L’anno terribile

Il 1793 è « l’anno terribile ». In qualche regione della Francia la popolazione si ribella contro il governo di Parigi. Avvengono repressioni sanguinose, mentre il nemico dal confine minaccia di ritentare l’invasione. La rivoluzione deve soccombere, a meno che non riesca a sbarazzarsi di tutti gli avversari. Ma i montagnardi, venuti al potere nell’ora del pericolo, agiscono proprio così; instaurano il Terrore, ossia impongono di forza il loro governo, minacciando di morte tutti gli oppositori e giustiziandone un certo numero. Si sparge molto sangue, per lo più innocente; si commettono le ingiustizie più atroci, ma soltanto così s’impedisce che i contro-rivoluzionari vengano alla riscossa. Dato che la Convenzione chiacchiera e non governa, la direzione dello Stato è assunta da un Comitato di salute pubblica, di dodici membri, che esercita il potere senza render conto a nessuno. Ne è l’anima Massimiliano Robespierre, un avvocato di provincia, freddo, lucido, spietato, che viene chiamato dai suoi «l’Incorruttibile»; egli si è sbarazzato del Danton e d’altri capi, ambiziosi e pericolosi avversari, ed è rimasto padrone della Francia.
La posizione del Robespierre sembra inattaccabile, anche perché le bande popolane di Parigi, l’unica forza armata della città, gli sono devote; ma quasi all’improvviso, nel luglio 1794, un folto gruppo di deputati, che si credono minacciati dal dittatore, si coalizza contro di lui e lo manda alla ghigliottina, prima che egli possa tentare una difesa.

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