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La Riforma protestante

La Riforma protestante e l’età moderna


Essa nasce tra il XV e XVI secolo in Germania, e cambiò il panorama religioso dell’Europa e diede inizio ad un periodo di lotte che coinvolsero l’insieme dei rapporti sociali e politici.
Il significato della Riforma e il suo rapporto con la cultura del Rinascimento
Per Riforma intendiamo un moto di rinnovamento religioso rivolto contro il decadimento del cristianesimo all’interno della Chiesa cattolica. La Riforma è legata al generale spirito del Rinascimento, essa fu al tempo stesso animata da motivi tipicamente antirinascimentali, in primo luogo dal desiderio di una liberazione in Dio e nella subordinazione dell’uomo, essa considerò la ricerca del piacere della vita e l’idea della centralità dell’uomo.
Le conseguenze della Riforma. Il problema della tolleranza
La diffusione della Riforma e lo scontro ingaggiato contro di essa dal cattolicesimo crearono in Europa un clima di violenza politica e religiosa. Nello stesso tempo, per la Riforma era impossibile distruggere la Chiesa così nacquero della divisioni e delle lotte. La Chiesa non aveva la forza per distruggere la minaccia protestante. Questo clima di violenza fece nascere il germe della tolleranza, della libertà religiosa polita ed intellettuale.
Le radici e i presupposti della Riforma

Gli antecedenti: Wyclif, Hus, Savonarola, Erasmo
La Riforma protestante iniziò nel 1517 quando Martin Lutero pubblicò le “95 tesi”, con cui prendeva apertamente le distanze dalla Chiesa cattolica. Essa ebbe antecedenti nella predicazione di Wyclif, di Hus e Girolamo Savonarola. Anche Erasmo da Rotterdam contribuì alla Riforma e a creare un raccordo tra essa e la cultura rinascimentale. Nelle sue opere si parla del motivo della rinascita religiosa contro le superstizioni che avviliscono lo spirito contro le false pratiche di pietà che mirano a “comprare” la vita eterna, contro i papi che pensavano alla potenza terrena che alla loro missione religiosa.
Contro il primato assoluto del papa
Il primato assoluto del papa era sottoposto a duri attacchi da parte di coloro che rivendicavano il primato dell’autorità collettiva del Concilio su quella personale del pontefice e dell’ascesa degli Stati assoluti, i quali volevano affermare la propria autorità sulle Chiese nazionali. Il papato aveva reagito con determinazione contro coloro che sostenevano il primato del Concilio. La Riforma approfondì lo scontro tra gli interessi del potere politico e quelli del potere papale. Questo ebbe luogo perché c’era la vendita delle indulgenze e le ricchezze accumulate andavano spedite a Roma.
Lo specifico contesto politico e sociale del mondo germanico
La Germania non era politicamente unita. Essa si trovava frantumata in una grande molteplicità di principati laici ed ecclesiastici e di città autonome ( più di 300 principati). La vita politica e sociale era contraddistinta da divisioni, che opponevano nelle città proletari, artigiani e ricchi commercianti, nelle campagne i nobili di vario rango e contadini. I contadini subirono un processo di impoverimento che suscitava periodiche rivolte, invece i commercianti e finanziari incrementavano la loro ricchezza. In Germania mancava un solido potere politico centrale e il papato manteneva una posizione di forza sul clero alto e basso. Attraverso i tributi ecclesiastici, la vendita dei benefici, la diffusione delle indulgenze a pagamento, gravava sulle finanze del paese, così da rinforzare la solidarietà tra contadini, strati medi e poveri urbani, piccola nobiltà. La vendita delle indulgenze fu l’occasione della ribellione di Lutero.
Il ruolo dell’impero negli sviluppi della Riforma
Un ruolo centrale nel corso della Riforma ebbe l’impero e Carlo V. La rottura del 1517 si consuma sotto il regno di Massimiliano I, poi con Carlo grande sovrano cattolico che in prima persona deve fronteggiare gli effetti politici della Riforma.

Lutero e gli inizi della Riforma

Lutero prima della rottura del 1517. la questione delle indulgenze
Martin Lutero nacque in Turingia nel 1483. Dopo aver frequentato l’università e aver avviato gli
studi di diritto decise di farsi monaco ed entrò in un convento di eremiti agostiniani. Recandosi a Roma rimase negativamente colpito dalla mondanità della capitale della cristianità. Leggendo la lettera di San Paolo ai Romani ebbe una sorta di rivelazione. Si convinse che gli uomini non possono indurre Dio con le loro opere a essere giusto verso di loro, perché la giustizia di Dio è un atto indagabile, e si è giustificati di fonte a Dio solo per l’autenticità della fede. Lutero condannò la pratica delle indulgenze , che la Chiesa considerava un mezzo per ottenere il condono di penitenze inflitte dall’autorità ecclesiastica e per abbreviare le pene delle anime in Purgatorio. Papa Leone X, nel 1515, per sostenere le spese imponenti della costruzione di San Pietro, diede vita a una grande vendita di indulgenze, così Lutero reagì con estrema durezza.
Le “95 tesi” del 1517 e la rottura con Roma
La rottura con Roma si ebbe nel 1517, quando Lutero pubblicò 95 tesi, affiggendole alla porta della Chiesa del Castello di Wittenberg in cui negava l’autorità papale di rimettere le pene alle anime del Purgatorio e deplorava che lo facesse in cambio di denaro. Egli affermava che la salvezza non poteva essere comprata e accusava il papa di voler costruire lo splendore di San Pietro sulla povertà dei tedeschi. Lutero negò che il magistero papale fosse indispensabile per la salvezza delle anime, respinse l’infallibilità del papa e del Concilio, e affermò che la Bibbia era l’unica fonte di autorità per il cristiano.
Le ulteriori elaborazioni dottrinali di Lutero
Lutero chiedeva ai principi e all’imperatore Carlo V di procedere a quella riforma della Chiesa che i vescovi e papa negavano. Egli riconosceva al pontefice il ruolo di capo spirituale e rivendicava l’autonomia economica e amministrativa della Chiesa tedesca. La Bibbia era l’unica autorità, i fedeli sono sacerdoti e tra di loro ci può essere solo una differenza di funzioni pratiche, quindi il celibato non è un carattere distintivo del sacerdozio. La negazione del ruolo tradizionale del clero era assoluta. Lutero aveva accusato il papato di tenere la Chiesa in una sorta di “cattività babilonese” e attaccava la concezione cattolica dei sacramenti: da un lato riconosceva il battesimo, l’eucarestia e la penitenza che poi li limitò a due battesimo ed eucarestia; dall’altro lato diceva che non è il potere di cui è depositario il prete che li rende tali ma la grazia di Dio. Sosteneva che la libertà del cristiano non deriva dalle pratiche esteriori ma dalla fede. Lutero non svalutava le opere buone ma riteneva che fossero gradite da Dio solo se fatte per fede.
La reazione della Chiesa. La Dieta di Worms
Nel 1520 papa Leone X pubblicò la bolla Exsurge Domine in cui lo minacciava di scomunica. Lutero rispose bruciando la bolla papale così fu scomunicato nel 1521. Leone X voleva mandarlo al rogo come eretico ma Federico III di Sassonia, suo protettore, ottenne che Lutero fosse esaminato nel 1521 di fronte alla Dieta di Worms. Lutero affermò che il papa non è arbitro in materia, allora Carlo V condannò Lutero: dopo 40 giorni egli avrebbe potuto essere arrestato e messo al rogo. Intervenne ancora una volta Federico III di Sassonia che lo fece rapire e condurre in un luogo secreto. Lutero una volta al sicuro tradusse le Sacre scritture in tedesco.
I seguaci di Lutero e il ritorno a Wittenberg
Quando Lutero si trovò al sicuro, i suoi seguaci tra cui Filippo Melantone (discepolo, amico e collaboratore) andavano diffondendo la Riforma. Ritornato a Wittenberg Lutero approvò il matrimonio dei preti e lui stesso sposò l’ex suora Caterina von Bora.
Lo scontro tra Lutero ed Erasmo
Lutero si scontrò con Erasmo da Rotterdam. Erasmo era convinto che il luteranesimo fosse la negazione dell’Umanesimo. Egli scrisse il saggio De libero arbitrio, in cui sosteneva che l’uomo resta libero di accettare o respingere la grazia stessa. Lutero scrisse il De servo arbitrio, un saggio che segnala rottura tra luteranesimo e Umanesimo. Egli affermava che soltanto Dio è libero e la volontà umana è serva del peccato.
La prima diffusione della Riforma

La diffusione della Riforma nei domini dalla debolezza del potere imperiale.

La questione della proprietà ecclesiastica e la posizione dei principi tedeschi
In Germania c’era il problema della distribuzione della proprietà ecclesiastica che suscitava mire e brame molteplici. I principi potevano accettare o no nei loro territori la Riforma e molti di loro videro in essa l’occasione di aumentare la propria autorità e ricchezza. La grande nobiltà tedesca si divide: Federico Di Sassonia, Filippo d’Assia favorirono il luteranesimo, invece i principi cattolici si unirono per bloccare la Riforma. La piccola nobiltà e i contadini volevano mettere le mani sui beni ecclesiastici. I cavalieri, erano guidati da Franz von Sickingen e dall’umanista Ulrich von Hutten, iniziarono una violenta agitazione nelle proprietà vescovili di Treviri ma vennero battuti e Franz von Sickingen ucciso.
Verso la “guerra dei contadini”. Le interpretazioni radicali della Riforma
La rivolta dei contadini tedeschi non fu un effetto diretto della Riforma. Essa si iscriveva nelle insurrezioni contadine legate a motivi economici che molto spesso scoppiavano in Europa.
LA rivolta contadina in Germania trovò la sua espressione ideologica in una interpretazione radicale dei principi della Riforma.

La “guerra dei contadini” e l’anabattismo

L’inizio della rivolta e Thomas Muntezer. La posizione di Lutero
Nel 1524 si ebbe la rivolta dei contadini, sulla base di un programma di segno antifeudale. Thomas Muntzer era un monaco agostiniano passato al luteranesimo e in seguito pervenuto a una diversa concezione della Riforma. Egli instaurò in Turingia una sorta di “teocrazia popolare”, sostenendo l’idea di una “comunità di santi” ispirati allo Spirito Santo e in attesa del ritorno del Cristo. Gli eletti avevano il dovere religioso di reprimere malvagi. I contadini in rivolta contro l’ordine sociale ingiusto rappresentavano il braccio che operavano per l’avvento in terra del nuovo ordine religioso e politico voluto da Dio. Muntzer svalutava la Bibbia ed era contro il battesimo agli infanti ed era favorevole al battesimo degli adulti. Lutero era favorevole al compromesso con i contadini e in seguito fece parte di un ordine contro i ribelli. Filippo d’Assia sconfisse i contadini dando inizio a terribili massacri e repressioni. Muntzer fu processaro messo al supplizio e ucciso.
Le conseguenze della sconfitta dei contadini
La sconfitta dei contadini ebbe 2 conseguenze. La prima fu che la Riforma luterana si consolidò sotto la protezione della nobiltà e dei principi tedeschi. La seconda che il dominio del servaggio di tipo feudale mantenne integre le sue radici. Dopo di allora in Germania l’autoritarismo politico e sociale trovò nell’alleanza tra autorità politica e Chiesa luterana un puntello decisivo.

La rottura religiosa e politica della Germania

La Dieta di Augusta e la Confessione Augustana. L’intervento di Carlo V e la Lega di Smalcalda
La diffusione e il rafforzamento della Riforma in Germania resero complessi i rapporti tra cattolici e luterani. Nelle regioni con maggioranza luterana i cattolici avrebbero goduto di libertà religiosa. Tutto ciò non fu adottato nelle regioni a maggioranza cattolica. I luterani iniziarono una protesta (protestanti). Nel 1530 Carlo V indusse una Dieta ad Augusta, per dare un equilibrio ai rapporti tra seguaci della Riforma, cattolici e autorità politiche. Filippo Melantone fu incaricato di stendere un documento, la Confessione augustana, nella quale, pur con il tentativo di attenuare certe durezze anticattoliche, i principi luterani furono ordinati e sistemati. Ma essa venne respinta dia teologi cattolici e allora l’imperatore si decise per la maniera forte contro i protestanti. I principi protestanti e le città tedesche formarono la Lega di Smalcalda. Carlo V, timoroso della seria minaccia che essa costituiva, dovette piegarsi all’ulteriore diffusione del luteranesimo.
Dalla guerra di Smalcalda alla pace di Augusta. Il Principio del “cuis regio, euis religio”
Dopo vari tentativi di portare i protestanti all’obbedienza religiosa si giunse alla guerra religiosa aperta. Il papa Paolo III aveva convocato a Trento un Concilio, ma i protestanti rifiutarono di mandare i loro delegati. La “guerra di Smalcalda” tra l’imperatore e le forze protestanti ebbe esito favorevole per i cattolici. La vittoria di Carlo V mise in allarme i principi tedeschi che lo avevano appoggiato e determinò il passaggio del potente Maurizio di Sassonia dal campo cattolico a quello protestante. Così Carlo dovette accettare quello che fino ad allora non aveva avuto. Nel 1555 si giunse alla pace di Augusta che pose fine alla lotta politico-religiosa in Germania e il
riconoscimento giuridico dei protestanti. I principi potevano scegliere se diventare luterani o restare cattolici (ius reformandi); i sudditi furono costretti a seguire la scelta del principe del territorio in cui si trovavano (cuis regio, euis religio). Il cattolicesimo godette di un vantaggio: in base alla clausola del reservatum ecclesiasticum, se un principe passava dal cattolicesimo al luteranesimo perdeva titolo e territorio. Con la pace di Augusta il protestantesimo si radicò irreversibilmente nel paese e venne riconosciuta ufficialmente la fine dell’unità cristiana dell’Occidente. Ma la pace ebbe una grande conseguenza: si consolidò nel paese un particolarismo che avrebbe per secoli costituito un ostacolo alla trasformazione della Germania in uno Stato unitario.
Diffusione e caratteri del luteranesimo dopo la pace di Augusta
Dopo la pace di Augusta la Riforma luterana continuò a diffondersi in Europa (per circa 20 anni). Nella Chiesa luterana o “evangelica” la religione era vista come esperienza inferiore. La Chiesa era costituita dal popolo. Il culto del Signore era praticato nel corso di una messa “riformata”, i cui momenti culminanti erano la predica e la santa cena. Per favorire la lettura delle Scritture, ebbero un ruolo decisivo i programmi di alfabetizzazione e l’educazione della gioventù. Furono organizzate Chiese territoriali sotto il controllo del principe. Dopo la morte di Lutero, organo del governo ecclesiastico divenne il Concistoro. I pastori diventarono i responsabili delle parrocchie. La Chiesa tedesca, così, fu messa sotto la tutela dei principi, la Riforma favorì la subordinazione della Chiesa allo Stato e fece della fedeltà politica dei sudditi un obbligo religioso.

Zwingli e la Riforma in Svizzera

I caratteri della Riforma di Zwingli
La Riforma in Svizzera ebbe il suo primo centro di diffusione a Zurigo e il suo principale artefice in Ulrico Zwingli. Essa ebbe 3 caratteristiche particolari: fu legata all’influenza di Erasmo da Rotterdam, il quale ebbe un atteggiamento meno ostile di Lutero verso la ragione e il valore delle opere dell’uomo; ebbe una base sociale di tipo borghese e cittadino e un carattere radicale. Zwingli stabilì tra religione e autorità politica un rapporto di tipo teocratico molto lontano dallo spirito di Lutero.
Zurigo come “nuova Gerusalemme”. La diffusione dello zwinglianesimo
Nel 1522 Zwingli diede inizio a un’opera di riforma che nel volgere di alcuni anni doveva trasformare Zurigo in una “nuova Gerusalemme”, in una “comunità di eletti”. Il Consiglio cittadino diventò l’organo di governo della Chiesa secondo uno schema di “democrazia teocratica”. Zwingli entrò in contrasto con Lutero per la sua dottrina della predestinazione, che riconduceva il peccato dell’uomo al volere di Dio e per i sacramenti del battesimo e dell’eucarestia. Egli abolì l’organo e il canto. La Riforma zwingliana si estese a Berna, Basilea e in Germania meridionale.
Lo scontro con i cantoni cattolici e la sconfitta di Zwingli
Dopo il fallito tentativo di unione tra luterani e zwingliani Zwingli si preparò a sostenere lo scontro con i cantoni cattolici per estendere la Riforma in Svizzera. Egli si armò con spirito da crociato con spada (strumento di diffusione della fede). Egli nel 1531 venne ucciso nella battaglia di Kappel, i rifornitori furono sbaragliati. La Svizzera restò divisa sul piano confessionale, la guerra tra i riformatori e i cantoni cattolici sancì la divisione della Svizzera.

La Riforma di Calvino

Dalla Francia a Ginevra: Giovanni Calvino
La terza capitale della Riforma divenne Ginevra e il protagonista fu Giovanni Calvino. L’idea di una Riforma in Francia appoggiata dalla Corona era del tutto inesistente perché il re Francesco I aveva stretto con il papa Leone X un concordato che soddisfaceva l’esigenza dello Stato di controllare la Chiesa. Il sovrano aveva nei confronti dei circoli riformatori un atteggiamento ostile. Calvino si recò a Basilea per sfuggire alle repressioni ordinate dal re. Quando giunse a Ginevra il predicatore Farel lo convinse a stabilirsi per far trionfare la Riforma. Ginevra era una città ricca borghese su cui gravava la minaccia di una guerra civile tra cattolici e riformati. Dopo aver lavorato per 2 anni, Calvino e Farel vennero espulsi da Ginevra, per reazione al rigorismo morale e alla professione di fede che Calvino voleva imporre all’intera popolazione cittadina. Egli venne richiamato dalla cittadinanza, lacerata da aspri conflitti. Tornato a Ginevra lavorò per fare della città
Una “comunità dei santi” costruendo una sorta di “teocrazia aristocratica” (governo di Dio).
La dottrina calvinista. La predicazione e le opere
Come Zwingli, Calvino si sforzò di dare alle funzioni religiose la massima semplicità e le ridusse alla predica, alla preghiera e al canto dei Salmi. La Cena del Signore era obbligatoria per tutti i credenti e doveva essere celebrata 4 volte all’anno. Il punto fondamentale della dottrina calvinista è quello della predicazione. Secondo Calvino, Dio è sovrano assoluto di ogni cosa e di ogni essere. Dio salva e danna a suo totale arbitrio, tanto che il destino individuale è prestabilito, senza possibilità di intervento di ciascun uomo è “segno” della grazia di Dio. Le opere non sono un segno per acquistare la grazia ma una sua espressione: non causa ma effetto. Agire per il mondo o nel mondo costituiva per Calvino un comportamento proprio degli eletti.

La Riforma “dall’alto” nell’Europa del Nord.

L’Inghilterra e lo scisma anglicano
L’iniziativa dei sovrani europei nella diffusione della Riforma
In Spagna e in Francia la Corona era riuscita a stabilire un saldo controllo sulle rispettive Chiese nazionali. Per questo motivo i 2 regni respinsero la Riforma. Negli altri paesi re e principi videro nella formazione di Chiese nazionali sulla base della rottura con il cattolicesimo lo strumento più idoneo per rafforzare il loro potere assoluto e impadronirsi delle rilevanti ricchezze della Chiesa cattolica, secondo la stessa logica che aveva spinto parte dei principi tedeschi ad abbracciare il luteranesimo.
L’Inghilterra di Enrico VIII. La nazionalizzazione della Chiesa inglese
In Inghilterra, sotto il regno di Enrico VIII Tudor, la Corona mise in atto un processo di completa nazionalizzazione della Chiesa inglese, il quale per il momento senza alcuna profonda riforma dogmatica, provocò lo scisma della Chiesa anglicana della Chiesa di Roma. Anche in Inghilterra c’erano umanisti come John Colet e Thomas More (Tommaso Moro) che portarono avanti esigenze di rinnovamento religioso e di critica delle istituzioni ecclesiastiche. Si sentiva ancora l’influenza della critica ereticale di Wyclif e dei lollardi. Gli umanisti riformatori erano divisi da Erasmo e Lutero e i 2 centri culturali del paese erano lo specchio di questa divisione, Cambrigde e Oxford. Enrico VIII era contrario all’idea di una riforma religiosa di tipo tedesco infatti aveva scritto contro Lutero un saggio in cui difendeva i 7 sacramenti e proprio per questo era stato proclamato defensor fidei da Leone X. Egli voleva realizzare un programma di riorganizzazione assolutistica dello Stato.
Lo scisma da Roma e l’Atto di supremazia
Enrico aveva sposato Caterina d’Aragona, vedova di suo fratello Arturo. La Chiesa non considerava leciti l’unione tra cognati, il papa aveva concesso una speciale dispensa. Ma dopo tanti anni di matrimonio non era alcun erede maschio. Innamoratosi di una dama di corte, Anna Bolera, il re chiese al papa Clemente VII di proclamare nullo il suo matrimonio. Il papa era preso dalle proteste dell’imperatore Carlo V (zio di Caterina) diede corso a una procedura canonica dilatoria. Enrico si irridò e si appoggiò ll’umanista e uomo politico Thomas More, cancelliere del regno e al consigliere Thomas Cromwell, che prese in mano la lotta per la piena subordinazione della Chiesa inglese al regno, pur senza rottura dell’unità formale con Roma. Il Parlamento appoggiò la politica di Cromwell. Enrico si autoproclamò “protettore della Chiesa inglese”

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