Fra due modelli di monarchia

1.1 - L’Inghilterra è confusa nell’uscita dal braccio di ferro tra Stuart e il Parlamento. Prima vi fu la rivoluzione puritana e la dittatura di Cromwell. Vi è una guerra civile tra gli Stuart e il Parlamento e il Parlamento ha la meglio: si proclama la Repubblica, con conseguente consolidamento della Chiesa Anglicana che perseguita le minoranze religiose (cattolici e puritani). Le tasse favoriscono la grande nobiltà e non la borghesia con la gentry (piccola e media nobiltà): questo malcontento porta a non pagare le tasse.
In Scozia, Carlo I tenta di sostituire la chiesa Presbiteriana con la chiesa Anglicana e da lì esplode l’insofferenza nel regno.
Dopo Cromwell vi furono scontri civili e nel 1660 il Parlamento vota per la Restaurazione della monarchia con Carlo II Stuart. Ma Carlo II godeva della cattiva fama del padre e si muove cautamente. Garantisce la grazia ai vecchi nemici della corona, tranne quelli che avevano ucciso il padre. Garantisce la tolleranza religiosa. Rispetta i diritti del Parlamento. La monarchia è quindi restaurata nella continuità dinastica. Ristabilita la Camera dei Pari e la Chiesa anglicana.

Inizialmente il compromesso tra il re e il Parlamento sembrava funzionare. Il re favoriva la ricca borghesia e mostrava moderazione nei confronti degli avversari politici. Ma attua una politica di intolleranza religiosa a cominciare dall’Atto di uniformità voluto dagli anglicani, che imponeva un solo libro di preghiere: il Book of Common Prayer. Carlo II, nel suo regno, era contro le minoranze religiose del paese. Vince la prima guerra anglo-olandese ma perde la seconda e la terza. Avvicinamento a Luigi XIV, alleato contro le province unite nella terza guerra. Apertura verso il cattolicesimo il Parlamento e il Parlamento promulga il Test Act, l’Atto di prova, decreto che escludeva i cattolici, tranne i Pari, dalle cariche pubbliche.
Il Parlamento era preoccupato perché Carlo II non aveva figli. Avevano paura che divenisse re suo fratello Giacomo, convertito al cristianesimo. Con la Carta di esclusione (Exclusion Bill) la Camera dei Comuni vuole escludere Giacomo dalla corona. Ostilità tra il Parlamento e il monarca. Il Parlamento emette la legge Habeas Corpus Act. Stabiliva il diritto del detenuto di conoscere i motivi della propria imputazione e di ottenere un regolare processo. Alla morte di Carlo II, il regno passa proprio fratello Giacomo II e vi sono nuove divisioni tra corona e Parlamento. Sulla successione, il Parlamento era diviso in due correnti: 1. Gli Whigs: sostenitore del Parlamento e della tolleranza religiosa; 2. I Tories: anglicani e pro-monarchici. Quando Giacomo tenta di abolire il Test Act e l’Habeas Corpus e di avviare relazioni con il Papa, i due gruppi (Whigs e Tories) si uniscono contro di lui.
Giacomo II non aveva eredi maschi e il regno doveva passare alla figlia Maria II Stuart sposata con Guglielmo III d’Orange. Il Parlamento sollecita lo statolder (governatore delle Province Unite) a far decadere il ruolo di Giacomo II. Giacomo si rifugia nella corte di Luigi XIV e Guglielmo II con Maria II furono proclamati i sovrani d’Inghilterra. Venne chiamata gloriosa rivoluzione perché non ci furono spargimenti di sangue. Questo avvenne solo in Inghilterra, non in Scozia e in Irlanda, poiché non riconobbero i nuovi sovrani.
In Inghilterra non vi è una vera costituzione. Neanche oggi. Il potere è diviso tra re e Parlamento. Poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario. Ma nasce una sorta di monarchia costituzionale di nomina parlamentare. Il primo atto fondamentale: il sovrano poteva essere dichiarato decaduto perché non aveva rispettato il contratto stipulato con il popolo. Secondo atto fondamentale: dichiarazione dei diritti che Maria e Guglielmo dovevano giurare prima di essere proclamati sovrani. Questi diritti limitavano il potere del re e tutelavano quello del Parlamento. Il re non poteva, senza consenso del Parlamento: 1. sospendere le leggi, 2. imporre tasse, 3. mantenere un esercito permanente durante un periodo di pace. Non vi è dunque più il concetto di sovranità voluta dalla divinità (per la Francia permane questo concetto). Si afferma potere condiviso tra re e Parlamento.

1.2 - In Inghilterra, Parlamento. In Francia, regime assoluto con Luigi XIV, figlio di Luigi XIII. Succede al padre a cinque anni e diviene monarca 23 anni. Regna per 54 anni. Le fronde erano contro l’assolutismo del monarca e si scontrano contro Mazarino, cardinale e successore di Richelieu. Luigi XIV è educato da Mazarino e dalla madre Anna d’Austria alla Monarchia per diritto divino.

Il sole era l’emblema del suo progetto politico. Il re sole era il sovrano unico, tutto il resto ruotava attorno. L’affermazione del potere assoluto rappresenta il suo principale obiettivo. L’espansionismo, l’uniformità religiosa, l’accentramento dei poteri. Governa in autonomia senza primi ministri. Vuole subordinare tutti i poteri che godevano di una certa forma di dipendenza. Luigi XIV non tiene conto delle istituzioni che avrebbe in teoria dovuto rispettare, come i Parlamenti e non convocò mai nessuna assemblea di questi, chiamata Stati Generali.
Luigi XIV si circondò di ministri a lui totalmente devoti, scelti tra le famiglie dell’aristocrazia. Nominati dal re erano anche governatori delle province e i capi dei municipi. Istituisce un sistema amministrativo fatto di funzionari con cariche revocabili. Le loro cariche duravano il tempo di svolgere una determinata funzioni e da qui il nome di funzionari. Di grande importanza tra i funzionari erano gli intendenti, che riscuotevano le tasse si assicuravano delle attività sul territorio, combattendo la corruzione e amministrando la giustizia. Luigi XIV crede che la monarchia sia per diritto divino. Il potere del re proviene direttamente da Dio e non dal popolo. Era convinto che la sovranità fosse assoluta e illimitata e non dovesse essere condivisa o condizionata da altre istituzioni. Il suo motto: non inferiore ai più. Vi era, dunque, un’organizzazione burocratica dai costi elevatissimi che ricadevano sulle spalle delle province francesi. Nasce una serie di rivolte per le tasse troppo alte: una all’anno, quasi tutte soffocate nel sangue.
La riforma delle finanze a cura di Colbert razionalizzò i meccanismi del prelievo fiscale e le entrate erano di tre tipi: 1. dagli affitti delle terre del re, 2. dall’imposta diretta su case e terreni, la taille, che gravava soprattutto sui contadini (i contadini pagavano ingiustamente di più, perché più si aveva terreno e più si pagava), dall’imposta indiretta, tra cui la gabelle, una tassa sul sale che tutti pagavano allo stesso modo ingiustamente. Colbert cancella le esenzioni fiscali illegittime di tanti falsi nobili.
La politica mercantilista di Colbert era il mercantilismo di Stato. Vuole favorire le esportazioni limitando le importazioni (protezionismo). Incoraggia l’imprenditoria francese a incrementare la produzione. Fa nascere le compagnie mercantili privilegiate con esclusivo diritto di navigazione e commercio in alcune zone. Promuove l’espansione coloniale della Francia in America, Asia e Africa.
Luigi XIV revoca l’editto di Nantes, emanato dal buon re Enrico IV. Vieta le conversioni al protestantesimo e demolisce molte chiese degli ugonotti: va contro gli ugonotti, non cristiani, calvinisti. Contro chi opponeva resistenza, fece impiegare i Dragoni. Fa conversioni forzate e promulga l’editto di Fontainebleau per bandire il culto protestante. Vi era la fuggita degli ugonotti in Olanda e il paese si devitalizza, mentre si arricchisce l’altro. Per gli altri che rimasero e provarono a ribellarsi, vi furono rivolte represse duramente nel sangue.
La Francia era divisa tra gesuiti, devoti e giansenisti. Luigi XIV si mostrava ben disposto nei confronti dei devoti e dei gesuiti, non dei giansenisti. Erano sempre cristiani, i giansenisti, ed erano molto esigenti con se stessi, più rigorosi. Luigi XIV convince il papa Clemente XI a condannare il giansenismo, e questo lo fa con due bolle: la Vineam Domini e la Unigenitua. Fece radere al suolo Port-Royal. Rafforza le fondamenta del gallicanesimo. Con questo, il sovrano poteva nominare i vescovi. Port-Royal era centro di cultura e di ricerca.
Le guerre mostravano il desiderio di gloria di Luigi XIV, che sperperava le ricchezze ottenute con le riforme finanziarie di Colbert e attua una politica estera molto aggressiva. Si inimicò il resto dell’Europa. La guerra di devoluzione contro la Spagna: secondo Luigi XIV, alla morte di Filippo IV, il territorio doveva essere devoluto alla moglie di Luigi XIV e dunque alla corona francese. Sembra vincere per molto, ma l’Inghilterra si allea con l’Olanda e la Svezia. Luigi XIV si rende conto di non poter affrontare la coalizione. Ad Aquisgrana sottoscrive la pace. Ottiene comunque 12 città. La guerra contro l’Olanda e le “riunificazioni”: Vuole la rivincita contro l’Olanda, rivale in campo commerciale. Si allea con l’Inghilterra e assale le Province Unite. Guglielmo d’Orange apre le dighe e allaga il paese per bloccare l’attacco e attendendo gli alleati (Spagna, Austria e poi Inghilterra). La Francia acquisisce nuovi territori. Procede con le riunificazioni (pacifiche ma forzate). La guerra della lega d’Augusta: impero, Province Unite, Spagna e Svezia si coalizzano contro la Francia nella lega di Augusta. Luigi XIV si trovò accerchiato e costretto a firmare la pace di Rijswjck e abbandona tutti i territori conquistati, tranne Strasburgo e l’Alsazia.
1.3 - il mondo tedesco era frammentato dai trattati di Westfalia in 350 piccoli Stati autonomi: svanisce il progetto di un impero unitario. Resta il sacro Romano impero e i sette grandi elettori. Viene eletto Leopoldo I d’Asburgo. Concentra i suoi interessi nel centro oriente e sulla penisola balcanica (Grecia). Questi territori erano molto eterogenesi e tramonta ogni possibilità di riunificazione politica e religiosa. Leopoldo I si impegna ad assicurare salde basi ai domini asburgici e punta a conquistare i territori ottomani.
In Ungheria si era diffuso il protestantesimo e l’imperatore obbliga l’obbedienza al cattolicesimo. La nobiltà si ribella e Leopoldo I soffoca nel sangue le rivolte. Molte persone abbandonano il paese per motivi religiosi. La più grande minaccia per i territori asburgici era la crescente oppressione dell’impero Ottomano. I turchi ottomani prendono Vienna sotto assedio. A soccorso di Leopardo I viene il re di Polonia Jan Sobieski.
[I protagonisti della disputa: Leopoldo I - Sacro Romano impero Germanico; Jan Sobieski - re di Polonia; Turchi Ottomani - impero Ottomano]. Leopoldo e Jan Sobieski sconfiggono l’impero ottomano. Leopoldo comincia il contrattacco e crea una nuova alleanza militare, la Lega Santa (Austria + Polonia + truppe veneziane e pontificie. In seguito anche la Russia). La lega Santa si scontra con gli ottomani per 10 anni e gli ottomani si arrendono. Vittoria in Ungheria e Pace di Carlowiti. Monarchia austriaca dominante nell’Europa sudorientale e balcanica. I domini Asburgici diventano uno Stato: lo chiamano Austria.
L’impero ottomano è indebolito dalla fine del cinquecento per conflitti interni e corruzione. Rivolte provocate dai Giannizzeri e dagli spahi (cavalieri del sovrano). Il sultano cede gran parte del potere al Gran Visir (Primo Ministro). L’erede al trono veniva scelto tra i suoi figli nell’harem. I sovrani erano manipolati dalle madri e non imponevano la propria autorità. Grande crisi economica porta all’anarchia feudale che era più sentita nei territori periferici, che si distaccavano totalmente. Nei territori europei si riesce a mantenere il potere solo affidandolo ai greci, che si arricchiscono e credono di ricostruire l’Impero Bizantino.
1.4 - Guerra che scoppia tra potenze europee per ottenere la possibilità di accedere al trono spagnolo e il re Carlo II d’Asburgo non ha eredi. Interesse di conquista coloniale. Ogni potenza aveva le sue ragioni. Francia: guerra di Devoluzione. Il nipote di Luigi XIV, Filippo d’Angiò, era scelto come pretendente al trono. Gli altri non sono d’accordo e scoppiano le guerre. Il re di Francia subisce sconfitte. Ma mantiene i territori già conquistati.
1.5 - La Russia di Pietro il grande è molto arretrata. L’agricoltura è arretrata e l’unico strumento di economia. Va avanti con la servitù della gleba: il contadino è legato alla terra. Pietro il grande si allea con gli aristocratici e consente loro dei privilegi per la fedeltà. Vuole potere assoluto e vuole liberarsi della Svezia e scoppia una guerra che dura venti anni: prima sembra vincere la Svezia, ma poi la Russia ha la meglio e ha il riconoscimento di grande potenza.

Un nuovo equilibrio europeo

2.1 - Dopo Luigi XIV, il regno passa alle mani del pronipote Luigi XV, che aveva cinque anni. Vi erano due questioni: 1. Rapporto tra monarchia e il resto del paese, perché la nobiltà manifestava insofferenze verso la centralizzazione dei poteri, poi appoggiata dai parlamenti che volevano avere una certa autonomia di potere; 2. Problema di carattere finanziario, poiché la nobiltà, la chiesa e i parlamenti stessi godevano di esenzioni fiscali, quindi non pagavano le tasse distruggendo il paese.
La reggenza di Luigi XV (nipote di Luigi XIV) è affidata a Filippo d’Orléans. Nobiltà e parlamento speravano di ricevere privilegi e il reggente infatti concede poteri politici a entrambe le figure, ma dopo pochi anni tutto questo svanisce e Filippo rimette in vita il regime assolutistico del Re Sole.
Il debito politico era il più grande problema e il reggente affida il compito di aggiustare la situazione a Joh Law, finanziere scozzese. Elabora uno spericolato progetto per risanare le finanze: il Sistema di Law promuoveva la crescita economica emettendo banconote per far circolare più denaro. Crea una nuova banca regia e diviene il controllore generale delle finanze e delle imposte. Crea una Compagnia delle Indie Occidentali, le quali azioni andarono a ruba.
La banca emette molto denaro e le azioni della Compagnia si gonfiano di compratori di azioni, ma ben presto si parla di valore nominale minore e vi è fuga delle azioni. La compagnia crolla, Law fugge, venne chiusa la banca regia e così crolla il sistema finanziario: si arriva alla bancarotta.
Quando Filippo d’Orleans muore, Luigi XV sale al trono affiancato dal duca di Borbone come primo ministro. Si avvale anche dell’aiuto del cardinale Fleury. Il regno vive periodo di pace, poi interrotto dalla guerra di successione polacca e austriaca. L’economia conosce finalmente una fase espansiva. Alla morte di Fleury, Luigi XV inizia una nuova campagna di persecuzione contro gli Ugonotti e i giansenisti e cerca di fare una riforma finanziaria per risanare le casse vuote dello Stato. Nuove riforme vengono messe in atto poi dal figlio Luigi XVI.
2.2 - La corona inglese deve risolvere i problemi di successione dinastica poiché Guglielmo e Maria non avevano figli. Il parlamento, per non far salire al trono il figlio di Giacomo II, Giacomo Edoardo, promulga l’Act of Settlement. Quest’atto escludeva i cattolici dalla successione e l’unica erede era Anna, protestante e figlia di Giacomo II. Sale al trono Anna. La corona di Irlanda, Inghilterra e Scozia sono unite in un unico regno (Union Act) e Anna è la prima sovrana della Gran Bretagna.
Anna è senza eredi e il trono passa a Sofia, moglie del Principe tedesco degli Hannover. Affronta i giacobiti (pro-Giacomo Stuart) che mettevano in dubbio la legittimità del Regno Unito (unito attraverso l’Union Act). Giacomo Edoardo è pretendente al trono e guida l’ultima ribellione, ma viene sconfitto dall’esercito inglese. I Whigs sono sospettati di simpatie giacobite e predominano al Parlamento.
Giorgio I d’Hannover non conosceva neanche la lingua inglese e preferisce affidare il potere esecutivo a vari ministri che controllavano il parlamento. Questi ministri erano scelti tra gli Whigs e tra questi, Walpole (Primo Ministro) inaugura il Governo di Gabinetto, dove il primo ministro e i più importanti collaboratori governavano al posto del re. Cambia la figura del primo ministro che non è più solo consigliere del re, e deve avere l’approvazione della maggioranza del parlamento. Vi è divisioni dei poteri, tra il re, il parlamento e il governo. Al re spettano importanti scelte in politica estera e regna. Al parlamento il potere legislativo e al governo il potere giudiziario.
L’Inghilterra è la prima potenza commerciale al mondo grazie alla politica pacifica-economica di Walpole. Mantiene il paese estraneo ai conflitti dinastici, ma in seguito la politica inglese trae vantaggio dalla guerra grazie a William il Vecchio. Questo mirava alla difesa e all’espansione del Paese, oltre che al commercio, soprattutto a scapito della Francia. La Gran Bretagna si scontra dunque con la Francia per i territori americani e indiani nella guerra dei Sette Anni.
2.3 - Dopo la Guerra di Successione spagnola, Federico degli Hohenzollern acquisisce il titolo di re di Prussia e il Brandeburgo-Prussia diviene un nuovo Stato. Ma questo era possibile grazie al padre, che aveva creato un forte sistema di governo centralizzato e offerto asilo agli ugonotti scappati dalla Francia e fa sviluppare industria e commercio. La Prussia diventa quindi il nuovo polo del germanesimo protestante contro l’Austria cattolica.
Federico Guglielmo I è soprannominato il “Re Sergente” per via della sua passione per la vita militare e indossa regolarmente l’uniforme. Il figlio di Federico I, Federico Guglielmo I, fa della Prussia una potenza militare: l’esercito diviene il centro della vita del Paese e riduce le spese di corte per creare e investire sul suo esercito. Introduce un sistema di reclutamento forzato, chiamato Coscrizione Obbligatoria e recluta 80000 soldati. Assume in prima persona la direzione dell’esercito e i mezzi finanziari che alimentano il suo poderoso esercito provengono dal demanio regio, cioè quelle terre che erano di proprietà dello Stato, ma vengono comunque aggiunte due tasse per l’esigenza: la contribuzione, che gravava sui contadini, e l’incisa, per i consumi urbani.
Questa ferrea disciplina militare era estesa anche all’intera società: l’impronta amministrativa dello stato era militare. Il re affida il compito di reclutare, di riscuotere tasse e di garantire l’ordine pubblico ai commissari regi (gli Junker sono aristocratici di campagna, proprietari terrieri, un po’ come la jentry inglese, la piccola e media nobiltà). Le terre dello Stato erano controllate dalle Camere provinciali e il re sceglie personalmente il direttorio generale della guerra.
2.4 - In Polonia vi era il problema di successione per cinque anni. Termina con la Pace di Vienna. Alla morte di Carlo IV, anche in Austria si apre il problema di successione. Sale la figlia Maria Teresa, ma le potenze europee circostanti non riconoscono il suo potere. È la guerra, che termina con la pace di Aquisgrana.
2.5 - La Guerra dei Sette Anni è il primo conflitto a livello mondiale, scoppiato tra Francia e Inghilterra e tra Austria e Prussia. Si formano due schieramenti: Inghilterra + Prussia VS. Francia + Austria + Russia. Si combatte in Europa, in America e in Asia ed è la prima guerra “mondiale”. Vincono Inghilterra + Prussia. La prima è potenza nel commercio e la seconda nell’esercito.

Società ed economia tra Seicento e Settecento

3.1 - Tra il 1450 e il 1500, la popolazione ritorna ai valori precedenti la peste del trecento e comincia a crescere dal 1600 in maniera discontinua per via di nuovi focolari del morbo, di carestie e di guerre. Dalla fine del 1600 al 1750, la popolazione cresce vorticosamente fino ad arrivare ai 145 milioni di abitanti.
La parte più popolata era quella occidentale e le città più popolate erano Istanbul, Londra e Parigi. La popolazione europea per più della metà era occupata con l’agricoltura e il rapporto tra campagna e città rimane stabile.
A favorire l’aumento demografico vi è il graduale calo di mortalità e il tasso di natalità resta contenuto. La durata media di vita continuava a essere molto breve e vi era un’elevata mortalità infantile. Scomparsa della peste e maggiori controlli sanitari. Le case non sono più di legno, ma di mattoni, e questo allontanava i topi e la peste. Progressi dell’arte medica: nuove cure naturali contro le malattie e le carestie provocavano meno vittime. L’agricoltura si sviluppa e la migliore alimentazione aiuta la prevenzione.
3.2 - Aumento e diversificazione delle coltivazioni: aumenta la superficie coltivata e la produzione agricola è diversificata. Vi è una ripresa demografica per la varietà di coltivazioni di piante provenienti dall’America. Il mais produce più prodotto dei cereali e questo inizialmente si affianca ai cereali e al grano e viene coltivato per il 10%. Poteva essere usato per alimentare gli animali e per concimare. Poi viene usato per sfamare gli uomini. La farina di mais diventa la base dell’alimentazione contadina, che era povera di vitamine e portava alla diffusione della pellagra.
I nuovi prodotti dall’America sono la patata, il cavolo, la rapa, la canapa, il caffè, il tè e il cacao.
Nasce una proprietà fondiaria e una mentalità imprenditoriale e si sviluppano le enclosures, le recinzioni, quindi la privatizzazione delle terre comunali. Vi sono delle richieste al governo per un fondo di ricomposizione equivalente a tutti i terreni posseduti e in queste zone si fa un’agricoltura intensiva. I contadini sono però esclusi, perché le recinzioni erano solo per i grandi proprietari terrieri che possedevano le terre in diverse zone e con la ricomposizione si univano tutti i territori. Ma con queste recinzioni cambia anche il paesaggio dal punto di vista visivo. Nell’Europa nord-orientale l’agricoltura è ancora ai livelli antichi: i contadini sono trattati neanche come schiavi, ma come oggetti.
3.3 - Mercantilismo: movimento volto ad accrescere la ricchezza dello stato tramite accrescimento di moneta pregiata e di metalli preziosi. Si credeva che la ricchezza mondiale fosse fissa e se uno stato era ricco, lo era a danno degli altri. Il Mercantilismo si basa sul protezionismo (limitare le importazioni e favorire le esportazioni, aumentando dunque la produzione interna). Il mercantilismo francese si basa sul colbertismo e nasce in Francia sotto Luigi XIV da Colbert [amplia questo sotto-paragrafo].
L’impero commerciale olandese si fonda sul liberismo economico (si importa e si esporta in maniera libera, ed è ciò che succede oggi: lo stato non interviene sui prezzi).
Il commercio inglese ha il predominio sui portoghesi e sugli olandesi, grazie all’Atto di Navigazione, che porta alla prima guerra anglo-olandese. L’Olanda viene sconfitta dall’Inghilterra nelle guerre anglo-olandese, con conseguente declino delle Province Unite. Londra è il principale centro del commercio mondiale.
Il commercio si espande e cambiano le merci vendute.
Si consolida l’economia-mondo.
Nasce il commercio triangolare: in cambio di merci i mercanti in Europa prendono gli schiavi in Africa che vendevano in America in cambio di prodotti tropicali che rivendevano in Europa.
Nascono le borse europee con la creazione di cambiali. Le borse erano sedi dove i titoli venivano negoziati.
Si istituiscono le banche pubbliche dove si dovevano cambiare le lettere di cambio con una certa cifra. Si convertono tutti i tipi di moneta in un’unica moneta standard.
3.4 - Si sviluppa la manifattura tessile e si arriva a lavorare a domicilio. Naascono dei “contadini-operai”. Si sviluppa la lavorazione di lino, lana e cotone. Procedimenti tessili di alto libello fornivano beni di lusso. Si sviluppa anche il settore minerario e metallurgico e aumenta la produzione di armi. Per non disboscare si utilizza la torba e il carbone fossile.
3.5 - Queste trasformazioni economiche incidono sull’equilibrio dell’Antico Regine, organizzato in tre ordini: clero e nobiltà al vertice, borghesi, commercianti e contadini erano il terzo stato. L’appartenenza ai primi due ordini comportava benefici e agevolazioni fiscali: vi era dunque una ridotta mobilità sociale. I borghesi tentano la risalita con l’acquisto di nuove terre e si forma la figura del gentiluomo che rispettava l’etichetta ed escludeva chi non lo faceva.
4.3 - La Francia ricerca nuovi territori e i pionieri colonizzano il nord America. Si nominano governatori che amministrano le colonie. Anche gli olandesi e gli inglesi tentano di conquistare colonie in America. Le colonie godevano di grande autonomia nei confronti della madrepatria, ma avevano l’obbligo di commerciare solo con questa. I coloni vanno verso il centro e si incontrano con gli indigeni. Prima scambi commerciali e poi scontri armati. Inglesi e francesi si scontravano per avere la meglio sul territorio. Si sfocia nella guerra dei Sette Anni, che termina con la Pace di Parigi. Vincono gli inglesi sui francesi.


La fondazione della cultura moderna

Nel corso del Seicento si affermano due nuovi concetti di stampo giusnaturalista: 1. Diritto naturale, il diritto di ogni uomo innato e inalienabile di proteggere la propria vita e i propri interessi; 2. Contratto sociale, il patto sottoscritto volontariamente dagli individui come cardine della società politica. Si comincia dunque a parlare di libertà, di diritti personali e di uguaglianza naturale degli uomini.
Lo stato di natura di Hobbes è la prima istituzione politica umana, una specie di antenata della società. Hobbes ha una concezione pessimistica: egli pensa che lo stato di natura sia il regno del conflitto, della guerra del tutto contro tutti. Gli uomini sono guidati dal solo istinto di sopravvivenza personale e i rapporti sociali erano inesistenti.
Hobbes affermava che, senza vincoli, l’uomo avrebbe finito per autodistruggersi. Questo diritto naturale doveva quindi essere collegato a un contratto sociale per esistere: si instaura un’autorità suprema consapevolmente. Questo contratto era il Patto di Unione (pactum unionis) e si abbandona lo stato di natura per abbracciare la società. Con il patto di unione si passa a un male minore (da anarchia ad autorità). Si fa dunque parte di uno stato, dove c’è uguaglianza e gli individui con consenso trasferiscono diritti a una autorità.
Per Hobbes l’autorità politica doveva detenere tutti i poteri (sovrano) e questa sovranità doveva garantire l’ordine e doveva essere sia civile sia ecclesiastica insieme. Le leggi civili valevano anche in campo ecclesiastico o ci sarebbero stati scontri civili. Dunque, l’unico modo per evitare scontri civili, secondo Hobbes, è quello di fondere i due poteri universali in uno solo. Quando si entrava nella società civile non ci si poteva più uscire e gli individui perdono tutti i loro diritti, compresa la libertà, in cambio della sicurezza.
Ma Hobbes non era l’unico, ma uno dei tanti, tra cui Spinoza, Locke, Kant. Locke crea con il diritto naturale uno stato liberale molto meno oppressivo. Spinoza e Rousseau definiscono lo stato democratico a partire dal concetto di sovranità popolare.
Locke trasferiva meno diritti dall’individuo all’autorità e di conseguenza la libertà individuale era maggiore. Per Locke lo stato di natura non era destinato a una guerra costante, ma a una generale instabilità poiché era l’autorità a stabilire torti e ragioni. Quindi l’unico diritto naturale da trasferire era quello di farsi giustizia da soli e gli altri diritti non andavano ceduti, ma garantiti dall’autorità. L’autorità dunque giudicava e garantiva la libertà individuale. Locke, poi, teorizza una divisione dei poteri esecutivo legislativo e giudiziario. Altra differenza con Hobbes era che il suo contratto non era irreversibile e che se i governanti non lo rispettavano, i cittadini si riappropriavano della sovranità. Questa è la teoria liberale dello stato.
Il liberalismo politico consiste nella tutela dei diritti, mentre il liberismo economico tutela la libertà nel mercato. Il liberalismo e il liberismo portano alla nascita dello stavo, dove il lavoro è il fondamento della proprietà privata, e questa è un diritto naturale inalienabile o non ceduto all’autorità (germe dell’individualismo borghese): proprietà privata e lavoro erano i fondamenti della realizzazione di un individuo.
Locke si esprime a favore della libertà di pensiero e di stampa, affermando che l’autorità dovrà garantirla. Lo stesso per la libertà religiosa e solo in questo modo si arriva a una pacifica convivenza in società. Nessuna autorità doveva infatti imporre con la forza qualcosa che minava la coscienza individuale. Per Locke ci doveva essere tolleranza e separazione tra stato e chiesa. Montesquieu teorizza la divisione dei poteri per limitare il potere del re. Anche Spinoza difende la libertà di espressione contro ogni forma di censura e persecuzione da parte dell’autorità, come Locke. La libertà non è solo un diritto inalienabile, ma il fine dello stato. Nessuna ragione era tale da poter giustificare la soppressione dei diritti individuali.
Molto favorevole a questa concezione era Milton, che combatteva per la libertà di pensiero (era un poeta). Va contro la chiesa anglicana e difende la libertà di stampa.

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