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Lo sviluppo degli Stati Uniti

In pochi più di un secolo nei 31 Stati che costituivano allora gli Stati Uniti, la popolazione era salita a 23 milioni di bianchi e 4 milioni di schiavi neri. Il West, vasto territorio adatto all’agricoltura e ricco di risorse minerarie che si estendeva oltre la zona popolata, apparteneva agli indiani d’America che vivevano di caccia, agricoltura, pesca e consideravano l’armonia tra i esseri naturali e gli spiriti il bene supremo.
Gli Americani bianchi, che provenivano per lo più dall’Europa dove avevano avuto problemi con la giustizia, non potevano professare la loro fede o pativano la fame nel loro nuovo paese e godevano di un’impareggiabile libertà economica, religiosa e politica.
Nel 1849, quando, in seguito alla scoperta di un filone aurifero in California, si diffuse la “febbre dell’oro”, gli Stati Uniti furono investiti da un‘imponente migrazione di cercatori d’oro dall’Europa e dall’Asia. Non solo: la “scoperta della California” indusse centinaia di migliaia di pionieri provenienti dalla Costa orientale e colonizzare il West. Dietro i pionieri avanzarono le compagnie ferroviarie, pronte a collegare le due coste.

Lo Stato reagì prontamente a questo rapidissimo quanto gigantesco fenomeno varando la legge chiamata Homestead Act che concedeva la proprietà di un terreno a chi lo volesse per almeno cinque anni oppure a chi lo avesse riscattato a un prezzo irrisorio dopo averlo occupato per almeno sei mesi. Le compagnie ferroviarie si appropriarono con ogni mezzo lecito e illecito di ampi territori che poi rivendettero a prezzi esorbitanti.
Mentre gli Stati del Nord costituivano la zona industriale, gli Stati del Sud basavano la loro economia sul latifondi (piantagioni di cotone, caffè, tabacco,canna da zucchero) e sul lavoro degli schiavi neri trapiantati in America all’epoca della tratta. Quando la conquista del West determinò la creazione degli Stati dell’Ovest, i sudisti chiesero di estendervi il sistema schiavista, incontrando però l’opposizione dei coloni che erano agricoltori e allevatori di bestiame legati ai valori della democrazia e della libertà individuale. Venne così finalmente alla luce il problema della schiavitù e si creò un vasto movimento di oppositori chiamato abolizionismo. Quando alla presidenza degli Stati Uniti fu eletto l’abolizionista Abramo Lincoln, gli Stati del Sud temettero che gli avrebbe abolito la schiavitù in tutto il territorio americano e si separarono dall’Unione fondando la Confederazione degli Stati d’America.
Questa “separazione” determinò una dolorosissima guerra civile chiamata guerra di secessione, che durò dal 1861 al 1865 e si conclude con la vittoria dei Nordisti e l’abolizione della schiavitù.
Questo provvedimento tuttavia non pose termine alla sofferenza dei neri d’America che nel Nord furono oggetto di una politica di segregazione razziale , mentre nel Sud furono addirittura perseguitati da sette razziste come il Ku Klux Klan.
L’appropriazione bianca del continente fu completata tra il 1860 e il 1890 attraverso le Guerre indiane che sterminarono i Pellerossa. In quegli anni ebbe inizio il decollo economico degli Stati Uniti. L’incremento dell’industria, stimolata dalla presenza di un enorme mercato interno, richiese nuova manodopera e favorì un’impetuosa immigrazione che nel 1914 portò a 97 milioni di abitanti la popolazione americana, interessando soprattutto le città industriali. Nel 1869 fu completato il tratto della prima ferrovia transcontinentale che univa la costa Atlantica a quella del Pacifico.

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