario approvare l’Act of Settlement, una misura voluta dai Whig che prevedeva la successione alla Casa di Hanover. Alla morte di Anna, nel 1714, la successione entrò in vigore nonostante gli sforzi dei Tory miranti a restaurare sul trono la dinastia Stuart.

Nel 1700 i termini Whig e Tory erano ormai d’uso comune. I politici erano nettamente divisi in due gruppi, quegli stessi gruppi che avrebbero poi costituito la base del sistema politico britannico. Per fare una distinzione generica tra le due diverse tendenze si può ricordare che il partito Whig era a favore della preminenza della libertà personale, laddove la visione Tory insisteva sul diritto divino della monarchia. Pertanto i Whig sostennero la successione degli Hanover, ingraziandosi il futuro re, Giorgio di Hanover, ancor prima della morte della regina Anna, che era succeduta a sua sorella Maria e al cognato Guglielmo; i Tory, apparentemente, per restare al potere non potevano far altro che sostenere la dinastia giacobina, nonostante l’idea di appoggiare un re cattolico risultasse loro ripugnante. I Tory appartenevano soprattutto alla classe gentilizia, la nobiltà terriera, ed erano contrari alla guerra in corso, quella di successione spagnola, perché prolungarla significava imposizione di nuove tasse. I Whig, che rappresentavano le classi mercantili, erano in genere più disposti alle guerre, poiché in campo commerciale questo significava guadagni. Anche in materia di religione sussistevano diversità: i Whig erano per la chiesa bassa, i Tory per la chiesa alta.

Allo scoppio della guerra di successione di Spagna l’intervento inglese fu determinato soprattutto dal desiderio di mantenere in Europa l’equilibrio dei poteri ed impedire a Luigi XIV di riunire le forze di Francia e di Spagna. In questa guerra, nella quale le nuove armi da fuoco (fucile a pietra focaia e baionetta, inventati da Vauban nel 1687) avevano sostituito la picca e il moschetto, le perdite nei due campi furono terribili.
Nonostante le vittorie, gli inglesi non seppero arrivare ad una pace vantaggiosa. Swift pubblicò un pamphlet, La condotta degli alleati, nel quale scriveva: “Dopo dieci anni di una guerra trionfale, venirci a dire che è impossibile ottenere una buona pace, ci sembra sorprendente”. “Dopo la battaglia di Ramillies i Francesi erano così scoraggiati per le loro perdite, e così impazienti di ottenere la pace che il loro re era pronto a firmarla a qualunque condizione, purché al limite della ragionevolezza. Ma quando i suoi sudditi vennero informati delle nostre esorbitanti richieste, si sentirono gelosi del suo onore e furono unanimi nell’aiutarlo a continuare la guerra a qualunque costo, piuttosto che adattarvisi. Ciò ha rafforzato la sua autorità, e siccome le somme ch’egli spende le spende nel proprio Paese, non arrischia di essere ostacolato dalla mancanza di denaro.”

Il trattato di pace fu infine firmato a Utrecht nel 1713. Fu attaccato duramente dai Whigs, ma non era un cattivo trattato. L’Inghilterra otteneva due basi importanti nel Mediterraneo, Gibilterra e Port Mahon, e aumentava i suoi possedimenti nel nuovo mondo a scapito della Francia. Non riuscì invece a strappare alla Spagna il suo immenso dominio coloniale, ma vi ottenne dei privilegi. Avrebbe potuto importare schiavi in America del sud, e inviarvi ogni anno una nave carica dei suoi prodotti. Anzi, ben presto, quest’unica nave si trasformò in un’intera flotta.
La Francia si impegnò a non dare più asilo ai pretendenti Stuart in esilio. Una volta indebolite tutte le sue rivali europee, l’Inghilterra conquistò una posizione preponderante in Europa, anzi diventò arbitro del mondo.
La pace di Utrecht, giudicata troppo blanda, in realtà era esattamente una pace all’inglese: era abbastanza elastica da non ridurre l’avversario alla disperazione, ma abbastanza dura da arricchire l’Inghilterra e il suo commercio.

La prima metà del ’700, sotto la dinastia Hanover, fu un periodo di stabilizzazione e di crescita. La Rivoluzione Industriale aveva già iniziato a modificare la struttura del paese, ma ancora non se ne avvertivano gli aspetti negativi. La Gran Bretagna, non ancora divisa da lotte di classe, attraversò un periodo di predominio aristocratico ben accetto, con i governi locali gestiti da rappresentanti della nobiltà terriera, i cosiddetti "squires". Fu un periodo di tolleranza, moderazione, buon senso, un’età in cui si cercò di raffinare i modi e introdurre nella vita di ciascuno le regole della ragionevolezza.
Il bilancio complessivo della vita politica, nonostante 50 anni di superiorità dell’oligarchia Whig, era tutto sommato ben equilibrato, e non si avvertivano politiche fanatiche e di parte. Anche la Chiesa si era stabilizzata e la religione era libera da lotte per motivi dogmatici e per fanatismo, almeno per il momento. La diffidenza nei confronti di atteggiamenti eccessivamente entusiasti manteneva gli animi tranquilli, riflettendosi sulla produzione letteraria del periodo.

Proprio il gusto per l’equilibrio e la ragionevolezza spiega almeno in parte il distacco dalla poesia delle passioni, distacco che, in questo periodo, si fa ancora più evidente. Gli ideali di wit e di common sense, arguzia e buon senso, diventano guida del pensiero, cancellando gli aspetti lirici della poesia. Precisione, acutezza, correttezza tecnica diventano le prerogative poetiche, e trovano espressione nella assoluta dedizione alla heroic couplet, il distico eroico, che rappresenta il verso più confacente ad esprimere le caratteristiche dell’epoca. Maestro in quest’arte è Alexander Pope, forse l’unico vero poeta di questa età. I grandi nomi, infatti, sono quelli di prosatori, come Swift, Addison, Steele, Defoe.

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