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Il risorgimento italiano: il fallimento dei moti del '30 e l'ascesa delle classi borghesi

Il fallimento dei moti del 1821 e del 1831 determinarono la scomparsa della Carboneria, in quelli stessi anni, però si iniziò a formare all’interno delle classi borghesi dei commercianti e industriali il problema dell’unità nazionale, essi si resero conto che la possibilità di accumulare nuove ricchezze, dipendeva dalla costruzione di un mercato nazionale più vasto da quello dei singoli stati. All’interno di queste classi sociali si formò una schiera di intellettuali che adottò e propagandò l’idea dell’Unità Nazionale. Inizialmente l’Unità fu trattata solo nelle opere degli scrittori o letterati, successivamente si trasferì nel terreno politico con programmi concreti per realizzare il processo unitario. Uno degli scritti di maggior successo fu quello dell’abate Vincenzo Gioberti “Del primato morale e civile degli italiani” nel quale auspicava la formazione di una confederazione di stati sotto la guida del Papa. Altrettanto successo ebbe il tratto “Le speranze d’Italia” scritto da Cesare Balbo, il quale considerava l’indipendenza più importante dell’unità d’Italia, accettava l’idea giobertiana di una confederazione di stati, ma proponeva che alla sua guida vi fosse la dinastia piemontese dei Savoia. Accanto alle idee moderate di Balbo e Gioberti, di un’unificazione progressiva e pacifica affidata alla buona volontà dei sovrani, vi erano le idee dei rivoluzionari, che vedevano l’unificazione come un’azione rivoluzionaria di tutto il popolo, che poteva realizzarsi solo mediante un coinvolgimento totale non facendo affidamento ai sovrani, che molto spesso avevano tradito le aspirazioni del popolo. Tra i rivoluzionari vi fu Giuseppe Mazzini che dedicò tutta la sua vita alla organizzazione dei movimenti rivoluzionari in Italia e in Europa. Per Mazzini la rivolta contro il dominio straniero e il contro il potere assoluto doveva avere come obiettivo la libertà di tutto il popolo; il popolo per Mazzini assumeva un ruolo di rilievo, ed era rappresentato dalla piccola borghesia, artigiani e anche i ceti medi come gli operai delle industrie e dei commerci. Nel 1831 fondò la Giovine Italia, che si diffuse rapidamente in tutta Italia raccogliendo seguaci tra le varie organizzazioni clandestine, ormai in via di estinzione. La Giovine Italia si prefissò come primo tentativo di dar vita a un moderno partito patriottico, di ispirazione democratica e repubblicana, capace di intervenire nella situazione italiana. Gli obbiettivi di Mazzini erano: l’unificazione dell’Italia, l’indipendenza e la repubblica. I tentativi di Mazzini furono però dei fallimenti: il primo fu effettuato in Piemonte e in Liguria nel 1833, ma il moto rimase nella sua fase iniziale di propaganda; il secondo Svizzera. Un altro rivoluzionario fu Giuseppe Garibaldi, il quale seguì la spedizione a Genova dove riuscì a stento a salvarsi con la fuga, mentre il tribunale lo condannava a morte. Nel 1844 vi fu la fucilazione dei fratelli della Bandiera, durante il loro tentativo di far insorgere i contadini della Calabria. Ciò diede ampio spazio agli ideali moderati e portò al ritiro dei rivoluzionari. Nel 1840 vi erano due schieramenti: democratici (Mazzini) e moderati (favorevoli alla monarchia nazionale retta dalla monarchia costituzionale).

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