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La seconda rivoluzione inglese

Quando Cromwell morì nel 1658, gli inglesi richiamarono in patria il figlio di Carlo I. Carlo II salì al trono nel 1660. Il sovrano si impegnò a convocare spesso il Parlamento e accettò di considerarlo come portavoce del popolo inglese. Nel 1679 emanò una legge che difendeva la libertà personale dei sudditi. Ma ciò che più preoccupava i sudditi fu la sua politica religiosa che favoriva la minoranza cattolica. Giacomo II succedette il fratello Carlo II, egli si era convertito al cattolicesimo. Giacomo cercò di governare senza il Parlamento, che giudicò inaccettabile il suo comportamento. Nel 1688 decise di cacciarlo. Fu chiamato in aiuto Guglielmo III d’Orange, ma quando arrivò, Giacomo II era già fuggito in Francia. Il Parlamento dunque, si era liberato del legittimo sovrano senza ricorrere alle armi. Gli inglesi la chiamarono “gloriosa rivoluzione”, proprio perché tutto si era svolto senza spargimento di sangue. Essi non avevano soltanto cacciato il re, ma anche scelto liberamente chi doveva sostituirlo. Nel 1689, Guglielmo e Maria dovettero giurare solennemente che avrebbero rispettato la Dichiarazione dei Diritti preparata dal Parlamento, che doveva approvare le nuove tasse e fare nuove leggi.

Inoltre la dichiarazione affermava che i regnanti dovevano garantire ai sudditi alcuni diritti fondamentali.

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