La repressione del dissenso


La Chiesa diviene repressiva e intollerante

L’applicazione dei decreti del Concilio di Trento (Professione di fede tridentina) pubblicati da papa Pio V rese operativa la Controriforma, il progetto della Chiesa era orientato in due direzioni:
• Riacquistare la credibilità perduta attraverso un maggior controllo del clero;
• Sradicare con ogni mezzo il dissenso culturale e quelle forme di religiosità popolare che si allontanavano dalla dottrina ufficiale.

L’inquisizione e l'Indice dei libri proibiti

Durante il papato di Paolo IV:
- fu dato il massimo sviluppo all’attività del tribunale dell’Inquisizione, che doveva giudicare e punire le persone sospette di eresia;
- fu istituita la congregazione dell’Indice dei libri proibiti, che doveva individuare i testi ritenuti eretici e impedirne la pubblicazione: i libri invece ammessi dalla Chiesa dovevano avere l’approvazione dell’autorità ecclesiastica, espressa con la dicitura imprimatur, che significa “si stampi”.
Finirono così all’indice il Decameron di Boccaccio, il Principe di Macchiavelli e tutta l’opera di Erasmo da Rotterdam.
La nascita del ghetto
Nell’età della Controriforma la Chiesa fu particolarmente severa nei confronti degli Ebrei.
Papa Paolo IV emanò delle regole nei confronti degli Ebrei:
• tutti gli Ebrei che risiedevano nello Stato pontificio erano costretti a trasferirsi nei ghetti, cioè quartieri a loro riservati;
• gli Ebrei erano costretti a portare un segno di riconoscimento, un cappello chiaro per gli uomini e un indumento chiaro per le donne;
• non potevano possedere case e terreni;
• non potevano svolgere alcun commercio, tranne quello degli stracci e dei vestiti usati;
• in ogni ghetto era prevista soltanto una sinagoga (il luogo di culto degli Ebrei).
La lotta contro gli eretici e gli infedeli
Dopo paolo IV la tendenza non cambiò. La repressione della Chiesa colpì i protestanti, i musulmani, gli ebrei e chiunque fosse sospettato di eresia.
Era sufficiente una semplice denuncia per essere indagati e l’Inquisizione non esitava a ricorrere alla tortura per obbligare alla confessione.

L’Autodafè

Questo termine deriva dalla lingua portoghese e significa letteralmente “atto di fede”. Indicava la cerimonia con cui l’Inquisizione spagnola leggeva pubblicamente le condanne degli eretici ed eseguiva la punizione che era stata stabilita per loro.
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