Ribellione della Catalogna e del Portogallo nel 1500

Il progetto politico del conte-duca era assai “moderno”, anzi, fin troppo moderno per essere accettato dalle cortes degli stessi regni spagnoli, che intene devano difendere i propri privilegi particolari e le proprie consuetudini legislative. Le resistenze locali crebbero e misero in evidenza la vera sostanza del programma di politica interna tenacemente perseguito da Olivares: costruire una monarchia con un re, una legge, una moneta. Le difficoltà della guerra in Fiandra, in Germania e in Lombardia, l’offensiva olandese contro le colonie portoghesi, gli attacchi ai convogli navali organizzati per il trasporto dell’argento dall’America in Europa, la conseguente crescita del peso fiscale sfociarono nella ribellione delle due regioni iberiche meno inclini a integrarsi nella monarchia castigliana: la Catalogna e il Portogallo.
Nel 1640 la Catalogna, la regione di confine con la Francia, si ribellò apertamente al potere centrale: nobili e contadini si unirono contro le truppe, Barcellona venne “liberata”, i funzionari fedeli al re vennero uccisi e la guerra civile divampò per dodici anni. Riapertesi le tradizionali lacerazioni fra i ceti catalani e venuto meno l’aiuto della Francia, Barcellona si arrese nell’ottobre del 1652, la Catalogna fu recuperata (ma il vicino Rossiglione rimase in mano francese) e il re chiuse tutta la vicenda con un’amnistia. Della rivoluzione catalana approfittarono i portoghesi, che alla fine del 1640 proclamarono l’indipendenza del loro paese sotto la guida del duca di Braganza, che assunse il nome di Giovanni TV. Aiutati finanziariamente da Richelieu e dai gruppi finanziari nord-europei, i portoghesi resistettero con successo alla Spagna e riuscirono non solo a conservare la loro indipendenza, ma persino a riprendere il Brasile, cioè la più importante fra le colonie che erano state occupate in quegli anni dagli olandesi. Intanto, però, era cambiato il governo spagnolo:
colpito da tante sconfitte, nel 1642 il conte-duca era stato destituito ed esiliato e le riforme del suo ambizioso programma politico, dall”unione delle armi” alle giunte, vennero rapidamente abbandonate.

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