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Settecento - Un secolo di guerre

Le guerre del Settecento non furono distruttive perché l’obiettivo di ogni stato era quello di conquistare un determinato territorio senza rovinarlo e senza danneggiare eccessivamente il proprio costoso esercito. Non si puntava all’annientamento totale dell’avversario, ma chi era in svantaggio si arrendeva. Mancavano inoltre gli idealismi: non c’era particolare odio verso il nemico e non c’erano obiettivi diversi dalla conquista territoriale.
Ci furono varie aree di guerre. In primo luogo, la zona tra la Francia, la Germania e i Paesi Bassi era interessata da conflitti mossi da Luigi XIV. Una seconda zona era rappresentata dal nord Europa in cui la Russia si scontrò con la Svezia. Un’altra regione fu quella dell’Impero Ottomano che perdeva sempre più pezzi che venivano recuperati dall’Austria e la Russia. Un ultimo motivo di tensioni fu la questione della successione al trono di alcuni regni.

Le guerre di Luigi XIV furono compiute dalla Francia per cercare di conquistare i Paesi Bassi e gli staterelli tedeschi. Ad opporsi ci fu in primo luogo l’Austria. Queste guerre diedero alla Francia una discreta espansione, sicuramente minore di quanto sperava il monarca francese. La Francia conquistò l’Alsazia e la Lorena dalla Germania e una parte del Belgio.
Le guerre del Nord furono due. La prima (1654-60) vide la Polonia, la Danimarca e la Russia contro la Svezia, che riuscì a vincere e a mantenere tutti i suoi territori. La seconda guerra (1700-21) fu importante perché la Russia di Pietro I sconfisse la Svezia. Decisiva fu la battaglia di Poltava del 1709. La Russia ottenne con questa vittoria l’Estonia, la Lettonia, la Livonia e la Carelia. Da questa sconfitta la Svezia non si riprese mai più.
L’Impero Ottomano compì tutta una serie di conflitti contro l’Austria, ma rimase sempre sconfitto e perse il controllo dell’Ungheria, della Dalmazia e, per un certo periodo, anche della Serbia. Il declino dell’Impero Ottomano avvenne in un periodo molto breve, tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. Il generale che guidava le truppe austriache era l’italiano Eugenio di Savoia.
Importanti furono le guerre di successione perché ebbero dei cambiamenti territoriali che riguardarono anche l’Italia. Furono tre: quella spagnola (1702-14), quella polacca (1733-38) e quella austriaca (1740-48).
La Guerra di successione spagnola scoppiò perché c’erano due possibili eredi al trono: Filippo di Borbone, che era il nipote di Luigi XIV, e Carlo d’Asburgo. La guerra vide la Spagna e la Francia combattere contro l’Austria, il Ducato di Savoia, l’Inghilterra e la Prussia. Alla fine di questa guerra, la Spagna perse tutti i suoi domini in Italia e il Belgio. La Sicilia passò sotto il controllo sabaudo per un brevissimo periodo, mentre la Sardegna e la zona peninsulare furono cedute all’Austria. L’Inghilterra riuscì a strappare alla Spagna Gibilterra e l’isola di Minorca. Alla fine della guerra Filippo di Borbone divenne il monarca spagnolo con il nome di Filippo V. Nel 1717 la Spagna tentò di riconquistare il Regno di Napoli e fu appoggiata in questa impresa dal Ducato di Savoia. L’Austria, venuta a sapere ciò, per punizione obbligò il Ducato di Savoia a scambiare l’arida Sardegna con la popolosa Sicilia. A questo punto il Ducato di Savoia prese il nome di Regno di Sardegna.
La guerra di successione polacca vedeva Augusto di Sassonia opporsi a Stanislao Leszczynski per salire al trono di Polonia. Il primo era sostenuto dall’Austria e dalla Russia, mentre il secondo era sostenuto dalla Francia, dalla Spagna e dal Regno di Sardegna. Scoppiò così la guerra che finì con l’elezione al trono di Augusto di Sassonia, mentre la Sicilia e il Regno di Napoli vennero conquistati dal re spagnolo Carlo di Borbone.
La guerra di successione austriaca scoppiò poiché Carlo VI d’Asburgo non aveva figli maschi e aveva modificato la legge austriaca, permettendo l’ascesa al trono imperiale anche alle donne. Il problema era che i nemici dell’Austria e la nobiltà imperiale non accettarono questa norma e quindi scoppiò una guerra in cui l’Austria dovette affrontare moltissimi nemici. L’imperatrice fu Teresa d’Austria che fu abile a difendere il suo paese, anche se ebbe delle perdite pesanti come la Slesia, una ricca regione mineraria conquistata dalla Prussia, e alcuni territori nella penisola italiana. La Lorena venne resa indipendente e affidata a Stanislao Leszczynski e si decise che alla sua morte sarebbe stata annessa alla Francia. In Toscana nel frattempo si esaurì la dinastia medicea e si decise che il Granducato sarebbe passato sotto il controllo della Lorena. I duchi di Lorena, imparentati con gli Asburgo, quindi vennero fatti principi della Toscana, che passò sotto il controllo austriaco.
Da ricordare c’è anche la guerra dei sette anni che fu importante per i cambiamenti territoriali che implicò. Durò dal 1756 al 1763 e scoppiò tra Prussia e Inghilterra contro Francia, Austria, Svezia e Russia. L’Austria era decisa a riconquistarsi la Slesia e, per far ciò, decise di allearsi con l’arcinemica Francia. Scoperto ciò, la Prussia decise di attaccare subito per indebolire questa nuova alleanza. L’Inghilterra si alleò con la Prussia perché voleva indebolire la Francia per sottrarle qualche territorio. Si combatté tra Paesi Bassi e Prussia e l’esito finale sul continente europeo non fu molto rilevante. Si combatté anche nelle colonie. Gli Inglesi volevano eliminare i Francesi dal Nordamerica, vinsero e conquistarono il Canada; inoltre le due Compagnie delle Indie (dell’Inghilterra e della Francia) scatenarono un duro conflitto per conquistare il monopolio dei traffici con l’India e vinse la compagnia inglese. Dunque anche l’India divenne una colonia inglese e si posero le basi per la fondazione dell’immenso impero coloniale inglese dell’Ottocento.

La situazione italiana
Lo stato italiano più forte e autonomo del tempo era il Regno di Sardegna. Nel corso del Trecento i duchi di Savoia erano riusciti ad espandersi fino al mare, approfittando della Guerra del Cent’Anni. Nel corso dei secoli, la politica dei Savoia consistette nel continuare a conquistare dei piccoli lembi di territorio approfittando delle varie guerre. Inoltre i Savoia cercarono sempre di schierarsi dalla parte di coloro che sembravano essere più favoriti per la vittoria finale. Spesso avveniva che cambiassero alleanza a metà della guerra, passando dalla parte che sembrava avere il sopravvento sull’altra. Il modello per l’amministrazione era la Francia di Luigi XIV: tutto venne centralizzato a Torino, venne creata una rete di funzionari simili agli intendenti francesi, venne accordato un concordato con la Chiesa in cui si limitavano i suoi diritti nel territorio sabaudo, vennero aumentate le imposte e venne creato un consistente esercito.
Per la Lombardia la svolta fu rappresentata dall’arrivo degli austriaci. La dominazione spagnola era stata sempre più inefficiente e deleteria. Gli austriaci cercarono di avere una gestione del territorio molto più efficiente e presero una serie di importanti provvedimenti che fecero risollevare l’economia lombarda, tra cui quello del catasto, che consisteva in un registro in cui si annotavano il proprietario e il valore di tutte le unità mobiliari. Il catasto fu molto importante per fini fiscali e fu un documento molto preciso. Fatto il catasto, gli austriaci decretarono che le tasse da pagare per ogni lombardo equivalevano a una cifra pari al 10% del valore dell’immobile. Il catasto favorì lo sfruttamento da parte dell’individuo del proprio bene immobile.

Nel Regno di Napoli, i Borboni fecero subito un concordato con la Chiesa con cui eliminarono delle usanze medievali. I grandi progetti di riforma dei nuovi sovrani spagnoli si scontrarono con i grandi latifondisti nobili e conservatori del Regno di Napoli. Inoltre Carlo di Borbone divenne re di Spagna e quindi rimase assente nell’Italia meridionale per dedicarsi maggiormente ai problemi spagnoli.
In Toscana, con gli Asburgo-Lorena, venne portato il catasto e venne redatto un concordato con la Chiesa, ma sostanzialmente la situazione generale cambiò poco. Il Ducato di Parma andò sotto il controllo borbonico. Nello Stato della Chiesa tutto rimase come nel Medioevo, in cui il potere rimaneva nelle mani dei cardinali designati dal papa. La Repubblica di Venezia era invece in pieno declino.

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