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Debito pubblico e privato in età moderna

In età moderna accadeva spesso che, i contadini, si indebitassero molto spesso con il proprio signore. Dal canto suo il proprietario terriero cercava di far si che il contadino non si arricchisse troppo. Va sottolineato come fosse del tutto normale che il signore prestasse il grano al contadino per la prima semina. In questo panorama il mercato era molto presente e influenzava numerosi meccanismi e settori differenti. Gli artigiani compravano la materia prima a credito e poi la ripagavano al creditore. Ci si indebitava anche per le politiche di armamento per le quali bisognava alzare notevolmente le imposte e questo faceva si che ad indebitarsi fosse sempre il più debole, ma questo non era l'unico caso possibile. Di norma però nella società di antico regime i più forti si indebitavano con i più deboli poiché l'offerta era sempre maggiore rispetto alla domanda. In tutto ciò giocava un ruolo fondamentale il mercato che era nella mani di poche persone le quali potevano facilmente “ricattare” chi forniva dei servizi”. In questo caso i lavoratori potevano accettare di lavorare a credito in cambio di condizioni di lavoro più favorevoli. Lo stesso avvenne con la fidelizzazione dei clienti, piccola o grande che fosse. In questo caso interagiscono in modo evidente i meccanismi economici con le gerarchie sociali. Ciò spiega la diffusione di reati legati all'aumento dei debiti. I privati di solito si indebitano per affrontare un investimento, ma la domanda che sorge spontanea è: a chi si chiede il prestito e che cosa si dà in garanzia? Che ruolo svolgono le gerarchie sociali? Ovviamente più la fascia di popolazione è rispettabile e più è facile ottenere un prestito, ma chi sono questi prestatori? Esistono delle istituzioni non finanziarie che prestano lo stesso del denaro? Come si pagano gli interessi? In generale questi ultimi venivano ritenuti essere un reato di usura. Come si formava il debito pubblico e quanto erano sicuri gli investimenti? Poniamo il caso che un sovrano faccia spesso bancarotta; in questo caso sarà molto difficile che lo stesso possa riuscire ad ottenere nuovi prestiti ad un basso tasso di interesse e. ovviamente, crescendo il debito pubblico crescono i detentori che lucrano sugli interessi stessi. In tutto questa descrizione interagiscono quattro macroaree che possono essere rappresentate da:

ECONOMIA – FINANZA – POLITICA – DINAMICHE SOCIALI

DEBITO DEL CONTADINO

La resa del grano poteva essere molto favorevole, ma poteva anche succedere che l'annata fosse cattiva per cui il contadino non poteva sostenere le sue spese e quindi doveva ricorrere ad un prestito che veniva chiesto necessariamente al signore di conseguenza più le annate sono cattive più contadino si indebita. Dalla fine del '400 vengono imposte delle tasse molto ingenti e il contadino doveva vendere le proprie eccedenze per poterle pagare. In tutto ciò si pone in essere una contraddizione: se vi è molta merce da vendere i prezzi crollano e, di conseguenza, si guadagna meno e, quindi, aumenta l'indebitamento, che veniva causato anche dalla poca influenza politica di cui godevano i contadini stessi. Il signore sfrutta la situazione e presta i suoi soldi quando i prezzi sono molto alti e li recupera quando sono più bassi e più è chiusa la situazione più il contadino viene esposto a questi meccanismi. Infatti i meccanismi del mercato possono far si che si posso anche fare a meno del contadino; quando il carico dei debiti aumenta in grandissima misura il contadino viene licenziato, creando un forbice tra i contadini ricchi e quelli poveri infatti la popolazione delle campagne non è affatto egualitaria. Coloro che traggono dei grandi vantaggi da queste situazioni sono coloro che hanno un buon rapporto tra la terra da coltivare, le bocche da sfamare e le braccia con cui lavorare. Il meccanismo demografico in tutto ciò è importantissimo; bisogna avere un ottima manodopera con pochi figli e pochi vecchi. All'incirca dall'anno 1000 d.C. Aumenta considerevolmente la popolazione e di conseguenza aumentano i suoi bisogni, poi con la peste nera del 1347-8 la popolazione diminuisce drasticamente.

Nella fase di crescita della popolazione devono crescere il numero di generi alimentari e il numero dei mercati. Si devono intensificare gli scambi tra le campagne e le città. Le città in crescita assorbono la popolazione delle campagne e una parte della manodopera in surplus nelle campagne va a lavorare nelle manifatture cittadine. Diminuiscono notevolmente i soggetti che producono solamente per autoconsumo. Diviene molto vantaggioso in questi casi mettere a coltura le proprie terre cacciando i contadini e sostituendoli con dei braccianti. I contadini economicamente più forti r riescono sempre in questo modo ad incrementare i propri guadagni. In questo periodo cresce anche la domanda per le manifatture di lusso. Lo sviluppo degli scambi commerciali avveniva attraverso numeroso tecniche molto innovative:

Compagnia: Tutti i mercanti mettono i propri i capitali per affrontare una nuova impresa finanziaria (perlopiù marittima). I profitti sono redistribuiti a seconda del capitale messo all'inizio. Se la spedizione falliva tutti perdevano il loro eventuale profitto.

Commenda: Vi è la presenza d un socio finanziatore e di un socio che mette il proprio lavoro nell'impresa finanziaria. Se l'impresa fallisce la perdita è tutta a carico del finanziatore. In caso di successo al finanziatore vanno i ¾ del profitto e al socio che mette il proprio lavoro solo ¼ .

Lettera di cambio: Questa forma finanziaria consiste in un trasferimento di denaro non materiale.

Partita doppia: Si tratta di un libro delle entrate e delle uscite. Venivano scambiate merci e denari le più differenti. Il suo inventore fu Luca Fracioli, un frate.

Fiere: Venivano tenute svariate volte all'anno. Di solito cominciavano nella regione delle Fiandre e si stabilizzavano nella Champagne; in queste fiere i panni di lana e di lino erano i più pregiati da commerciare. Queste fiere si autogovernavano ed erano nelle mani degli stessi mercanti. Non venivano scambiati solo prodotti, ma anche denari. Qui i mercanti si univano in diverse associazioni ottenendo dei salvacondotti per i pedaggi.


La matematica per le pratiche commerciali erano di fondamentale importanza; i mercanti infatti, andavano a scuola di abaco, ma vi era comunque un alto tasso di autoregolamentazione. Con la nascita dell'Università dei Mercanti d'Italia si arrivò a negoziare alcuni diritti con il re di Francia, quali ad esempio il pedaggio e il foro giudiziario. Nelle Fiere dei Paesi Bassi e dalla Francia si comprano e vendono principalmente tessuti, ma per far si che tutto ciò accada è necessario che vengano costruite delle strutture che raccolgano capitali negli ambienti mercantili. Genova fu la prima città presa in considerazione dalle Fiere dell'Europa Centrale per la raccolta di capitali. In questa fase si avvia anche una compravendita di monete. Le quotazioni di cambio vengono accettate in tutta Europa e il tasso di cambio cambiava da fiera a fiera. Dalla fine del '200 comincia a spostarsi il centro dei traffici e anche in Italia comincia a svilupparsi una notevole manifattura tessile. In un secondo tempo le fiere cominciarono a spostarsi verso Ginevra e Lione. Nel 1579 le fiere si stabilirono a Piacenza e sono sotto il controllo dei genovesi. In questa fase viene stabilito il valore della moneta che tende a svalutarsi rispetto allo scudo romano. I banchieri di professione vengono chiamati “Lombardi” e lo sviluppo mercantile tese a sviluppare numerose banche. Vi erano due tipologie di banche:

Banchi Locali: Cambiano monete e prestano a pegno
Banchi Grossi: Trattano gli affari internazionali

La loro funzione principale era il prestito. I prestiti venivano fatti anche dai sovrani che in cambio venivano date delle concessioni a riscuotere alcune tasse, ma non si accontentano solo del prestito: per prestare devono raccogliere capitali. Il trasferimento di denaro avveniva sotto forma di lettere di cambio, ma molto persone avevano bisogno di credito. In ogni caso la mancanza di denaro liquido era tipico di questa società. La garanzia va inquadrata in un ottica di dipendenza che si instaurava tra il contadino e il signore e il pegno veniva considerato come una garanzia immediata per i prestiti richiesti dal contadino. Per i crediti a lungo termine c'erano meccanismi più complessi e a volte la necessità di una fideiussione. Gli eventuali fallimenti venivano gestiti direttamente dai diretti interessati per evitare rischi da entrambi le parti. In questo contesto comincia a svilupparsi la giustizia civile che fa da garante sulla correttezza degli accordi funzionando anche, molto rapidamente e in questo modo lo sviluppo della moneta cartacea veniva garantita dai privati. Tutto il sistema dei debiti e dei crediti si fondava sulla notorietà.


Il caso della città di Chieri

In questa città si sviluppava perlopiù l'attività artigianale e attraverso un caso di denuncia di un mercante nei confronti di un produttore tessile ci occuperemo dell'insolvenza nei debiti. Per queste ragioni si andava in tribunale, ma solamente se non non si riuscivano a trovare soluzioni di compromesso. I soldi furono prestati con tassi di interesse e il grano veniva venduto ad un prezzo superiore da quello stabilito dal Duca di Savoia. Questo era uno dei casi di “usura” con un tasso di interesse tra il 30% e il 50%. Tutti ricorrevano al credito attraverso il quale si possono scoprire molti aspetti diversificati. La città di Chieri era specializzata nella produzione di fustagno. I nobili si trovavano in una posizione vantaggiosa nel caso in cui prestavano denaro ad altri nobili. Veniva utilizzata la vendita al riscatto che consisteva in un credito che metteva in contatto persone di ceti diversi creando legami di credito verticale come la solidarietà. Il fustagno era un tessuto economico venduto in grande quantità; alle fiere di Lione i mercanti di Chieri compravano materia prima e rivendevano le pezze di tessuto. Le materie prime venivano lavorate a casa e nei sobborghi si lavorava al di fuori dell'amministrazione delle corporazioni. Solo una minoranza di persone riuscivano ad affrontare l'iter del maestro di bottega. “Compagnon” ---> giovani ancora senza responsabilità. Spesso non erano tenuti ad essere associati ad una corporazione. Vi era un alto numero di lavoratori di mestiere che fanno causa ai maestri per far riconoscere i loro diritti.

In questa città tra il XIV e il XVI sec. Si tendeva a far si che i maestri di bottega controllassero i propri dipendenti così da non danneggiare i datori di lavoro. Si cominciò a Chieri ad usare il servizio a domicilio attraverso il PUTTING OUT SYSTEM attuando una forma embrionale di delocalizzazione. In questa epoca tutte le famiglie ricorrevano al credito per mandare avanti la propria realtà economica creando dei legami forti di reciprocità verticale. In Francia le associazioni di mestiere erano note spontaneamente e la giurisdizione delle corporazioni di mestiere erano solo all'interno delle mura cittadine. Va sottolineato come crescesse la concorrenza con l'aumento della grandezza della città. Nasce in quest'ottica una forma di surplus di lavoratori dando vita ad altre forme associazionistiche. In età moderna le leggi cosiddette “naturali” erano più importanti delle leggi scritte ed erano legate alla natura umana. I lavoratori appartenevano ad associazioni devozionali e per questo sorsero delle controversie sul reclutamento. I sistemi di controllo per entrare a lavorare erano condizionate dall'abbandono del maestro senza giusta causa. I contratti inoltre avevano una breve durata.


Tour de France -----> Questa manifestazione si svolgeva in più anni i mercanti si fermavano più tempo in varie città. All'interno dei mestieri le botteghe non facevano tutte la stessa cosa, si gestiva una fase dello stesso processo produttivo e venivano creati dei centri di reclutamento dai lavoratori stessi. La funzione delle locande per lo scambio di informazioni erano fondamentali, e in caso di controversia i testimoni potevano essere altri maestri di botteghe.
Economia di Bazar ----> In questo tipo di economia c'era uno scambio fondamentale tra cliente e bottegaio poiché non esisteva un contratto collettivo. Esistevano precisi luoghi per il reclutamento e in alcuni casi venivano boicottate intere città; chi veniva assunto per un solo mese venivano pagato meno perchè c'era un prezzo da pagare per la continuità dell'ingaggio. Al momento dell'assunzione venivano definiti i termini relativi alla paga. Vi erano alcuni accordi creditizi che consentivano al datore di lavoro e al lavorante di affievolire i rischi e più lungo era il periodo dell'impiego e più il lavoro diveniva stabile.

I Compagnon giravano la Francia per vie clandestine per motivi politici, ossia per cementificare la solidarietà di gruppo tra i vari compagnon. I rituali di riunificazione erano costituti da alcune feste. Ad esempio mangiare insieme era un modo per definire i confini di un gruppo che condividono una medesima identità; queste feste erano organizzate attraverso una raccolta fondi.

Il caso della Roma del 1600

Roma in quest'epoca era una città prettamente finanziaria, il credito aveva una notevole importanza. Nel 1625 vennero censite le botteghe poiché con l'incombere della Guerra dei Trent'anni c'era un pericolo del coinvolgimento dello Stato Pontificio il quale appunto, aveva effettuato questo censimento per ottenere una tassa per le milizie. C'erano a Roma in quel periodo circa 1600 botteghe con 24.000 lavoratori. C'era una totale onnipresenza del credito sopratutto per la stipula di acquisti a pagamento dilazionati. C'era una tentativo di attrazione della clientela attraverso numerose tecniche finanziarie e un modo per garantire il prestito era la stipula del contratto di fronte ad un notaio, ma non era l'unico modo, venivano utilizzati dei libri contabili che avevano valore giuridico, erano più esattamente degli elenchi di debiti e crediti in fondo ai testamenti. I contratti di apprendistato a Roma erano contratti di 2-3 anni e non si ricevevano mai degli acconti, il salario pattuito veniva versato solo alla fine dell'apprendistato. Ecco le modalità di pagamento:

Pagamenti in denaro
Pagamenti in merce/denaro
Pagamenti in merce

In questo modo si realizzava una compensazione tra debiti e crediti e i conti di una famiglia nobile ad esempio venivano pagati anche in carbone. Nei debiti più grandi si ripagava attraverso la cessione di un titolo di credito(ad esempio un'ipoteca). Ad esempio un ecclesiastico non doveva mai occuparsi di pratiche commerciali. I contratti di debito/credito non possono prendere del godimento di denaro a tempo. C'era un vero e proprio divieto religioso di lucrare sui bisogni altrui. A volte per rientrare del possesso del capitale a credito lo si vendeva e così nasceva una vera e propria compravendita dei crediti.


Uno dei difetti dei contratti di prestito era quello di non avere sempre una data di scadenza per cui il creditore non sapeva quando gli sarebbe tornata la somma prestata. In questi casi si vendeva il titolo di credito per rientrare prima della somma elargita. C'erano alcuni casi in cui si poteva essere imprigionati per debito e in questa categoria rientrava chi non pagava e chi si pensava che volesse fuggire per non pagare. Tra il 1582-3 furono imprigionate 6000 persone per debito. In questi casi, a volte, venivano trovate delle soluzioni di compromesso per far rientrare il denaro senza applicazione di tassi di interesse. La concezione aristotelica di ricchezza era di due tipi una per valore d'uso dei beni e l'altra per valore di scambio. Il denaro non era ancora considerata una merce come oggi, ma una misura che di per sé è sterile(non produce ricchezza), ma Aristotele non disapprovava questa tipologia di politica, anzi, riteneva che fosse utile e benefica. Era presente in età moderna una ricchezza buona che veniva utilizzata per il bene comunitario e una ricchezza mobile che era legata al commercio.

Rendita: Sono entrate provenienti dall'esercizio di un'attività mai finalizzata a massimizzare.

Profitto: Frutto di un investimento per un guadagno

Bisogna ora fare alcune considerazioni sulla natura della ricchezza: i mercanti sono attivi promotori dell'amore per il prossimo; sono capaci di determinare il giusto prezzo e il valore delle cose viene stabilito dal grado di desiderabilità. Queste competenze dei mercanti devono essere ben retribuite e in quest'epoca la finanza era gestita anche dagli ebrei. Per loro il denaro era merce così come le altre per questo facevano i prestiti ad interesse. Anche per la comunità ebraica il bene della comunità era fondamentale; cristiani ed ebrei promuovevano lo stesso tipo di etica. La famiglia è un patrimonio. Il concetto di famiglia era racchiuso dentro una visione statica del suo rapporto con con il patrimonio: la famiglia era inseparabile dalla sostanza. Nei paesi a diritto consuetudinario questo rapporto tra famiglia e sostanza era protetto dalla legge. La società di antico regime vedeva la famiglia come un organismo primario della società. La piena proprietà prevedeva la libera disponibilità di un bene.

Fede Commesso: Trasmissione della custodia del patrimonio che deve essere ritrasmesso ai successivi eredi.

Il cambio era molto più difficile da ridurre a compravendita e questo suscitava numerosi problemi dal punto di vista morale. Erano contrari i teologi più rigoristi, così come quei gruppi di mercanti legati al commercio “reale”. Questi infatti temevano una eccessiva finanziarizzazione dell'economia, ma allo stesso tempo sembrava impossibile condannare tutto il mondo della finanza. I genovesi furono i primi a chiedere una soluzione dottrinaria a questo tipo di problema, in questa fase si discuteva ampiamente dell'astrattezza del capitale. Nel 1554 l'arcivescovo di Genova radunò i teologi e i giuristi per la questione dei Cambi di Lione. I teologi non si davano per vinti nel credere che il cambio fosse condannabile. Baldo degli Ubaldi presentò il cambio come una pratica necessaria per il commercio e a questo punto venne giustificato l'aggio sul tasso di cambio con il concetto di desiderabilità di una merce. Veniva richiesta la legittimazione del cambio per evitare una forma di peccato e a questo punto erano presenti delle oscillazioni dottrinarie da parte dei teologi. A questo proposito Sigismondo Sciacca scrisse un trattato di diritto commerciale in cui ci si occupava della questione del foro esterno per far si che venissero rispettate le norme giuridiche. Alla fine del secolo si investiva in cambi senza considerare di compiere un atto illecito. La centralità dei cambi emerse dal fatto che venivano definiti i mercanti-banchieri-cambisti come un unicum: una triade perfetta, l'uno non poteva fare a meno dell'altro. In quest'ottica avere dei buoni rapporti con con le autorità politiche era senza dubbio fondamentale per avere degli anticipi per degli appalti. Coloro che esercitavano questi compiti tendevano a confondersi col patriziato poiché godono dello status nobiliare e possono ricoprire delle cariche pubbliche. Tipi di cambio:

Cambio manuale verticale Era un cambio da una moneta grande ad una moneta piccola.

Cambio orizzontale: Cambio tra monete di paesi diversi.


Rapporti verticali nei rioni romani

Prendiamo in analisi le relazioni di microcredito che consistevano in pratiche di pagamento quotidiane. A Roma era importantissimo il legame che veniva a crearsi col Vaticano e con le classi popolari. I pagamenti venivano dilazionati nel tempo e il credito si sviluppava in tutti i livelli della scala sociale. Fointane definisce il credito come un legame strutturale fondamentale in cui si creano delle reti di obbligazioni a catena ed una personalizzazione delle transazioni; portando a degli scambi sulla base di relazioni personali. Brewer invece sosteneva che l'economia fosse quel luogo di incontro tra i produttori e i consumatori che erano legati da un legame creditizio molto forte. Per Muldrew le relazioni di credito rendevano la società un tutto unico. Le relazioni di scambio erano molto durature e nella maggior parte dei casi non si annotava il motivo di un pagamento. Fa il suo ingresso in questa fase la polizza che era un'attestazione di credito scambiata con altri beni e serviva per disporre di entrate regolari.

Caso inglese in età moderna

La situazione economica in Inghilterra era del tutto differente da quella degli altri paesi occidentali. Il credito era uno strumento per facilitare gli scambi ed effettuare una comunicazione sociale infatti, con l'avvio di forti relazioni di scambio mercantile si creano allo stesso tempo numerose, nuove relazioni sociali. I peccati dei dieci comandamenti divennero la linea guida da seguire per il cammino di un buon cristiano anche nel rapporto con le pratiche economiche; infatti il dovere del buon cristiano era quello di tenere insieme ed unità una società. Ma è in questo periodo, tra il 1580 e il 1640, che cominciano a scoppiare numerosi casi di conflitti legali. La litigiosità legale aumentava perchè se aumentavano gli scambi non garantiti si poteva finire in tribunale e tutto ciò accompagna la nascita di una società mercantile e a sua volta questo è relazionato con la presenza del mercato che veicola informazioni. A partire dal 1520 si nota un notevole aumento degli scambi e dei consumi anche per un notevole aumento della popolazione; l'aumento della domanda fa anche alzare i prezzi e ogni investimento implica dei rischi.

A Roma ogni luogo di monte valeva 100 scudi, variava il numero di luoghi e il tasso di interesse che nel corso dei secoli è in costante ribasso.
Monte della Fede: In questo luogo di monte si può aumentare il capitale o ridurlo a seconda delle esigenze.

A Roma l'estinzione dei debiti avveniva tirando a sorte un certo numero di detentori che venivano rimborsati. Si liquidava un monte quando si raggiungeva un tasso di interesse troppo elevato. Il prezzo nominale era sempre di 100 scudi, quello di mercato invece, era sempre superiore. Questi “luoghi” erano molto apprezzati perchè erano dei buoni investimenti che arrecavano in loro dei privilegi: non potevano mai essere confiscati o pignorati. Venivano spesso considerati, come un aiuto allo stato, erano negoziabili e potevano essere ipotecati. Va sottolineato che questi luoghi avessero avuto una scadenza sarebbe stata un'attività di pubblica usura. Molto spesso se si aveva bisogno di capitale pulito si ricorreva alla vendita del luogo di monte. Il Monte della Fede nel 1526 per un finanziamento a Carlo V in ducati d'oro applicò un tasso del 10%. Alla morte del possessore del luogo scadeva il credito del debitore. Quindi alcuni luoghi si estinguevano con la morte e altri invece erano considerati perpetui fino a che non si decideva come dovessero essere estinti. La gestione di questi meccanismi era piuttosto complicata poiché era lo stato a dover pagare i tassi di interesse. Il passaggio di un pontificato a volte implicava l'estinzione di un monte e la nascita di un altro. Molti stati decidevano do non pagare i debiti di titoli di stato perchè non erano in grado di sostenerli. C'era un evidente caso di problema di redistribuzione del reddito.

Caso Francese

L'assolutismo francese aveva fatto si che venissero eliminati i contro poteri che si erano scatenati in precedenza contro la corona. Ma, in effetti, non era l'assolutismo il vero problema, piuttosto lo erano le guerre che generavano l'aumento delle tasse e del debito pubblico. In linea teorica il re doveva utilizzare solo i proventi che arrivavano dal suo demanio, ma al contrario, molto spesso, era costretto a ricorrere a prestiti a breve termine. La prima nazione a fare propri questi meccanismi fu la Spagna che rese possibile l'attivazione del debito pubblico per poter attuare la “Reconquista”. In Francia si ricorreva spesso a delle rendite perpetue per un finanziamento a lunga scadenza e, inoltre, attraverso questo tipo di finanziamento non c'era usura perchè non c'era una vera e propria scadenza. Il sovrano per poter godere di presti doveva godere di un alto credito morale. La Francia vede nel periodo compreso tra il 1594 e il 1713 un numero elevato di conflitti. Enrico IV fa passare delle misure economiche strettamente impopolari con le conseguenti proteste da parte dei detentori delle rendite. In precedenza invece, Enrico III di Valois aveva attuato un'emissione crescente di numerosi titoli e ricorse a prestiti forzosi. Dal 1570 cominciarono a ritardare i rimborsi delle rate pattuite. A questo punto le rendite furono vendute ad altri acquirenti allargano così la rete dei creditori e dei possessori di titoli. Questi avvenimenti portano a considerare questi passaggi come macrofinanziari con delle vere e proprie produzioni di opere di denuncia per la restituzione degli interessi di un titolo già negoziato, ma con l'annullamento dei debiti pregressi. Comincia ad essere presa in considerazione per le prime volte la svalutazione monetaria e, in questo modo, la monarchia in quanto sovranità non può fallire.


A questo punto Enrico IV sfrutta il fatto di aver vinto la guerra e riduce gli altri poteri degli organi governativi locali. Nasce a questo punto la figura dell'emissario del re che costringe a notevoli esborsi finanziari. Il re nomina un tribunale con dei magistrati per specifici compiti, quali per esempio; indagare sugli speculatori per far credere che non vangano pagati gli arretrati. Alla Camera di Giustizia viene proposto il riscatto generale dei titoli a prezzi stracciati, ma molti detentori dei titoli sono proprio i magistrati!!! A questo punto si creano due fazioni: gli accomodanti e gli intransigenti. L'idea del riscatto generale venne abbandonata per le troppe opposizioni con una riduzione drastica degli arretrati si arrivò ad una riduzione degli interessi e del valore del capitale in questo modo il mercato del debito pubblico venne fortemente penalizzato. C'era la necessità che i titoli, per essere venduti, dovessero essere garantiti. A questo proposito venne introdotta la svalutazione e già nel 1602 si era arrivati a stabilire l'esistenza di una moneta reale e una moneta di conto che si poteva appunto svalutare. Tra il 1689 e il 1713 si era dimezzato il valore della moneta e si rastrellava denaro a qualsiasi prezzo durante la guerra sempre fino a che le emissioni di titoli venivano comprati.
Lo stipendio degli ufficiali gravava enormemente sui fondi che servivano a pagare gli interessi. Molto spesso gli acquirenti degli uffici erano gli appaltatori della tasse che coinvolgevano alcuni finanzieri nell'amministrazione delle rendite fondiarie di Parigi.
Erano presenti nel 1650 ben 50 uffici da dover retribuire, ma non tutti vennero venduti e più d'uno è proprietario di più uffici. Tutto ciò era legato alle esigenze della corona di fare cassa.
Nel 1715 gli interessi per il municipio erano di 39 milioni di lire torinesi(solo gli interessi) e il 5% andava a pagare gli stipendi degli ufficiali. Furono attutati una serie sforzi per stabilire delle regole nella priorità dei pagamenti cercando nuovi strumenti di controllo. I detentori delle rendite erano perlopiù appartenenti ai ceti benestanti delle città; la pubblicistica denunciava la malversazione dei finanzieri. C'era chi cavalcava lo scontento per opporsi alla corona e diminuendo la fiducia cresceva la protesta che sfociava nelle rivolte popolari. Non era solo opportunismo della corona, ma anzi i ministri del re spiegano e mostravano le loro azioni attraverso il buon governo.

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