Lo scisma d'Occidente

Nel 1377 Gregorio IX spostò la sede pontificia a Roma lasciando il Papato con divisioni interne e pressioni esterne.
Nel 1378 Gregorio morì e i cardinali francesi denunciarono alcune irregolarità nell’elezione di Urbano VI e lo sostituirono con Clemente VII che ripristinò la sede avignonese.
Questo episodio aprì lo scisma della Chiesa di Occidente (1378-1414) e, per quasi quaranta anni, si crearono due Chiese nell’Europa: quella avignonese riconosciuta da Francia, Lorenza, Scozia e dai regni di Castiglia, e quella romana appoggiata dagli Stati Italiani, dall’Impero, dall’Inghilterra e dai Regni scandinavi.
Per tentare un superamento della crisi, alcuni prelati delle due parti convocarono a Pisa nel 1409 un concilio che elesse come nuovo papa pisano Alessandro V, ma i pontefici di Roma e di Avignone rifiutarono di abdicare.

Così la Chiesa convocò un concilio ecumenico, dove riunì tutti i vescovi cristiani per eleggere un pontefice al di sopra dei due schieramenti.
Il concilio fu convocato da Sigismondo da Lussemburgo a Costanza nel 1414.
I papi pisano e romano abdicarono nel 1415, mentre quello avignonese fu abbandonato dai sostenitori e deposto nel 1417.
L’11 novembre 1417 l’assemblea elesse pontefice della Chiesa universale Oddone Colonna col nome di Martino V.
Egli non contestò mai la superiorità del concilio sul pontefice, ma il successore, Eugenio IV, subito dopo la sua elezione sciolse il consiglio riunito a Basilea.
Poi la maggioranza dei padri conciliari processò e dichiarò deposto Eugenio IV nominando al suo posto Felice V e aprendo così un nuovo scisma (1439).
Gradualmente, però, il movimento conciliarista perse il sostegno delle autorità laiche e si sciolse nel 1449.
Niccolò V, succeduto a Eugenio IV ottenne l’abdicazione di Felice V dandogli in cambio il titolo di cardinale.

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