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La rivoluzione francese

Problemi della Francia alla fine del 700 (dopo l'ancien regime): l'economia francese era ancora basata sull'agricoltura, circa l'80% della popolazione lavorava la terra. Era un'agricoltura arretrata tecnologicamente rispetto a quella inglese. Un 30% delle terre appartenevano all'aristocrazia, un 10% al clero e un 60% era diviso in piccole proprietà terriere. I nobili imponevano ai contadini ancora degli oneri feudali, come dare ogni hanno ai padroni, una parte del raccolto. In alcune regioni, esisteva ancora la servitù della gleba, che limitava la libertà dei contadini. Verso la fine del '700, su questa parte della popolazione, gravano anche carestie, cattivi raccolti, sottoproduzioni, e nasceranno quindi malcontenti. Poi c'era il Terzo Stato, che rappresentava circa il 98% della popolazione, l'1.5% nobili e lo 0.5% clero.
Questi ordini erano molto eterogenei anche al loro interno. Per esempio, tra la nobiltà non tutti erano nobili allo stesso modo: c’erano i più e i meno ricchi, nobiltà media e nobili decaduti in miseria, così come anche il clero (monsignore e prete di campagna).

Il Terzo Stato comprendeva la borghesia che andava dal piccolo artigiano fino ai grandi mercanti e banchieri.
La società era fondata non sui diritti, ma sui privilegi, nobiltà e clero non pagavano tasse e potevano accedere alle più alte cariche dello stato e ai posti superiori dell’esercito cosa a cui un borghese non poteva aspirare, perché per diritto quelle cariche erano affidate ai nobili o al clero.
Il problema più grave della Francia era di natura finanziaria: c'era una grave crisi finanziaria dello Stato, il bilancio in deficit a causa delle spese militari (guerre ininterrotte), poi bisognava tenere le spese di corte, molto ingenti, così come anche le rendite da dare ai nobili.
Per far fronte al deficit dello stato i ministri del re inaspirono le tasse e ricorsero al prestito da parte dei cittadini.
Nel 1781 la situazione era talmente grave che il ministro delle finanze Jaques Necker arrivò a truccare il bilancio della stato, fa apparire il bilancio attivo benché fosse passivo. Per impedire di creare panico nei cittadini e per non scoraggiare i cittadini a prestare soldi allo stato.
Mekker si rese conto che l’unica soluzione per uscire dalla crisi era mettere mano ad una riforma radicale: tutti dovevano pagare le tasse compresi nobili, e clero questo provocò la resistenza dei ceti interessati e continuarono a fare pressione sul re per allontanare Mekker. Nobiltà voleva che il re convocasse gli stati generali (che dal 1614 non erano più stati convocati). Siccome per approvare nuove leggi, bisogna avere l'approvazione dei stati generali, e questa convocazione, sarà l'inizo della rivoluzione. La cosa strana è che questa mossa è stata voluta dai nobili, per salvaguardare i propri interessi, e invece porterà ad una rivoluzione, che smantellerà i loro privilegi. Come si arriva alla rivoluzione? Questa situazione di crisi finanziaria, sfoccia in una rivoluzione (termine storigrafico, assegnato per indicare eventi di grande cambiamento, eventi violenti, infatti questa rivoluzione colpirà a morte il sistema politico e sociale dell'anciem regime. Questa rivoluzione, è una rivoluzione che coinvolse in diverso modo, tutti gli strati della società francese, tanto è vero che gli storici parlano di tre rivoluzioni interne nella rivoluzione francese:
1. quella della borghesia;
2. dei contadini;
3. rivoluzione dei Sanculotti (la popolazione urbana, cittadina di Parigi). Questo nome viene affibiato dagli aristocratici francesi ai rivoluzionari, perchè non indossavano le culotte, cioè dei tipi di pantaloni maschili, che andavano di moda all'epoca, che arrivavano fino al ginocchio. I sanculotti indossavano dei calzoni lunghi fino alle caviglie, erano pantaloni di tela a righe, indossavano le bretelle, avevano il beretto rosso e una giacca corta, indossavano la coccarda tricolore ed erano armati di picca. Questi sanculotti parigini facevano diverse professioni, erano salariati, maniscalchi, artigiani e alimentarono questo movimento popolare che era caratterizzato però da richieste molto radicali. La rivoluzione tentò di abbattere l'ancien regime, cioè di cancellare i privilegi e anche gli abusi di carattere fiscale presenti nella società del '700, perchè queste disuguaglianze sociali erano inaccettabili secondo le idee illuministe ed avanzate dagli stati borghesi emergenti. Il Terzo Stato, benchè variegato, si trovò unito nel desiderare di avere dei diritti politici contro i privilegi dell'Aancien regime. Su questo pesò molto il pensiero illuminista, e anche l' esesempio della rivoluzione americana (4 luglio del 76, dichiarazione di indipendenza) e il testo della dichiarazione dei diritti dell'uomo, usata per la rivoluzione americana, divenne il nuovo vangelo di questi rivoltosi francesi.
Le cause della rivoluzione, non si riducono solamente a cause di natura ideologica, cioè alle idee dell'illuminismo che sicuramente la nutrivano, ci sono anche cause più concrete:
1. la crisi dell'agricoltura, a partire dal 1780 e anche una crisi del settore manufatturiero, cioè dell'artigianato, perciò aumentano i prezzi degli alimenti e anche dei manufatti artigianali, quindi c'è carovita e anche disoccupazione.
2. impopolarità della consorte di Luigi XVI, Maria Antonietta d'Austria, figlia minore di Maria Teresa d'Austria. Maria Antonietta era denominata "l'austriaca", ed era molto invisa dai francesi, perchè purtroppo cirolò da subito in Francia una legenda nera su questa donna. Nel '70 sposò Luigi XVI. Lei aveva poco più di 15 anni, ed era del tutto impreparata ad affrontare il ruolo della madre, perchè questo matrimonio era stato appunto voluto dalla madre. E si formò su di lei una legenda che rimase fino alla sua morte, sembrava che ci fossero delle difficoltà coniugali con il marito, mentre lei passava come la nuova Messalina, una donna viziosa, il marito passava come un buono a nulla, e i francesi lo deridevano. Questa regina si era anche immischiata in faccende politiche che divisero la corte. Lei ovviamente si era schierata con gli Asburgo, la sua famiglia, approffittava della debolezza del marito per fare gli interessi di sua madre, degli Asburgo. Quando scoppia la rivoluzione, viene odiata ancora di più, perchè si mostra molto intransigente. Vuole addottare una linea politica dura, continuò a premere sul marito perchè attuasse una politica ancora più violenta nei confronti dei rivoltosi, e si dice che quando ricevette i rappresentanti di Parigi a corte, a Parigi si moriva di fame e lei si premise di elencare tutte le delizie che aveva appena assaporato.
3. Incompatibilità dell'organizzazione della società dell'Ancien Regime con l'esigenza della borghesia, che era ancora priva di diritti politici, ma aveva un'enorme peso economico, e rivendicava quindi un peso politico.
Convocazione degli stati generali, 5 maggio 1789, che in qualche modo, segnerà l'inizio della rivoluzione. Siamo nella primavera del '89, il re, prima di convocare gli stati generali, chiede ai suoi sudditi, di scrivere dei quaderni di lamentele(cahiers de doleance). Questo sarebbe dovuto servire al re per capire quali erano i problemi, ed avviare un dibattito. Vengono raccolti e le richieste che emergono sono:
1. abolizione dei diritti signorili (privilegi dei nobili e del clero)
2. vogliono una costituzione
3. uguaglianza fiscale
4. adozione di misure protezionistiche nei confronti dell'Inghilterra, per salvare i tessuti francesi. L'Inghilterra stava immettendo nel mercato enormi quantità di tessuti a basso costo(rivoluzione industriale), molto competitivi, che però stava mettendo in crisi l'industria tessile francese. Il re avrebbe dovuto prendere delle misure protezionistiche, per difendere il prodotto tessile francese. Intanto la crisi economica si aggrava sempre di più, il raccolto è pessimo e perciò sale il prezzo del pane, sale il num di disoccupati,e la popolazione sia cittadini che della campagna, dà vita a delle rivolte, in campagna sotto forma di saccheggi ai granai del clero. Situazionepolitica molto instabile che sarebbe sfocciata nella rivoluzione. Gli stati generali vengono finalmente convocati, la prima questione che si dovette affrontare, fu una questione di procedura: come si doveva votare nelle delibere? Fino a quel momento si era votato per ordine, cioè ogni ordine per stato votava. Ma in questo modo avrebbero sempre vinto il clero e la nobiltà, perchè erano sempre due ordini contro uno (stati generali). O se invece si doveva votare per testa, cioè per il numero degli appartenenti ai vari ordini. Il clero era formato da 291 deputati, la nobiltà da 270, mentre il terzo stato da 578 deputati, quindi se si fosse votato per testa, il terzo stato avrebbe avuto la maggioranza. Naturalmente gli aristocratici volevano votare per ordine, il terzo stato voleva votare per testa. clima di tensione, niente accordo, il re si dimostrò piuttosto sordo difronte a quanto accadeva, e alimento ancora di più ulteriormente l'agitazione tra le due scelte, perchè prese due decisioni: prima decise di fare le riunioni a Versaille, doveva si svolgeva una vita sfarzosa, all'insegna del lusso, e questo al terzo stato dava molto fastidio e la seconda scelta sbagliata del re, fu il contorno del clima dove si svolse l'assemblea, che ancora di più sottolineo le differenze tra gli ordini. Il terzo stato fu obbligato per volere del re ad indossare un abito nero, molto povero, mentre gli altri potevano sfoggiare le loro sontuose vesti. Di fronte al rifiuto di votare per testa, cioè di continuare a votare per ordine, questa volta il terzo stato si mostrò unito e disse: "Noi siamo i veri rappresentanti della nazione!". Così, da stati generali, prendono il nome di assemblea nazionale. Ci fu un grande discorso pronunciato da un abate, Sieyes, il quale nel giugno del '89 ricordò che il Terzo Stato, costituiva la stragrande maggioranza della popolazione, e che quindi loro rappresentavano realmente la nazione. Di fronte a questo discorso, Luigi fece chiudere questi rappresentati del Terzo Stato, nella sala detta della Pallacorda (tennis), destinata appunto a questo gioco. E questi giurarono di non sciogliersi finchè non fosse stata promulgata una costituzione. Questo è il famoso Giuramento della Pallacorda del giugno 1789. Di fronte a questo patto, il re non potè far altro che riconoscere quest'assemblea, e invitò i rappresentanti del clero e della nobiltà a prendere parte. Questo nuovo organismo, si chiamò Assemblea Nazionale Costituente, riconosciuta dal re, luglio 1789.

La presa della Bastiglia
Luigi XVI si trova in mezzo alle influenze di molti nobili e non sa come sottrarsi dall’ influenza degli aristocratici che volevano una politica dura, una linea più razionale, compresa anche la moglie Maria Antonietta.
Allora il re fece affluire a Versailles l’esercito, l’armata militare, il popolo che risiedeva a Parigi, vedendo arrivare l’ esercito immagina che il re stia progettando un colpo di stato contro l’assemblea nazionale.
Il 14 luglio 1789 il popolo prende d’assalto la Bastiglia e la distrugge. La Bastiglia era un carcere politico, nonché simbolo dell’ Ancient Regime e deposito di armi.
Questo evento fu considerato come il simbolo della rivoluzione francese, proprio perché segnò l’incontro tra l’anima popolare della rivoluzione e l’anima parlamentare.
Il potere dello stato passa nelle mani degli insorti, dei rivoluzionari, a cui passa il controllo dei municipi di Parigi.
Viene organizzata una specie di guardia nazionale, costituita da milizie volontarie disposte a combattere per la rivoluzione.
La guardia nazionale si pose al diretto controllo, al servizio dell’assemblea nazionale. Il comando della guardia nazionale fu affidato a La Fayette, generale che aveva già aiutato il popolo nella rivoluzione americana.
La notizia di questo episodio accaduto a Parigi, presto si diffonde in tutta la Francia e nelle varie provincie si creano delle municipalità rivoluzionarie sull’ esempio parigino e vengono costituiti degli eserciti di rivoluzionari volontari, chiamati guardie nazionali.
Nelle campagne anche i contadini si mobilitano, ma senza una precisa organizzazione, prendono in mano tutto quello che capita. Si dirigono ai cancelli dei principali palazzi signorili per assalirli e dare alle fiamme gli edifici, cercavano di vendicarsi distruggendo le case dove erano custodite tutte le carte che sancivano i privilegi dei nobili e documentavano i soprusi che il popolo aveva dovuto subire. queste rivolte furono accompagnate da ondate e di panico collettivo che gli storici hanno denominato “Periodo della grande paura”.
Nelle campagne questa paura era spesso incontrollata, cominciano a girare voci, le quali spesso non avevano motivo d’ essere, ma impauriscono e creano scompiglio. Tutto questo porta ancora di più i contadini ad aggregarsi, ad armarsi.
Furono pochissime le persone uccise in questo periodo, si trattò soprattutto di panico generale, non accompagnato da eventi violenti.
Questa mobilitazione contadina, oltre che i nobili, cominciò preoccupare anche la borghesia, che aveva delle terre da difendere e non volevano perdere i loro averi durante la rivoluzione, il suo unico obiettivo era quello di giungere alla stesura di una costituzione.
Di fronte a questo pericolo, che la rivoluzione possa scappare di mano e che ci sia una radicalizzazione da parte della componente contadina l’assemblea costituente nazionale a fare un passo indietro e cerca di arrivare ad un compromesso: 4 agosto 1789 viene decisa l’abolizione delle corvè e degli altri obblighi sociali. Pagando i contadini potevano riacquistare la libertà, ma questi non disponevano di adeguate somme di denaroà la ribellione dei contadini continua fino a quando tutti i privilegi non verranno aboliti senza la richiesta di un riscatto in denaro.
Il 26 agosto 1789 venne emanata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. L’assemblea costituente decide di dividere tutto il territorio francese in 83 dipartimenti (sorta di provincia).
Ogni dipartimento aveva uguale peso e gli stessi doveri, doveva amministrare il territorio e sottostare all’amministrazione centrale.
L’atto più importante, la dichiarazione dei diritti, fu proposta da La Fayette (sul modello della dichiarazione d’indipendenza americana) e diventa il preambolo della prima costituzione (ne verranno emanate tre), promulgata nel 1791.
Questa sarà una costituzione breve, formata da 17 articoli di legge, che vengono emanati come articoli inviolabili (più importanti: diritto alla vita, alla liberà, all’uguaglianza, alla proprietà privata, nonché a resistere all’oppressione). Vengono elencati anche il diritto di deliberare leggi nel proprio paese e controllare le imposte.
A queste libertà individuali veniva imposto un piccolo limite, non a tutti era consentito controllare le leggi, le imposte. Al limite censitario, queste libertà non si applicavano a tutte le fasce del popolo, solo alle prime.
Oggi i diritti sono stati estesi a tutti e sono stati ampliati.
Il 5 ottobre 1789 re costretto a trasferirsi da Versailles a Parigi perché il popolo riteneva che in questo modo sarebbe stato più sotto controllo, fino a questo punto la figura del re non viene messa in discussione quasi da nessuno, solo dopo la fuga del re, quando viene riconosciuto mentre scappa come stavano facendo i nobili (volevano organizzare una controrivoluzione dall’ estero). Il 2 novembre 1789 perquisizione dei beni del clero.
C’ ra un grande problema finanziario e l’ assemblea costituente cerca di intervenire:
- nella rivoluzione francese, mossa soprattutto dalla borghesia medio alta (idee illuministe) si respira uno spirito anticattolico, anticristiano (gli illuministi rifiutavano le verità rivelate, anche il Cristianesimo in quanto non completamente razionale).
- Si apre una finestra su cosa sia la ragione: scatola chiusa o qualcosa di più?
Gli illuministi sotto influenza anche della rivoluzione scientifica, stanchi di tutto dicono: la ragione è come una scatoletta, in cui non ci stanno i misteri, la rivelazione, la metafisica ecc…
Grave problema della crisi finanziaria: le casse dello stato sono vuote. L’assemblea costituente requisisce i beni della chiesa e chiede ai francesi di sostenere lo stato comprando gli assegnati, una specie di luoghi del tesoro, il cui controvalore era garantito da questi beni incamerati dallo stato.
Questa manovra però non funzionò dal momento che la popolazione era riluttante (non compra), data la precarietà della situazione politica francese che non dava garanzie in questioni finanziarie. Successe anche un altro disguido: l’assemblea mise in circolazione molti più assegnati di quanti ne valesse il controvaloreà nel giro di poco tempo vennero svalutati, come conseguenza ci fu un ulteriore aumento del carovita e dell’inflazione.
Nel 1790 l’assemblea costituente intervenne nuovamente nell’ambito dei rapporti Stato - Chiesa con la costituzione civile del Clero. Questa costituzione stabiliva che i parroci e i vescovi diventassero dipendenti dello stato, stipendiati dallo stato e eletti dai cittadini e giurare sottomissione alla costituzione (fedele alla costituzione e non più al vaticano).
Il papa non ci sta, Giulio VI non accetta le condizione e condanna questa costituzione. Questa presa di posizione durissima del papa provoca uno scisma all interno della chiesa francese: Clero costituzionale (giura fedeltà alla costituzione civile del clero) e clero refrattario, obbediente al papa.
Questo clero refrattario aveva dalla sua quasi tutto il mondo cattolico e il mondo rurale, i contadini che si schierarono contro la rivoluzione.
Questo contribuì ad accendere ancora di più le ostilità nei confronti della chiesa, nemica del popolo (che si identificava come i rivoluzionari).
Subito dopo iniziarono le fughe di nobili e aristocratici, che cercano di raggiungere le monarchie nazionali limitrofe alla Francia, per poi organizzare una controrivoluzione e ritornare nel loro stato.
Il loro obiettivo era organizzare dall’estero questo esercito controrivoluzionario per abbattere il nuovo regime che si stava imponendo. La più significativa della fughe fu quella del re: 20 giugno 1791 travestito da servo con la famiglia tenta di fuggire dalla Francia, ma viene riconosciuto a Varenne, al confine tra Francia e Belgio. Aveva cercato una carrozza dimessa per non farsi riconoscere, il problema fu lo stuolo al seguito del re che mise in sospetto alcune persone.
Questo tentativo di fuga fu ritenuto molto grave (controrivoluzionario), fino a quel momento si riteneva che la rivoluzione avesse potuto avvenire anche sotto la tutela del re. Questo episodio concorse ad accentuare la frattura all’ interno dell’ assemblea costituente, all’ interno di questa si formarono due fazioni: moderati (miravano ad una trasformazione della monarchia) e democratici (non volevano la monarchia, spingevano verso la repubblica).

I club politici
In Francia del fine 1700 i vari “partiti”, le fazioni di rivoluzionari erano organizzati in base a questi club, tipici dell’Inghilterra del ‘700 e indicavano associazioni libere di gente che si riuniva per coltivare interessi comuni (sportivo, culturale, politica…).
In Francia questi club assumono un’accezione più politica, stanno ad indicare le varie fazioni rivoluzionarie di persone che si incontrano per confrontare le loro idee politiche. Il più importante era quello dei Giacobini, il cui leader fu Maximilian Robespierre. Quando Robespierre assunse la guida di questo club gli diede una svolta repubblicana (lui pensava che la Francia dovesse devolvere verso la repubblica, non la monarchia).
Ma questa visione repubblicana non era condivisa da tutti i Giacobinià nel 1791 i Foglianti si staccarono dai Giacobini.
Questa era una fazione con a capo la Fayette, era la più moderata, che non condivideva la soluzione repubblicana di Robespierre e era volta all’ istituzione di una monarchia costituzionale sul modello inglese.
Questi moderati erano in numero maggiore rispetto ai Giacobini, cmq il gruppo più radicale non erano questi Giacobini ma quello dei Cordiglieri, che avevano la loro figura leader in J.J. D’ Anton.
Questi Cordiglieri erano i più radicali perché chiedevano non solo la Repubblica, ma anche un lavoro per tutti (garanzie occupazionali per gli operai) e l’aumento degli stipendi per gli operai.
Il ruolo di questi club fu decisivo nella rivoluzione perché, dal momento che si riunivano nei luoghi più svariati, in luoghi pubblici, tutti potevano assistere e partecipare.
Tra i diversi club e i diversi rappresentanti si svolse all’interno dell’assemblea costituente un dibattito molto acceso su quale ruolo dovesse assumere il re e sulla fisionomia da dare alla Francia (monarchia o repubblica).
I moderati pensavano che si potesse convivere con la monarchia, sul modello inglese, bicamerale (senato eletto dal re, e una camera i cui membri dovevano essere eletti dal popolo), ritenevano che il ruolo del sovrano doveva essere quello di attribuire il diritto di veto (acconsentire o meno) sulle varie decisioni che dovevano essere prese dalle camere (re deve giurare fedeltà alla costituzione).
I radicali rifiutano questa soluzione monarchica, ritenuta superata e sono improntati a far passare obiettivi più democratici. In questo dibattito viene affrontata una prima costituzioneà esce la prima costituzione del 3 settembre 1791, rappresenta un compromesso tra le due fazioni: non viene accettata la camera alta però si accolse il diritto di veto da parte del re. Questa costituzione trova i suoi riferimenti teorici in Locke e Montestiè(?) , Montestiè aveva proclamato la separazione dei poteri quindi in questa costituzione viene detto che il potere di fare leggi è affidato alla’ assemblea elettiva e quello esecutivo deve essere mantenuto dal re, il quale ha ancora il diritto di nominare i suoi ministri.
I moderati trionfarono su un’altra questione, su quella del diritto di voto (a chi deve essere esteso?). Venne respinta la richiesta dell’ala democratica, che voleva fosse esteso a tutti, e venne fissato un criterio censitario: per accedere a diritto di voto bisognava avere un certo reddito minimo. Così la società francese veniva divisa in tre classi: i cittadini passivi, esclusi dal diritto di voto, nullatenenti, c’erano i cittadini attivi che potevano votare ma non essere eletti, e i cittadini eleggibili (diritto di voto + eleggibili). Per appartenere a questa terza fascia era richiesto il possesso di un erto numero di terre.
Questa costituzione, a cui fa preambolo la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, cancella l’antica della società per ordini (bellatores, oratores, laboratores) ma mantiene lo stesso una certa disuguaglianza tra cittadini, non riesce ad affermare un criterio di uguaglianza politica tra i cittadini, come invece era stato espresso e scritto nella dichiarazione dei diritti.
Un altro punto importante di questa discussione che si tenne all’interno dell’assemblea costituente fu a chi spettasse il compito di dichiarare guerra o pace: i moderati volevano che questo diritto rimanesse al re, i radicali volevano che questa competenza passasse all’ assemblea (deliberare direttamente sulla pace o sulla guerra). Altre novità contenute nella costituzione riguardano il decentramento amministrativo. la francia era stata divisa in 83 dipartimenti e nei comuni vengono eletti dal popolo i sindaci, che sostituiscono la vecchia figura dell’ intendente.
Questa costituzione era l’ espressione della volontà della borghesia e anche della parte della nobiltà illuminata, di fatti non riconosceva più nell’ assolutismo il potere e la borghesia chiedeva a gran voce di poter partecipare alla gestione della politica.
E’ anche vero che questa parte della borghesia era contraria di estendere questi diritti politici a analfabeti e nullatenenti. Questa costituzione riuscì a passare e a questo punto non ha più senso che esista l’assemblea costituente, che si scioglie e lascia il posto all’ assemblea legislativa.
La costituzione del '91 era una espressione anche di coloro che volevano cambiare il volto della Francia attraverso le riforme. Loro non volevano una frattura violenta con la monarchia e anche l’assemblea legislativa (1 ottobre del '91 entra in vigore) questa era controllata dalla maggior parte da uomini moderati. Alcuni fatti successi fuori dal parlamento contribuirono a portare il parlamento su posizioni molto più radicali - radicalizzazione del parlamento.
Gli eventi furono:
- crescita delle rivolte sociali in Francia, nascono spontaneamente non hanno un coordinamento ma sono consistenti e intimoriscono l’assemblea che nel febbraio del 92 è costretta a decretare la nazionalizzazione dei beni dei nobili emigrati, cioè i beni dei nobili usciti dalla Francia divengono un possesso dello stato e poi ad abolire senza indennizzo i diritti feudali, senza versamento di pagamento.
- politica estera: la Prussia e Austria da tempo avevano dichiarato la loro disponibilità al re di Francia Luigi 16 e inoltre tutti gli emigrati francesi all’estero dalle zone di confine stavano mettendo in piedi degli eserciti per muovere contro la Francia rivoluzionaria. La Francia si sente minacciata e all’interno dell’assemblea c’è una divisione: quelli a favore della guerra(la maggioranza) e quelli che non volevano. Tra i sostenitori della guerra c’erano i girondini guidati da Brousseau, provenienti dal dipartimento della Gironda una regione vicino a Bordeaux, loro difendevano gli interessi commerciali delle loro città erano convinti che la guerra avrebbe stimolato la produzione dell’artigianato e avrebbe accresciuto gli affari,quindi una guerra a scopi commerciali, economici. I moderati invece volevano la guerra perché pensavano che la vittoria militare avrebbe consolidato la loro azione di governo.Anche il re era a favore della guerra perché sperava che la Francia rivoluzionaria fosse sconfitta e gli stati assoluti d’Europa accogliessero l’occasione per ripristinare l’ancien regime. Solo i giacobini guidati da Roberspierre si resero conto che la guerra era un male per la Francia perché non era in grado di sostenerla per la rivoluzione interna per la crisi finanziaria, ma i giacobini erano in minoranza. Quando nell’aprile del '92 fu proposta di entrare in guerra l’assemblea dichiarò guerra all’Austria e alla Prussica (il re vuole che Austria e Prussica entrino in Francia per mettere ordine). I primi scontri di questa guerra dimostrarono subito la debolezza della Francia (esercito mal organizzato). Le molte sconfitte contribuirono a creare un clima di paura e di sospetto, si sparse la voce che la regina Maria Antonietta, austriaca, avesse fornito i piani di guerra ai nemici e che gli aristocratici fossero dei traditori. A questo punto i sanculotti prendono in mano la situazione e il 20 giugno '92 invadono il palazzo di corte costringendo il re a inneggiare la rivoluzione. Tra la società e monarchia si crea una frattura insanabile, mentre i movimenti dei sanculotti trovano la loro guida politica nei giacobini e nei cordiglieri che vogliono deporre i re perché non lo sentono più come il loro rappresentante. Viene convocata una convenzione (assemblea eletta a suffragio universale) per scrivere una nuova costituzione. Intanto gli eserciti austriaci e prussiani avanzano verso la Francia nel luglio del '92 e l’assemblea nazionale dichiara che la patria è in pericolo. Il 25 luglio il comandante delle truppe austro - prussiane minaccia di distruggere Parigi se fosse stata arrecata qualche offesa al re. Con questa minaccia fece proclama del duca di Brunswick innescò un’accelerazione al processo per porre fine alla monarchia e questa proclama fece insorgere la folla. Il palazzo del re viene assalito e il re cerca riparo presso l’assemblea legislativa( 10 agosto) e questa pressata dalle richieste dei rivoluzionari fu costretta a sospendere il re dalle sue funzioni e il re viene imprigionato,vennero indette nuove elezioni per una convenzione nazionale. Ci si avvia verso la fine della monarchia e della rivoluzione,grande momento di tensione e si diffonde la voce che i nemici della rivoluzione stessero preparando un complotto anti-rivoluzionario, per risposta i sanculotti presero d’assalto le prigioni e massacrando nobili,tutti nel settembre del 92stragi di settembre, furono una delle + violente manifestazione del movimento sanculotto. Nel 20 settembre del 92 viene riunita la convenzione(eletta a suffragio universale maschile) e questa cerca di scrivere una nuova costituzione, questa convenzione era formata da tre gruppi: destra sinistra e centro:
- destra: girondini, soluzioni moderate;
- sinistra: montagnardi (giacobini e cordiglieri), ala più radicale;
- centro: palude, persone senza una posizione precisa.
Tra giacobini (portavoce della piccola borghesia) e girondini (portavoce del mondo degli affari) c’erano divergenze, i primi volevano che lo stato intervenisse contro il carovita e la disoccupazione, i secondi vivevano senza tasse e vincoli. Però anche per i giacobini la proprietà private era intoccabile, quindi erano cmq sostenitori dell’alta borghesia. Poi c’erano altri gruppi di orientamento comunista che volevano la nazionalizzazione delle terre. Tra il '92 e il '93 i girondini avevano in pugno la convenzione, mentre i giacobini erano quelli che avevano il controllo del comune di Parigiun organo molto importante. Nel 20 settembre del '92 gli eserciti francesi a sconfiggere i nemici a Valmy, questo episodio ebbe un eco importante perchè questa vittoria arrestò l’avanzata dei nemici e fu soprattutto una grande vittoria dal punto di vista morale (la Francia riesce a difendersi nonostante i problemi interni), creò un clima ideologico in cui poter inserire il primo atto della convenzione: l’abolizione della monarchia avvenne 21 settembre del 1792 e viene proclamata la Repubblica. L’assemblea fece un processo al re per accertare le responsabilità del re, i girondini cercarono di rimandare il processo xk prevedevano che il re sarebbe stato condannato a morte e se fosse successo si sarebbero rafforzate le forze contro rivoluzionarie e dei sanculotti(che erano dei monachi). I giacobini invece volevano che il re dovesse pagare. Vennero rinvenute delle carte che dimostravano come il re avesse incoraggiato l’emigrazione di molti aristocratici e avesse incoraggiato la parte contro rivoluzionaria. Alla fine si arriva al voto finale: la condanna del re. Nel gennaio del '93 venne ghigliottinato e anche la moglie mesi dopo.
L’esercito portò altri successi e alla convenzione si pone un altro problema politico: da una parte i giacobini basta alla guerra dall’altra i girondini vogliono esportare la rivoluzione in tutta Europa, questa tesi prevalse e venne avviata una politica di annessioni e conquista territoriale fino ai confini naturali (Alpi e Reno). La scusa di questa guerra è un motivo ideologico: liberare i paesi dai regimi assoluti. La scelta di questa esportazione ebbe effetti negativi, antipatia per i francesi da parte degli intellettuali di tutta Europa che separano la motivazione di fondo dalla nuova dittatura francese sul resto del mondo.
Gli intelletuali che avevano sostenuto la rivoluz francese cambiano parere x la espansione francese. Tutti questi fatti,la condanna del re,la persecuzione del clero e nobiltà, espansione della guerra, aspetti che suscitano il dissenso di coloro che volevano un’evoluzione moderata della rivoluzione, questi fatti sono troppo pesanti, radicali.
Politica estera: molti sovrani stranieri temono per la loro sorte temendo la fine del re francese e si uniscono in una lega antifrancese composta da Inghilterra, Russia, Spagna, Prussia e Austria nel 1793 e riesce a sbaragliare le forze francesi e a togliere alla Francia le terre annesse.
Situazione interna: la convenzione deve far fronte alla crisi economica,avvertita anche dai sanculotti che lottano per lanciare l’aumento dei prezzi, poi la rivolta nella Vandea,provincia contatina, i contadini danno vita a un movimento armato contro rivoluzionario nel nome di dio e del re, questi si ribellavano per la fame delusi dalla politica anticlericale contro la loro fede, si uniscono a loro anche nobili e ecclesiastici, rivolta enorme per alcuni anni e indebolirono le forze rivoluzionarie. Il segno più evidente della frattura tra contadini e rivoluzione, i contadini più benestanti comprano i beni dei nobili messi all’asta dallo stato e temevano l’espropriazione e non volevano che la rivoluzione continuasse. Infatti la rivoluzione riguardava di più la borghesia urbana. Tutti questi fatti mettono in difficoltà i girondini.
A Maggio del '93 questa crisi investe i girondini e si affermano i giacobini dal 93 al 94. Siamo nel periodo del terrore. Il '93 è un anno di passaggio. La frattura tra i due partiti è ingestibile e la convenzione adotta dei provvedimenti: il tribunale rivoluzionario doveva giudicare tutti i sospetti contro rivoluzionari, venne istituito un calmiere dei prezzi, la convenzione cerca un alleanza con il movimento popolare. I girondini vedono queste misure come dei tentativi per attentare alla loro libertà, mentre i giacobini volevano queste misure. Il 2 giugno del '93 ci fu una grande insurrezione dei sanculotti, la convenzione è circondata dalla folla che chiede l’arresto di 30 girondini deputati e da questo momento la convenzione è dominata dai giacobini. La nuova costituzione 24 giugno del 1793 è più democratica, però non entrerà mai in vigore perché la situazione è troppo tesa e i giacobini credono opportuno rinviare l’elezioni e creare un organismo di governo, un comitato di salute pubblica con pieni poteri in attesa che le cose si calmassero. Questa costituzione ha delle novità:
- la forma di governo non è più la monarchia, ma la repubblica, una e indivisibile;
- per le elezioni non si usa più il criterio censitario, ma il suffragio universale;
- il potere legislativo in mano ad una assemblea eletta dai cittadini.
Nel luglio del '93 Marat viene assassinato da una giovane donna e questo episodio suscita un grande eco soprattutto tra i sanculotti. Questo assassinio rappresenta una spinta ad adottare delle misure contro i nemici della rivoluzione. C'è grande clima di sospetto.
In questo contesto di paura prende posizione Robespierre, grandi abilità nel tenere sotto controllo le forze ma adottò misure molto repressive nei confronti degli oppositori.
Venne approvata la legge sul sospetto che dava libertà assolute al comitato di salute pubblica verso i nemici anche solo presunti. Il governo giacobino divenne una dittatura, tante vittime tra cui la regina. Quando le condanne divennero sempre più numerose. Fuori dalla Francia continua la guerra e nell’agosto del '93 la dittatura giacobina decretò la leva di massa per tutti i francesi per un esercito anche ai borghesi (prima solo ai nobili) tra l’esercito ci fu una propaganda di idee repubblicane che sfociarono in successi militari.
Un altro aspetto fu la politica di cristianizzazione, odio per il cristianesimo, massacri di cattolici, soprattutto dalle ali + radicali i cordiglieri, le chiese furono chiuse e venne introdotta una nuova religione ispirata alla dea ragione, i simboli del cristianesimo vennero distrutti, venne adottato il calendario repubblicano, laico, partiva dal 22 settembre del '92 come anno zero, mesi di 30 giorni.
Verrà abolito per molti problemi, la popolazione non lo accettò. La politica di cristianizzazione fece divisioni tra i capi rivoluzionari, Robespierre non condivideva a fondo lui voleva promuovere il culto dell’essere supremo. Questa politica non ebbe molti esiti perchè non fu accettata xk la popolazione era legata alla tradizione.
La dittatura giacobina suscitò molte opposizioni anche all’interno delle forze rivoluz anche le iniziative del comitato della salute pubblica erano troppo radicali. Un'altra fazione gli arrabbiati pensavano invece che fossero troppo moderate. Robespierre di fronte a queste opposizioni inasprì il terrore, vennero ghigliottinate migliaia di persone e questo comportò un'indignazione dell’opinione pubblica.
Poi l’esercito francese riportano un’altra vittoria 26 giugno 94 contro truppe antifrancesi xò ha delle ripercussioni negativi x Robespierre perché questa vittoria dimostrava che non era vero che la Francia stava attraversando un periodo di emergenza,quindi non era + necessaria una politica di terrore e alcuni membri della convenzione accusarono Robespierre di avere ambizioni da tiranno e organizzarono un colpo xpertoglierlo dal potere. 9 termidoro del 94 Robespierre viene condannato, 27 luglio. Fine periodo del grande terrore.
Robespierre aveva salvaguardato i beni della repubblica ma a caro prezzo, perché per tenere in piedi la repubblica aveva calpestato tutti i valori affermati nell’89.
Dopo il fallimento della monarchia e della repubblica, con questo colpo di stato, ora sarà compito dei temidoriani cercare di condurre la francia verso un nuovo ordine.
Termidoriani: colpo di stato del 9 termidoro, 27 luglio.
Con arresto e morte di Robespierre prende avvio questa fase termidoriana, che si presenta come una reazione della borghesia benestante.
Termidoriani sono borghesi dell’alta media borghesia  politica molto diversa rispetto a quella dei giacobini, (termidoriani attuarono poi una specie di caccia ai giacobini nel periodo successivo).
I termidoriani cercarono poi di attuare una serie di provvedimenti economici, commerciali come la liberalizzaz di commerci, per venire incontro alle richieste dei mercanti, banchieri ecc.
I giacobini vennero tutti rimossi dai loro incarichi e addirittura cacciati, presi, perseguitati poi venne decretato lo scioglimento del club giacobini, non avevano più il diritto di esistere.
Invece prese piede la gioventù dorata, associazione che alle volte sorgeva spontaneamente altre volte veniva organizzata dai controrivoluzionari, associaz di giovani borghesi benestanti i MOSCARDINI che si riunivano i bande per are la caccia ai giacobini.
Si scatena il terrore bianco, perché la bandiera dei Borbone era bianca, terrore verso i giacobini, all’insegna del segno dei borbone vennero compiuti dei massacri a chi aveva sostenuto Robespierre, dei preti confessionali, dei giacobini.
Contemporaneamente vennero compiute persecuzioni alle eccurazioni, dei complotti nei confronti dei controrivoluzionari, eccurazione cerca di restituire i beni ai nobili e infatti molti di essi vennero rimpatriati.
Questi provvedimenti economici dei termidoriani fecero aumentare i prezzi con aumento del caro vita quindi i ceti popolari si trovarono di nuovo con l’acqua alla gola e reagirono dando vita a delle sommosse duramente represse.
Per quanto riguarda politica interna francese termidoriani davanti a tante difficoltà e non sempre furono all’altezza di queste, quindi preferirono puntare sull’impegno militare della francia, esercito francese nel 1794, riuscì a rioccupare il belgio, la zone della Renana e dell’olanda e la I coalizione antifrancese inizia a sgretolarsi, rimane solo l’inghilterra e l’austria convinte a continuare il conflitto contro la francia, anche se no sembrava costituire un pericolo imminente.
Nell’agosto del '95 viene data una nuova costituzione alla francia: la costituzione dell’anno terzo.
Questa costituzione era l’espressione della politica termidoriana, anche questa come quella del '91 si apriva con una dichiarazione dei diritti: però non si diceva più che gli uomini nascono e rimangono tutti uguali e liberi nei loro diritti ma la legge è uguale per tutti.
Nuovo contesto che non toglie le diversità sociali, le ammette ma di fronte alla legge siamo tutti uguali, quindi lo stato non doveva più impegnarsi ad eliminare o ridurre le differenze sociali ma doveva solo garantire a tutti la massime libertà compatibile con l’ordine pubblico.
Questa costituzione è molto più borghese e meno democratica: toglie il suffragio universale e reintroduce il carattere censitario, maggiorenni e pagare un’imposta di reddito per votare.
Per evitare degenerazione dittatoriali la costituzione stabilisce una rigida separazione dei poteri:
- potere legislativo alle due camere (sistema bicamerale rinnovabile ogni anno);
- potere esecutivo affidato ad un direttorio formato da cinque membri e uno di questi ogni anno doveva cambiare.
Clima politico francese continuava però ad essere instabile perché il governo era minacciato da nostalgici estremisti, quindi il governo si sentiva minacciato ed in questo momento emerse un gruppo radicale che seppe interpretare il malcontento delle masse popolari.
Ci si rendeva conto che non sarebbe stato facile ottenere questo, si ispirava ad un comunismo agrario dove lo stato avrebbe dovuto requisire tutte le terre essere l’unico proprietari e poteva darle in affitto a cooperazioni o a singoli ma il controllo sulla produzione, l’attività e l’operato doveva essere nelle mani dello stato e il reddito equamente distribuito.
Ma questo si rende conto è improponibile e l’unico modo per imporre la sua idea era con una dittatura, quindi sarebbe una dittatura per il bene politico.
Nel maggio del 1796 Organizzò una congiura: congiura degli uguali, che avrebbe dovuto rovesciare il direttorio ed istaurare la dittatura.
Però questa congiura fallì e lui venne arrestato e condannato.
Il direttorio messo in allarme da questa congiura e da una instabilità di fondo cercò un rafforzamento del proprio potere cercando di puntare sulla politica estera, militare, quindi piani militari rimessi a punto dal direttorio che aveva come obbiettivo muovere al cuore dell’austria con un attacco su due fronti: -uno dove l’esercito francese avrebbe dovuto passare dalla Renania, l’altro da sud dell’Italia e poi penetrare in austria dal Brennero.
Nel 1796 la campagna d’Italia venne affidata ad un giovane generale, Napoleone Bonaparte.

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