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Francia - Re Sole scaricato 52 volte

La Francia del re Sole

Luigi XIV, il re Sole
Luigi XIV ereditò il trono quando aveva cinque anni. In attesta che il re crescesse, il governo in Francia fu retto dalla madre, Anna d'Austria ,e dall'abile Primo ministro, il cardinale Giulio Mazarino. Solo nel 1661, quando Mazarino morì, Luigi XIV assunse il potere.
Luigi era cresciuto nella convinzione che il governo del paese dovesse restare saldamente nelle mani del sovrano. Decise perciò di governare da solo, di assumere su di sé ogni responsabilità. Per questo non nominò un nuovo Primo ministro.
Non a casa scelse l'antico emblema del Sole.

La centralizzazione del potere
Relativamente all'organizzazione dello Stato, Luigi XIV si proponeva questi obiettivi politici:
- rafforzare lo Stato eliminando le resistenze sociali;
- rafforzare il proprio potere personale assumendo il controllo di tutta la macchina statale.

A tal fine istituì un sistema di consigli che facevano capo a un Consiglio supremo di Stato costituito dal re e da tre ministri: degli Affari segreti, degli Interni, delle Finanze. La nobiltà fu esclusa da questi ruoli.
Per eliminare le resistenze locali reintrodusse gli intendenti, cioè i funzionari pubblici.
Luigi XIV prese nuove misure anche verso i Parlamenti locali abolendo il diritto di rimostranza, cioè la facoltà di opporsi alle decisioni del re.
L'opera di subordinazione della grande nobiltà costituì uno dei grandi successi del re Sole. Nel giro di pochi anni, quelli che erano stati i più tenaci avversari della monarchia furono sottomessi.
Luigi XIV riuscì così a realizzare uno Stato centralizzato e assoluto.

La politica fiscale
A riorganizzare le finanze e l'economia del regno, Luigi XIV chiamò Jean - Baptiste Colbert a cui affidò il ruolo di controllore generale dello Stato.
Colbert impostò la contabilità del regno come quella delle aziende commerciali, con un bilancio delle entrate e delle uscite verificabile quotidianamente.
Nei primi anni della sua attività mise ordine nel sistema fiscale e ottenne risultati eccellenti: nel 1667 le entrate della Corona erano più che raddoppiate.

La politica economica
Anche in campo economico Colbert lasciò il segno del suo intervento. Applicò una rigorosa politica mercantilistica.
Secondo Colbert, la prosperità di uno Stato dipendeva dall' efficienza del sistema fiscale.
I provvedimenti di Colbert promossero l'espansione del commercio e delle manifatture.

Nel 1664 creò nuove compagnie commerciali: la Compagnia delle Indie Orientali e quella delle Indie Occidentali.
Nel settore manifatturiero Colbert rese migliore la qualità della produzione imponendo norme precise sui metodi di fabbricazione.

La riorganizzazione dell'esercito e il progetto espansionistico
Luigi XIV si dotò anche di una grande forza militare. La riforma dell' esercito, promossa da Louvois portò il numero dei soldati in servizio permanente a 200.000, affiancati da una milizia. Furono istituite scuole per l'addestramento degli ufficiali.
A ciò si aggiunse un rafforzamento del sistema di fortificazioni lungo le frontiere.

La politica culturale
La politica culturale di Luigi XIV puntò innanzitutto a realizzare un rigoroso controllo delle coscienze, al fine di dare uniformità ideologia al regno.
Tutti dovevano uniformarsi a una cultura ufficiale era convinto che investire nella cultura fosse indispensabile per dare lustro alla sua immagine.
Fondò l'Accademia delle Scienze, l'Accademia delle Belle Lettere, l'Accademia di Architettura, l'Accademia della Musica.
Ma la vera meraviglia del regno di Luigi XIV fu Versailles, la reggia appositamente costruita per celebrare i fasti e la gloria del sovrano.

La politica religiosa
La religione costituiva agli occhi di Luigi XIV un indispensabile strumento di governo e il sovrano, pertanto, cercò di assicurarsi il controllo della Chiesa francese.
Questo suo disegno lo portò a scontrarsi con Papa Innocenzo XI. Nel 1682 Luigi XIV fece approvare da un'assemblea del clero francese la Dichiarazione dei quattro articoli. Nella sostanza il documento affermava l'assoluta autonomia della Chiesa francese e la dipendenza del clero transalpino dall' autorità del sovrano. Lo scontro si sarebbe risolto solo nel 1693, quando Luig XIV ritrattò la Dichiarazione dei quattro articoli.

Un altro obiettivo della politica di Luigi XIV fu l'eliminazione del dissenso religioso, in particolare dei giansenisti e degli ugonotti.
Il giansenismo affermava la teoria della salvezza per mezzo della grazia.
I giansenisti predicavano la necessità di una vita austera, lontana dai piaceri e dal lusso.
Il movimento incontrò molto successo nella Francia del Seicento: esso aveva il suo centro a Parigi nel monastero di Port Royal.
Il sovrano intervenne numerose volte contro Port Royal e nel 1709 lo fece chiudere definitivamente. Per la vicinanza con le tesi protestanti, il giansenismo, dopo diversi richiami, fu condannato definitivamente anche da Roma con la bolla Unigenitus.
L'altro fronte del dissenso religioso era rappresentato dai protestanti. In Francia viveva un cospicuo numero di ugonotti.
Luigi XIV, dopo aver ostacolato in tutti i modi la loro pratica religosa, emanò l'Editto di Fontainebleau(1685) con il quale si decretava la chiusura delle scuole protestanti, l'obbligo del battesimo cattolico per i bambini; si imponeva la conversione al cattolicesimo e la distruzione dei luoghi di culto protestanti.

La fine del regno
Il 1° settembre 1715, Luigi XIV, morì.
Per la Francia e il suo popolo fu come una liberazione.
Ovunque si festeggiava la fine di un regno troppo lungo e troppo oppressivo.

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