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Rivoluzione Francese

novembre 1776: Luigi XVI chiama a dirigere le finanze il banchiere Necker. Egli dovette affrontare il forte aumento de debito pubblico provocato dalla partecipazione alla guerra d’indipendenza americana. Dato che si rese conto che il parlamento non avrebbe approvato le sue riforme, presentò le sue dimensioni nel maggio 1781.
1787 il re decide di rendere pubblico il bilancio per sollecitare lo stato a trovare una riforma fiscale, ma i tentativi fallirono. L’aristocrazia scaricò le colpe sull’assolutismo e respinse la convocazione del parlamento e un’imposta fondiaria senza esenzioni.
Il re volle evitare lo scontro e si fece autorizzare un nuovo prestito e allora l’aristocrazia si pronunciò pubblicamente contro l’assolutismo.
8 maggio 1788: il re abolisce tutti i parlamenti e il potere di essi diventa di nomina regia e in più il re tentava di porre l’uguaglianza politica.

L’appello antiassolutista fu molto efficace e convolse non solo il clero e la nobiltà togata/ di spada, ma anche la borghesia e i ceti popolari. Si chiedeva la convocazione degli Stati Generali (convocati l’ultima volta nel 1614) .
8 agosto 1788: il re richiama Necker e annuncia la convocazione degli Stati Generali per il maggio 1789
Il movimento assolutista incominciò a dividersi, perché nobiltà e clero volevano che la riunione si svolgesse come nel 1614, mentre il Terzo Stato voleva che si introducesse il voto per testa e non per ordine e il re e Necker concessero al Terzo Stato un numero di deputati pari a quello degli altri due stati messi assieme.
All’epoca, la Francia era divisa in ordini, ognuno con i suoi poteri e autonomie. La monarchia aveva soppresso loro l’autonomia, soprattutto nelle campagne, per evitare che non approvino le imposte e in città come Bordeaux e Tolosa esistevano privilegi, perché non pagavano alcune imposte. I tre ordini erano:
Nobiltà ➝ possedeva patrimoni fondiari, era sempre più propensa a far valere le proprie distinzioni onorifiche, soprattutto le esenzioni fiscali. Essi percepivano piccole tasse locali e pedaggi, esercitavano funzioni giuridiche di prima istanza in cause civili e penali minori, erano sottratti al diritto penale ed esentati dalle pene infamanti (carcere, gogna, impiccagione), a loro erano riservati i gradi più alti dell’esercito e le massime cariche delle chiese e dello stato
Clero ➝ era esente da imposte e la sua assemblea si limitava a votare ogni tanto un dono gratuito, era sottratto alla giurisdizione civile e rispondeva soltanto ai tribunali ecclesiastici e al diritto canonico. Esso, accanto alle rendite dirette poteva allineare le decime, riscosse sulla massa contadina. La proprietà ecclesiastica era quella peggio amministrata e aveva uno speciale statuto giuridico
Terzo stato ➝ erano soggetti al diritto penale e alle pene infamanti e comprendeva diverse categorie sociali:
1. Ceto alto - borghese: grandi proprietari, funzionari, finanzieri, banchieri
2. Ceto medio: commercianti, imprenditori, professionisti (avvocati, medici), librai, stampatori, farmacisti, chirurghi, artigiani e lavoratori salariati
3. lavoratori della terra, sottoposti alle giurisdizioni signorili
Clero e nobiltà costituivano una minoranza.
Le elezioni dei deputati si svolsero tra marzo e aprile, organizzando, per ciascun ordine, assemblee elettorali. Il Terzo Stato fu chiamato ad eleggere assemblee di delegati e in queste assemblee, vennero scritti i cahiers de doléance, quaderni che racchiudevano le ragioni di malcontento e le petizioni da far prevenire in assemblea, rappresentano lo stato d’animo dei contadini.
I deputati volevano dare alla Francia un orientamento come quello inglese e vedevano nell’assemblea un organo costituente. Ogni ordine aveva una diversa visione:
monarchia: semplice votazione di un nuovo prestito
aristocrazia e alto clero: occasione per ristabilire il proprio ruolo politico e per cominciare lo smantellamento dello stato assoluto
Terzo Stato: battersi per abolire ogni genere di privilegio e per ottenere il maggior peso all’interno degli Stati Generali
Il problema del voto si ripresentò: il Terzo Stato aveva trovato che gli altri due si erano riuniti in sale separate per procedere alla verifica dei poteri e per questo chiese che i deputati si riunissero in un’unica assemblea, nella quale si sarebbero espresse vere maggioranze e minoranze.
10 giugno: i delegati del Terzo Stato convocano una propria assemblea e invitano i rappresentati degli altri ordini/stati ad unirsi a loro; si presentano solo pochi parroci.
17 giugno: i deputati decisero a grande maggioranza di proclamarsi Assemblea nazionale del Terzo stato, presentandosi come unica voce legittima autorizzata a parlare in nome dell’intera nazione. Il re si schiera con nobiltà e clero.
20 giugno: il re chiude le porte al Terzo stato e quindi i deputati si riunirono nella sala della pallacorda, dove sottoscrissero il solenne giuramento di non separarsi mai fino a che non fosse stata approvata una nuova costituzione
23 giugno: il re convoca tutti gli stati e ammette il voto per testa, tranne che per le questioni più delicate, ma non venne tenuto molto in conto
27 giugno: il re invita i delegati dei primi due ordini ad unirsi all’Assemblea nazionale, alcuni nobili rifiutano
9 luglio: l’assemblea prende il nome di Assemblea nazionale costituente e nomina un comitato con il compito di redigere un progetto di costituzione
11 luglio: il re licenzia Necker perché aveva intenzione di trattare i deputati del Terzo Stato come ribelli
La siccità del 1788 aveva portato alla riduzione del raccolto. Essa, a sua volta, aveva portato all’aumento del pane e il popolo a stento poteva permetterselo. La crisi agricola aveva anche portato alla disoccupazione tra artigiani e operai salariati.
Mentre in Francia regnavano la carestia e la disoccupazione, gli aristocratici organizzavano una congiura per sciogliere gli Stati Generali.
Quando le voci di congiure e del licenziamento di Necker si diffusero, l’agitazione divenne incontrollabile; il fallimento dell’Assemblea nazionale avrebbe comportato alla dichiarazione di bancarotta, che avrebbe colpito tutti.
12 luglio: si formano molti assembramenti
13 luglio: si moltiplicano i saccheggi, le assemblee degli elettori istituiscono la Guarda Nazionale, una milizia borghese armata con il compito di impedire gli atti di banditismo e di opporsi alle opere di repressione di Versailles
14 luglio: le assemblee degli elettori assumono il controllo della municipalità di Parigi e ingenti folle si dirigono e assediano la Bastiglia, per prendere le armi e la polvere da sparo al suo interno e, dopo la battaglia, riescono ad espugnare la fortezza.
15 luglio: il re perde il controllo della capitale, non può fidarsi dell’esercito perché esso simpatizza per gli insorti, riconosce l’Assemblea nazionale, il marchese La Fayette viene posto a capo della Guarda Nazionale.
La nuova bandiera è un tricolore bianco (monarchia), rosso e azzurro (comune Parigi)
17 luglio: il re si reca a Parigi e accetta la coccarda tricolore
In tutto il paese, la borghesia prese in controllo degli organismi municipali, anche per placare i disordini nelle campagne: i contadini si rifiutavano di pagare le tasse e in più presero d’assalto castelli.
20 luglio: inizio della rivolta contadina
4-5 agosto: l’Assemblea di Versailles approvò una serie di mozioni che abolivano tutti gli antichi privilegi della nobiltà e del clero.
11 agosto: approvati decreti sui diritti feudali: le corvées, i segni di servitù e i privilegi nobiliari sulla caccia furono cancellati totalmente, si modernizzarono le forme di diritto di proprietà, i contadini cessarono di pagare i censi e non pagarono neppure il riscatto e furono eliminate le decime.
Il comitato che decise di creare una nuova costituzione, decisero anche di creare e approvare una Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. I diritti spettavano a qualunque essere umano (libertà, proprietà, sicurezza, resistenza all’oppressione) e in parte ai cittadini francesi.
26 agosto: approvata la Dichiarazione dei diritti. In questa vennero a confluire le dottrine del diritto naturale, il costituzionalismo di Locke e Montesquieu e la dottrina democratica di Rousseau. Si afferma l’uguaglianza di fronte alla legge e l’idea di sovranità nazionale, ma non viene abolita la schiavitù o la tratta degli schiavi.
5-6 ottobre: Versailles viene raggiunta da una grande folla, soprattutto da donne che protestavano contro l’aumento del prezzo del pane. Questa dimostrazione è stata promossa dalla Guardia Nazionale, però degenerò. Ottenne il trasferimento del re, della corte e dell’Assemblea nazionale a Parigi.
Si sviluppo l’opinione pubblica attraverso dei club, associazioni di dibattito politico (es. giacobiti), la stampa politica, che formò diversi quotidiani sui quali si potevano leggere le notizie ufficiali sulle attività dell’Assemblea nazionale.
Negli ultimi mesi dell’anno il prezzo del pane tornò normale e questo portò ad una tregua provvisoria, i deputati presero a riunirsi secondo l’affinità delle loro idee, ma senza dar vita a raggruppamenti stabili. Si distinse la destra, deputati contrari a ridurre i poteri del re (monarchici), dalla sinistra, favorevoli a riforme democratiche (riformatori).
Una parte dei nobili voleva dare al re maggior potere di veto e introdurre accanto alla Camera elettiva una Camera alta di nomina regia per il clero e nobiltà.
Invece prevalse la maggioranza e quindi un’unica Assemblea legislativa sarebbe stata eletta ogni due anni: essa aveva il potere legislativo e il veto opposto dal re alle leggi approvate sarebbe stato solo sospensivo.
Il principio della sovranità indivisibile determinò la nuova ripartizione amministrativa della Francia. La qualità del cittadino era importante e niente doveva frapporsi tra lui e la nazione.
Le antiche province furono sostituite da ripartizioni territoriali, in 83 dipartimenti.
Il principio del suffragio universale doveva derivare dall’uguaglianza dei cittadini nei diritti e dal loro diritto a concorrere alla formazione della legge, personalmente o mediante rappresentati. Il voto lo poteva esprimere solo chi poteva esprimere liberamente e autonomamente la propria volontà. Vennero esclusi i minorenni, le donne, i cittadini passivi (domestici salariati), i non indipendenti economicamente e personale (vagabondi e mendicanti).
L’Assemblea costituente rappresentava una forma di democrazia, la quale doveva passare attraverso il principio della rappresentanza che poneva altri delicati problemi teorici. Venne accolto il sistema di voto a due gradi, nella quale l’elezione dei deputati avveniva attraverso piccole assemblee che eleggevano gli elettori (funzione pubblica che spettava a tutti). Si poteva essere eletti in base al proprio censo. Il decreto del marco suscitò una diffusa ostilità tra i democratici e in seguito qualsiasi cittadino poteva essere eletto deputato e si ridusse il numero di elettori di secondo grado, che per esserlo bisognava avere in affitto o in proprietà una casa o una terra di determinato valore.
Per evitare la bancarotta, furono nazionalizzati i beni della Chiesa, creando un fondo pronto ad essere venduto: l’Assemblea emise i titoli di credito pubblico, chiamate assegnazioni, con le quali sarebbe stato possibile pagare il debito. Dato che furono emessi anche in tagli piccoli, prese il nome di cartamoneta, che circolava senza interessi a corso forzoso.
La maggior parte dei deputati del Terzo Stato erano uomini di legge, sostenitori delle teorie illuministiche per il superamento dell’Antico regime economico e sociale.
15 marzo 1790: decreto che precisa le forme dell’abolizione della feudalità: soppresso l’acquisto degli uffici pubblici, la giustizia doveva essere amministrata gratuitamente, i privilegi fiscali erano aboliti, l’uguaglianza dei cittadini nell’ammissione alle cariche pubbliche, abolite le dogane interne.
1791: scioglimento delle corporazioni e Isaac Le Chapelier vietò qualsiasi associazione, istituendo un libero mercato del lavoro. Furono abolite anche le censure sulla stampa, i titoli nobiliari e i privilegi ereditari, il divieto dei voti monastici e la soppressione degli ordini religiosi. Fu data libertà di culto agli ebrei e ai protestanti, fu introdotto il matrimonio civile e il divorzio e fu anche creato uno stato civile (registrazione di nascite, morti e matrimoni).
Venne discusso il codice penale (abolita la tortura giudiziaria) e il medico Guillotin propose che l’unica pena di morte fosse la decapitazione da eseguire con la ghigliottina (meno dolore).
luglio 1790: riforma della chiesa francese: ridotte le diocesi vescovili a 83, il clero avrebbe ricevuto uno stipendio e i parroci e vescovi sarebbero stati eletti dai cittadini. Gli ecclesiastici avevano solo due mesi di tempo per prestare giuramento alla nazione, al re e alla Costituzione. Si creò uno scisma fra i preti costituzionali e quelli refrattari.
Molti nobili erano scappati in altri paesi europei e questo fenomeno si accentuò tra il 1790-91, soprattutto nella città di Coblenza e da lì sollecitavano Leopoldo II perché intervenisse a restituire al re il potere e alla nobiltà i suoi privilegi.
Luigi XVI non aveva rinunciato all’assolutismo e per questo, la notte del 20 giugno 1791, il re parte con la famiglia, vestito da borghese, scappa verso il Belgio per contattare truppe fedeli, ma fu riconosciuto mentre passava da Varenne.
Al re furono sospese le sue funzioni, ma solo i giornali più estremisti, come quello di Marat avevano condotto attacchi contro la monarchia e la corte. All’interno del club dei giacobini prevalevano forze favorevoli alla monarchia costituente e altri esponenti della sinistra moderata (Mirabeau, La Fayette) avevano creato nel maggio 1790 che attraverso Mirabeau aveva cercato di influenzare Luigi perché accettasse il ruolo di re costituente.
15 luglio: l’assemblea proclama innocente il re e per questa sentenza si creano scontri e persone che vogliono firmare petizioni in favore della repubblica
17 luglio: alleanza rotta tra la borghesia e il popolo di Parigi
club radicale ➝ cordiglieri ➝ Marat e Danton
club giacobini ➝ diviso: moderati ➝ foglianti, gli altri erano per la democrazia ➝ Robespierre, che esprimeva la volontà di mantenere l’alleanza con il popolo di Parigi e con il club popolare dei cordiglieri.
Il re giurò fedeltà alla Costituzione, molti entrarono nel club dei foglianti, altri aderirono ai giacobini e altri rimasero neutrali.
Due questioni fondamentali:
deporre i vescovi e i parroci che non avevano voluto giurare fedeltà alla Costituzione
attività degli aristocratici emigrati
Leopoldo II aveva dichiarato in favore di Luigi XVI fatta nella cittadina sassone di Pillnitz insieme a Federico Guglielmo II di Prussia nell’agosto 1791, dopo la fallita fuga, considerata in Francia come una minaccia. La guerra contro i tiranni era considerata come il compimento della rivoluzione.
Il re e la regina ufficialmente condannavano l’attività dei nobili emigrati, ma aspettavano con ansia lo scoppio delle ostilità, nella convenzione che la sconfitta francese avrebbe segnato la fine della rivoluzione.
marzo 1792: governo dominato dai girondini, a Francesco II d’Asburgo fu intimato di consegnare gli emigrati
20 aprile: l’Assemblea decide che all’unanimità per dichiarargli guerra
I primi scontri furono sfavorevoli alle truppe francesi e Robespierre, Danton e Marat denunciarono il tradimento dei capi dell’esercito, che stavano aprendo la Francia all’invasione austro-prussiana.
12 giugno: il re licenzia il governo girondino
20 giugno: gruppi di operai e artigiani, i sanculotti, compirono una prova di forza facendo irruzione nel Palazzo reale e creando allarme nella stessa Assemblea.
10 agosto: la folla si impadronisce della municipalità di Parigi e attaccò in una battaglia sanguinosa il Palazzo reale. Un nuovo consiglio municipale rivoluzionario assunse il potere nella capitale e obbligò l’Assemblea legislativa a sospendere i poteri del re, che fu imprigionato, e a indire le elezioni per una nuova Assemblea costituente, la Convenzione.

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