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La scoperta dell'America

Sino al XV secolo la Terra era considerata per lo più come una massa continentale continua, circondata dalle acque. La riscoperta delle opere di Tolomeo diede nuovo impulso agli studi geografici, aprendoli al concetto di antipodi, quindi di una Terra sferica e non piatta, come alcuni la immaginavano. Se la Terra era sferica, era circumnavigabile e quindi si sarebbe potuto raggiungere l’Oriente navigando verso Occidente. Già Toscanellì, nel 1474, presentò un progetto di navigazione fondato sulla sfericità della Terra: quel progetto fu anche il punto di partenza di Colombo.
Alla fine del Medioevo, anche le terre già note, come India, Cina e Giappone e la stessa Africa, erano in realtà quasi del tutto sconosciute. Le spedizioni alla ricerca di nuove terre si moltiplicarono nel secondo Quattrocento, soprattutto ad opera dei portoghesi che nell’Atlantico scoprirono le Azzorre e le isole del Capo Verde.

Tra le cause dell’accelerazione vi era la volontà, da parte delle monarchie nazionali, di creare proprie vie commerciali con l’Oriente evitando il blocco posto nel Mediterraneo dall‘Impero turco, che dominava le vie tradizionali tra l’Europa e
l’Asia. Una prima possibilità, cercata dai portoghesi, era quella di circumnavigare l’Africa per raggiungere l’Oceano Indiano: sia Bartolomeo Diaz (1487) che Vasco da Gama (149 ) riuscirono nell’impresa. I portoghesi crearono sulle coste africane una serie di porti fortificati a difesa delle proprie rotte commerciali.

Le merci più importanti del commercio portoghese erano l’oro e il pepe; di quest’ultima spezia, essi conquistarono un parziale monopolio, danneggiando gravemente i veneziani, che tuttavia non furono estromessi dal commercio delle spezie.

Nel frattempo, nel 1492, Cristoforo Colombo, convinto della sfericità della Terra e sulla base di una sottovalutazione del diametro terrestre, riuscì ad attraversare l’Atlantico con tre navi, approdando su quelle che lui riteneva fossero le coste dell’Asia. L’impresa fu interamente finanziata dalla Corona
spagnola. Con le nuove esplorazioni, soprattutto quelle di Giovanni Caboto, .Amerigo Vespucci
Alvares Cabral, fu chiaro che le terre scoperte non appartenevano all’Asia; tuttavia, soltanto nel Cinquecento l’Europa prese coscienza delle terre scoperte appartenevano a un «Nuovo Mondo». Nel 1519 Ferdinando Magellano compì la prima circumnavigazione del globo.

Sin dal 1493 il papato riconobbe alla Spagna il possesso legittimo delle terre scoperte, dietro l’impegno di convertire al cristianesimo le popolazioni indigene, mentre il trattato di Tordesillas (1494) tra Spagna e Portogallo, definì le rispettive zone d’influenza nel Nuovo Mondo. L’estrazione dell’oro divenne l’obiettivo principale perseguito dai conquistadores, e a questo fine furono sfruttate selvaggiamente le popolazioni indigene le quali, come nel caso degli Haitiani, anche a causa delle malattie portate dagli spagnoli, furono completamente sterminate.

La Spagna organizzò lo sfruttamento del Nuovo Mondo con la creazione di compagnie che detenevano il monopolio dei commerci transoceanici in cambio di una quota dei profitti da versare alla Corona. I territori americani vennero suddivisi in encomiendas, sorta di feudi dominati da un encomendero che ne sfruttava le risorse materiali e umane senza alcun controllo. In Brasile, che fu suddiviso in capitanie affidate ai donatarios, i portoghesi crearono una serie di insediamenti sulle coste, non colonizzando l’interno; anch‘essi stabilirono il monopolio nei commerci con i territori conquistati.

All’inizio del Cinquecento, nella loro opera di conquista, gli spagnoli si trovarono di fronte non più a popolazioni arretrate ma a Imperi organizzati:
quello degli Aztechi in Messico e quello degli Incas sulla costa occidentale del Sud America.

Lo Stato azteco era retto da un imperatore, coadiuvato da un Consiglio Supremo, che si avvaleva di un efficiente apparato burocratico centralizzato; solo la nobiltà poteva possedere la terra, che veniva data in uso ai contadini da parte dello Stato. Nello Yucatàn erano poi stanziate popolazioni Maya, suddivise in città autonome governate da un sommo sacerdote. Accolti come ospiti, gli spagnoli entrarono in conflitto con le popolazioni locali.

Nel 1518 una spedizione guidata da Hernàn Cortés, al comando di 400 soldati, partì alla conquista dell’Impero azteco: sfruttando le divisioni interne all’impero e la debolezza dell’imperatore Montezuma, che riteneva gli spagnoli delle divinità, e conquistando l’alleanza di popolazioni da poco sottomesse dagli Aztechi, gli spagnoli riuscirono, dopo alterne vicende, ad abbattere l’Impero conquistando dopo lungo assedio la capitale Tenochtitlàn (oggi Città del Messico). I territori così conquistati furono battezzati Nuova Spagna e Cortés ne divenne il governatore.

Negli anni trenta fu la volta dell’Impero Inca a essere attaccato da una spedizione guidata da Francisco Pizarro. L’Impero Inca, basato sull’agricoltura, vantava un forte esercito e una struttura amministrativa che faceva capo alla corte imperiale; gli spagnoli seppero inserirsi in una guerra civile che stava travagliando l’Impero, catturando il vincitore e infine conquistando la capitale Cuzco.

Quali furono i motivi di così rapidi successi? In primo luogo gli Imperi americani erano travagliati l’uno dalla resistenza dei popoli sottomessi l’altro dalle guerre civili; poi vi furono le epidemie portate dagli europei; inoltre pesò la mentalità degli indios, incapaci di fronteggiare l’ignoto rappresentato dagli spagnoli.

Dal punto di vista degli Indios, decisivi furono sia l’impatto psicologico causato dall’arrivo dei conquistadores, considerati da molti di loro degli dei, sia la religione, pessimistica e dominata dall’idea di un destino fisso e immodificabile, sia infine lo stupore provocato dalla vista dei cavalli e delle armi da fuoco. La conquista significò una catastrofe demografica per l’America centro - meridionale, che ne fu pressoché spopolata, e la cancellazione dell’intera civiltà precolombiana.

Parallelamente alla conquista militare, ebbe luogo la conquista «spirituale» degli Indios, ossia l’evangelizzazione violenta e coatta delle popolazioni locali, in nome di un Dio che ai loro occhi pareva più potente delle proprie divinità.
Tuttavia, la cristianizzazione degli Indios fu del tutto superficiale, persistendo gli antichi riti che spesso si fondevano con quelle cristiane, dando vita ad una originale commistione religiosa.
Un punto fermo fu comunque rappresentato dalla lotta ai sacrifici umani.
La scoperta dell’America ebbe notevoli effetti sulla cultura europea, messa di fronte a un mondo radicalmente nuovo, ignorato dagli antichi e dai Vangeli, che spezzava il chiuso universo geografico e mentale del vecchio continente. Si aprì il dibattito sulla «razionalità» o meno degli Indios, da alcuni considerati «animali»; tra coloro che si schierarono a difesa degli Indios contro il brutale sfruttamento degli encomenderos, vi fu Bartolomé de Las Casas, la cui attività influenzò anche la politica della Corona, che tentò di porre dei limiti allo sfruttamento degli Indios.

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