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Sviluppo dell'Impero ottomano nel XVI secolo

Osman I fu il fondatore della famosa dinastia degli Ottomani, nata nel XIV secolo, dalla quale ebbe poi formazione l'Impero ottomano che per secoli ha rappresentato una seria minaccia per le potenze occidentali. Questo Impero ebbe rapida espansione in gran parte del territorio turco e oltre, estenendosi nell'area dei Balcani e in Asia Minore; nel momento in cui Costantinopoli finì sotto il controllo di Maometto II, quest'ultimo stabilì come sua capitale Istanbul, includendo territori come la Bosnia e la Serbia. L'egemonia nei Balcani e verso il Mediterraneo risultò piuttosto semplice, senza alcun tipo di opposizione, la quale arrivò invece dal fronte orientale e fu rappresentata dall'Impero persiano in fase di ricostruzione. Il conflitto tra i due eserciti però giocò a favore della potenza ottomana, la quale, capitanata da Selim I, riuscì a sconfiggere i Persiani, annettendo conseguentemente l'Armenia e il Curdistan.

Da questo momento, l'obiettivo principale degli Ottomani divenne a tutti gli effetti il Mediterraneo, in particolare aree come l'Egitto e la Siria, le quali vennero sottomesse all'Impero. Ciò significò l'impossessarsi di zone attraverso le quali controllare i traffici commerciali (in particolare il commercio di spezie e sete). A partire dalla prima metà del XVI secolo, l'Impero fu comandato da Solimano il Magnifico, il quale però subì una pesante sconfitta da parte dell'esercito ungherese, obiettivo del capo ottomano.
Egli decise di usufruire dello Stato ungherese come Stato vassallo, perciò sancì una pace con Ferdinando che a sua volta ottenne il riconoscimento di una vasta zona ungherese nella parte Nord-Ovest. Da questo momento, Solimano, estese i propri territori fino a sud e il suo enorme Impero poteva contare circa una trentina di milioni di abitanti, tutti di varia religione. Si assistette inoltre ad un potenziamento dell'Impero attraverso l'obbligo di leva per i bambini che venivano addestrati per poi andare a prender parte più avanti dell'enorme esercito turco. Questi venivano poi affiancati da cavalieri che, come in un regime feudale, ottenevano beni come terre; queste concessioni però si differenziavano dal modello feudale occidentale, poiché non a scopo ereditario, tantomeno a carattere permanente. Nell’impero ottomano era diffuso il regime dispotico, svolto dal sultano, unico proprietario della terra, sulla quale esercitava il suo potere autoritario.

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