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Riforma e Controriforma


Un frate tedesco, Martin Lutero, riforma la chiesa


Mentre Carlo V tentava di riportare l’Europa all’unità politica, in Germania si sviluppò una rivoluzione religiosa che spezzò l’unità della fede cattolica: molti fedeli non erano soddisfatti della situazione della chiesa. Crebbe dunque l’esigenza di una riforma religiosa: gli umanisti, soprattutto l’olandese Erasmo da Rotterdam, affermavano la necessità di una fede vissuta interiormente, a diretto contatto con la parola divina presente nei testi sacri. Tra i fedeli si diffuse la lettura di opere religiose e di traduzioni della Bibbia, e si costituivano associazioni per la preghiera comune o il compimento di opere di carità: le confraternite. Le esigenze di riforma erano molto sentite nell’impero, dove alcuni vescovi erano anche principi e dove la chiesa, mediante la vendita delle indulgenze, cercava di trarre più ricchezze possibili dalle tasche dei fedeli. Quando nel 1517 i religiosi incaricati di vendere le indulgenze arrivarono nella città di Wittenberg, un frate agostiniano, Martin Lutero (1483-1546) che da tempo si sentiva in dissenso con la dottrina della chiesa di Roma, dichiarò pubblicamente la sua opposizione. Lutero, che era insegnate universitario di sacra scrittura, condensò la sua protesta in 95 tesi, con le quali non solo si opponeva alla vendita delle indulgenze, ma metteva in discussione l’autorità del papa e alcuni punti fondamentali della dottrina cattolica. Al centro del pensiero di Lutero vi è una particolare visione del rapporto tra l’uomo e Dio. Per la salvezza dell’uomo ha valore solo la fede, che è dono di Dio. L’uomo trova la salvezza solo nella fede, non vi è più bisogno di sacerdoti che facciano da intermediari fra umano e divino. Tutti i fedeli sono in grado di accedere direttamente all’unica fonte di verità, le Sacre Scritture. Anche i sacramenti, che nella dottrina cattolica rappresentano un momento di congiunzione fra il divino e l’umano, sono da Lutero ridotti di importanza e di numero: egli ammette solo il Battesimo e l’Eucarestia. Con queste dottrine, Lutero non stava più riformando la chiesa, ma compiva una rivoluzione nel modo di intendere il cristianesimo. Le idee di Lutero ottennero un vasto consenso anche perché trovarono un contesto politico favorevole. Molti principi tedeschi lo appoggiarono sia perché erano interessati alle vaste proprietà terriere dei vescovadi e delle abbazie, sia per contestare l’autorità dell’imperatore Carlo V fedele al cattolicesimo romano. Il movimento di riforma prese il nome di protestantesimo dalla Protesta presentata nel 1529 da principi e città fedeli a Lutero contro la decisione dell’imperatore Carlo V di condannare l’iniziativa riformistica. Il protestantesimo dilagò nella Svizzera tedesca e nei Paesi Bassi e presto si trasformò in rivolta politica: in suo nome si ribellarono dapprima i nobili minori che speravano di arricchirsi coi beni del clero, poi i contadini, che volevano liberarsi dalla servitù e dagli obblighi feudali verso i signori laici ed ecclesiastici. L’imperatore Carlo V si opponeva alla riforma di Lutero, i principi si preparano a resistergli militarmente, unendosi nel 1531 in un’alleanza militare e allacciando contatti con la Francia; la scissione religiosa rimetteva così in gioco l’equilibrio politico europeo.

Le chiese riformate e la reazione della chiesa cattolica


La riforma religiosa iniziata da Lutero si diffuse in Europa, ma si divise in correnti diverse: in Svizzera, nel Tirolo e in alcune regioni tedesche sorsero comunità di anabattisti, i quali sostenevano la necessità di un secondo battesimo in età adulta; sempre nelle città svizzere, tedesche, ma anche francesi. Inglesi e dei Paesi Bassi, si affermò la dottrina calvinista, dal nome dell’umanista francese, Giovanni Calvino (1509-1564) che la formulò. La dottrina predicata da Calvino era ancora più radicale di quella predicata da Lutero: ogni uomo è in partenza predestinato alla salvezza o alla dannazione. Ben presto Calvino fu costretto a fuggire dalla Francia, dove i re reprimevano severamente ogni tentativo di abbandonare il cattolicesimo; dopo aver viaggiato in Italia e in Germania, dal 1541 egli stabilì a Ginevra dove il governo cittadino gli consentì di organizzare una chiesa riformata. A differenza di quella luterana, tuttavia la chiesa calvinista era autonoma dal potere politico. In Inghilterra, dove la chiesa cattolica era strettamente subordinata alla monarchia, la riforma si impose per ragioni strettamente politiche. Il re Enrico VIII scorse nella riforma religiosa l’opportunità di rafforzare la monarchia, creando una chiesa dipendente dallo stato e mettendo in vendita le proprietà ecclesiastiche. Giocò anche il fatto che la dottrina luterana, non considerando il matrimonio, un sacramento, ammetteva il divorzio. Enrico VIII desiderava divorziare dalla moglie Caterina d’Aragona dalla quale non aveva avuto figli, ma il papa si rifiutava di concederli il divorzio. Così nel 1453 Enrico Sancì, con “l’atto di Supremazia” la superiorità della chiesa d’Inghilterra su quella di Roma, e si fece riconoscere capo supremo della chiesa inglese, che sarà chiamata anglicana. Verso il 1570, il 40 per cento degli abitanti del continente aveva ormai abbandonato il cattolicesimo per seguire le dottrine della Riforma. I papi tentarono allora di reprimere i riformatori con la forza e con l’aiuto dei sovrani e cercarono di rilanciare la religione cattolica dando il via ad una fase della vita della chiesa che gli storici chiamano riforma cattolica o Controriforma. Nel 1542 il papa Paolo III fondò a Roma l’Inquisizione, un tribunale speciale già in vigore nel Medioevo e poi ricreato in Spagna e in Portogallo alla fine del XV secolo, per impedire l’espansione della riforma nei paesi cattolici. Dai primi decenni del Cinquecento vennero fondati nuovi ordini religiosi, il più importante dei quali fu l’ordine dei gesuiti, fondato dal nobile spagnolo Ignazio di Loyola, che si proponeva di convertire eretici e non cristiani. La Compagnia di Gesù, come fu chiamato l’ordine, aveva una struttura gerarchica di tipo militare e dipendeva direttamente dal papa, cui ogni gesuita doveva dipendenza assoluta. Dotati di grande preparazione culturale, i gesuiti divennero presto consiglieri dei sovrani e fondarono collegi per educare i nobili e creare così una classe dirigente saldamente cattolica. Nel 1530 venne aperto a Trento, in risposta allo scisma religioso, un concilio che durò fino al 1563 e rappresentò un’occasione di rilancio per la chiesa cattolica. Il concilio in primo luogo precisò e ribadì la dottrina cattolica tradizionale; procedette però anche a riformare il clero, correggendone i vizi. Contemporaneamente venne rafforzata anche l’Inquisizione e venne preparato “l’indice dei libri proibiti”, un elenco delle opere di cui era vietata la lettura perché giudicate contrarie alla fede o alla morale. La lotta al protestantesimo significò, dunque, anche limitazione della libertà in campo culturale.

Guerre di religione e guerre per il predominio in Europa


La divisione religiosa dell’Europa ebbe enormi conseguenze anche sul piano politico. La prima fu quella di contribuire l fallimento del progetto imperiale di Carlo V. Sin dall’inizio Carlo V aveva sostenuto la chiesa cattolica. Nello scontro con i principi protestanti e la Francia l’intento di Carlo V non era solo religioso; sconfiggendoli, infatti, egli avrebbe consolidato il potere imperiale in Germania e il predominio in Europa. Lo scontro diede luogo a numerose guerre che durarono venticinque anni. Infine l’imperatore, sfiancato dalla lotta contro i nemici contemporaneamente, dovette cedere; con la pace di Augusta del 1555, egli riconobbe il principio che ogni principe avesse il diritto di scegliere quale religione professare. La Germania si divideva così in due aree religiose, stati protestanti al nord, cattolici al sud. Il progetto unitario di Carlo V era dunque fallito: l’imperatore abbandonò allora il trono, lasciando al figlio Filippo II la Spagna e le colonie, i Paesi Bassi e i domini italiani, e al fratello Ferdinando le corone di Boemia e Ungheria, L’Austria e i possessi tedeschi degli Asburgo. Pochi anni dopo, nel 1559, i due Asburgo firmarono con la Francia la pace di Cateau-Cambresis, che definì la geografia politica europea per quasi un secolo. Grazie al suo dominio sui Paesi Bassi e su quasi tutta l’Italia e alle immense ricchezze provenienti dall’America, la Spagna era alla metà del Cinquecento una delle massime potenze europee, Filippo II concepì allora il progetto di unire l’Europa sotto la guida della Spagna cattolica, combattendo l’eresia protestante e la minaccia musulmana. Nel 1571 con la battaglia navale di Lepanto, una coalizzazione fra spagnoli, austriaci e veneziani eliminò la supremazia turca nel Mediterraneo; nel 1580, dopo la morte del re di Portogallo, Filippo II unì alla Spagna questo regno e le sue colonie. Un primo ostacolo alle mire spagnole venne dall’Inghilterra. Alla morte della regina cattolica Maria, il trono inglese passò alla sorella protestante Elisabetta I che promosse una politica anticattolica e antispagnola. Filippo II tentò allora un’imponente spedizione navale contro la Gran Bretagna (1598), ma “l’invincibile armata” non riuscì nel suo scopo, fermata dalle navi della flotta inglese; il fallimento dell’impresa segnò la fine della supremazia spagnola sui mari e l’inizio della potenza navale inglese. Filippo II subì una grave sconfitta anche nei Paesi Bassi, costituiti da una serie di province e città autonome, in molte delle quali si era diffuso il calvinismo. Quando Filippo II tentò di imporvi il cattolicesimo e di ridurre l’autonomia locale, scoppiò una rivolta che si concluse con la vittoria dei ribelli: le province calviniste del Nord, guidate dall’Olanda, fermarono infatti la repubblica delle Province Unite (1581), mentre la prte cattolica del paese restò fedele agli Asburgo. Nella seconda metà del Cinquecento anche la Francia entrò in crisi, perché si succedettero sul trono re deboli o minorenni, mentre il paese era lacerato dal conflitto tra cattolici e calvinisti (questi ultimi detti ugonotti). Per oltre trent’anni la Francia fu sconvolta dal susseguirsi di ben otto guerre civili tra i seguaci delle due fedi. Quando il trono passò al protestante Enrico IV di Borbone, il partito cattolico si alleò con la Spagna di Filippo II. Di fronte al pericolo di veder crollare la monarchia e la stessa unità politica della Francia, Enrico IV decise allora di convertirsi al cattolicesimo, religione della maggioranza dei francesi e dell’intera Parigi, garantendo però la libertà religiosa agli ugonotti. Con l’Editto di Nantes del 1598 Enrico IV accettò la coesistenza delle due religioni nel regno e assegnò ai protestanti un centinaio di fortezza per difendersi da eventuali assalti.

La vita culturale dopo la frattura religiosa d’Europa


il successo della riforma protestante, diede luogo ad uno scenario del tutto inedito per l’Europa, abituata da secoli a professare una stessa fede. Una delle conseguenze di questo stato di cose fu l’intolleranza religiosa. Nei decenni fra la fine del secolo XVI e l’inizio del successivo si assistette a un altro fenomeno collegato alla tensione religiosa e al ruolo centrale assunto dalla fede in tutta l’Europa: la caccia alle streghe, la persecuzione di quanti, soprattutto donne, si credeva fossero seguaci del demonio perché ricorrevano a pratiche magiche o semplicemente seguivano antiche superstizioni. Il sogno degli umanisti come Erasmo di avere società in cui nessuno venisse discriminato pe la sua fede, crollò di fronte agli odi religiosi. Il controllo sulla fede era però più severo nei paesi cattolici. Si ricorse dunque sempre più spesso all’Inquisizione e si fecero severi controlli sull’istruzione e la cultura. La vita culturale venne quindi sottoposta a una sorveglianza senza precedenti, col rischio di bloccare il progresso delle conoscenze. Ciò spiega le vicende del matematico pisano Galileo Galilei (1564-1642), ritenuto l’iniziatore della scienza moderna. Galilei costruì i primi cannocchiali perfezionati e li usò per compiere osservazioni astronomiche da cui traeva le prove della validità della teoria di Copernico secondo la quale la Terra, con gli altri pianeti, ruota intorno al Sole. Queste idee vennero però giudicate eretiche dall’Inquisizione e scientificamente false, e poiché Galilei tentò di diffondere e divulgare venne condannato e costretto a rinnegare le proprie dottrine.

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