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La reazione del papato e dell'Impero

Nel 1520 arrivò da Roma la bolla papale che condannava le tesi luterane. Carlo V decise di dar retta ad alcuni suoi principi tedeschi che lo invitavano a difendere Lutero, al posto di consegnarlo alla Chiesa. Si decise quindi di ascoltare la ragioni di Lutero durante la dieta di Worms, nel 1521. Di fronte all’imperatore, a tutti i principi elettori e al rappresentante papale, Lutero espose le sue convinzioni già espresse nelle sue tesi. Lutero fu dunque condannato a morte e scomunicato, ma Carlo V mantenne la promessa che non gli avrebbe torto un capello durante la dieta e lo lasciò andare. Ma sulla strada del ritorno da Worms, Lutero fu rapito dalle truppe del principe elettore Federico di Sassonia detto il Saggio che aveva intenzione di proteggere Lutero e lo tenne all’interno del suo castello a Wartburg per un anno. Decise di compiere questo atto perché quasi tutto il suo popolo simpatizzava per le teorie luterane e perché non era d’accordo che l’imperatore giudicasse un suo suddito su una questione di fede. Durante questo anno di prigionia forzata, Lutero tradusse la Bibbia in tedesco perché ogni tedesco la potesse leggere personalmente. Tra i principali seguaci di Lutero ci furono Carlostadio, frate che portò le idee luterane all’estremismo e fondò un gruppo che mirava all’abolizione della proprietà privata, e Melantone, che diede ordine al luteranesimo stilando un documento chiaro (detto confessione augustana) che venne riconosciuto nella dieta di Augusta e che conteneva i punti cardine della religione protestante. Il luteranesimo può essere collegato all’Umanesimo e al Rinascimento perché in entrambi si predicava un ritorno alla purezza dei modelli del passato. Come l’Umanesimo e il Rinascimento insegnavano il ritorno alla perfezione dei classici, così il luteranesimo predicava il ritorno al modello di Cristo.

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