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Il sogno imperiale di Carlo V

L’ascesa di Carlo V

Già re di Spagna e delle colonie d’oltremare, Carlo d’Asburgo si apprestava a candidarsi al trono imperiale nel 1519. Con lui si profilava un Impero dalla potenza inaudita, che avrebbe ravvivato il sogno di un potere universale sull’Occidente cristiano. Per questo la nomina di Carlo fu osteggiata da molti principi tedeschi, nonché dal papa, Leone X, che ne temeva le potenzialità. Fu necessario ricorrere al denaro perché Carlo, nel 1520 fosse incoronato imperatore ad Aquisgrana, vincendo la concorrenza del francese Francesco I di Valois.

L’autorità di Carlo V fu in effetti un potere vincolante per chi vi era sottoposto. Fu la Riforma della Chiesa a minarne la stabilità, poiché mise in discussione l’unità stessa dei cristiani.

Le guerre d’Italia (1521-1530)

La controversa elezione di Carlo V al trono imperiale fece del francese Francesco I di Valois il suo più acerrimo rivale. La politica di Carlo mirava a indebolire la Francia accerchiandone i possedimenti; d’altro canto Francesco I intendeva mantenere il controllo sul Nord Italia e in particolare sul Ducato di Milano, che era nelle mire dell’Impero. La Lombardia avrebbe, infatti, collegato i possedimenti imperiali al regno spagnolo e perciò l’Italia divenne il campo di battaglia principale nella disputa tra i due sovrani.

Carlo V conquistò Milano nel 1521 e in pochi anni costrinse la Francia a rinunciarvi (trattato di Madrid). Spaventati dal potere dell’Imperatore Francia, Inghilterra, Firenze, Genova e lo stesso Francesco II Sforza, posto da Carlo V a capo del Ducato di Milano, si coalizzarono nella Lega di Cognac, cui aderì anche il nuovo papa Clemente VII. Tuttavia, la poderosa coalizione non poté impedire a Carlo di attraversare l’Italia e di raggiungere Roma. La città, definita da Lutero la “nuova Babilonia”, fu teatro di violenze e saccheggi da parte dei lanzichenecchi, la fanteria mercenaria imperiale. Il sacco di Roma vide la Chiesa impotente e le signorie italiane ben lungi dall’intervenire. Molte, anzi, approfittarono della situazione per fare i propri interessi: Firenze cacciò i Medici, ritenuti filofrancesi, Venezia e gli Estensi occuparono terreni dello Stato pontificio, Genova si schierò con l’Impero germanico a patto di una futura indipendenza. Questi ultimi avvenimenti danneggiarono severamente la Francia, che con Genova perdeva un’importante base portuale. Si arrivò, così, alla pace di Cambrai e al Congresso di Bologna, con cui la Francia rinunciò al dominio sull’Italia in cambio della Borgogna. Francesco Sforza avrebbe mantenuto il Ducato di Milano, i Medici rientrarono a Firenze e lo Stato pontificio riacquisì i territori sottratti. Carlo V, firmata la pace con il papa, fu incoronato da quest’ultimo imperatore e re d’Italia.

La guerra franco-asburgica

In base a una clausola imposta, Carlo V assunse il controllo di Milano alla morte di Francesco Sforza. Questo suscitò un nuovo conflitto con la Francia di Francesco I, che occupò la Savoia per minacciare da vicino il possedimento imperiale. Ne nacque un nuovo conflitto, che a più riprese fu condotto dalla Francia e da un’alleanza con i principi tedeschi protestanti. Il conflitto non sortì particolari effetti fino alla morte di Francesco I, cui succedette il figlio Enrico II, e all’abdicazione dell’Imperatore Carlo V in favore di Filippo II e del fratello Ferdinando. L’Impero, devastato dalle dispute religiose, riuscì comunque a imporsi nella guerra per l’Italia: la Francia fu duramente sconfitta e con la pace di Caveau-Cambrésis (1559) la Spagna ottenne il definitivo controllo sulla penisola.

Nonostante la vittoria sui francesi, il sogno imperiale di Carlo V era ormai tramontato. Le contraddizioni politiche, le dispute religiose e l’avanzata inarrestabile dei turchi avevano impedito all’Imperatore e ai suoi eredi di raccogliere l’Occidente cristiano sotto l’unica autorità della corona.

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