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La conquista del Nuovo Mondo

Nuove rotte oltre il Mediterraneo
Nella seconda metà del Quattrocento si gettarono le basi dell’espansione della civiltà orientale, che portò a una vera e propria unificazione del mondo.
Uno dei motivi che portò questa espansione fu soprattutto un motivo di ordine culturale con la nascita della cartografia moderna.
Successivamente si ebbero altri importanti progressi in ambito tecnico nella navigazione che resero possibili i viaggi di esplorazione tra i quali:
-Miglioramenti delle carte nautiche;
-Miglioramenti nell’uso della bussola;
-Miglioramenti nella costruzione delle navi, che diventarono più solide;
Un altro motivo è stato quello economico che diede proprio l’impulso decisivo alle esplorazioni soprattutto per la presenza del ricco commercio orientale.
Dopo però la presa di Costantinopoli da parte dei turchi rese molto pericolosa la navigazione verso oriente.

Furono proprio Portogallo e Spagna a farsi avanti per primi nel cercare una via alternativa.

I viaggi di esplorazione portoghesi
La principale direzione delle esplorazioni portoghesi riguardava il continente africano. Nel 1488 Bartolomeo Diaz doppiò il capo di Buona Speranza aprendo una rotta diretta tra l’Oceano Atlantico e quello Indiano e successivamente Vasco de Gama compì l’intera circumnavigazione dell’Africa.

Cristoforo Colombo sbarca in un nuovo continente
In Spagna i sovrani Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia decisero di accettare e finanziare la proposta di Colombo che consisteva nel poter raggiungere le Indie in tempo breve.
Partito da Palos con tre caravelle, egli sbarcò il 12 ottobre del 1492 nelle isole delle Bahamas credendo fossero delle isole Giapponesi.

Spagna e Portogallo si dividono il nuovo mondo
La consapevolezza della scoperta si dovette però ad Amerigo Vespucci, che raggiunse le coste americane tra il 1499 e il 1501, e il quale pubblicò al suo rientro un testo in latino intitolato “Il Nuovo Mondo”, per questo motivo il nuovo continente venne battezzato con il nome “America”.
Il 7 giugno Spagna e Portogallo firmarono un trattato che sanciva la spartizione dell’atlantico.
Questi viaggi diventarono quindi un grande affare internazionale per via del grande profitto e quindi da lì a poco tempo si trasferirono sempre più navigatori alla ricerca di metalli preziosi.

Le civiltà precolombiane: maya, aztechi, Incas
Le popolazioni che abitavano le Americhe erano giunte dall’Asia 30-40.000 anni prima di Cristo. Da allora queste popolazioni si erano riversate sull’intero continente americano, dando vita a insediamenti e culture anche molto differenti tra loro. Nel cuore dell’America centrale era fiorita una millenaria civiltà molto progredita: quella maya.

Maya
Questi avevano sviluppato un sistema politico formato da città-stato autonome che erano sedi di governo e luoghi di culto. Il loro governo era una sorta di ierocrazia, in cui il sommo sacerdote aveva anche funzione di capo politico. La loro complessa religione solare aveva stimolato l’osservazione celeste per cui le loro nozioni astronomiche erano sorprendenti.
Aztechi.
Se i maya avevano sviluppato la propria civiltà nel cuore dell’America centrale, gli aztechi si erano insediati nell’altopiano del Messico, avevano quindi espanso i loro domini.
La loro era una monarchia centralizzata, la capitale contava 300.000 abitanti, era quindi più grande di molte città europee.
Come i maya credevano nella ciclicità del tempo e nell’ineluttabile destino a cui gli uomini sarebbero sottoposti. Questa idea rituale del tempo e delle ere cosmiche ha una sua importanza nello spiegare il facile annientamento di questa civiltà da parte di pochi mercenari spagnoli.
Infatti lo sbarco di Hernàn Cortes nelle terre azteche coincise con il tempo rituale del ritorno del Quetzalcoatl. Il senso di morte e di inevitabile tragedia con cui fu accolto l’arrivo degli spagnoli spiega, in parte, la relativa facilità della loro conquista.
Incas
L’Impero inca che si sviluppò molto tempo dopo rispetto maya e aztechi, circa tra il 1450 e il 1532, si estendeva lungo la cordigliera andina. Il centro dell’impero era la capitale Cuzco, da cui partiva una fitta rete stradale che consentiva un efficace collegamento amministrativo. Dal punto di vista produttivo, la principale risorsa inca era l’agricoltura.
Solo il sovrano e la casta sacerdotale possedevano aree coltivabili però, la terra restante era di proprietà comune e serviva al sostentamento dei contadini. Anche gli Incas avevano elaborato una complessa cosmologia religiosa e praticavano sacrifici umani.

I conquistadores e lo sterminio degli indios
Gli spagnoli conquistarono e colonizzarono rapidamente l’area caraibica, ma solo nel 1519 Cortés entro in contatto con l’Impero azteco.
Montezuma, il sovrano azteco, accolse i nuovi venuti nella sua capitale, credendoli emissari degli dei. Durante la residenza nella capitale ebbero modo di studiare la situazione socio-politica dell’Impero, allo scopo di conquistarlo.
Le atrocità compiute in seguito dagli spagnoli portarono alla rivolta degli indios e Cortés dopo esser scappato e dopo aver ricevuto rifornimenti dalla colonia vicina conquistò l’impero. La distruzione dell’impero avvenne in tempo breve e in modo sorprendentemente facile.
Identica sorte toccò agli Incas che approfittando del momento di crisi Pizarro e i suoi uomini con l’inganno catturò Atahualpa e lo fece impiccare, così poté entrare a Cuzco da trionfatore.
La straordinaria facilità della vittoria dei conquistadores fu dovuta probabilmente a questi fattori:
- Superiorità militare degli europei.
- Fragilità politica dei regni indigeni.
- Ansie religiose e l’idea del tempo ciclico.
- La straordinaria determinazione degli europei.

L’organizzazione delle colonie spagnole
Sin dall’inizio i conquistadores ebbero il problema del controllo politico sulle zone conquistate. Le autorità del re di Spagna sui territori sottomessi fu ribadita tramite la nomina dei principali funzionari civili ed ecclesiastici attraverso la creazione del consiglio delle Indie.
I responsabili dei villaggi sfruttavano il lavoro non pagato degli indios ridotti in schiavitù, ma la manodopera indigena divenne insufficiente perché lo sfruttamento e le condizioni in cui erano sottoposti gli indigeni causò un alto tasso di mortalità al quale si aggiunsero le epidemie, portate dagli europei,
a cui gli indios non erano immunizzati. Come conseguenza si sviluppò un fiorente mercato degli schiavi d’Africa che modificò la struttura etico razziale di molte aree.
I conquistadores distrussero la cultura e la società degli indios sottomettendoli al cristianesimo. Tuttavia, le prime denunce arrivarono dai Francescani che furono i primi a tentare di organizzare legalmente la conquista e limitare lo sfruttamento degli indios.

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