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Seicento - Contraddizioni

Il seicento appare fortemente segnato dalla recrudescenza di guerre, sommosse, epidemie e carestie; registra lo storico passaggio del primato economico e sciale dell’Europa mediterranea; lentamente il Mediterraneo perde la sua centralità a vantaggio dell’Atlantico, mentre le regioni dell’Europa centrale appaiono prive di spinte propulsive. L’intera Europa contava alla fine del Seicento pochi milioni di abitanti; dietro a questa stagnazione demografica generale si riconoscono andamenti discordanti da regione a regione. L’Italia passò da 13,5 a 11,5 milioni di abitanti , mentre la Spagna e il Portogallo scesero da 10,5 milioni a 9 milioni; aumentò considerevolmente la popolazione dell’Europa nord- occidentale e altrettanto significativo fu l’incremento demografico nell’Europa orientale, che rimase comunque un’area a bassissima densità di popolazione. Durante questo secolo l’agricoltura è in grave crisi, inoltre il minor costo della mano d’opera aveva comportato una riduzione dei salari e un impoverimento dei lavoratori e, con il peggioramento delle condizioni di vita, la tendenza a differire il matrimonio e a ridurre il numero dei figli.

Nei paesi in cui la crescente domanda di beni aveva prodotto’agricoltura intensiva e aveva stimolato la differenziazione delle colture e l’investimento di cospicui redditi nei settori delle manifatture e dei commerci, aprendo nuovi spazi di attività e di occupazione, i fattori negativi incisero assai meno pesantemente sull’andamento demografico. Dove già dal cinquecento si era formato tra nobili e borghesi uno spirito imprenditoriale, le prospettive di vita erano migliori e la curva demografica positiva; dove invece si era verificato un processo di sostanziale rifeudalizzazione con il ripristino dei tradizionali diritti signorili a danno dei contadini, le prospettive di vita si riducevano e la curva demografica era negativa. Una situazione particolare dell’Europa orientale dove nel corso del seicento si ripropose una vera e propria servitù della gleba, basata sull’assoluto predominio della grande nobiltà fondiaria che sfruttava brutalmente i contadini asserviti; si registrò un incremento demografico che si può forse spiegare con il crescente bisogno di forza- lavoro da impiegare nelle grandi distese coltivate estensivamente per produrre cereali a basso costo da esportare verso i paesi nord- occidentali e soprattutto nei Paesi Bassi. La crisi dell’economia mediterranea non riguardò solamente l’agricoltura ma anche il settore manifatturiero e il commercio. Per quanto concerne il commercio si deve parlare da un lato di una sempre più agguerrita concorrenza di inglesi e olandesi nelle stesse acque del Mediterraneo, e dall’altro, della crescente importanza delle rotte oceaniche rispetto a quelle interne.
La fioritura dell’economia nordeuropea. In Inghilterra e nei Paesi Bassi si svilupparono nuove attività economiche, sia produttive sia commerciali. Assunse crescente importanza il settore della pesca e delle connesse attività di conservazione e commercializzazione del pesce, soprattutto nell’Atlantico. Grazie a una formidabile rete commerciale, inglesi e olandesi divennero i grandi intermediari fra i diversi paesi, stimolando la produzione dei beni richiesti dal mercato mondiale. Le due nazioni si dotarono di grandi flotte mercantili di proprietà di compagnie che raccoglievano, attraverso l’emissione di azioni, gli ingenti capitali necessari alla costruzione delle navi e alla gestione dei traffici. E’ questo il caso delle Compagnie olandesi delle Indie orientali e occidentali, nonché della compagnia inglese delle Indie orientali.
Il mercantilismo. Teoria economica che orienta le politiche dei governi; i suoi capisaldi fondamentali:
La ricchezza è una grandezza stabile, sicché all’arricchimento di una nazione corrisponde necessariamente l’impoverimento di un’altra o di due;
La ricchezza di una nazione è data dalla quantità di metalli preziosi di cui essa dispone.
Risulta che potente è lo stato che possiede miniere d’oro o d’argento. Lo stato che invece non dispone di miniere può arricchirsi e potenziarsi solo procurandosi metalli preziosi dagli stati che ne hanno il possesso; ciò avviene attraverso il commercio con l’estero il cui obbiettivo è quello di esportare la maggiore quantità possibile di merci remunerate con metalli preziosi e di importarne la minore quantità possibile. Per riuscire lo stato che ha bisogno di esportare per arricchirsi tenderà a sostenere i commerci favorendo la costruzione dell’infrastrutture necessarie per gli scambi e tenderà a scoraggiare le importazioni in vari modi, il più semplice dei quali è il ricorso alla protezione doganale.
Tensioni e conflitti sociali. Tra le regioni vi è una singolare concentrazione di conflitti sociali molto aspri; tra le cause vanno senz’altro annoverate la generale crisi economica, le distruzioni seminate ovunque dalle guerre, l’oppressiva fiscalità degli stati e l’intolleranza religiosa. L’equilibrio precario instaurato tra l’istanza accentratrice propria dello stato moderno e le persistenti eredità tendenzialmente decentratrici del passato non poteva reggere a lungo. In Inghilterra e Province Unite si impose la borghesia commerciale e industriale, dei professionisti e degli imprenditori agricoli; e si radicò il parlamentarismo; tutti gli altri stati europei, dove l’aristocrazia mantenne un forte potere economico e posizioni di prestigio nel campo militare, nell’economia, nella diplomazia e nell’amministrazione civile, in cambio di una relativa delega al potere centrale in materia di politica generale.Tra le numerose rivolte le più importanti furono nella Francia dove spiccano quella del 1636-37 nel sud- ovest del paese e quella del 1640 in Normandia, poi in Italia a Milano ci fu “la rivolta del pane”, come a Napoli la rivolta di Masaniello, poi furono numerose le esplosioni di violenza contro la miseria e contro la fiscalità sempre più aggressiva dei governi. In Russia scoppiarono innumerevoli sollevazioni contadine che culminarono nella sanguinosa rivolta dei cosacchi del Don capeggiata da Stenka Razin.
IL SECOLO DELLA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
L’astronomia aristotelica. Per tutto il medioevo, la fisica insegnata nelle scuole e nelle università era stata sostanzialmente quella tracciata da Aristotele; egli distingueva nettamente il mondo terrestre da quello celeste. Da qui la necessità di due fisiche distinte: celeste e terrestre che studiano i fenomeni del cielo e i fatti fisici che accadono sulla terra; quest’ultima posta al centro dell’universo è immobile, greve, imperfetta e corruttibile. Intorno ad essa sono disposti i cieli, alla maniera di calotte sferiche concentriche, i quali ruotano in senso antiorario, a coronamento del tutto vi è il cielo stellato. L’universo è quindi finito e di forma sferica.
Il sistema di Tolomeo. questo grande scienziato aveva tentato di giustificare per via matematica e geometrica certi fenomeni osservabili e apparentemente incompatibili con il sistema stesso. Aveva introdotto elementi nuovi come una nuova sfera rotante in senso orario, per giustificare il fenomeno della processione degli equinozi, e nuove figure geometriche; si parla di ellittica per riprendere il giro della terra attorno al sole (non è un cerchio perfetto). Nettamente superiore dal punto di vista scientifico a quello aristotelico, il sistema tolemaico fu a esso contrapposto; la controversia fra tolemaici e aristotelici continuò durante il rinascimento per poi dissolversi all’apparire della minaccia copernicana che contestava il comune geocentrismo. Tra i problemi irrisolti restava quello delle comete. Era necessario riformare il calendario esistente, detto “giuliano”, dato che le stagioni amministrative calcolate in base a esso non coincidevano più con quelle astronomiche. Le molte osservazioni empiriche evidenziavano sempre più i limiti del sistema aristotelico- tolemaico che era sopravissuto indenne per due millenni.
La chiesa e il cielo di Aristotele. L’antica concezione aristotelica del cielo era stata considerata dalla chiesa perfettamente adeguata ad esprimere in forma visibile l’universo teologico e dottrinale del cristianesimo e ciò aveva comportato un duplice importantissimo effetto: per la chiesa un rafforzamento della propria dottrina e per il sistema aristotelico- tolemaico aveva rappresentato una conferma assolutamente autorevole della propria verità e validità. La dimensione enciclopedica dell’opera di Aristotele aveva fatto sì che in moltissimi altri campi la sua autorità indiscussa rappresentasse una sorta di invalicabile confine di verità. Particolarmente positivo fu l’influsso dei testi orientali nel campo della matematica, della trigonometria e di quel raffinato strumento chiamato dagli arabi algebra; la ricerca scientifica araba f più feconda perché più aperta a influssi diversi e meno legata a uno stereotipo dominante. Altrettanto significativo è che Alberto Magno, grande naturalista medievale, debba essere considerato un abile e profondo commentatore di Aristotele, che seppe arricchire il suo testo.
La dissoluzione del cielo antico e la nascita del mondo moderno. l’espressione cielo antico designa la cosmologia aristotelico- tolemaica ma anche l’orizzonte mentale che a essa accompagnava. L’uomo si sentiva dipendente più dal cielo che dalla propria volontà; la dissoluzione della cosmologia aristotelica portò alla dissoluzione del cielo antico e prospettò un nuovo orizzonte mentale.
Copernico e Bruno. Fu il polacco Niccolò Copernico a dare l’avvio sicuro alla rivoluzione scientifica; egli intuiva che gli effetti della sua teoria sarebbero stati devastanti sotto molti aspetti, a partire da quello religioso. Nella sua opera si può riconoscere la piena consapevolezza delle difficoltà del sistema aristotelico- tolemaico e si possono rintracciare influssi molteplici, ma ciò che colpisce è soprattutto l’esplicita e lineare motivazione della sua rivoluzione; Era in grado di mostrare l’enorme semplicità del suo sistema dell’universo rispetto al modello tradizionale e riusciva inoltre a dare ragione di fenomeni precedentemente inspiegabili. La rivoluzione era profonda, ed è una chiara metafora della rivoluzione antropologica che si realizza con l’Umanesimo. L’uomo copernicano appare come l’essere che, grazie alla facoltà della ragione, si pone al centro delle relazioni intelligibili dell’universo. Il filosofo Giordano Bruno comprese che il nuovo universo copernicano spezzava definitivamente la distinzione aristotelica tra mondo celeste e mondo sublunare e instituì l’esistenza di un unico modo che egli dilatò oltre ogni limite , concependolo come l’infinita espansione della potenza divina.
Da Brahe a Keplero. l’astronomo danese Brahe grazie ad una capacità straordinaria di osservazione provò che i cieli non sono immutabili, dato che in essi nascono e muoiono stelle e altri corpi, proprio come nascono e muoiono le cose sulla terra. Provò inoltre che le sfere celesti non sono realtà fisiche. Lo studio delle comete mostrava che le loro traiettorie si svolgono nel mondo “bucano” attraversandole, le incorruttibili sfere celesti. Con Brahe la parola orbis indica l’orbita, il semplice circuito dei pianeti interamente libero e non più una sfera materiale celeste.Resisteva ancora la circolarità del moto dei cieli segno della perfezione del mondo celeste. L’astronomo tedesco Keplero avvalendosi delle sicurissime osservazioni di Brahe si vide costretto ad abbandonare la tradizionale dottrina della circolarità delle orbite; scoprì infatti che Marte gira intorno al sole descrivendo un’ellisse di cui il sole occupa uno dei due fuochi. Successivi calcoli consentirono a Keplero di estendere la tessa formula nel moto di Marte a tutti i pianeti; egli enunciava anche una seconda legge per la quale le aree descritte dai raggi vettori delle ellissi planetarie sono proporzionali ai tempi impiegati a descriverle: questo significa che il movimento degli astri non è uniforme, ma è più veloce in prossimità del sole (perielio) e più lento nella regione opposta dell’orbita ellittica (afelio). L’opera di Keplero offriva una nuova concezione dello spazio, perfettamente omogeneo e geometrizzato, nel quale i luoghi sono rigorosamente equivalenti. La gravità diventa una proprietà relativa, il risultato di un’attrazione: la terra attrae la luna e a sua volta ne è attratta. Keplero enunciò una terza legge sul moto di pianeti: i quadrati dei tempi periodici di rivoluzione dei diversi pianeti sono proporzionali ai cubi delle loro rispettive distanze medie dal sole.
Galileo Galilei. era di Pisa. Il caso Galilei” assunse un significato particolare in quanto rappresentava in maniera drammatica il conflitto tra scienza e fede. Insegnò e si dedicò ad una frenetica attività di ricerca nei campi più disparati. Venezia che aveva intuito il genio di Galileo pretendeva da lui questo in cambio di un ottimo stipendio e di una sicurezza assoluta rispetto all’Inquisizione. Tra le innovazioni di quegli anni la più clamorosa fu quella del cannocchiale, esistevano già cannocchiali artigianali in Olanda ma si trattava di strumenti imperfetti. Galileo ebbe il coraggio e l’intelligenza di puntarlo verso il cielo, avendone intuito l’enorme importanza per le proprie indagini; grazie ad esso egli poté annunciare al mondo scientifico importanti scoperte astronomiche che sconvolgendo la cosmologia aristotelica con la teoria copernicana: la superficie lunare non è perfettamente liscia, le macchie solari non potevano spiegarsi altrimenti che come alterazioni della superficie solare, Venere ha le fasi come la luna a conferma che gira intorno al sole con la luna che le gira intorno. La distinzione tra mondo celeste e sublunare crollava definitivamente. Successive ricerche nel campo della meccanica rafforzarono ulteriormente la teoria copernicana. I teologi mostrarono ben presto di non apprezzare affatto queste scoperte. La prima risposta fu affidata alle cosiddette lettere copernicane nelle quali Galileo sosteneva che la Bibbia non è un opera scientifica che voglia spiegare come vada il cielo ma Parola di Dio che salva, spiegando come si vada al cielo: non si deve dunque cercare nella Bibbia la risposta a questioni scientifiche, ma dovrà essere letta in modo metaforico. La seconda risposta agli oppositori è scritta nelle grandi opere scientifiche.

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