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LA STRAGE DELLA NOTTE DI SAN BARTOLOMEO

Francia, 1572. Già da diverso tempo la capitale parigina è percorsa da fremiti di insofferenza. Si stavano svolgendo le nozze tra il re di Navarra Enrico e Margherita di Francia, ma l’intento pacificatore di questa unione tra un sovrano protestante ed una principessa cattolica è destinato ad aumentare maggiormente il distacco tra le due fazioni religiose. Per questa occasione, accorsero in città oltre che tutti gli invitati alle nozze reali, anche una gran parte di tutti i cittadini che vivono in periferia, poiché vittime delle numerose carestie e pestilenze, erano spinti dal desiderio di trovare rifugio e riparo. Quindi, in questa cornice di tensione politica, religiosa e anche perché i predicatori popolari provvedevano a fomentare ulteriore disordine scagliandosi con veemenza contro i protestanti, affluiti in città in gran numero, prese luogo una tra le più gravi stragi: la notte di San Bartolomeo. Il motivo di questo eccidio fu che Caterina Dè Medici lasciò mano libera ai Guisa, duchi di Lorena e capi della fazione cattolica, di uccidere Coligny, ammiraglio della fazione nemica. Quindi in primo luogo si può stabilire che questa fu la principale causa di questa strage ma in realtà molteplici fattori contribuirono allo scoppio della sollevazione parigina, motivazioni di ordine religioso e politico si unirono infatti ai più meschini interessi personali ed alla violenza gratuita. L’eccidio di San Bartolomeo rappresentò quindi la più cruenta manifestazione di un malessere in cui vicende individuali e nazionali venivano a fondersi.

IL CARDINALE RICHELIEU E IL SUO SUCCESSORE MAZZARINO

Il Cardinale Richelieu, dopo un’accesa carriera ecclesiastica, per la quale era rinomato anche in tutto il Vaticano, fu il primo ministro francese, nominato direttamente dal re Luigi XIII nel 1624 e coprì questa carica fino alla sua morte. Richelieu aveva principalmente due grandi obiettivi: uno era quello di rafforzare il potere assolutistico del re e l’altro quello di fare della Francia la più grande potenza dell’intera Europa. Per raggiungere il primo obiettivo, Richelieu si scontrò sia con i nobili sia con i protestanti, e cioè con i calvinisti francesi chiamati Ugonotti. Infatti all’interno della Francia occorreva combattere e scacciare i protestanti e abbassare la nobiltà, poiché in un regime monarchico fortemente accentrato non poteva esservi posto per una politica di opposizione a quella del re, come non poteva esservi posto per una politica autonoma dei riformati.

I nobili infatti volevano aumentare il loro potere e per questo contro di essi Richelieu usò, quando necessario, la forza. Particolare durezza il primo ministro usò nei confronti degli Ugonotti, che per difendere la loro libertà religiosa si erano organizzati militarmente e controllavano delle fortezze, cioè delle città fortificate: egli ordinò di distruggerle tutte, compresa quelle della Rochelle, la più potente, che venne conquistata nel 1628. Invece per perseguire il suo secondo scopo ovvero fare della Francia la più grande potenza d'Europa Richelieu decise di far intervenire l'esercito francese nella Guerra dei trent'anni contro la Spagna e l'Austria ottenendo numerosi successi, e per riuscire nel suo intento rafforzò l’esercito in modo spaventoso, aggiungendo circa centocinquantamila unità al precedente esercito, ristabilendo anche l'ordine nelle finanze reali, spinse inoltre sulla colonizzazione estera, spingendo la Francia ad acquisire il Canada, varie isole caraibiche, la Guyana ed il Senegal. Durante la sua direzione nacquero anche una forte marina militare e, sotto il punto di vista della cultura, bisogna ricordare anche la nascita dell'Accademia francese delle scienze nel 1635. Da tutto ciò si può evincere che il potere di questo personaggio fu talmente vasto che addirittura diversi storici sostengono che per la prima volta un cardinale-primo ministro prese il “posto” della figura reale. A testimonianza di ciò basti pensare che Richelieu riuscì a raccomandare al re il suo successore: il cardinale Mazarino e in più risulta che lo stesso fosse riuscito ad accumulare negli anni una immensa fortuna, forse la più grande di Francia, superiore anche a quella del re.
La carriera di Mazarino ebbe inizio nel 1640, quando fu chiamato alla corte di Francia da Richelieu che lo aveva in precedenza conosciuto ed apprezzato come diplomatico e che lo nominò suo segretario e lo designò in seguito suo successore. Alla morte del cardinale richelieu, Mazzarino gli subentrò nella carica di primo ministro. Quando Luigi XIII morì nel 1643, e Luigi XIV era solo un bambino, Mazzarino funse essenzialmente da governatore della Francia. Le controversie sulle politiche del cardinale, e la debolezza della reggenza, sfociarono in due guerre civili, note come la Fronda (1648-52 in cui si scontrarono i nobili e l’esercito dello stato). In parte, le critiche a Mazzarino si incentravano sulla sua nazionalità infatti egli era italiano di nascita e quindi era inconcepibile da parte dei nobili che uno straniero potesse influire cosi pesantemente sulla vita politica. In aggiunta, si attrasse delle critiche a causa della crescente centralizzazione del potere della Francia (un processo iniziato sotto Richelieu); oltre che per aver alzato le tasse, come ad esempio la Taille. Con l'appoggio del giovane Luigi XIV e della reggente Anna d'Austria, ebbe ragione della Fronda, rafforzando l'autorità regia. Negoziò la Pace di Westfalia (1648) e la Pace dei Pirenei (1659), consolidando il predominio francese in Europa.

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