Caratteri della Riforma religiosa in Italia

Le opere di Martin Lutero arrivarono assai presto in Italia, grazie a quell’ininterrotto flusso di uomini e di merci, che dai paesi germanici attraversava- no le Alpi verso i porti dell’Adriatico o verso l’università di Padova. In Italia le opere dei riformatori, da Lutero a Melantone a Calvino, vennero tradotte in lingua latina o in volgare italiano. Quando la gerarchia catiolica si mise sull’avviso e cercò di frenare la propaganda luterana non fu difficile trovare gli espedienti adatti a eludere la vigilanza degli inquisitori: si attribuiva la paternità di questi libri a Erasmo (almeno fino a quando anche il grande umanista non venne sospettato di eresia), oppure si cambiava il titolo e si inventava il nome dell’autore. Almeno fino agli inizi degli anni quaranta, cioè fino a quando la chiesa cattolica non fu in grado di organizzare una repressione efficace, la riforma si diffuse in tutto il nostro paese dal nord alle isole, ma con un carattere soprattutto cittadino: nelle corti dei principi (in quelle dei Gonzaga di Mantova o degli Este di Ferrara, ma anche nel cerchio ristretto dei consiglieri di Cosimo I de’ Medici), fra gli aristocratici, i patrizi e i ceti professionali urbani, fino ai mercanti, agli artigiani e agli stessi chierici (in particolare i monaci benedettini e i canonici regolari). Alla riforma aderirono anche molti frati, dagli antichi agostiniani ai cappuccini di recentissima fondazione (1528): alcuni di questi, come Bernardino Ochino da Siena, che era il generale dei cappuccini, approfittarono del loro ruolo di predicatori per diffondere la nuova dottrina nelle piazze italiane.

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