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Riforma cattolica e Controriforma

La diffusione della Riforma Protestante in Europa, obbligò la Chiesa romana ad intervenire con tutta una serie di provvedimenti di carattere politico, istituzionale e teologico. Si verificò quindi il movimento chiamato Controriforma.

CONTRORIFORMA: reazione contro il dilagare del protestantesimo, che si sviluppò tra il 1550 e il 1660.

UNA SFUMATURA NEGATIVA
La Controriforma era caratterizzata da un recupero violento e forzato, a favore del cattolicesimo, di una parte degli spazi che il protestantesimo aveva occupato o stava per occupare.
Il termine Controriforma, riduceva il fenomeno a una reazione contro qualcosa che era accaduto prima e altrove, svalutando qualsiasi rapporto creativo e originale del movimento.
Distinguiamo a questo punto un “nuovo movimento”, la Riforma Cattolica, precedente e parallela alla Riforma Protestante.

RIFORMA CATTOLICA: modificare qualcosa affinché la gente si riavvicini al cattolicesimo, valutando anche eventuali apporti creativi della Riforma.

IL CONCILIO DI TRENTO: ESIGENZA DI UN CONCILIO
Il pontefice Paolo III, non fu insensibile alle istanze riformatrici del cattolicesimo. Da tempo, nel mondo cristiano, si reclamava la convocazione di un concilio ecumenico (=universale) che affrontasse globalmente i problemi del rinnovamento e portasse rimedio ai mali che affliggevano il mondo ecclesiastico.
I papi del ’400 ne avevano osteggiato la convocazione soprattutto perché temevano che esso diventasse l’occasione per la rinascita della corrente conciliarista, che sosteneva la superiorità del concilio sull’autorità papale.
I successi del luteranesimo e del calvinismo resero però non più rimandabile la convocazione di un concilio che tentasse di ripristinare l’unità dell’Europa cattolica.
Il concilio fu convocato a Trento nel 1542, ma iniziò effettivamente nel 1545, a causa della guerra tra Carlo V e Francesco I per il possesso del Ducato di Milano. I lavori si conclusero nel 1563, dopo un’interruzione decennale, dovuta all’ostilità del pontefice Paolo VI.
Prima che il concilio avesse inizio erano già tramontate le speranze per farne un’occasione di riconciliazione. I protestanti infatti non vi presero parte. L’incontro divenne allora un’assemblea interna al mondo cattolico.

DUE TENDENZE
Fin dall’esordio si confrontarono due tendenze:
1. Il concilio affrontava soprattutto problemi di carattere istituzionale e disciplinare;

2. Il concilio mostrava una preminente attenzione alle questione dogmatiche e teologiche.

LE CONCLUSIONI DEL CONCILIO DI TRENTO: CHIUSURA VERSO I PROTESTANTI
Sul piano della dottrina, il concilio:

1. Operò una netta chiusura nei confronti del protestantesimo;

2. Ribadì la validità di tutti e sette i sacramenti confermando la presenza reale del Cristo nell’eucarestia e il battesimo dei neonati;

3. Riaffermò la netta separazione tra il clero e laicato e la superiorità del clero sul laicato;

4. La Chiesa si propose con forza come unica interprete delle Sacre Scritture e dichiarò autentica la versione latina ufficiale della Bibbia;

5. Affermò che la salvezza si ottiene si per mezzo della fede, ma anche per mezzo delle opere.

LA DISCIPLINA E L’ISTRUZIONE
Sotto il profilo della disciplina, a Trento furono presi importanti provvedimenti quali:

1. Fu ribadito l’obbligo del celibato ecclesiastico;

2. Tutti i sacerdoti con funzioni pastorali furono costretti a risiedere nella circoscrizione loro affidata;

3. Ai vescovi fu imposto di effettuare visite regolari nelle parrocchie della loro diocesi;

4. Fu abolito il cumulo dei beni ecclesiastici;

5. Fu imposto l’uso del latino come lingua universale della Chiesa.

Furono creati i seminari, che miravano a infondere il cosiddetto spirito ecclesiastico, un atteggiamento morale che si traduceva in una visione totalmente cristiana della realtà. In questo processo di avviamento alla vita ecclesiastica aveva un ruolo importante l’esame della vocazione sacerdotale, cioè della sincera inclinazione dei candidati al servizio della Chiesa.

IL CATECHISMO
Il concilio portò all’istituzione del catechismo: fu obbligato ai curati, infatti, di insegnare dottrina ai fedeli nella lingua corrente.

INIZIATIVE PAPALI
Già negli anni immediatamente precedenti l’apertura del concilio e poi lungo tutto il suo corso e oltre, furono varati provvedimenti contro il nepotismo, contro la simonia e contro il concubinaggio.
Con il Concilio di Trento, dunque, la Chiesa cattolica si trovò rafforzata e rassicurata nel proprio patrimonio dottrinario e attrezzata contro i mali che l’affliggevano.

SPINTE REPRESSIVE E SPINTE RIFORMATRICI: IL SANT’UFFIZIO
Questa ampia riformulazione e sistemazione di dottrine, questa correzione di storture, si accompagnò a una parallela azione repressiva, che esprime più direttamente l’anima dura e battagliera della Controriforma.
Per comprendere l’intreccio di queste due spinte, basta considerare che il Papa Paolo III, che convocò il Concilio di Trento, diede nuovo vigore al Tribunale dell’Inquisizione per la lotta contro l’eresia; il tribunale venne accentrato sotto la direzione di una commissione cardinalizia, la Congregazione del Sant’Uffizio: si creò così una politica unitaria e accentrata dell’Inquisizione. Quanto all’interruzione decennale del Concilio di Trento, essa fu dovuta alle tendenze accesamente conservatrici del pontefice Paolo IV Carafa (affermava che il Papa è infallibile).
Il pontefice, infatti, intendeva restaurare la potenza della Chiesa attraverso una battaglia accanita contro le “eresie” e una serie di provvedimenti di carattere disciplinare.
Fissò anche i criteri per la compilazione dell’Indice dei libri proibiti, un catalogo contenente tutti i titoli dei libri che un buon cattolico non avrebbe dovuto leggere.

GIORDANO BRUNO
Uno dei tanti che si opposero allo spirito repressivo dell’età della Controriforma fu il frate Giordano Bruno, che entrò in aperto contrasto con le autorità ecclesiastiche a causa delle sue idee favorevoli alla ripresa del dialogo con i protestanti.
Denunciato dall’Inquisizione, fu giustiziato sul rogo.

TOMMASO CAMPANELLA
Un altro frate oppositore fu Tommaso Campanella, il quale elaborò la grande utopia di una società ordinata su basi comunistico-ascetiche e inquadrata politicamente in una monarchia universale. Processato dall’Inquisizione riuscì a salvarsi fingendosi pazzo, ma restò in prigione per molti anni.
Le spinte repressive esprimono tuttavia solo un’anima della Chiesa cattolica cinquecentesca. La volontà di attuare una riforma del cattolicesimo, era emersa già alcuni anni prima del Concilio di Trento con la fondazione di tutta una serie di ordini religiosi e di istituzioni caritative e assistenziali.

I GESUITI
La più importante di queste nuove istituzioni fu la Compagnia di Gesù, fondata nel 1534 da Ignazio di Loyola, un ufficiale spagnolo che decise di dedicarsi all’apostolato religioso.
L’ordine dei gesuiti ebbe una rapida crescita e prevedeva una formazione lunga e meticolosa.
La struttura interna era rigorosamente gerarchica e l’autorità era concentrata nelle mani del capo dell’ordine, il generale.
I gesuiti erano uomini di Chiesa che univano alla vasta cultura un’obbedienza di tipo militare.

PRESENZA DEI GESUITI NELLA SOCIETÀ
I gesuiti mostrarono un’estrema flessibilità nei confronti della realtà in cui operavano.

Il loro obiettivo principale era la riconquista della Cristianità ai principi morali e dottrinali della Chiesa romana e la Compagnia cercò sempre di realizzare il massimo della penetrazione possibile nella realtà politica, sociale e culturale europea.
Essi fondarono scuole di istruzione, caratterizzate dalla serietà e dalla buona qualità media dell’istruzione gesuitica sia dal punto di vista morale sia da quello culturale.
La capacità dell’ordine di intuire le esigenze del “pubblico” si espresse nell’introduzione del gioco didatticamente disciplinato, della danza e delle recite teatrali.
I gesuiti si preoccuparono inoltre di estendere la propria influenza anche sui ceti più umili, proponendo il sistema più efficace per catturale l’attenzione del popolo analfabeta. Essi furono infatti i promotori del culto delle immagini sacre.

LA STREGONERIA
Il grande scontro tra l’offensiva protestante e la controffensiva cattolica fu accompagnato dal fenomeno della caccia alle streghe. Tra il 1550 e il 1650 circa, in tutta Europa inquisitori cattolici, ministri protestanti, autorità civili di tutti i tipi misero a morte decine di migliaia di persone, accusate di far parte di una congregazione di seguaci del demonio.

CRISI RELIGIOSA E CACCIA ALLE STREGHE
La crisi religiosa protestante fece esplodere la psicosi della strega: dovunque si imposero i protestanti, ogni forma di resistenza fu aggredita a colpi di accuse e di stregoneria.
La caccia alle streghe è dunque un indicatore fondamentale del conflitto tra le molteplici anime del cristianesimo cinquecentesco.

LE ORIGINI DELLA CACCIA ALLE STREGHE
I secoli precedenti avevano visto ardere sul rogo più gli eretici che le streghe.
Va osservato inoltre che la resistenza alla repressione fu particolarmente accentuata in zone marginali geograficamente e culturalmente.
Schiacciata l’eresia, l’evangelizzazione di queste aree marginali rimase problematica: le difficoltà di penetrazione di questi ambienti furono spiegati assimilando il patrimonio delle credenze popolari alla stregoneria, e questa all’eresia.
La demonologia, elaborata dai settori più attivi dell’Inquisizione fu usata per intervenire in alcune ben precise realtà locali.
Ogni persona “diversa” era in potenza un affiliato del diavolo.
La stregoneria fu dunque modellata dalla Chiesa cattolica e poi usata da tutte le autorità religiose e civili, come strumento per schiacciare i diversi tipi di opposizione.

LA REALTÀ DELLA STREGONERIA
L’eccezionale convergenza e uniformità delle confessioni degli imputati di stregoneria fu dovuta ai precostituiti schemi interpretativi usati dagli inquisitori negli interrogatori. Le violenze erano tali che difficilmente l’inquisito non confermava le accuse e non denunciava complici.
La mitologia della strega, comunque, acquistò vita autonoma.
La gente comune, credeva veramente che le streghe esistessero e indubitabilmente molte presunte streghe erano profondamente convinte di possedere poteri diabolici.
Queste credenze nascevano dalla necessità di un “capro espiatorio”, di un “nemico” cui imputare l’origine di ogni male in presenza di guerra, fame, disordini ecc....
In molti casi l’autosuggestione deve aver contato moltissimo, specie negli elementi psicolabili.

DONNE E STREGONERIA
Tra questi la presenza di donne era schiacciante.
Molte donne erano i soggetti ideali per accuse di stregoneria, ma anche per cadere vittime delle allucinazioni “diaboliche”, a metà strada tra il desiderio di evasione e il sogno di possedere un potere che la comunità e gli uomini non riconoscevano loro.

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