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Sacco di Roma

La scelta del papa di aderire alla Lega di Cognac portò a Roma conseguenze nefaste. Una parte dell'esercito di lanzichenecchi tedeschi non essendo pagati da Carlo V decisero nel 1527 di attaccare Roma, spinti dal voltafaccia del papa nei confronti dell’imperatore e dalla loro fede luterana. Per dieci mesi Roma fu saccheggiata e il papa si salvò rinchiudendosi presso Castel Sant’Angelo. Gli Stati italiani approfittarono di questa situazione: Venezia occupò alcuni territori pontifici, gli Estensi occuparono parte della Romagna e i fiorentini cacciarono i Medici, imparentati col papa, per proclamare la Repubblica. Nei paesi luterani invece questo episodio fu interpretato come il segno della punizione divina abbattutasi sulla corrotta sede del papato. Di questo sacco Carlo non fu responsabile, ma nemmeno si affrettò ad intervenire per fermarlo. Il temporeggiare per Carlo si rivelò un'arma importante, infatti, nonostante fosse un uomo devoto non aveva dimenticato il fatto che il papa avesse aderito alla Lega contro di lui e inoltre per togliere l’assedio avrebbe dovuto pagare i lanzichenecchi mentre alla corte il denaro non abbondava.
Si arrivò però ad una composizione del conflitto perché la situazione divenne pesante per gli stessi assedianti. Infatti i viveri iniziavano a scarseggiare ed erano sempre più frequenti le dispute per spartirsi le cose che rimanevano da saccheggiare, così furono avviate le trattative tra il papa e Carlo nel 1528 e l’anno dopo si arrivò al trattato di Barcellona che prevedeva la restituzione al papa delle terre perse e il reinsediamento dei Medici a Firenze, mentre il papa doveva riconoscere i possedimenti di Carlo in Italia e la richiesta di essere incoronato come re della penisola, in quanto uomo forte a cui gli altri stati dovevano assoggettarsi. Così nel 1530 venne incoronato a Bologna. Nel 1529 si ebbe anche la pace di Cambrai o delle due dame, poiché intervennero Margherita d’Austria, zia di Carlo V, e Luisa di Savoia, madre di Francesco I. Con questa la Borgogna rimaneva ai francesi, ma questi riconoscevano il ducato di Milano a Carlo, ovvero il duca restava Francesco Sforza, ma alla sua morte sarebbe stato annesso agli spagnoli.

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