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La rivoluzione francese

* L'Europa dalle riforme alle rivoluzioni

Nel 1776 Luigi XVI aveva preferito licenziare Turgot piuttosto che affrontare l'ostilità della nobiltà.
A seguito delle riforme di Giuseppe II, quest'ultimo iniziò ad essere visto come un despota più che un sovrano illuminato, così nel 1789 avvenne rivolta antiasburgica nei Paesi bassi, i quali si proclamarono Stati Uniti del Belgio. Il fratello di Giuseppe, Leopoldo II, cercò il compromesso annullando le riforme ecclesiastiche attuate dal fratello. L'unità dei belgi entrò ben presto in crisi e i conservatori ebbero la meglio sui democratici restaurando il precedente sistema di autogoverno che assicurava il potere a poche famiglie. Leopoldo riscontrò problemi anche in Ungheria dove contadini e nobili si rivoltarono, i primi contro le corvees e i secondi poichè desideravano restaurare i poteri politici della dieta.

In Gran Bretagna il sistema elettorale fu contestato e accusato di mantenere in vita un'oligarchia parlamentare. Nel 1785 per frenare le proteste, William Pitt presentò al parlamento un progetto di riforma che allargava il diritto di voto e trasferiva i seggi in molte altre città, ma i Comuni respinsero il progetto.

* La Francia prima della rivoluzione

Nel 1776 Luigi XVI chiamò il banchiere Necker a dirigere le finanze del regno e ad affrontare il forte aumento del debito pubblico in seguito alla guerra d'indipendenza americana. Necker voleva istituire delle assemblee per ripartire le imposte ma ciò venne visto come un primo passo verso l'abolizione dei privilegi fiscali, così Necker si dimise nel 1781. Nel 1787 si decise di rendere pubblico il bilancio in previsione dell'anno seguente per far capire quanto fosse urgente una riforma fiscale ma risultò inutile. L'aristocrazia attribuì all'assolutismo regio la responsabilità della situazione e tale accusa fu condivisa anche dal Parlamento di Parigi che continuò a respingere i progetti di riforme fiscali con imposte fondiarie senza esenzioni. Così Nel 1788 Luigi istituì il letto di giustizia con il quale aboliva i parlamenti contrari a ogni riforma e assegnò a un organismo di nomina regia il compito di registrare le leggi. I parlamentari rispondevano al re parlando di libertà, rappresentanza nazionale e divisione dei poteri. Questo appello coinvolse anche la borghesia e i ceti popolari. Nello stesso anno Luigi richiamò Necker e convocò gli Stati generali, il Parlamento chiese che questi si svolgessero secondo le norme del 1614, cosa che avrebbe reso vincente l'alleanza del clero e della nobiltà. Quando si venne a sapere, la borghesia e il popolo divennero ostili alla nobiltà. Così Necker concesse al Terzo Stato un numero di deputati pari alla somma degli altri due.

In Francia non vigeva una legge valida per tutti, ma ogni Stato aveva la propria. Inoltre gli Stati si definivano in base al prestigio sociale, agli onori e ai privilegi giuridici. La Francia era quindi un insieme organico di questi Stati.
Il clero era esente da imposte ma versava occasionalmente un dono gratuito ed era sottratto dalla giurisdizione civile e rispondeva solamente ai tribunali ecclesiastici e al diritto canonico. Inoltre il Clero possedeva il 10% delle terre Francesi e oltre alle rendite dirette percepiva anche le decime dei contadini.
La nobiltà possedeva il 25% della terra la cui proprietà era distribuita disegualmente. I nobili oltretutto percepivano tasse locali e pedaggi e potevano esercitare il ruolo di giudice in cause civili, ma soprattutto i nobili erano sottratti dal diritto penale ed esentati dalle pene infamanti, inoltre a loro erano riservati i più alti gradi dell'esercito e le massime cariche della chiesa e dello stato.
La stragrande maggioranza dei francesi faceva parte del Terzo Stato. Al vertice del Terzo Stato si trovava il ceto alto-borghese dei proprietari, finanzieri e banchieri. Sotto di loro c'era il ceto medio composto da mercanti all'ingrosso, imprenditori e professionisti mentre ancora più sotto si trovavano artigiani, commercianti al dettaglio e lavoratori salariati. Più in basso di tutti si trovavano i lavoratori della terra, i quali dovevano pagare le tasse ai nobili ed erano soggetti alle corvees.

* dagli Stati generali all'assemblea nazionale

Le assemblee che elessero i deputati del Terzo Stato stesero un cahier de dolèances nel quale venivano esposte le ragioni di malcontento da far pervenire all'assemblea.

Nel 1789 i deputati si incontrarono a Versailles, molti dei quali volevano dare alla Francia un assetto costituzionale parlamentare come in Inghilterra, facendo degli Stati organi costituenti. Nell'assemblea il re voleva votare per un nuovo prestito, l'aristocrazia e il clero volevano iniziare lo smantellamento dell'assolutismo mentre il Terzo Stato voleva battersi per l'abolizione dei privilegi per ottenere maggior peso negli Stati.
All'interno dell'assemblea, nobili e clero si impuntarono per la verifica dei poteri in camere separate mentre il Terzo Stato chiedeva un'assemblea unificata. Così il 17 giugno 1789 il Terzo Stato si autoproclamò Assemblea nazionale presentandosi quindi come unica voce legittima autorizzata a parlare in nome della nazione.
Luigi XVI si schierò con nobiltà e clero e il 20 giugno 1789 fece chiudere la sala delle riunioni del Terzo Stato che tuttavia non smise di riunirsi. In tale occasione 570 deputati e 7 parroci giurarono di non separarsi mai fino a quando non fosse stata approvata una nuova costituzione, questo giuramento oggi è conosciuto come giuramento della pallacorda . Il 23 giugno il re convocò gli Stati e annunciò di aver reso valido il voto per testa ma di aver comunque riservato il voto per ordine per questioni più importanti. Quest'ordine non fu considerato e la maggior parte del clero e 50 nobili si unirono al Terzo Stato tanto che il 9 luglio 1789 l'assemblea prese il nome di Assemblea Nazionale Costituente nonostante alcuni nobili non ne facessero parte. Questa nuova assemblea provvide subito a delegare un comitato per la stesura di un progetto di costituzione.
L'11 luglio il re licenziò Necker obbligandolo a lasciare il paese. A questo punto si capì che il re fingeva di avere un atteggiamento conciliante quando invece trattava i deputati del Terzo Stato come ribelli. Nel frattempo molte forze militari stavano affluendo verso Versailles e Parigi.

* La rivoluzione scuote Parigi

Quando durante la carestia del 1799 il prezzo del pane superò il prezzo compatibile con la sopravvivenza delle famiglie popolari parigine, si diffuse una grande disoccupazione e una forte diminuzione della domanda di beni manufatturieri.
Appena si diffuse la notizia del licenziamento di Necker e dell'affluenza di truppe causò un'agitazione intollerabile, infatti se l'Assemblea avesse fallito, lo Stato sarebbe caduto in bancarotta. A partire dal 12 luglio si verificarono i primi disordini e saccheggi così le assemblee degli elettori istituirono la Guardia nazionale. Il 14 luglio 1789, popolani e borghesi cercavano depositi di armi, così circondarono la Bastiglia e poco dopo questa venne invasa. Il 15 Luglio il re capì di aver perso il controllo della capitale. Il marchese La Fayette prese il comando della Guardia nazionale e la bandiera del re venne trasformata nell'attuale tricolore. Il 16 Luglio Luigi annunciò di aver richiamato Necker e di aver ritirato le truppe ed il 17 si recò a Parigi di persona dove fu accolto e accettò di essere insignito della coccarda con il nuovo tricolore, simbolo della riuscita rivoluzione.
Come a Parigi, anche in altre città la borghesia si impadronì degli organismi municipali. Nelle campagne i contadini si rifiutavano di pagare le decime e le tasse, molti castelli furono presi d'assalto, la borghesia ormai aveva in pugno la situazione delle città francesi evitando che i disordini degenerassero in anarchia. L'assemblea di Versailles approvò delle mozioni che abolivano tutti i privilegi dei primi due Stati.

Il 26 agosto 1789 venne approvata la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino scritta dallo stesso comitato incaricato di stendere la costituzione, in questo documento viene specificata la sovranità nazionale che faceva del re un semplice funzionario della nazione.
IL 5 ottobre presso Versailles una gran parte di cittadini protestavano contro il prezzo del pane rimasto alto, questa protesta era stata fomentata dalla Guardia nazionale. La proteste sfociò in violenza contro le guardie del re. Il vero scopo di questa protesta fu raggiunto ovvero far spostare il re, la corte e l'Assemblea nazionale a Parigi, facendo sì che il mutamento dell'assetto politico si verificasse sotto gli occhi della borghesia armata.
In questo clima l'opinione pubblica poteva esprimersi in due modi: i club ovvero associazioni di dibattito politico e la stampa politica con la creazione di diversi giornali.

* La rifondazione costituzionale della Francia

Alla fine del 1789 il prezzo del pane tornò alla normalità e i disordini diminuirono. I rapporti tra l'Assemblea e il re si mantennero corretti ma si sapeva che la tregua era provvisoria e occorreva arrivare prima possibile a un compromesso sul futuro assetto costituzionale. Nell'assemblea i deputati iniziarono a riunirsi secondo l'affinità delle loro idee, furono distinti all'interno della stessa Assemblea in destra e sinistra.
Si stabilì che un'unica Assemblea legislativa sarebbe stata eletta ogni due anni. Il re deteneva il potere esecutivo ma non poteva sciogliere l'Assemblea che invece deteneva il potere legislativo.
Secondo il principio di sovranità indivisibile la qualità del cittadino diventava essenziale per i francesi e nulla doveva interporsi tra cittadino e nazione, non ci sarebbero stati quindi Stati o corporazioni. Inoltre furono eliminate tutte le istituzioni che rendevano eterogenea l'amministrazione francese come il Parlamento di Parigi. Le province furono sostituite come ripartizioni territoriali. Dall'uguaglianza dei cittadini derivò il principio del suffragio universale anche se continuò ad avere più peso il principio secondo cui il diritto di voto doveva spettare solo a chi poteva esprimere autonomamente la propria parola. Donne e minori di 25 anni rimasero quindi esclusi.
Si fece anche la distinzione tra cittadini attivi e passivi, titolari questi ultimi di diritti civili ma non politici, come i domestici salariati. I cittadini attivi erano gli elettori.
L'Assemblea aveva quindi per la prima volta definito la legge elettorale e aveva dato una veste concreta all'idea di democrazia.
Tra modello democratico e principio di rappresentanza si optò per un sistema a due gradi in cui l'elezione avveniva in piccole assemblee di 100 persone che avrebbero eletto 45000 deputati elettori. La proposta del decreto del marco, che prevedeva che si dovesse pagare un marco per votare, suscitò ostilità tra i democratici, così si stabilì che qualsiasi cittadino attivo poteva votare liberamente a patto che questo possedesse una proprietà o una terra di un determinato valore.

* le riforme della Costituente

Per evitare la bancarotta la Costituente decise di mettere a disposizione della Nazione i beni della chiesa che rappresentavano i due terzi del debito pubblico. Con la messa i vendita di questi fondi sarebbe stato possibile estinguere una parte significativa del debito pubblico.
Lo stato avrebbe pagato gli interessi con gli assegnati ovvero titoli di credito pubblico con interesse al 5%. Ben presto gli assegnati si trasformarono in cartamoneta.
Al posto del regime feudale si istituì una forma di proprietà terriera. Con la completa abolizione dell'antico regime l'amministrazione della giustizia era gratuita e vennero aboliti anche tutti i privilegi fiscali. Vennero abolite le dogane interne così che il commercio e la produzione furono liberalizzati. Nel 1791 fu vietata qualsiasi corporazione, e in questo modo si istituì un libero mercato del lavoro.
Venne abolito qualsiasi tipo di censura sulla stampa, vennero aboliti i titoli nobiliari e la soppressione degli ordini religiosi. Durante la discussione sul codice penale il medico Guillotin propose la decapitazione come unica pena di morte da eseguire con la ghigliottina che avrebbe eliminato la sofferenza fisica.
Con la costituzione del clero le diocesi furono ridotte a 83 facendole corrispondere ai dipartimenti, inoltre non percependo più le decime il clero avrebbe ricevuto dallo stato uno stipendio ed infine parroci e vescovi sarebbero stati eletti dai cittadini. Molti ecclesiastici si rifiutavano di prestare giuramento alla nazione, così l'Assemblea aveva provocato uno scisma fra i preti giurati o costituzionali e quelli refrattari.

* La caduta della monarchia

Nel 1790 si verificò il fenomeno dell'emigrazione dei nobili i quali si recavano a Coblenza, dalla quale esortavano Leopoldo, fratello della moglie di Luigi XVI, a intervenire per restituire il potere al re e i privilegi alla nobiltà. In questo periodo anche il clero refrattario si aggregava in questo movimento controrivoluzionario.
In realtà Luigi non aveva mai voluto abbandonare le prerogative dell'assolutismo, così crebbe in lui la volontà di mettere fine alla ribellione. Il 20 giugno 1791 Luigi intendeva abbandonare in segreto la capitale e recarsi al confine con la nazione per prendere contatto con truppe fedeli, ma presso Varennes fu riconosciuto e ricondotto a Parigi. In seguito la Costituente sospese Luigi dalle sue funzioni ma il 15 luglio fu dichiarato innocente provocando così una protesta da parte di molte persone che presentavano oltretutto una petizione in favore della repubblica. Il 17 luglio 1791 durante queste proteste presso il Campo di Marte ci fu uno scontro a fuoco con la Guardia nazionale.
Così i giacobini si divisero in moderati, che si trasferirono nel convento dei foglianti, i più, e altri più orientati verso la democrazia. Tra questi nuovi giacobini c'era persino Robespierre che voleva mantenere l'alleanza col popolo di Parigi e col club dei cordiglieri, ovvero i radicali che avevano promosso la petizione.
In seguito il re giuró fedeltà alla costituzione e finalmente il 30 settembre si sciolse la Costituente. Della nuova assemblea legislativa circa 200 deputati entrarono a far parte dei moderati foglianti mentre altri 150 entrarono a far parte dei giacobini e la restante parte rimase neutrale.
Un parlamentare molto importante fu Brissot che dirigeva un giornale repubblicano, che insieme a molti altri deputati si fece notare per la sua oratoria radicale, si formò così il club dei girondini.
Nel 1791 l'assemblea ingiunse ai principi renani di allontanare gli aristocratici emigrati dalla nazione. Nel frattempo si pensava che Leopoldo volesse attaccare la Francia. Inoltre i girondini chiedevano l'attacco da parte della Francia ai principi renani e all'imperatore in quanto la guerra contro i tiranni era considerata come il compimento della rivoluzione.
I girondini vedevano la guerra come il modo per portare l'incendio della rivoluzione in Europa, e il re nonostante condannasse l'imperatore e i principi emigrati sperava che scoppiassero le ostilità in modo tale che finisse la rivoluzione.
Nel 1792 il re costituì il nuovo governo dominato dai girondini ed in seguito il 20 aprile 1792 la Francia dichiarò guerra a Francesco II, figlio di Leopoldo, secondo il volere dell'assemblea legislativa. Dopo una serie di scontri negativi per la nazione, Robespierre, Marat e Danton denunciarono il tradimento dei capi dell'esercito che stavano aprendo la Francia all'invasione austro-prussiana. In quello stesso periodo si stava verificando il deterioramento della situazione economica in quanto l'emissione degli assegnati aveva fatto alzare considerevolmente i prezzi aumentando il disagio per i ceti meno abbienti.
Il 12 giugno 1792 il re licenziò il governo girondino, così il 20 dello stesso mese, i sanculotti (formati da operai e artigiani) fecero irruzione nel Palazzo reale. Nel frattempo le truppe nemiche avanzavano in Francia e il duca di Brunswick diffuse un manifesto dove minacciava rappresaglie sui parigini se non si fossero sottomessi al re. Il 10 agosto 1792 il Palazzo fu nuovamente attaccato dalla folla in una battaglia sanguinosa, così un nuovo consiglio municipale rivoluzionario prese il controllo della capitale e obbligò l'Assemblea legislativa a sospendere il re, il quale fu imprigionato, e a indire le elezioni per una nuova costituente, la Convenzione.

Dalla repubblica giacobina alla dittatura militare

* La Repubblica rivoluzionaria

Le elezioni della Convenzione si tennero sempre col principio del doppio grado ma senza alcuna distinzione tra cittadini attivi e passivi e inoltre si poteva votare a partire dal ventunesimo anno di età. Tuttavia solo 700 mila persone presero parte alla votazione, allarmati dalla guerra e dal rovesciamento.
Il 20 agosto La Fayette, che era stato nominato comandante dell'esercito francese, dopo essersi opposto all'insurrezione e all'arresto del re, si consegnò alle truppe nemiche. I primi di settembre i sanculotti massacrarono 1300 persone in diversi carceri francesi arrestati nell'ultimo mese, e il governo girondino nel quale era entrato l'ex giacobino Danton come ministro della Giustizia, non impedì che ciò avvenisse.
Il 20 settembre 1792 la Francia riuscì ad ottenere l'arruolamento di volontari e a fermare l'avanzata nemica presso Valmy.
Dopo essersi riunita per la prima volta il 20 settembre 1792, il giorno seguente la Convenzione proclamò la Repubblica. Prese dall'entusiasmo, le truppe di volontari comandati da Dumouriez respinsero il nemico tanto che verso il 6 novembre erano riusciti a occupare il Belgio.
Circa 200 deputati della Convenzione erano giacobini nonostante i primi tempi la maggioranza dei 749 deputati fosse comunque girondina. Anzichè Destra e Sinistra vi erano Montagna (giacobini) e Pianura (girondini e nuovi eletti).
Nonostante giacobini e girondini fossero alleati in governo, ebbero una divergenza quando il re fu processato per il tradimento, infatti nonostante tutta l'assemblea giudicasse il re colpevole i girondini chiesero di espandere la decisione a un referendum, ma la richiesta fu respinta e Luigi XVI fu condannato a morte e ghigliottinato il 21 gennaio 1793.
Dopo che le truppe della Convenzione ebbero annesso al regno Nizza e la Savoia e dopo aver occupato i Paesi Bassi, a febbraio la Francia dichiarò guerra alla Gran Bretagna e all'Olanda. Di fronte agli avvenimenti della rivoluzione una parte dei democratici inglesi era inorridita dagli avvenimenti del 1792, mentre un'altra parte restò simpatizzante per il giacobinismo.
Di tutta risposta la Gran Bretagna si alleò con l'Austria e la Prussia, e all'alleanza antifrancese si unirono anche Spagna e principi italiani e tedeschi. Di fronte a questa grande alleanza la Convenzione chiamò l'intero paese alle armi istituendo una prima leva di 300 mila uomini. Nel 1793 Il Belgio fu riconquistato dalle truppe austriache, il regno di Savoia dal re di Sardegna e gli spagnoli passarono i Pirenei; in seguito oltre a La Fayette anche Dumouriez si consegnò agli austriaci.
Le incertezze della guerra fecero aumentare l'inflazione. La circolazione degli assegnati sostituì completamente la moneta provocando il raddoppio dei prezzi.
I rincari rischiavano di far perdere l'appoggio del popolo di Parigi, così i giacobini proposero un controllo statale dei prezzi, ma i girondini si opposero convinti che il calmiere non avrebbe avuto alcun effetto provocando una crescita del mercato nero.
Nel 1793 si verificò una rivolta nella Vandea contro la leva militare. Al conflitto si aggiunsero anche contadini di dipartimenti vicini scontenti per le requisizioni granarie, i pagamenti in assegnati e i reclutamenti militari. Gli scontri finirono quando furono sospese le indennità del decreto del 1789 e dalla prospettiva di un pieno possesso della proprietà terriera. Per i repubblicani la ribellione apparve come un moto controrivoluzionario organizzato da monarchici, aristocratici e preti refrattari. I vandeani colpirono tutti i gruppi sociali che aderirono alla rivoluzione. I ribelli mantennero la Vandea per molti mesi sconfiggendo di volta in volta le truppe inviate dalla Convenzione.

* Guerra, guerra civile e terrore

I giacobini, avendo a cuore i ceti popolari non condividevano le dottrine comuniste degli estremisti come i cordiglieri e il gruppo degli "arrabbiati". Il 24 aprile Robespierre chiarì la sua dottrina sociale definendola "legge agraria" che prevedeva la spartizione della proprietà terriera a favore dei più poveri. La grande differenza di proprietà infatti escludeva i poveri dalla vita politica. Secondo Robespierre, e prima di lui il suo autore prediletto Rousseau, il problema era trovare cittadini virtuosi che anteponessero il bene collettivo e il bene della repubblica. Girondini e giacobini erano d'accordo sull'opporsi alla legge agraria che avrebbe provocato una perdita dell'appoggio di chi aveva acquistato beni nazionali. I girondini temevano l'intervento del popolo come fonte di anarchia, mentre i giacobini volevano conservare l'appoggio dei sanculotti che avevano creato un gran clima rivoluzionario.
L'antagonismo fra girondini e giacobini andava crescendo, infatti i girondini dopo aver cercato di rimandare l'esecuzione del re furono sospettati di essere filomonarchici ed erano accusati di voler instaurare un governo tirannico. Così il 2 giugno 1793 venne organizzata la giornata insurrezionale in cui il comune popolare di Parigi costrinse la Convenzione a destituire ed arrestare i 29 deputati girondini. La guerra civile quindi si estese ben oltre la Vandea e fu contro il governo di Parigi. Furono infatti istituiti governi indipendenti nelle città dove i girondini erano più forti, così la Convenzione ormai giacobina scagliò contro i propri avversari l'accusa di federalismo che equivaleva a voler distruggere l'unità della Francia.
Il 24 giugno 1793 la Convenzione approvò la nuova Costituzione e la legge elettorale, la prima includeva una più ampia Dichiarazione dei Diritti e permise ai cittadini di bloccare una legge approvata dal governo stabilendo in un solo anno la durata del Corpo legislativo. La nuova legge elettorale istituiva il suffragio universale eliminando il doppio grado. Le condizioni dell'estate 1793 spingevano più verso una dittatura rivoluzionaria così l'applicazione del nuovo assetto costituzionale fu sospesa, in seguito al referendum di ratifica prese parte solo il 30% degli aventi diritto.
Il principale strumento della dittatura era il Comitato di salute pubblica che fu presto egemonizzato da Robespierre, rimasto dopo la morte di Marat l'esponente del fronte rivoluzionario democratico, e dai giacobini. Questo Comitato composto da 12 membri diventò il vero governo della Francia.
Nel 1793 i contadini si legarono ai moti rivoluzionari in seguito all'abolizione del riscatto dei diritti feudali. A settembre dopo un'altra sollevazione dei sanculotti fu emanato un nuovo gruppo di decreti sul maximum dei prezzi.
Nel 1794 la Convenzione votò all'unanimità per l'abolizione della schiavitù escludendo ogni diritto dei proprietari ad un risarcimento.
Il 7 settembre 1793 si aprì il periodo della legge dei sospetti che allargava la categoria dei controrivoluzionari, e la legge del 10 giugno 1794 rese più facile la condanna a morte. Inoltre il primo agosto 1793 la Convenzione decretò la distruzione della Vandea. I giacobini usarono accuse poco plausibili per ghigliottinare gli avversari girondini nel periodo del Terrore, tra i quali vi furono Brissot e Danton. Parallelamente all'epoca del Terrore crebbe un grande esercito francese grazie alla leva militare che iniziò nuovamente ad avanzare. Questo esercito vinse a Fleurus e riaprì la strada all'occupazione del Belgio.

* Ragione e utopia nella rivoluzione

Le assemblee francesi intervennero sulle abitudini della vita quotidiana cercando di definire principi razionali e universali con le loro riforme. Durante l'Antico regime le unità di misura variavano da provincia a provincia, e senza un'unica unità di misura l'unificazione del mercato nazionale rappresentava un problema, così nel 1791 l'Assemblea nazionale nominò una commissione presieduta dal matematico Condorcet con il compito di elaborare un nuovo sistema di misura. La commissione si orientò su un sistema decimale fondato sul metro definito come la decimilionesima parte di un quarto del meridiano terrestre. Il grammo invece era il peso di un centimetro cubo di acqua distillata, il litro era invece un cubo di lato 10 centimetri. La Francia si pose anche il problema della lingua nazionale inquanto in ogni regione vi erano vari dialetti che secondo il Comitato della salute pubblica favoriva la controrivoluzione. Così nel progetto d'istruzione elementare universale fu inserito l'insegnamento della lingua nazionale, ma quando nel 1794 il governo giacobino venne rovesciato il progetto non fu attuato.
In Francia si stava espandendo la tendenza di sradicare il culto cristiano, come per esempio la festa della Ragione del 10 novembre 1793. Robespierre tuttavia era contrario al materialismo radicale così ottenne la festa dell'Essere supremo l'8 giugno 1794.

* La caduta di robespierre e il governo termidoriano

Il 26 luglio 1794 Robespierre fu accusato di fronte alla Convenzione di governare con metodi tirannici, ma quando tentò di salire sulla tribuna per parlare fu arrestato e ghigliottinato il giorno seguente davanti all'indifferenza del popolo parigino, con questo colpo di stato si chiuse l'epoca del Terrore. La Congiura era stata architettata dai termidoriani, che facevano parte della Pianura della Convenzione ma erano favorevoli al Terrore ed erano tutti regicidi, anche i giacobini avevano preso parte alla congiura.
Il nuovo gruppo dirigente dove smantellare il Terrore e trovare una soluzione al conflitto religioso. I giacobini vedevano il Termidoro come la fine della rivoluzione e l'inizio del suo riflusso. I termidoriani però volevano porre fine alla deriva terrorista e sanculotta e al contempo volevano impedire la ripresa delle forze controrivoluzionarie, volevano preservare la repubblica.
Le sedi dei giacobini furono distrutte e le condanne a morte iniziarono a piombare addosso ai responsabili del Terrore.
Nel 1795 la protesta contro l'abolizione del maximum si trasformò in un assalto alla Convenzione, ma la Guardia Nazionale disperse gli insorti. Il periodo Termidoriano prese la forma di un Controterrore o Terrore bianco.
Alla fine la Costituzione detta dell'anno III fu approvata ed entrò in vigore nel 1795, essa ristabiliva nuovamente l'elezione a due gradi. La costituzione fu affiancata da una Dichiarazione dei diritti e una Dichiarazione dei doveri. Il potere legislativo fu affidato a 750 deputati divisi tra Consiglio dei cinquecento e Consiglio degli anziani. I primi elaboravano le leggi, e i secondi decidevano se approvarle o respingerle, senza però poterle modificare. Il potere esecutivo fu affidato ad un organo formato da cinque membri, il Direttorio che provvedeva a sicurezza interna, politica estera e nomina dei ministri. Questo Direttorio veniva eletto dagli Anziani su proposta dei cinquecento. La clausola più importante di questa nuova Costituzione fu quella di rinnovare annualmente un terzo di questi organi.
Nel frattempo nel 1795 la Francia era riuscita a far sì che la Prussia uscisse dalla coalizione, e in seguito anche la pace con la Spagna.
Nel 1795 la Convenzione pubblicò l'elenco degli emigrati che dovevano essere giustiziati se avessero osato lasciare la Francia. Nella nazione si stava creando un partito favorevole al ritorno dei Borbone. Il Delfino era riconosciuto dagli emigrati come legittimo erede al trono, ma quando morì nel 1795 il pretendente divenne il fratello di Luigi XVI ovvero Luigi XVII. Il 5 ottobre i monarchici volevano assalire la Convenzione, ma il leader dei termidoriani per mezzo di Napoleone Bonaparte spazzò via gli insorti.
La Convenzione si sciolse il 26 ottobre del 1795. Gli elettori dovevano scegliere i due terzi dei deputati del primo parlamento fra i membri della Convenzione, ma dalle elezioni risultò che vennero eletti molti filomonarchici.
Nel 1795-96 era tornata la carestia e l'inflazione. Babeuf, battezzatosi Caio Gracco, divenne un nuovo esponente rivoluzionario. Babeuf mirava all'abolizione della proprietà privata e voleva abbandonare la vecchia pratica della giornata spontanea con la cospirazione contro il centro del potere preparata da un nucleo di rivoluzionari. La sua congiura degli Eguali contro il Direttorio però fallì, e Babeuf fu arrestato e giustiziato nel 1797.

* La campagna d'Italia

Nel 1795 il Belgio fu annesso alla Francia aggiungendone quindi 9 dipartimenti. Le Province Unite furono chiamate Repubblica batava e trasformate in uno stato unitario satellite della Francia. Nel 1796 il Direttorio decise di riprendere le ostilità con l'Austria, e Carnot fu lo stratega militare della campagna. Carnot voleva che i generali Moreau e Jourdan convergessero su Vienna costringendo Francesco II ad accettare l'annessione del Belgio e dei territori alla sinistra del Reno.
Tuttavia Moreau e Jourdan si ritirarono sulla riva del Reno. Il ruolo decisivo fu svolto invece da Napoleone il cui compito era tenere a bada gli austriaci in Italia tanto che riuscì a impedire il ricongiungimento degli eserciti piemontesi e austriaci sconfiggendoli ripetutamente. Il re della Sardegna fu costretto ad accettare un armistizio che prevedeva l'annessione di Nizza e della Savoia alla Francia. In seguito Napoleone entrò a Milano e successivamente nel 1797 con la vittoria di Rivoli Veronese apriva la strada alla capitolazione di Mantova. Padrone dell'Italia settentrionale Napoleone azzardò un'offensiva che lo portò in Carinzia. Quando Napoleone era ad un passo da Vienna il 18 aprile gli austriaci accettarono l'armistizio a Leoben.
Le nuove generazioni che avevano fatto proprie le idee di nazione e repubblica cercavano di organizzarsi secondo il modello giacobino in club rivoluzionari e società patriottiche.
A Milano si stabilì un governo provvisorio sotto il controllo francese, e lo stesso avvennè nelle altre città prese da Napoleone come Modena, Ferrara, Bologna e Reggio. Proprio a Modena a ottobre 1796 si tenne un congresso di rappresentanti delle quattro città che formarono la Confederazione cispadana e solo a dicembre si proclamarono Repubblica cispadana.
Napoleone formò la Repubblica cisalpina comprendente Lombardia e la cispadana. Mettendo da parte gli elementi democratici e filogiacobini Bonaparte impose una costituzione simile a quella francese del 1795 e nominò di sua iniziativa i membri del Direttorio e quelli delle due camere, inoltre le leggi erano ricalcate su quelle francesi. Si creò una repubblica al posto della vecchia oligarchia di Genova.
Napoleone negoziò con gli Austriaci a Campoformio e cedette loro tutto il Veneto. In seguito i Francesi occuparono la Svizzera che fu annessa alle repubbliche sorelle (Genovese, Cisalpina, Elvetica, Romana e Partenopea). La cessione del Veneto deluse profondamente gli Italiani che avevano accolto i francesi come dei liberatori. Dopo la pace con Pio VI l'uccisione da parte dai repubblicani di un ufficiale a Roma funono un buon pretesto per invadere il Lazio, così il 18 febbraio 1798 nacque la Repubblica romana.
Ferdinando IV di Napoli attaccò il Lazio ma in seguito fu respinto da Championnet. Quando allora i Francesi entrarono in Campania il Borbone scappò in Sicilia e il 24 gennaio 1799 si creò la Repubblica partenopea. Dopo aver spodestato il principe Emanuele IV il Piemonte fu annesso alla Francia.

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