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Umanesimo e Rinascimento

Il centro della rivoluzione culturale che nel tardo Medioevo interessò l’Europa era l’Italia e il termine “italiano” divenne sinonimo di “elegante”. In quegli anni le città italiane videro un concentrato di geni davvero impressionante. In Italia non c’era un senso di appartenenza di tipo politico, ma di tipo culturale. Per un lungo periodo Umanesimo e Rinascimento sono stati considerati due periodi storici distinti: il primo nel Quattrocento, il secondo nel Cinquecento. Adesso invece vengono tendenzialmente considerati un periodo unico e visti come l’uno la maturazione dell’altro. L’Umanesimo si colloca nel Quattrocento ed è contraddistinto dalla riscoperta dei classici greci e latini. Gli umanisti guardavano alla civiltà classica come a un mondo in cui si sono raggiunti i più alti vertici in tutti i campi del sapere. Si cercò di leggere i testi originali e non le revisioni e traduzioni fatte durante il Medioevo. Infatti i testi riscritti contenevano diversi errori involontari oppure omissioni o modifiche volontarie da parte dei copisti. Inoltre le opere revisionate risentivano molto della visione cristiana e il messaggio iniziale ne risultava così alterato. La filologia era la tecnica attraverso la quale era possibile determinare con precisione l’autore e la data di stesura di un testo antico. In questo periodo venne coniato il termine Medioevo (“età di mezzo”) per indicare il periodo immediatamente precedente. Il termine “Umanesimo” deriva dalla tendenza all’elogio di tutte quelle discipline che riguardano l’uomo; l’Umanesimo insiste sull’importanza dell’uomo, che è al centro dell’universo (antropocentrismo). In questo aspetto l’Umanesimo si contrappone al Medioevo che predicava un’immagine di uomo vittima del peccato. L’Umanesimo e il Rinascimento sono caratterizzati dal naturalismo, cioè da un grande interesse verso la natura. Il naturalismo si divise poi in due grandi filoni: la magia e la filosofia naturale. La magia parte dal presupposto che la natura sia un grande organismo vivente in cui tutti gli esseri sono legati e con cui sia possibile comunicare attraverso delle formule misteriose. La filosofia naturale parte invece da un presupposto più scientifico, ossia l’idea che per poter comprendere e dominare la natura sia necessario osservarla. In realtà poi questi due filoni sono mai stati completamente distinti e autonomi, ma si influenzarono a vicenda. Sicuramente la filosofia naturale era una visione più moderna e aprì le porte alla rivoluzione scientifica. Avvenne in questo periodo anche la rottura dell’enciclopedismo medievale. Prima del Quattrocento le varie discipline si rifacevano sempre alla scolastica di San Tommaso; con l’Umanesimo invece esse divennero autonome. Tra le prime discipline a rendersi indipendenti ci fu la politica. Una testimonianza evidente ci è data dall’opera di Niccolò Machiavelli Il Principe (1513) che fece molto scandalo al suo tempo. L’autore fiorentino criticò Platone perché aveva ipotizzato uno stato ideale che in realtà era inesistente; infatti Machiavelli descrisse gli stati italiani, mettendo in luce le loro ingiustizie e i difetti delle strutture statali. Arrivò a sostenere che la politica aveva le sue regole e non doveva essere giudicata moralmente. Il suo motto era “il fine giustifica i mezzi”. Nell’Umanesimo tornò a diffondersi la storiografia. A livello filosofico, vennero riscoperti e apprezzati soprattutto gli scritti originali di Platone e di Aristotele. L’Italia nel Quattrocento divenne la culla della cultura in Europa perché tutti i signori facevano a gara a sovvenzionare artisti, letterati, architetti.

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