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Rivoluzione americana

1700:
Concorrenza tra vari stati, le potenze erano mantenute dalla politica di alleanze ed equilibrio.
Nella seconda metà del secolo ci furono tre rivoluzioni:
industriale: si sviluppa in Gran Bretagna e la GB ne esce potenza
americana dichiarazione dei diritti dell’uomo, c’è esigenza di equiparare tutti i cittadini su uno stesso livello
francese

Nel 1607 nasce la prima colonia americana, la Virginia e nel 1732 è stata fondata l’ultima colonia, la Georgia, al confine con la Florida spagnola.
C’erano cinque colonie meridionali (Maryland, Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia), quattro centrali (New York, Pennsylvania, New Jersey, Delaware) e quattro settentrionali, chiamate Nuova Inghilterra (Massachusetts, Connecticut, Rhode Island, New Hampshire). Agli inizi solo nove erano colonie regie, altre erano concessioni feudali fatte dai re fondatori, le colonie del Rhode Island e del Connecticut avevano lo statuto di liberare associazioni. Tutte erano rette da un governatore che agiva in nome della corona, affiancato da un’assemblea eletta in base a un suffragio censitario più o meno ristretto.

Le colonie del Nord avevano un’economia commerciale, avevano delle piccole proprietà terriere da cui proveniva il legname per costruire il legname. La popolazione era inglese, composta dai puritani, che non riconoscevano l’autorità della chiesa anglicana.
L’economia delle colonie centrali era basata sul latifondo, ma la piccola proprietà terriera era più diffusa e qui si trovavano le città pi importanti e l’economia era anche commerciale e c’era anche tolleranza religiosa. La parte sostanziale della popolazione era olandese e proveniva da New York, ma nuove ondate migratorie stavano creando una forte spinta all’espansione verso le terre occidentali.
Le colonie meridionali avevano un’economia basata sul latifondo, sulle coltivazioni di tabacco e riso soprattutto ed era molto diffusa la schiavitù. La classe dirigente era costituita dall’aristocrazia terriera, priva di titoli nobiliari e di privilegi ereditari, l’autorità religiosa della chiesa anglicana era indiscussa.
Inoltre, era presente il commercio triangolare.
Solo Giorgio III di Hannover prende in considerazione le colonie e vuole che gli rispondano. Impone alle colonie il commercio solo con la madrepatria: loro dovevano comprare solo le merci che provenivano dalle isole britanniche, che a loro volta provenivano dalle colonie. Questo provvedimento prendeva il nome di legislazione mercantilistica. Se loro non danneggiavano la madrepatria, essa garantiva loro la protezione politica e militare.
Le colonie non erano unite tra loro, avevano molti più rapporti con l’estero.
Il contrabbando era una pratica universale e gli stessi governatori regi lo accettavano e veniva contrabbandato soprattutto lo zucchero, le melasse di zucchero (rhum). I produttori inglesi avevano il monopolio americano.
1756 guerra ufficiale contro la Francia e contro i possedimenti del Canada
1763 pace: la Gran Bretagna risulta indebitata e in posizione di forza
A causa del debito, Giorgio III decise di imporre delle tasse molto pesanti alle colonie americane e imporre la loro sottomissione alla Gran Bretagna.
1765 Stamp Act: imponeva il pagamento di un bollo su una serie di documenti con valore legale (contratti, testamenti, diplomi etc)
Dato che i coloni non avevano diritto di voto per il parlamento di Londra, essi si opposero con il principio costituzionale no taxation without representation, con il quale si affermava che in Inghilterra non potevano decidere per i coloni. Questa consolidò l’unità fra le colonie. Inoltre, si decise di distruggere i bolli e il boicottaggio delle merci inglesi, cosa che indusse il governo londinese a revocare lo Stamp Act.
1767 si riaccende la controversia in seguito alla decisione del governo di tassare i coloni americani introducendo dazi di importazione sui prodotti. Questa protesta giunse alla violenza contro le guardie doganali (Boston marzo 1770) e in seguito a questo, il governo revocò i dazi, lasciando sussistere solo quello del tè.
La East India Company era in difficoltà e allora il governo decide di affidarle il monopolio di vendita diretta del tè nelle colonie americane e questo suscitò le proteste dei mercanti, dei contrabbandieri e dei consumatori. Questa legge era la prova che il parlamento di Londra non difendeva gli interessi degli americani.
dicembre 1773 a Boston un gruppo di cittadini salì a bordo delle navi della Compagnia ancorate nel porto e gettò in mare il loro carico di casse di tè e questo portò a provvedimenti da parte della madrepatria contro lo stato del Massachusetts, venne chiuso il porto di Boston fino al risarcimento della compagnia.
Nel 1774 a Filadelfia ci su un congresso di delegati e invitò gli americani al boicottaggio totale delle merci di provenienza inglese e dato che la madre patria inviò truppe, nel maggio del 1775 ci fu un secondo congresso che stabilì la creazione di un esercito, il cui comando fu affidato a George Washington.
1776 il congresso di Filadelfia stese la proclamazione dell’indipendenza, la stesura di una costituzione repubblicana e invitò le altre colonie di fare altrettanto.
12 giugno 1776 l’assemblea della Virginia votò una Dichiarazione dei diritti, che esordiva con il principio della sovranità popolare.
4 luglio 1776 Dichiarazione d’indipendenza
Il testo che fece da fondamento al nuovo stato ruppe con i moderati che volevano continuare a distinguere fra parlamento di Londra e Giorgio III.
1777 la guerra stava andando male per i coloni, che non avevano esperienza e non avevano fondi e, dato che alcuni coloni avevano conservato la loro lealtà a Giorgio III e questo trasformò la guerra in una guerra civile.
La Francia si inserì nel conflitto e nel 1778 Benjamin Franklin negoziò a Parigi l’accordo finale per l’appoggio francese e l’anno successivo anche la Spagna si schiera dal lato dei coloni.
1781 importante vittoria di Washington a Yorktown.
Dato che il parlamento credeva nell’importanza dei rapporti con le colonie, costrinse il re alle trattative di pace, nel 1783 fu stipulato il trattato di pace di Versailles e le colonie furono riconosciute dalla Gran Bretagna come Stati Uniti d’America. La Francia ottenne la rivincita ricercata (simbolica) e la Spagna rinunciò all’idea di ottenere Gibilterra.
La convinzione prevalente fra gli americani che era solo una repubblica di piccole dimensioni dava la possibilità concreta di partecipare alla vita politica conservando la libertà.
Gli Articoli del 1777 istituirono una confederazione, un’associazione di stati sovrani che affidavano a un Congresso una parte piuttosto limitata dei propri poteri, creata sotto il pensiero di Jefferson. Le competenze del congresso erano limitate alle relazioni internazionali e risolvere le controversie tra stati. La Confederazione non aveva poteri fiscali sui cittadini e poteva soltanto ripartire fra gli stati i contribuiti necessari per le proprie spese. I singoli stati conservavano piena autorità su tutta la legislazione interna e sulla materia economica e fiscale. Nel Congresso, gli stati contavano per un voto.
La Costituzione confederale si rivelò poco capace di integrare le differenze esistenti tra i 13 stati: ogni stato dovette fronteggiare i propri disordini sociali e le conseguenze dei costi della guerra portarono ad un ingente debito pubblico e l’aumento dei prezzi provocati dalle emissioni di moneta cartacea.
Il Congresso decise di far accettare agli stati che i territori a ovest dei monti Allegheny-Appalachi dovevano essere considerati proprietà della Confederazione e dovevano essere messe in vendita.
Nel 1786 si fece acuto il timore di disgregazione della Confederazione e si decise la convocazione di un nuovo congresso costituente, che dovette fare le revisioni degli Articoli; di fatto si pose a scrivere una nuova costituzione e l’accordo tra il ceto dei piantatori del Sud e quello capitalistico del Nord, favorì la costituzione.
La Costituzione poneva degli obiettivi alla nuova entità, il popolo degli Stati Uniti, si incominciò ad utilizzare il termine federazione, che indicava un’unione più stretta, con i poteri necessari per raggiungere i suoi fini, ma senza che ciò comportasse disconoscere la sfera di sovranità degli stati.
Il Congresso degli Stati Uniti era formato dalla Camera dei rappresentati, che agiva in nome dell’intera nazione americana, formato da 65 persone, distribuito fra i diversi stati in proporzione all’entità della loro popolazione (dopo un censimento di ogni 10 anni, il primo nel 1790) e dal Senato, nel quale i singoli stati conservavano la loro individualità. Per aumentare i loro rappresentanti, si decise considerare cinque schiavi come pari tre cittadini. La legge elettorale e l’estensione del suffragio restavano di competenza dei singoli stati. Ogni stato ebbe diritto a due senatori e quest’uguaglianza fu più significativa, perché oltre concorrere all’approvazione delle leggi e aveva importanti ed esclusive funzioni di controllo della politica estera.
La Camera dei rappresentanti durava in carica due anni, il Senato sei anni, ma era rinnovato per un terzo dei suoi componenti ogni due anni.
Il potere esecutivo fu affidato a un presidente eletto per quattro anni da un collegio di grandi elettori appositamente costituito.
La divisione dei poteri fu attuata dalla Costituzione escludendo sia lo scioglimento anticipato delle camere da parte del presidente, il voto di sfiducia del Congresso nei confronti del presidente o dei segretari; entrambi i poteri e la loro durata erano stabiliti dalla Costituzione e affidati tramite l’elezione. Era ammesso solo la messa in stato d’accusa del presidente (impeachment) in caso di tradimento, corruzione o gravi reati. Il presidente poteva imporre il suo veto. La Costituzione assicurava allo stato federale poteri esclusivi in materia di commercio estero e di circolazione monetaria e tutti i trattati internazionali dovevano essere ratificati dal Senato con la maggioranza di due terzi.
L’indipendenza del potere giudiziario era garantita dal fatto che la nomina dei giudici della Corte Suprema non aveva scadenze e essa si attribuì un nuovo potere: poteva annullare una legge del Congresso giudicata contraria alla Costituzione stessa. La Costituzione era nata come legge rigida che poteva essere modificata solo con una procedura complessa.
Dal 1803 divenne anche un documento garantito attraverso il controllo di costituzionalità esercitato dalla Corte suprema.
Cominciò il processo di ratifica dei singoli stati che incontrò molte resistenze ma, nonostante tutto, la Convention avviò ugualmente le procedure di attuazione della Costituzione.
Nel 1788 fu eletto il primo Congresso e nelle elezioni presidenziali del febbraio 1789 fu eletto all’unanimità su George Washington, il cui insediamento ufficiale, con il giuramento sulla Bibbia, avvenne a New York in aprile.
Per prima cosa, il Congresso votò i Dieci emendamenti che componevano la Dichiarazione dei diritti 1791: molti articoli riguardavano la libertà personale e stabilivano i princìpi dell’habeas corpus e del processo con la giuria e vietavano le pene crudeli e inconsuete. L’articolo 2 permetteva il possesso di armi ma l’articolo 9 precisava che non potevano essere utilizzate contro terzi. L’ultimo emendamento interpretava in senso restrittivo i poteri dello stato federale.
Già durante il governo di Washington, si notarono divergenze tra quelli che volevano rafforzare il potere centrale e quelli che volevano una maggiore tutela dei governi statali, nel cui ambito più limitato si realizzava meglio l’ideale repubblicano della partecipazione popolare alla vita pubblica. Questi condussero ad una politica economica protezionistica, orientata a limitare l’importanza di manufatti industriali inglesi e a favorire lo sviluppo degli stati centro-settentrionali.
1791 Hamilton consolida il potere di emettere moneta istituendo una banca centrale, assumendo il controllo sulle banche statali e locali. Fu contestata da Jefferson e Madison. Dal partito di Hamilton si separò il nuovo Partito democratico-repubblicano, che vinse con Thomas Jefferson le elezioni presidenziali del 1800 e 1804.
Si rinuncia al progetto dell’America industriale.
L’egemonia politica de Sud e del Partito democratico-repubblicano era notevole, anche grazie all’invenzione di Eli Whitney per separare la bambagia dal seme favorì l’estensione delle piantagioni negli stati del Sud.
Negli Stati Uniti si sviluppò un movimento abolizionista della schiavitù e la si ottenne in alcuni stati centro-settentrionali, ma non toccò la costituzione (non c’erano parole come schiavo e negro), ma gli stati sudisti si opposero.
1808 il commercio degli schiavi diventa un crimine
Dato che a quell’epoca le piantagioni di cotone erano diventate di successo, c’era una grande richiesta di schiavi e per questo si crearono “allevamenti di schiavi” molto profiqui.
Dato che la crescita demografica era notevole, i colonizzatori si spingevano ad Ovest, nei territori indiani e, nel corso degli anni, si fondarono nuovi stati: Kentucky, Tennessee, Ohio, Indiana, Illinois, Mississippi e Alabama. Un acquisto territoriale importante fu quello della Louisiana. La frontiera (wilderness) avanzava molto più rapidamente rispetto al ritmo di popolamento e la densità umana delle nuove terre occupate dai pionieri restava infatti assai bassa. Però i pionieri non praticavano molto l’agricoltura e appena i rendimenti calavano, andavano alla ricerca di nuove terre. Dove l’occupazione del suolo e l’agricoltura erano più radicate, più che all’aumento della popolazione si badava all’aumento della produttività del lavoro.
E’ difficile valutare l’entità numerica delle tribù di pellirosse perché erano divisi in tribù: essi non conoscevano la ruota e l’aratro, avevano un’agricoltura seminomade e cacciavano.
Inizialmente avevano eliminato le 13 colonie con le malattie, le guerre e le espulsioni, si venne a contatto con le tribù che abitavano il bacino del Mississippi, che speravano in un accordo pacifico, ma vennero rovinati dal rhum, acquavite e violenza dei coloni. I pellirosse si videro rubare la terra con violenza e con i contratti fondati sulle truffe più evidenti e nello stesso anno vennero firmati trattati che impedivano l’espansione della frontiera per riconoscere agli indiani il possesso eterno delle terre.
1811-1812 c’è una guerra promossa dal capo shawnee Tucumseh, unito con altre tribù dell’Ovest. La sconfitta dei creek accelerò l’imposizione di contratti di vendita e di trattati fasulli anche ai cherokee e altre tribù.
1820-1838 deportazioni degli indiani al di là del Mississippi furono continui (pista delle lacrime) Il “Grande Fiume” avrebbe dovuto segnare il nuovo e definitivo confine con i bianchi.
La caccia all’oro in California fu un’altra origine di annientamento dei pellirosse.

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