Rivoluzione

Nel linguaggio storico il concetto di rivoluzione ha assunto solo gradatamente il significato corrente di rovesciamento rapido e violento di un precedente assetto politico e sociale. Nel 500 e '600 il termine (mutuato dall’astronomia, dove designava il movimento di un corpo celeste e il suo ritorno al punto di partenza, o il compimento di un ciclo temporale) indicava genericamente un mutamento politico. Poté così essere riferito, ad esempio in Inghilterra, tanto agli avvenimenti del periodo di Cromwell che alla restaurazione di Carlo II; veniva impiegato inoltre nell' accezione che diamo oggi all' espressione «colpo di Stato». Nel definire «rivoluzione» l'espulsione della dinastia Stuart nel 1688-89 e l' ascesa al trono inglese dì Guglielmo e Maria, il termine conservava il duplice significato di cambiamento politico e di ritorno (ciclico) alle antiche libertà inglesi. Nel pensiero degli illuministi il concetto cominciò a riflettere idee e aspettative di trasformazione sociale. "Voi avete fiducia nell'ordine attuale della società - scrisse Rousseau nell'Emilio (1762) ¬ senza pensare che questo ordine è soggetto a rivoluzioni inevitabili. Il grande diventa piccolo, il ricco diventa povero, il monarca diventa suddito. Ci avviciniamo allo situazione di crisi e al secolo delle rivoluzioni». Dopo il 1789 il termine prese il suo significato attuale e assunse, nel vocabolario politico democratico, una valenza fortemente positiva apparendo sempre più come un momento necessario ed ineliminabile per lo sviluppo delle istituzioni politiche e per il progresso dell'umanità. Sotto l’influsso del pensiero socialista (e in particolare marxista la dimensione di necessità della rivoluzione arri cchì il termine di contenuti programmatici sul terreno dell'azione politica: obiettivo del socialismo e del comunismo sarà lo rivoluzione del proletariato. Contemporaneamente il concetto divenne la chiave di lettura privilegiata del mutamento storico. Al leader socialista e storico francese Jean Jaurès (1859-1914) la rivoluzione francese apparve come lo fase preparatoria dell'ascesa del proletclIiato perché contribuì a crearne le due premesse essenziali: la democrazia e il capitalismo. Ma segnò soprattutto l'avvento della borghesia. All'interno di questa scala evolutiva lo rivoluzione francese fu considerata una rivoluzione borghese, intendendo per borghesia la classe sociale che dà l'avvio al sistema economico capitalistico. Come scrisse lo storico Albert Soboul nel 1962, la Rivoluzione francese costituisce, con le rivoluzioni inglesi del secolo XVII, il coronamento di una lunga evoluzione economica e sociale che rese lo borghesia padrona del mondo. In realtà gli studi storici più recenti hanno smentito lo visione di una rivoluzione che realizza il passaggio dal feudalesimo al capitalismo, e che si caratterizza per una dinamica di lotta di classe. 11 ceto politico che prese il potere non fu una borghesia imprenditoriale legata al profitto e l'evoluzione economica verso il capitalismo fu piuttosto ostacolata che favorita doli' egemonia dei notabili e dallo sviluppo della categoria dei proprietari terrieri (borghesi ma anche contadini) che si appropriarono dei beni nazionali. La radicale trasformazione dei rapporti politici e giuridici realizzata dalla rivoluzione francese autorizza a parlare piuttosto di una rivoluzione politica della borghesia dove borghesia è da intendere più come ceto che come classe sociale.

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