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Cause della Rivoluzione francese

Riformismo

L’Europa nella seconda metà del ‘700 sta subendo un mutamento culturale e di mentalità, che alcuni Stati intercettano con il riformismo, il dispotismo illuminato va incontro alle esigenze di alcuni ceti, come la nuova nobiltà; ma il dispotismo illuminato intercetta anche esigenze politiche, provando a liberalizzare il commercio dei grani, per vedere se questo consentiva a chi lavorava sulla produzione agricola di essere più interessato agli investimenti e di migliorare la produzione. Il governo di questo movimento passa quindi per una serie di riforme, che non incontrano gli interessi delle masse popolari, quanto piuttosto dello Stato in generale, degli operatori economici importanti (grandi proprietari).

Divario sociale

Tuttavia, la Rivoluzione francese non scoppia come un’insurrezione popolare: il sistema politico francese si scontra con la realtà sociale ed economica prima della Presa della Bastiglia, perché già si erano convocati gli Stati Generali e lì non ci si era arrivati per problemi riguardanti le insurrezioni popolari, sono altre le questioni che innescano il processo rivoluzionario. Uno dei momenti più pericolosi per un assetto politico-istituzionale è quando, dopo un periodo di crescita economica costante e prolungata, tale crescita si arresta o addirittura la tendenza si inverte: una popolazione, che per decenni aveva visto le proprie prospettive economiche in miglioramento, non lo vede più sebbene si sia entrati in una fase di stasi e non già di recessione. La Francia del ‘700 è un Paese in espansione economica, specie nella seconda metà del secolo l’economia reale (cioè la produzione materiale di prodotti agricoli e di manifatture) è in crescita; però, nel frattempo era aumentato il prezzo dei cereali: anzitutto perché ci sono stati dei tentativi di liberalizzazione del mercato del grano negli anni ’70, poi perché la popolazione stava aumentando. Perciò, il tenore di vita delle classi popolari è peggiorato ed esso risulta ancora più evidente perché si specchia in un maggior benessere dei proprietari terrieri e di coloro che operano nella manifattura (mentre la classe popolare vede la propria condizione di vita stazionaria o in declino, vede anche un aumentare di benessere delle classi agiate→la percezione del proprio malessere è amplificata da questo motivo).

Crisi culturale

Un altro aspetto è quello più strettamente culturale: la pressione del disciplinamento uscita dalla Controriforma si va allentando nel ‘700 e nella Francia della seconda metà del secolo si è rivelata una strisciante scristianizzazione; aumentano i figli nati fuori dal matrimonio, diminuiscono le presenze alle funzioni religiosi, c’è un’ampia contestazione dell’eccesso di riti e liturgie (come le feste dei santi) che sottraggono tempo al lavoro e diminuiscono le vocazioni. C’è anche un irrigidimento della mobilità sociale: non si acquistano più le cariche ed è sempre più difficile entrare nella nobiltà.

Crisi finanziaria: In questa situazione, quello che interviene non è una crisi economica ma finanziaria: l’incapacità dello Stato francese di mantenere non in eccessivo deficit il bilancio statale. Non si tratta di un problema economico, l’economia francese sale, la produzione agricola non vive quel processo di ammodernamento che nel frattempo investe l’economia inglese, ma non c’è crisi economica. Quel sistema di corti, pensioni, di sostentamento della nobiltà come supporto della monarchia che aveva messo in piedi Luigi XIV era dispendioso, che lo Stato francese di fine ‘700 non riesce più a tenere in piedi con le entrate fiscali che percepisce.

Convocazione degli Stati generali (1788)

Il problema finanziario si può risolvere in due modi, aumentando le entrate o diminuendo le uscite; i controllori generali delle finanze francesi che si succedono tentano le due strade, ma i loro tentativi si scontrano con degli ostacoli oggettivi: per aumentare le entrate bisognerebbe tassare clero e nobiltà, ma in Francia le nuove leggi fiscali devono passare per il vaglio degli Stati generali. Di fronte a un sovrano che vuole imporre nuove tasse, gli si oppongono le leggi tradizionali del regno: lo Stato di Francia vuole ridurre i privilegi della nobiltà ed esso si esprime sia nel Parlamento francese, sia nell’opinione pubblica. Nel 1788 Necker, il Ministro delle finanze, pubblica il bilancio dello Stato: diventa evidente quanta parte delle ricchezza francesi se ne andassero per mantenere il sistema delle clientele. Questo gesto è molto forte, perché rende pubblici gli arcani imperii, con cui Necker vuole dimostrare quanto la situazione sia difficile e sia indispensabile agire in qualche maniera per ripianare tale bilancio. È l’opinione pubblica che comincia a chiedere la convocazione degli Stati generali, richiesta di cui si fa portavoce anche lo stesso Necker, anzitutto perché essi erano tecnicamente secondo la tradizione lo strumento per imporre nuove tasse, ma il vero motivo è che la Francia cerca negli Stati generali quel canale di espressione delle posizioni delle varie componenti della società che era venuto a mancare: la Francia non aveva più organi di rappresentanza dopo che non erano più stati convocati gli Stati generali. L’opinione pubblica sa che la riunione degli Stati generali è un’ulteriore occasione di dibattito collettivo sulla situazione del Paese: quando essi venivano convocati venivano indette delle elezioni, ogni circoscrizione francese era chiamata a scegliere un delegato per ogni ceto da mandare a Parigi agli Stati generali; questi rappresentanti tradizionalmente portavano al sovrano i cahiers de doléances (quaderni dei reclami), cioè le richieste che venivano dal popolo, un canale per protestare contro i privilegi della nobiltà, gli eccessi di lusso, l’aumento del prezzo dei grani e le politiche del sovrano in generale. Nel 1788 vengono così convocati gli Stati generali e vengono indette le assemblee che dovevano nominare i rappresentanti da mandare a Parigi. Lo scopo degli Stati generali è, per Necker, quello di mettere i rappresentanti dello Stato di fronte alle difficoltà finanziarie della Francia e convincerli che è necessario aumentare la tassazione e diminuire le spese.

Terzo Stato

La convocazione degli Stati generali del 1788 si sovrappone ad un anno di carestia: c’è un’attenzione popolare per il carovita, per cui i dibattiti che si sviluppano attorno alla formazione dei cahiers de doléances nascono mentre ci sono masse di persone affamate che dalle campagne si dirigono verso le città alla ricerca di cibo e di assistenza nelle annone e nelle confraternite. Mentre ci sono persone ridotte alla fame che si muovono per le campagne parigine, facendo un moto antichissimo dei contadini europei, questo si incrocia con il moto nuovissimo di un dibattito dell’opinione pubblica su quello che dovrebbe fare lo Stato. Nell’opinione pubblica comincia a nascere l’opinione che il Terzo Stato debba avere più peso nella politica del Paese; in particolare, essa è sostenuta dall’abate Sieyès, che nell’89 pubblica un pamphlet intitolato Qu'est-ce que le Tiers Etat? ("Cos'è il Terzo Stato?"), il quale si apre affermando «Che cos'è il Terzo Stato? Tutto. Che cos'è stato finora nell'ordinamento politico? Nulla. Che cosa desidera? Diventare qualcosa». La stragrande maggioranza della popolazione francese appartiene al Terzo Stato, quindi i suoi rappresentanti devono essere più numerosi di quelli degli altri ceti, anzi, bisognerebbe che gli Stati non votassero per ceto esprimendo sempre tre voti, perché così nobiltà e clero si alleano sempre contro il Terzo Stato. L’opinione pubblica, sostenuta da molti nobili liberali e buona parte del clero, sostiene che i rappresentanti del Terzo Stato debbano essere più numerosi e pretende che si voti per testa; quello che ottiene alla convocazione degli Stati generali è che effettivamente vengono convocati il doppio dei rappresentanti del Terzo Stato rispetto agli altri due ceti.

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