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La seconda rivoluzione industriale - Scienza e industria

Il periodo compreso tra il 1848 e il 1914 è stato definito ‘età della borghesia’ perché questa fu la classe portatrice delle principali innovazioni in ambito economico e tecnico-scientifico e quella che assunse un ruolo dirigente in politica e nella società. Con il termine “borghesia”, storici e sociologi intendono prevalentemente la categoria degli industriali, dei finanzieri e degli alti funzionari dello Stato, tuttavia va tenuto presente che essa comprendeva anche artigiani, piccoli commercianti, impiegati e insegnanti.
Essa scelse come sistema economico il capitalismo e ispirò la propria vita a principio puritani quali la sobrietà, la tendenza al risparmio e la rispettabilità.
Questa periodo fu caratterizzato dall’urbanesimo, cioè dall’afflusso di braccianti verso le città che determinò nel trentennio 1850-80 il raddoppio del numero di abitanti a Londra, Parigi, Berlino e Vienna. Londra, in particolare, arrivò a contare 4 milioni e 500.000 unità di residenti. Il fenomeno che contrassegnò l’età della borghesia fu la cosiddetta ‘Seconda rivoluzione industriale’. Questo fenomeno merita il nome di “rivoluzione” perché modificò radicalmente la vita quotidiana, il carattere della società, la forma dell’economia e il ruolo dell’Occidente nel resto del mondo.

Il fattore più importante della Seconda rivoluzione industriale fu la scoperta di nuove fonti di energia: l’elettricità e il petrolio che permisero significative applicazioni nei campi più disperati, dalla lampadina al motore a scoppio.
L’altra grande protagonista di questa rivoluzione fu la ‘chimica’. La sua applicazione all’industria permise la produzione dell’alluminio, dell’acciaio, della dinamite, dei coloranti e dei tessuti artificiali. Essa fu poi applicata anche alla biologia e proprio grazie a un colorante artificiale, l’anilina, il tedesco ‘Robert Kock’ scoprì i bacilli della tubercolosi e del colera e il vaccino per prevenirli, mentre il francese ‘Louis Pasteur’ scoprì il vaccino contro la rabbia. Nel campo dei farmaci, furono sintetizzati il bromuro e l’aspirina. Nell’industria alimentare la chimica permise a Pasteur di mettere a punto la pastorizzazione del latte ed altri il congelamento e l’inscatolamento.
Nel campo della medicina, la chirurgia cominciò a diventare una scienza. Inoltre fece enormi progressi l’igiene che si avvalse anche della statistica, anch’essa una nuova disciplina, che consentì di studiare le cause delle epidemie e di razionalizzare l’impiego degli ospedali .
Nonostante l’ottimismo imperiale, fra il 1873 e il 1896, gli Stati Uniti e l’Europa vissero un profonda crisi di sovrapproduzione dovuta al fatto che le fabbriche producevano più di quanto i consumatori non fossero in grado di acquistare. I prezzi dei prodotti calarono e le fabbriche licenziarono un parte degli operai. Un fenomeno analogo si ebbe in agricoltura perché l’eccesso di cereali importanti in Europa, soprattutto dagli Stati Uniti, rovinò gli agricoltori locali. La prima conseguenza di questa crisi fu che le nazioni europee adottarono il protezionismo. La seconda, motivata dalla constatazione che la crisi era stata superata soltanto dalle industrie con maggiori disponibilità di mezzi, fu la trasformazione del sistema capitalismo realizzati con grandi concentrazioni di capitale attraverso una serie di sistemi: i pool, in cui aziende dello stesso settore si accordano per definire quantità e prezzi della produzione e i trust, che assicurano a un unico proprietario il controllo di un intero ciclo produttivo.
La seconda rivoluzione industriale determinò anche un autentico rivolgimento della società :nelle grandi città, nelle grandi fabbriche nasceva la società di massa, ricca di opportunità e di maggiori libertà civili ma caratterizzata anche da solitudine, straniamento e minori libertà individuali. Nei primi anni del Novecento il reddito medio delle famiglie era in crescita; nacque così una massa di consumatori che portò come conseguenza l’attuazione di nuove forme di distribuzioni delle merci e di propaganda delle stesse,la pubblicità.
La vittima principale di questa trasformazione fu la classe operaia, specialmente quando nel 1913, a fronte della rinata domanda di merci, Frederick Taylor studiò un’organizzazione della produzione che ,eliminando i tempi morti, potenziava la produttività delle aziende, Henry Ford, il re delle automobili, applicò questo metodo introducendo nell’organizzazione del lavoro la catena di montaggio, che consentì di realizzare la produzione in serie di auto a prezzi incredibilmente bassi.

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